Coffin DodgersUn morto che corre, male 

Coffin Dodgers c'insegna che per evitare la Morte bisogna batterla in una brutta corsa alla Mario Kart

Se anni fa il genere arcade kartistico (quei giochi che definiamo abitualmente "alla Mario Kart" col classico meccanismo di antonomasia) andava per la maggiore visto proprio il grandissimo successo della serie Nintendo, con risultati spesso dimenticabili ma a volte davvero di gran pregio - ricordiamo Diddy Kong Racing o i giochi ambientati nei mondi di Sonic e di Crash Bandicoot - oggi come oggi le software house sembrano avere un po' abbandonato l'idea di sfruttare la scia di Kyoto e cercare di dire la propria in una categoria così particolare. E se per i giocatori Nintendo la cosa non è tanto un problema, su PlayStation 4 e Xbox One si sentiva un po' la mancanza di un sano kart racer pazzo e divertente. Mancanza che, purtroppo, possiamo dire non sia stata affatto colmata dai gallesi di Milkytea.

Coffin Dodgers è un gioco di corse alla Mario Kart che ha pure delle buone premesse, ma poi...

Brutto come la Morte

E dire che l'inizio era tutt'altro che da buttare. Scegliendo tra le varie opzioni disponibili la Modalità Storia, vero succo del gioco, pur tra una presentazione non certo da urlo e testi in italiano non privi di errori, si viene messi a parte di una trama originale e simpatica: Sunny Pines è a quanto pare la cittadina ideale per godersi gli anni della pensione ed è infarcita di arzilli vecchietti, un po' malandati ma ancora pieni di voglia di vivere. E così quando la Morte decide di prendersi in una sola notte ben sette di questi vegliardi, i nostri non ci stanno e sfidano la Nera Signora a una serie di corse sugli scooter. Un morto che corre, male Un morto che corre, male Non i nostri classici 50cc, attenzione, ma quegli apparecchi a metà tra una moto e un kart ideali appunto per aiutare la mobilità di anziani e disabili. Questa indole umoristica e la capacità di non prendersi sul serio sdrammatizzando pure situazioni teoricamente pesanti, continua e assume toni ancor più demenziali andando avanti nella storia. I sette personaggi sono certo stereotipati, dal vecchio eroe di guerra al pastore amish, sino all'ex modella che continua a credersi bella e leggiadra come una ragazzina, ma tutto sommato divertenti, così come ridicola è la capricciosa Morte, ben lontana dalla figura del Tristo Mietitore che vorrebbe incarnare; questa riesce a prendersi le anime di chi si classifica agli ultimi posti di ciascuno dei quattro campionati presenti (ognuno su tre corse, più una sfida finale composta da una sola corsa molto lunga), ma ovviamente per non far venir meno la competizione li ripropone nelle piste successive sotto la forma di zombie, così come a un certo punto di zombie, oltre che di animali vari, strilloni e UFO, cominciano a riempirsi i percorsi, in un tripudio di demenzialità nonsense molto creativa e divertente che strapperà più di un sorriso. È dunque veramente un peccato che le buone notizie, praticamente, terminino qui. Ci si accorge che qualcosa non va quando ci si rende conto che è possibile completare tutte le piste praticamente senza mai staccare il dito dall'acceleratore: assente una qualsiasi meccanica di derapata, l'aderenza degli scooter è talmente elevata che anzi all'inizio tenderete a prendere le curve in maniera finanche troppo netta. E quando la curva è davvero stretta, nessun problema, perché anche continuando ad accelerare basta sterzare con più energia e magicamente entra in azione una sorta di freno automatico che gestisce da solo le situazioni problematiche. Questo vale praticamente per tutti i personaggi presenti, le differenze estetiche si traducono in differenze sostanziali soltanto minime e a volte inesistenti, eccezion fatta per la Morte stessa, che si sblocca completando la Storia, che però non è altro che ancora più performante e facile da controllare. E a poco vale anche la possibilità di potenziare, guadagnando monete a seconda della posizione raggiunta, motore, carrozzeria, cambio e armamentario dello scooter: il risultato non sarà altro che una guida ancora più scialba e praticamente automatica.

