Emily Wants to PlayLa casa delle bambole assassine 

Un piccolo grande horror che non vi farà più dormire, questo è Emily Wants To Play

Il genere horror sembra vivere una seconda giovinezza in questa generazione, foriero di nuove tecnologie che sembrano particolarmente compatibili con la sua indole, vedi i visori per la realtà virtuale, ma soprattutto grazie anche al contributo degli studi minori, che hanno modo di sperimentare maggiormente rispetto alle produzioni dai grandi capitali. La casa delle bambole assassine Anche solo citando Steam, sta uscendo veramente di tutto, con un occhio molto ben aperto sul florido mercato degli youtuber, veicolo ideale per donare una rapida rilevanza a una produzione. Proprio in tale ottica vengono sviluppati giochi come questo Emily Wants to Play, un survival strategico in prima persona che prende qualche idea dalla fortunatissima serie di titoli Five Nights at Freddy's, già dei piccoli classici nell'universo streaming grazie a meccaniche semplici, rapide esecuzioni e grandi spaventi, definiti in gergo "jump scares". Arma d'eccellenza nel genere horror di intrattenimento, consiste in una scena orchestrata minuziosamente per sfogare l'adrenalina dello spettatore dopo un periodo di tensione più o meno prolungato, le famigerate sequenze "telefonate", oppure sfruttata in modo da risultare completamente imprevedibile. I videogiochi hanno adottato rapidamente la tecnica del salto sulla sedia, già sperimentata nel primo Resident Evil (chi ricorda il cane che sfonda la vetrata?), e anche Emily Wants to Play riesce a farne largo e sapiente uso. La cosa più impressionante è che questo minuscolo quanto spaventoso gioco è stato sviluppato da una sola persona in soli quattro mesi, sfruttando l'Unreal Engine. La casa delle bambole assassine

Gli spaventi sono garantiti con Emily Wants to Play, riusciremo a fuggire dalla casa maledetta?

Volevo solo consegnare una pizza

L'incipit di Emily Wants to Play è estremamente semplice: nei panni di uno sfortunato fattorino delle pizze, ci troviamo intrappolati in una lugubre abitazione, proprio dove dovevamo effettuare l'ultima consegna della giornata. La porta dell'ingresso si chiude alle nostre spalle, rivelando per un attimo l'inquietante figura di una bambina dai capelli bianchi. Non c'è modo di uscire, tutte le finestre sono state sbarrate, mentre troviamo disseminati ovunque per la casa scatoloni da trasloco. La casa delle bambole assassine L'idea suggerita è che i proprietari fossero in procinto di lasciare l'abitazione, e nel corso della nostra tragica avventura avremo purtroppo modo di scoprirne i motivi. Non avendo altra scelta se non quella di esplorare l'ambiente, diventiamo rapidamente testimoni di una serie di sinistri eventi: porte che si aprono da sole, apparizioni subliminali, strani rumori, figure che si muovono nell'ombra e la presenza di bambole e marionette adagiate ovunque. Leggendo un appunto in cucina, scopriamo che a partire da mezzanotte diventeremo protagonisti di un gioco mortale: la regola è quella di sopravvivere fino alle sei di mattina, se arriveremo illesi alle prime luci dell'alba, la misteriosa entità che domina la casa ci permetterà finalmente di uscire. Lo scopo di Emily Wants to Play è proprio quello della pura sopravvivenza, una volta arrivati nella casa abbiamo un'ora di tempo per esplorarla in relativa sicurezza (ma non tranquillità), una volta scoccata la mezzanotte però le bambole cominciano ad animarsi e dovremo comprendere in fretta la giusta strategia per eluderle, considerando che non è previsto alcun sistema di combattimento. In caso contrario seguirà la morte istantanea dopo una scena spaventosa. Ogni ora la difficoltà cresce con l'attacco combinato delle marionette, alle quali si aggiunge successivamente anche la Emily del titolo, una pericolosissima bambina fantasma che ci sfida a una sanguinaria interpretazione del nascondino. Abbiamo un quantità di tempo limitata per trovare la piccola, passato il quale subiremo il suo attacco. Non c'è modo di reagire all'assalto, l'unica via è quella di trovare Emily prima dello scadere del tempo, purtroppo cercando di tenere a bada anche i suoi tre letali compagni. Più facile a dirsi che a farsi.

Trofei PlayStation 4

Sono solo una dozzina i trofei conquistabili in Emily Wants to Play, ma fortunatamente (o no?) la maggior parte di essi è conseguibile semplicemente completando l'avventura. Esiste comunque qualche trofeo legato ai segreti della casa, incluse aree che il giocatore deve scoprire per trovare le registrazioni dei genitori di Emily, che forniscono preziosi indizi sulla vicenda. Buona fortuna!

