Trials of the Blood DragonRitorna il Blood Dragon 

Trials incontra lo stile unico di Blood Dragon in uno spin off che non riesce a fare centro

Se c'è una cosa che è emersa con ancora maggior forza dall'E3 appena concluso, è che la fiera losangelina di anno in anno sta perdendo quel suo alone di mistero e pagana sacralità che l'ha resa l'evento per eccellenza del mondo videoludico. Il genuino stupore per gli annunci alle conferenze, l'emozione nel vedere per la prima volta uno spezzone di gameplay, l'eccitante scoperta di nuove informazioni sui titoli maggiormente attesi hanno lasciato spazio a leak di ogni genere che ci permettono di arrivare al grande evento già "preparati" a ciò che vedremo sul palco, togliendo in parte fascino alla manifestazione. Questo è vero soprattutto per i titoli tripla A più chiacchierati, visto che alcune produzioni più circoscritte riescono ancora a rimanere in incognito: è questo il caso di Trials of the Blood Dragon, spin-off del famoso franchise sviluppato da RedLynx che non solo è stato svelato al mondo durante la conferenza Ubisoft, ma è uscito sugli store digitali a pochi minuti dall'annuncio. Animati da grande interesse verso questo mix letteralmente esplosivo, abbiamo inforcato la moto e siamo ritornati nel futuro di trent'anni fa.

Trials of the Blood Dragon è uno spin off che prova a innovare il famoso franchise senza riuscirci

Fratelli di sangue

L'idea di Trials of the Blood Dragon deriva da quella di un'altro famoso spin-off: parliamo della campagna stand alone per Far Cry 3 intitolata proprio Blood Dragon, che ci vide vestire i panni del cyber soldato Rex "Power" Colt impegnato a salvare il mondo da un conflitto nucleare potenzialmente fatale. Ritorna il Blood Dragon Ritorna il Blood Dragon La punta di diamante dell'esperienza non stava tanto nel gameplay pressoché identico a quello dal capitolo principale quanto piuttosto nel continuo omaggio alla cultura pop e all'immaginario degli anni '80, ai riferimenti a film e serie TV che hanno indelebilmente segnato quel decennio e quelli successivi: eccessivo, colorato, cyberpunk, caotico sono solo alcuni aggettivi per descrivere questo folle sparatutto capace di ritagliarsi schiere di fan che ne hanno chiesto a gran voce il ritorno. A poco più di tre anni di distanza, Blood Dragon torna sulla scena con tutto il suo carisma, ma declinato in un genere drasticamente differente. In Trials of the Blood Dragon ci ritroveremo a fare i conti con il futuro come ce lo saremo immaginati trent'anni fa, ma questa volta i protagonisti saranno un ragazzo e una ragazza, Roxanne e Slayter, i figli del leggendario Rex "Power" Colt, che a dodici anni dalla Seconda Guerra del Vietnam combattuta dal padre dovranno scendere in campo per la Quarta Guerra del Vietnam e salvare ancora una volta la libertà e il mondo intero. Come da pronostico la trama è esagerata, raccontata da brevi sequenze animate tra un livello e l'altro e ambientata nei luoghi più disparati nei quali gli Stati Uniti d'America sono impegnati a portare la pace. Dalla già citata guerra vietnamita si passa a una Miami governata dai narcotrafficanti in un palese tributo a Hot Line Miami, ma non mancano missioni spaziali contro un esercito di alieni insettoidi, la battaglia all'ultimo sangue contro un gruppo di cinque letali ninja assassini protagonisti di un telefilm per ragazzi, una scappatina su Marte per debellare il comunismo e la ricerca del Santo Graal custodito in un tempio infernale. Insomma, tanta carne al fuoco e molte ambientazioni differenti per la trentina di livelli che costituiscono la campagna principale, unica modalità per un titolo che elimina il multiplayer e concentra l'offerta ludica nella ripetizione dei singoli "trial" in cerca del tempo e del punteggio migliore. Abbiamo impiegato non più di tre ore per finirlo a una prima passata, ma se puntate alla fatidica "A+" per ogni prova vi attenderanno molte più sessioni di gioco. Il problema è che, pad alla mano, lo spin-off sviluppato da RedLynx potrebbe piacervi meno di quanto vi aspettiate.