Trofei PlayStation 4

Per un titolo che dura così poco, i 23 Trofei presenti in Coffin Dodgers non sono neanche pochi. Suddivisi in 5 Bronzi, 10 Argenti, 7 Ori e il Platino, rappresentano forse, almeno per quei giocatori che sono legati a tutta la dinamica dei Trofei, l'unico motivo valido per pensare ad un acquisto del gioco: la loro natura li rende talmente inevitabili che è davvero difficile, avendo la pazienza di completare almeno due volte la Storia e bazzicando anche solo un minuto a testa le altre modalità, non ottenere il Platino.

Fuga per la sconfitta

In un gioco di kart però, si sa, la guida rappresenta solo metà della sfida, l'altra metà è costituita dalla possibilità di usare armi e oggetti che, più bastardi sono, più divertenti rendono il tutto. In Coffin Dodgers la dinamica è la stessa di sempre: si raccolgono i bonus lungo il percorso e la CPU assegna un oggetto relativamente, in teoria, alla posizione occupata. Le armi presenti non sono originalissime, tutte votate all'attacco tranne una per la difesa e il classico boost di velocità; questo di per sé non sarebbe un problema, i problemi veri stanno innanzitutto nel funzionamento stesso del sistema random. Se occupiamo una delle ultime posizioni allora avremo armi effettivamente efficaci a recuperare, ma se siamo nella prima metà della classifica, non al primo posto, raramente potremo intaccare chi ci è davanti, e complici le caratteristiche praticamente identiche di kart e piloti se per caso siamo secondi o terzi a metà gara arrivare primi grazie ai bonus diventa quasi un'utopia. Anche un'arma originale come l'UZI, inoltre, soffre di un puntamento automatico molto erratico e frustrante. Un morto che corre, male Presente anche un attacco "corpo a corpo" come nel vecchio Road Rash, quando lo usano gli avversari è molto efficace, quando lo usiamo noi non fa altro che rendere la situazione più caotica, così come caotiche sono le piste più avanzate, che tra bonus e zombie da investire sono piene di elementi a schermo col risultato di rendere difficile lo scorgere la prossima curva. Sembra quasi insomma che si sia voluto aggiungere qualche feature per aumentare la difficoltà in maniera artificiale e confusionaria, senza lavorare su un sistema di guida complesso e soddisfacente e su un opportuno bilanciamento dei bonus. In mezzo a tutto questo numerose inconsistenze: i salti che invece di accelerare la corsa la rallentano, un sistema di punti esperienza che non si capisce esattamente a cosa serva, elementi del fondale che teoricamente dovrebbero assolvere alla stessa funzione ma presentano collisioni completamente diverse l'uno dall'altro, e una serie di piccoli ma fastidiosi bug. La storia si termina nel giro di un'ora o poco più, poi è possibile riaffrontarla nei panni della Morte che però rende ancora più inesistente la competizione, e a poco valgono modalità alternative a mondo aperto ispirate a Crazy Taxi, ancora più prive di mordente della corsa, e il multiplayer che è solo in split screen, assolutamente nessuna traccia di online. In questo quadro così scialbo e approssimativo, pare quasi normale, purtroppo, dover parlare anche di una grafica che sembra presa direttamente da un Nintendo 64, certo senza nebbione e in alta risoluzione, e che nonostante ciò soffre di evidenti problemi di stuttering in molti frangenti, e di un sonoro che, neanche poi orribile come qualità tecnica e delle composizioni, prevede però un numero talmente limitato di musiche ed effetti che dà prestissimo sui nervi.

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4.0

Redazione

7.6

Lettori (1)

Le premesse erano buone: Coffin Dodgers s'inserisce in un genere poco frequentato sulla current gen, e fa sfoggio di un umorismo macabro e demenziale molto efficace. Peccato che poi tutto il resto sia davvero privo di qualsiasi mordente: le corse praticamente si finiscono da sole, non c'è alcuna complessità nel sistema di guida, il bilanciamento dei bonus è a livelli minimi, le modalità alternative sono scialbe, la realizzazione tecnica è pigra e non priva di bug, e dulcis in fundo il prezzo non è neanche tanto basso da giustificare quel paio d'ore che, soprattutto in un multiplayer che rimane limitato al solo split-screen, qualche momento spensierato sa anche regalarlo, ma è troppo, troppo poco.

Michele Maria Lamberti

Pro

  • Buon humour macabro e demenziale
  • Uno dei pochi kart racer su current-gen

Contro

  • Guida scialba e priva di mordente
  • Bilanciamento dei bonus che lascia molto a desiderare
  • Poco longevo, modalità alternative inutili e multiplayer solo in locale
  • Tecnicamente due o tre generazioni indietro

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