Gom Gom... Gombloddo!  54

Il tentativo di realizzare un brawler in stile Naruto basato su One Piece sarà andato a buon fine?

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PlayStation 4
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Come ormai noto da anni, i videogiocatori giapponesi hanno la passione per i brawler tridimensionali, quella tipologia di giochi che prende le distanze dai tradizionali picchiaduro a incontri in favore di un approccio per certi versi più libero e dinamico, in cui i personaggi si affrontano all'interno di arene spaziose e i concetti di timing, combo e strategia assumono significati molto diversi.

Considerato il successo della serie Naruto Shippuden: Ultimate Ninja Storm e il discreto esperimento di J-Stars Victory VS+, era solo questione di tempo prima che Bandai Namco commissionasse la creazione di un prodotto del genere sulla base di una licenza popolare come quella di One Piece. E così eccoci alle prese con One Piece: Burning Blood, un titolo sviluppato da Spike Chunsoft (quelli di J-Stars, appunto) in cui potremo combattere nei panni di Monkey D. Rufy, dei suoi compagni pirati e di tantissimi altri personaggi, da Portuguese D. Ace a Barbabianca, passando per figure videoludicamente inedite come quelle di Akainu, Sengoku, Mihawk, Moria e altri ancora, impegnati in battaglie uno contro uno, tre contro tre o finanche nove contro nove.

One Piece: Burning Blood rappresenta un dignitoso punto di partenza per una serie dal grande potenziale

Accorciamo le distanze

Se avete dimestichezza con i vari episodi di Ultimate Ninja Storm, il gameplay di One Piece: Burning Blood non dovrebbe cogliervi del tutto alla sprovvista, benché le differenze con la serie sviluppata da CyberConnect2 appaiano abbastanza evidenti fin dalle prime battute. Il ritmo di gioco è infatti più lento, con la tendenza da parte degli avversari ad allungare sempre le distanze (li vedrete spesso fuggire via) per ottenere un indebito vantaggio qualora possiedano attacchi da lontano.

Cercare di avvicinarci per poter mettere a segno qualche combo ci esporrà ai loro colpi, in un andirivieni che spesso diventa piuttosto frustrante e mette a nudo gli enormi limiti del gioco in termini di bilanciamento. La tattica è infatti replicabile al contrario, quando siamo noi a vestire i panni di un guerriero dotato della capacità di sparare raggi o sfere infuocate verso il nemico, mentre la semplice esecuzione di attacchi combinati in prossimità di un avversario che si sta rialzando può dar vita a veri e propri exploit utili per terminare i match in modo rapido e indolore. Un vero peccato, perché sulla carta le manovre disponibili sono tante e piuttosto variegate fra colpi standard, abilità extra (attivabili tenendo premuto il dorsale R1), mosse speciali (tenendo premuto il dorsale L1) e diverse breaker, pensate sia per spezzare la difesa altrui che per limitare i danni quando si è vittime di una combo, chiamando in campo un altro componente del team per darci manforte (cosa che naturalmente limita le nostre opzioni nel momento in cui combattiamo da soli). Sono dunque tanti gli approcci al combattimento che possiamo mettere in pratica, ma ben pochi quelli che si rivelano efficaci; specie nelle fasi finali degli episodi della campagna, quando i nemici possono letteralmente ucciderci con due colpi e le bestemmie volano altissime. In tali frangenti l'unica possibilità è schivare all'ultimo secondo l'affondo dell'avversario e piazzare una semplice combo, cercando di far salire l'indicatore della furia per entrare in modalità rage, cosa che renderà i nostri colpi più forti, per poi magari mettere a segno una spettacolare special tramite la pressione dello stick destro sulla propria asse. Per fortuna le cose cambiano quando affrontiamo un avversario umano: il multiplayer online funziona molto bene, senza alcun problema di latenza, e ha il merito di enfatizzare quelli che sono i punti di forza di questa produzione, vale a dire il gran numero di guerrieri e il repertorio a disposizione di ognuno di essi. Se contate di acquistare Burning Blood anche e soprattutto per divertirvi con gli amici, insomma, tenete in considerazione questo aspetto.

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Guerra Suprema!

Visto il ricco roster, composto da ben quarantadue personaggi più una sessantina di supporto, sarebbe stato lecito attendersi da One Piece: Burning Blood una campagna in single player duratura e in grado di abbracciare diversi archi narrativi del manga di Eiichiro Oda. Purtroppo la modalità principale del gioco, Guerra Suprema, si basa invece soltanto sull'omonima saga, che vede Rufy determinato a salvare suo fratello Ace dal patibolo, affrontando insieme a un gruppo di alleati estemporanei i più forti guerrieri della Marina, su tutti il potentissimo (quanto esteticamente anonimo) Akainu.