Trofei PlayStation 4

Trials of the Blood Dragon permette di aggiungere alla bacheca 21 trofei di cui 2 di bronzo, 11 d'argento e 7 dorati, oltre all'immancabile platino. Al primo passaggio ne abbiamo collezionati poco più della metà, ma per averli tutti occorre sudare sette camicie, a partire dall'ottenere una valutazione "A+" in tutti i livelli della storia principale.

Questione di ritmo

L'arrivo di Blood Dragon nei lidi di Trials ha dato la giusta spinta al team di sviluppo per sperimentare nuove strade in termini di gameplay, permettendo al franchise di slegarsi dalle meccaniche tradizionali e accogliere alcune novità che sulla carta sarebbero pure risultate interessanti. La presenza di due protagonisti - Roxanne è intelligente e ha una BMX contrapposta a Slayter, più avventuroso con la sua motocicletta - ha permesso di dare una certa varietà tra un livello e l'altro, con la fisica che come sempre la fa da padrona nel rappresentare il vero elemento di sfida di ogni scenario. Qui emerge l'anima più pura, ma anche più tradizionale di Trials. Ritorna il Blood Dragon Librarsi in aria controllando attentamente il baricentro del pilota, gestire con parsimonia acceleratore e freno, buttarsi a capofitto giù da rampe ripidissime per esibirsi in frontflip e backflip spettacolari restituiscono un'esperienza assolutamente familiare ai fan della serie che viene ampliata dall'introduzione di sezioni nelle quali ci troveremo a bordo di un tank o buttati a capofitto sulle rotaie di una miniera abbandonata in pieno stile Indian Jones. L'aggiunta del rampino da utilizzare in alcuni livelli regala ulteriore varietà e costringe a pensare rapidamente a oscillazione, inerzia e distanza del salto per superare le voragini più ampie ed evitare di sfracellarci al suolo. Quando però Trials of the Blood Dragon abbandona il suo sopraffino modello di fisica per far largo a nuove meccaniche l'incantesimo si spezza e si cade nella mediocrità. Per la prima volta ai veicoli sono state affiancate delle sezioni platform da affrontare a piedi e altre in cui si imbraccia una mitraglietta per farsi largo tra i nemici, ma entrambe non ci hanno convinto. Nel primo caso a risentirne è prevalentemente il ritmo di gioco che cala drasticamente, mentre nel secondo si finisce per prestare più attenzione alla traiettoria dei proiettili piuttosto che a quella della nostra motocicletta sacrificando il gusto della guida per una scialba raffica di mitra che pare fuori luogo. Allo stesso modo, le sezioni con il jetpack risentono dell'assenza di gravità, sfociando molto facilmente nella frustrazione. Sia chiaro, non siamo degli integralisti che criticano a prescindere qualsiasi introduzione che discosti il gameplay di Trials da quello originale, ma francamente l'aggiunta di meccaniche così poco rifinite che danneggiano la spettacolarità e il flusso dell'azione ci ha lasciato l'amaro in bocca. Niente da ridire invece per il comparto tecnico e per lo stile anni '80 che si riconferma assolutamente vincente, sia per quanto riguarda la vaste grafica dominata da colori accesi, sia per la colonna sonora elettronica.

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6.8

Redazione

S.V.

Lettori

Trials of the Blood Dragon approfitta della formula dello spin-off per introdurre alcune novità alla formula che però finiscono per rompere i delicati equilibri della creatura di RedLynx danneggiando in primis l'esperienza di gioco. Le sezioni platform e quelle shooter non funzionano, rallentano eccessivamente il ritmo e finiscono per sacrificare il raffinato e sempre stimolante modello fisico. L'offerta ludica è altresì alquanto risicata vista l'assenza di multiplayer ed editor, ma a sollevare Trials of the Blood Dragon ci pensa il sempre piacevole stile anni '80 accompagnato da citazioni e riferimenti condensati in una campagna varia ed esagerata.

Mattia Comba

Pro

  • Lo stile Blood Dragon è sempre piacevole
  • Buona varietà di ambientazioni e livelli
  • Divertente e appagante con i veicoli...

Contro

  • ...molto meno nelle fasi platform e shooter
  • Soffre di numerosi cali di ritmo
  • Si finisce velocemente
  • Offerta ludica piuttosto limitata

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