Buttando gli occhi al cielo  21

CyberConnect2 porta il manga di Hirohiko Araki anche su PlayStation 4

Quando si tratta di trasformare una serie animata o un fumetto giapponese in un videogioco d'azione e di combattimenti, rivolgersi allo sviluppatore nipponico CyberConnect2 sembra essere diventata la scelta più ovvia: i suoi picchiaduro ispirati a Naruto sono riusciti a catturare lo spirito della serie come pochi altri titoli. Poco importa se il gameplay non è perfetto, quando i fan possono crogiolarsi in un tripudio di citazioni e riferimenti. Lo stesso trattamento l'ha ricevuto Le Bizzarre Avventure di JoJo un paio di anni fa, quando la longeva serie generazionale di Hirohiko Araki è finita sulla bocca di tutti grazie alla nuova trasposizione televisiva: All-Star Battle ci era piaciuto con riserva, e per quanto fosse stato difficile traslare gli assurdi super poteri del manga in un videogioco, il titolo firmato CyberConnect2 aveva mostrato delle potenzialità che qualche limatura avrebbe potuto esprimere in un eventuale sequel. Stranamente, però, lo sviluppatore giapponese ha optato per una strategia quasi completamente diversa, trasformando il gioco in un brawler che ricorda a più riprese il recente J-Stars Victory VS di Spike Chunsoft. Come sarà andata a finire?

Eyes of Heaven trasforma in un brawler l'assurdo universo de Le Bizzarre Avventure di JoJo

Trofei PlayStation 4

Per sbloccare i 46 trofei di Eyes of Heaven bisogna completare la modalità Storia, soddisfacendo i requisiti degli obiettivi secondari chiamati JoJoliti e superando ogni scontro principale o secondario. Non solo: è inoltre necessario eseguire delle azioni specifiche durante gli scontri che mimano le situazioni verificatesi nella serie originale, nonché svuotare lo shop di ogni collezionabile.

La parola d'ordine è FABULOUS!

Quello che ha fatto CyberConnect2, in buona sostanza, è stato riciclare un buon 90% degli asset di All-Star Battle, cambiando struttura al gameplay e pescando una dozzina di lottatori in più negli oltre cento volumi che compongono la longeva saga de Le Bizzarre Avventure di JoJo (JoJo no Kimyō na Bōken in patria). Potrebbe sembrare un gioco da ragazzi, ma in realtà lo sforzo dello sviluppatore non è stato propriamente minimo: l'idea alla base di questo rinnovo era infatti quella di adattare ancora meglio lo spirito e la filosofia dell'opera di Araki alle possibilità offerte da un videogioco di combattimento. Chiunque abbia letto almeno un volumetto del manga o visto una puntata del cartone animato saprà che ben di rado i protagonisti risolvono i problemi a suon di pugni; solitamente il pestaggio del cattivo di turno si verifica alla fine di uno scontro di cervelli in cui la strategia e l'impiego alternativo dei super poteri coinvolgono il lettore/spettatore lasciandolo davvero a bocca aperta.