La storyline viene vista da quattro differenti angolazioni (Rufy, Barbabianca, Akainu e Ace) per altrettanti episodi, divisi ognuno in un numero variabile di capitoli che includono anche missioni facoltative. Ci si trova dunque a controllare spesso personaggi diversi, familiarizzando con il loro repertorio di mosse e le loro peculiarità, cercando di volta in volta di trovare la quadra per completare con successo i combattimenti e assistere alle cutscene che portano avanti la trama. In genere non apprezziamo quando un gioco alterna personaggi buoni e cattivi, per il semplice motivo che il coinvolgimento creato da determinati eventi, ad esempio la morte di un alleato, andrebbe sfruttato per creare l'enfasi necessaria ad andare avanti e fare a pezzi l'autore del gesto, piuttosto che farcelo controllare nell'ottica di un punto di vista opposto. Ciò è ancor più vero in Burning Blood, visto che gli episodi paralleli forniscono sì un quadro completo della Guerra Suprema e dei suoi scontri, ma allo stesso tempo finiscono per riproporre e riciclare un gran numero di sequenze animate. Il problema più grosso, ad ogni modo, è la brevità della campagna: per completare i quattro episodi, missioni facoltative incluse, abbiamo impiegato appena quattro ore. Considerando che il conto include i tantissimi tentativi fatti per sconfiggere gli avversari più ostici, viene da sé che procedendo senza intoppi si potrebbe completare la storia in meno tempo.

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Trofei PlayStation 4

One Piece: Burning Blood include cinquanta Trofei, che vanno sbloccati completando i vari episodi della campagna in single player, procedendo nella modalità VS Ricercato, ottenendo tutti i personaggi principali e di supporto, nonché eseguendo determinate manovre per un certo numero di volte.

Battaglia navale

La campagna breve rappresenta un grave problema per One Piece: Burning Blood, anche se gli sviluppatori hanno cercato di metterci una pezza introducendo un contorno discretamente ricco, con qualche risvolto interessante.

Oltre al multiplayer competitivo in locale oppure online, di cui abbiamo parlato in precedenza, e alla Battaglia Libera, è infatti possibile cimentarsi con le missioni della modalità VS Ricercato, in cui svolgeremo il ruolo di veri e propri cacciatori di taglie alle prese con team differenti da sconfiggere dopo aver creato una squadra di personaggi, e soprattutto con la modalità Bandiera Pirata, che ci vedrà unirci a una delle fazioni disponibili (che potranno essere create liberamente dagli utenti) e combattere per quella bandiera, muovendoci da un'isola all'altra e affrontandone i guardiani, che potranno essere controllati dalla CPU oppure da giocatori umani. Una schermata ci mostrerà in qualsiasi momento la situazione della nostra fazione rispetto alle altre, in un'ottica social molto semplice ma accattivante. Sul fronte della realizzazione tecnica, il gioco vanta prestazioni solide, che mostrano il fianco a qualche calo di frame rate solo durante le situazioni più concitate, mentre il design dei personaggi trae grande vantaggio dal cel shading e risulta dunque fedele alle controparti dell'anime. Ci sono alcune soluzioni visive che in verità si rifanno più al manga e che non ci sono sembrate azzeccatissime in un contesto così diverso e dinamico (vedi le ombre sugli occhi dei personaggi durante alcune scene), ma probabilmente si tratta di una questione di gusti. Burning Blood sa regalare sequenze spettacolari, sebbene alla fine dei conti non sfrutti chissà in che modo l'hardware di PlayStation 4, in particolare riducendo gli scenari ad ampi spazi praticamente vuoti, con interazioni fini a se stesse e un contorno di pirati e marine sempre uguali sullo sfondo. C'è anche un po' di fan service (vedi il vestito di Boa Hancock, che si strappa man mano che subisce danni), mentre il comparto sonoro ci ha delusi sotto il profilo della direzione: nel corso della campagna capita spesso che durante un combattimento ci sia qualcuno in background che parla in continuazione, rigorosamente in giapponese (con i sottotitoli in italiano), ma al decimo tentativo di sconfiggere un determinato avversario la cosa può diventare davvero stucchevole.

Multiplayer.it

6.5

Lettori (38)

6.1

Il tuo voto

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, One Piece: Burning Blood rappresenta un discreto punto di partenza per una serie dal grande potenziale, un brawler tridimensionale a cui basterebbe di fatto copiare il lavoro svolto da CyberConnect2 con Naruto per migliorare diversi aspetti dell'esperienza che al momento risultano oltremodo spigolosi. Il bilanciamento fra i personaggi crea infatti situazioni frustranti, in cui si cerca di rincorrere un avversario in fuga che però approfitta puntualmente della distanza per colpirci, mentre la brevità della campagna in single player e l'unico arco narrativo preso in esame lasciano davvero l'amaro in bocca, specie considerando la vastità del roster e l'incapacità delle modalità di contorno (con l'eccezione, almeno in parte, del multiplayer competitivo) di colmare tale vuoto.

PRO

  • Un numero enorme di personaggi
  • Multiplayer online molto interessante
  • Gameplay ricco di idee e possibilità...

CONTRO

  • ...rese quasi del tutto inutili da un bilanciamento discutibile
  • Campagna breve, ripetitiva e spesso frustrante
  • La distanza tecnica dai tie-in di Naruto è grande