Notte in bianco

Emily Wants to Play segue con rigore le regole dell'horror classico, prestandosi allo stesso tempo a una lunga serie di citazioni, anche filmiche, che dimostrano una vera passione verso il genere. Sono palesi i riferimenti a The Blair Witch Project, Evil Dead di Sam Raimi, Dolls di Stuart Gordon e La bambola assassina, incluso il classico filone delle case possedute e le bambine fantasma. Sul lato videoludico sono invece chiari i riferimenti al già citato Five Nights at Freddy's, P.T. di Hideo Kojima, Outlast e anche Gone Home di Fullbright Company. La casa delle bambole assassine La casa delle bambole assassine Da questo il titolo di Shawn Hitchcock recupera l'idea della narrazione ambientale. Anche se non si tratta dell'elemento focale della produzione, analizzando oggetti, leggendo note o ascoltando registrazioni sparse per la casa e il sotterraneo, è possibile recuperare qualche indizio utile alla comprensione degli avvenimenti antecedenti il nostro arrivo. Non aspettatevi sceneggiature da Oscar, non era certo nelle intenzioni dello sviluppatore proporre una storia articolata come Gone Home, di fatto è possibile giocare l'intero titolo evitando questi particolari, tra i quali rientrano anche aree segrete, concentrandosi semplicemente sulla mera sopravvivenza. Il titolo è breve ma intenso, ogni ora ha una durata equivalente a 5 minuti reali, quindi è possibile tecnicamente completare l'avventura in mezz'ora, ma considerando i decessi (si muore davvero tanto) e il fatto che ogni Game Over riporta all'inizio dell'ultima ora conquistata, il giocato si assesta intorno alle due ore. Nonostante la sua brevità, la struttura non lineare del gioco rende ogni partita sempre diversa, con nemici piazzati casualmente. Anche gli eventi della prima ora, quelli maggiormente legati all'atmosfera e l'esplorazione, sono caratterizzati da un andamento dinamico che agevola un nuovo giro, anche solo per scoprire qualche segreto o sbloccare trofei. Una volta che l'orologio della casa segna mezzanotte ha inizio l'azione e le meccaniche si adeguano a quella che è una vera prova di sopravvivenza: le tre bambole attaccano a turno per ogni ora, successivamente tutte insieme e nel finale come già detto in combinazione con la stessa Emily. I pupazzi consistono in una bambina di porcellana vagamente orientale, un clown e il classica marionetta da ventriloquo. Delle tre la più riuscita è senz'altro la prima, non solo per l'aspetto inquietante, ma soprattutto per il fatto di non emettere rumori esclusa una sinistra risatina, che ne indica la presenza. Lo scopo come detto è quello di individuare la strategia giusta per ogni marionetta, suggerita dalla già citata lavagna in cucina, ma non senza una certa ironia, poiché è chiaro che l'intrattenimento principale del titolo rimane quello di spaventare a morte il giocatore. A ogni modo, l'unico modo per salvarsi è quello di seguire le regole che caratterizzano ognuna delle bambole, tutte variazioni di tipici giochi per bambini, ovviamente lasciamo a voi il piacere di scoprirle. Davvero encomiabile l'utilizzo dell'audio, di cruciale importanza per il gameplay e che obbliga all'utilizzo delle cuffie, amplificando ovviamente il fattore spavento. Non tutto funziona sempre come dovrebbe, la natura random delle apparizioni può portare a situazioni impossibili da gestire, e la realizzazione tecnica davvero essenziale non favorisce del tutto l'immedesimazione. Infine, il level design della casa, piuttosto piccola, è pensato soprattutto per l'interazione con le bambole e finisce, dopo che il giocatore si è abituato, per nuocere all'aspetto esplorativo. Sono indubbie le potenzialità VR del progetto, e infatti, anche sotto consiglio dei fan, lo sviluppatore ha incluso successivamente il supporto per HTC Vive e Oculus Rift.

Clicca per votare!
8.0

Redazione

9.7

Lettori (3)

Emily Wants to Play è un titolo riuscito e pieno di atmosfera, nonostante la semplicità e uno spunto veramente inflazionato (la classica casa stregata), riuscendo a rendere proprie meccaniche casuali piuttosto interessanti, anche se non prive di sbavature. Pensato soprattutto per i reaction video, grazie ai tanti e ben orchestrati spaventi, si rivela un ottimo passatempo per festeggiare Halloween e per tutti gli appassionati del genere horror. Non dura molto e l'aspetto tecnico evidenzia i limiti di una produzione tipicamente indie, ma ha tra i principali punti di forza un rapporto qualità prezzo davvero ottimo, per il costo piuttosto irrisorio di 4,99 euro è infatti un titolo che consigliamo a tutti quelli che amano i genuini salti sulla sedia. Gli impressionabili faranno invece forse meglio ad astenersi.

Dario Rossi

Pro

  • Inquietante e malsano quanto basta
  • Prezzo conveniente
  • Spaventi garantiti

Contro

  • A tratti eccessivamente caotico
  • Piuttosto breve
  • Tecnicamente essenziale