Le Bizzarre Avventure di JoJo è l'unico manga a rendere avvincente una semplice sfida a morra cinese, per dire, ma non divaghiamo. Dunque CyberConnect2 ha deciso di abbandonare la struttura "bidimensionale" di All-Star Battle per abbracciare quella dei brawler a movimento libero, così da integrare nel gameplay anche la geometria e le caratteristiche delle varie arene. Quest'ultime rappresentano ovviamente alcuni tra gli scenari più famosi della serie: ci sono i vicoli di Morio Cho, il penitenziario di Green Dolphin Street, la stazione di Napoli e la casa dei Joestar in fiamme, per citarne solo qualcuno. Ogni mappa è piena di "gimmick" e punti d'interazione, tra casse che contengono oggetti, pali della luce da poter sradicare e tirare addosso ai nemici, baratri in cui cadere tra i palazzi del Cairo, e via dicendo. Le "zone di pericolo" di All-Star Battle tornano di prepotenza e ispirano i giocatori a intrappolare i loro avversari usando strategie posizionali, o semplicemente a precederli per un caffè rigenerativo al bar all'angolo. I personaggi, infatti, possono esplorare i campi di battaglia a piacimento, saltando e arrampicandosi liberamente mentre si scambiano i colpi con i loro avversari: in Eyes of Heaven, in effetti, gli scontri avvengono tra squadre composte da due personaggi ciascuna. L'idea è graziosa, ma inciampa sulla componente multigiocatore dato che online è possibile giocare fino in quattro contemporaneamente, ma non è possibile affrontare un amico seduto fisicamente accanto a noi perché il titolo CyberConnect2 non offre alcun tipo di co-op offline o in locale. A dirla tutta, sul fronte delle modalità di gioco Eyes of Heaven lascia piuttosto a desiderare: oltre alla modalità Storia su cui ci soffermeremo tra un po', è possibile solo giocare online o affrontare una mediocre CPU in scontri due contro due. Il fatto che non esista una modalità di addestramento è un problema non da poco, poiché il sistema di combattimento congegnato da CyberConnect2 non è esattamente tra i più accessibili. A dire il vero, i controlli sono abbastanza semplici: con un tasto si salta, con uno si schiva, con gli altri due si attacca e combinando i dorsali con gli altri tasti si usano le tecniche speciali del lottatore di turno. La complessità del gameplay risiede tutta nei poteri dei personaggi che, a tratti, ricordano le abilità di un gioco di ruolo più che i colpi speciali di un picchiaduro. Prendiamo il mitico Rohan Kishibe, ad esempio: i suoi attacchi infliggono pochi danni ed è anche piuttosto lento, ma il suo potere stand Heaven's Door gli permette di disattivare letteralmente gli attacchi di un avversario per un periodo di tempo limitato. Lo stesso potere si può usare sui punti d'interazione della mappa, per esempio le casse che i giocatori possono raccogliere: toccando una cassa marchiata da Rohan, si subisce l'effetto paralizzante del suo stand. Padre Pucci, invece, può generare un campo di forza che respinge costantemente i nemici che gli si avvicinano, mentre Fugo Pannacotta è in grado di avvelenarli, riducendo periodicamente la loro energia. Tra stati anomali, modificatori e power-up assurdi, il sistema di combattimento di Eyes of Heaven ricorda a tutti gli effetti le battaglie combattute dai personaggi nella serie originale, e questo è sicuramente il punto di forza del gioco.

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Yare yare daze!

Eyes of Heaven schiera ben cinquantadue personaggi: al roster di All-Star Battle si aggiungono infatti alcuni personaggi molto richiesti dai fan come Rudol von Stroheim, Yukako Yamagishi, Trish Una e Weather Report. Con un roster così è difficile aspettarsi un bilanciamento ragionato, anche perché i poteri rendono ogni lottatore unico a modo suo, magari più votato al supporto che all'attacco diretto. Nonostante ciò, una volta scesi in battaglia senza uno straccio di tutorial a spiegarci le meccaniche di base, prende subito piede la confusione più assoluta.

Tra onomatopee gigantesche, effetti speciali, schizzi di inchiostro e vignette che si aprono e si chiudono a intermittenza, gli scontri di Eyes of Heaven piombano immediatamente nel caos: dopo qualche ora di gioco ci si prende la mano e si comincia a capire come sfruttare tatticamente gli stage e le abilità dei personaggi selezionati, ma in realtà ci si rende conto che si tratta di un divertimento abbastanza superficiale, in cui è difficile coordinare mosse e combo in virtù di una spettacolarità visiva che limita profondamente ogni pretesa di tecnicismo. Il problema è anche esacerbato da un sistema di controllo legnosetto e non troppo reattivo, specialmente quando si finisce a terra - e ci si rialza troppo lentamente, proprio come accadeva in All-Star Battle - o si impiegano eventuali contrattacchi come lo scudo di pietra di Josuke Higashikata, utile più come checkpoint per uno scatto istantaneo che come barriera istantanea facilmente aggirabile. CyberConnect2 ha comunque condito il gameplay di cancel, combo aeree e attacchi combinati, questi ultimi sotto forma di combo coordinate o di vere e proprie super mosse cinematiche che, nel caso si siano scelti personaggi ben precisi, danno vita a divertenti siparietti fanservice.

La varietà comunque non manca, e lo sviluppatore nipponico meriterebbe un piccolo plauso per aver cercato di traslare le caratteristiche di certi personaggi a discapito della loro effettiva utilità: l'impressione generale è che il gameplay sia stato pensato per uno scenario fortemente cooperativo o per soddisfare il palato dei fan più esigenti a discapito della sua praticità. Il cieco N'doul, per esempio, va riposizionato periodicamente nel campo di battaglia perché il personaggio in sé e per sé è troppo lento e praticamente inutile: possiamo controllare il suo fortissimo stand acquatico Geb a distanza, sperando che i nostri avversari non individuino il suo possessore e interrompano le nostre azioni, il che ovviamente dà alla CPU un netto vantaggio sui giocatori umani. Meglio avere come partner uno come Joshu, capace di sviare l'attenzione dei nemici su di sé. Per qualche motivo, però, i poteri debilitanti non hanno quasi mai effetto sugli avversari controllati dall'intelligenza artificiale, e quando ce l'hanno ci si ritrova a combattere dei veri e propri manichini. Considerando che il succo del gioco sta tutto nella modalità Storia, non è difficile immaginare quanto frustranti possano essere alcune situazioni.

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Le bizzarre avventure di Speedwagon

Come abbiamo detto, Eyes of Heaven propone pochissime modalità di gioco, oltre al negozietto virtuale in cui spendere i punti guadagnati in combattimento per sbloccare una tonnellata di extra e collezionabili come costumi e colori alternativi, pose di vittoria, animazioni aggiuntive e così via. La modalità Storia, tuttavia, si è rivelata una vera sorpresa, specie se paragonata a quella barzelletta giocata in All-Star Battle.

I primissimi minuti danno un'idea completamente sbagliata, poiché ripropongono lo scontro finale tra Jotaro Kujo e Dio Brando in Egitto: raccontato attraverso le tavole a fumetti originali a colori e le cinematiche che utilizzano il motore del gioco - i testi striminziti del precedente picchiaduro sono un lontano ricordo - e il doppiaggio in giapponese sottotitolato in italiano, il finale della terza serie Stardust Crusaders si capovolge con un colpo di scena quando Jotaro, Joseph e Jean Pierre si ritrovano ad affrontare i redivivi e stranamente ostili Avdol, Kakyoin e Iggy. Qualcosa o qualcuno manovra gli amici che hanno seppellito soltanto poche ore prima: a spiegare l'inghippo ci pensa il Robert E. O. Speedwagon della prima serie, Phantom Blood: il nostro sta viaggiando nel tempo in cerca dei pezzi della reliquia apparsa in Steel Ball Run per contrastare il Sommo, un losco figuro disposto a cambiare la storia pur di rimettere insieme la mummia sacra e conquistare un potere divino. L'espediente narrativo serve unicamente a inscenare tutta una serie di paradossi temporali e di battaglie "what if" in cui i JoJo e i loro alleati e avversari provenienti da epoche diverse se le suonano di santa ragione. Per quanto assolutamente trasversale, la storia raccontata in Eyes of Heaven è molto piacevole e infarcita di citazioni e piccoli tocchi di classe come le sequenze in cui si possono esplorare le mappe a mo' di gioco di ruolo o le partite a poker contro D'Arby. I vari personaggi, inoltre, aumentano di livello a ogni scontro e guadagnano punti abilità da spendere per personalizzare il loro inizialmente limitato moveset e ampliare le loro capacità offensive e difensive, consentendo di costruirli più o meno a piacimento. È chiaro che non bisogna aspettarsi chissà quali prodigi visivi da questa modalità Storia: chi pensa di trovarsi di fronte alle animazioni superlative dell'ultimo Ultimate Ninja Storm firmato CyberConnect2 resterà scottato poiché Eyes of Heaven nasce principalmente come un titolo PlayStation 3, anche se in Occidente è arrivata soltanto la controparte next-gen che di next, in realtà, ha veramente poco. Nonostante ciò, i fan di JoJo ritroveranno lo stile e le pose esagerate che hanno reso popolare la serie, oltre a un doppiaggio in lingua nipponica che rende giustizia alle personalità eccentriche rappresentate sullo schermo.

Multiplayer.it

6.9

Lettori (13)

8.4

Il tuo voto

Le Bizzarre Avventure di JoJo: Eyes of Heaven è un picchiaduro che divertirà specialmente i fan duri e puri della serie grazie alle innumerevoli citazioni di cui l'ha infarcito lo sviluppatore CyberConnect2. C'è una sfumatura di tecnicismo nascosta dietro gli assurdi poteri di alcuni personaggi, ma purtroppo il sistema di combattimento caotico e confuso ci è apparso più frustrante che divertente. La modalità Storia è comunque una primizia per gli appassionati che merita assolutamente di essere giocata anche soltanto per scoprire come avrebbero interagito i più famosi ed eccentrici protagonisti del manga di Hirohiko Araki.

PRO

  • La modalità Storia
  • Tantissimi extra da sbloccare
  • Il gameplay rappresenta bene le bizzarrie della serie...

CONTRO

  • ...ma gli scontri sono così confusi da risultare frustranti
  • Sente tutto il peso delle sue origini su PlayStation 3
  • Poche modalità di gioco e niente multiplayer in locale