5.8

Redazione

7.8

Lettori (23)


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  • Data di uscita: 26 giugno 2009
  • Piattaforme: wii
  • Tipologia di gioco: Adventure

Another Code: R – Viaggio al Confine della MemoriaIn campeggio con papà 21

Dopo gli exploit su Nintendo DS, Cing fa il grande passo arrivando sulla console maggiore di Nintendo

Ci voleva proprio, è il caso di dirlo. In mezzo ai tanti giochi casual, agli action game banali, agli sportivi di tutti i tipi e generi, alle esperienze mordi e fuggi che rappresentano la maggior parte dell'offerta su Nintendo Wii, era ora che arrivasse un'avventura vecchio stampo intrigante, stimolante, piena di colpi di scena e coinvolgente dall'inizio alla fine. Peccato che per vederla dovremo attendere ancora un po' di tempo dato che Another Code: R avrebbe potuto essere tutte queste cose, ma alla realtà dei fatti è evidente come purtroppo i programmatori di Cing abbiano, stavolta, decisamente fallito.

Preferivo l’altro codice

Probabilmente i fan del genere avranno avuto modo di apprezzare i precedenti lavori del team nipponico, che ha raccolto i maggiori successi su Nintendo DS con Hotel Dusk e appunto Another Code: Two Memories. Si trattava in entrambi i casi di risolvere casi misteriosi, narrati in maniera vivace, e soprattutto con un ritmo sufficientemente avvincente. E proprio qui si trova al contrario il primo e grave punto debole dell'esordio su Wii, legato proprio all'elemento focale di una avventura: la narrazione. Lontana dai livelli a cui Cing ci aveva abituati, in Another Code: R l'aggettivo che più si avvicina a descriverne le qualità è, semplicemente, soporifera. Gli infiniti e verbosi dialoghi in realtà non sarebbero un grosso problema, dato che la sintesi non è mai stata tra le qualità delle produzioni del team nipponico. In campeggio con papà Ma quello che manca è il contenuto, il filo conduttore capace di spingere a proseguire con la curiosità di vedere cosa succede dopo. Ci vogliono perlomeno 3 o 4 ore per avere la meglio di un prologo in cui praticamente non succede niente, per poi passare a qualcosa di concreto e sensato ai fini ludici; e anche superato questo ostacolo, ciò che segue è una trama all'acqua di rose che certamente non resterà impressa nei cuori dei giocatori. Le vicende vedono come protagonista ancora la nippo-americana Ashley, ora sedicenne; a due anni dalla prima avventura in cui cercava di far luce sulla prematura scomparsa della madre, in questo capitolo è il padre al centro della vicenda, che nasce e si sviluppa in un campeggio sulle sponde di un fantomatico Lake Juliet. Una location poco elettrizzante, che infatti mal si presta a far decollare la narrazione; discorso analogo e altrettanto grave per i personaggi che, salvo rari casi, sono contraddistinti da una caratterizzazione totalmente piatta e anonima, priva di sfaccettature che possano offrire differenti chiavi di lettura. I dialoghi poi sono arrivati davvero a livelli di lunghezza esagerati, logorroici anche sui più inutili e trascurabili aspetti; la sensazione chiara è che diventino un modo per estendere artificialmente la durata totale del gioco più che per offrire qualcosa di sostanzioso. La pressione continua del tasto A per proseguire negli scambi di battute è solo raramente interrotta dalla necessità di operare delle scelte che però, alla realtà dei fatti, risultano praticamente mai determinanti dato che lo script non prevede bivi o variazioni. E' più che evidente quindi come Nintendo abbia voluto abbassare il target di utenza con questo capitolo di Another Code, cercando di dar vita a quello che avrebbe dovuto rappresentare un ABC delle avventure per giocatori in età adolescenziale, preferibilmente di sesso femminile. Ma per raggiungere tale obiettivo è stata percorsa la strada sbagliata, quella che traduce accessibilità in semplificazione e banalizzazione.

Sonnifero su dvd?

Ciò che rende quindi Another Code: R una delusione è proprio la consapevolezza dei precedenti exploit di Cing, un team più che in grado di dar vita a prodotti di diverso spessore. Sarebbe però ingiusto valutare la produzione Nintendo come un fallimento, di fronte ad aspetti che comunque lasciano intravedere in maniera più o meno evidente le capacità e le potenzialità del gioco. Su tutte la veste grafica, particolarmente azzeccata e gradevole, che adotta la soluzione del cel shading per i personaggi inseriti in ambientazioni che mescolano 3d e disegno a mano, con un utilizzo del colore che consente di associare il risultato finale ad una specie di libro illustrato. In campeggio con papà E anche per quanto riguarda gli enigmi si intravedono sprazzi di luce, soprattutto per l'utilizzo del Wiimote che finalmente in tali occasioni si libera dal ruolo di pura gestione del cursore; su DS Cing aveva stupito per le soluzioni innovative introdotte, e anche con questo capitolo il team ha cercato di mantenersi su livelli simili, che però nonostante lo sforzo non sono stati raggiunti appieno. Il motivo? ovviamente la (ennesima) semplificazione che ha toccato anche la profondità e difficoltà degli stessi enigmi, ma nonostante questo si possono comunque incontrare puzzle gradevoli soprattutto dalla metà in poi della storia. L'interfaccia invece è validissima, grazie ad un intuitivo metodo di interazione con gli ambienti affiancato da una convincente gestione dell'inventario; piacevole anche il ritorno del DAS, una specie di computer tuttofare dalle sembianze di un DSi e fondamentale in più occasioni. Discutibile invece il discorso relativo al controllo della protagonista all'interno degli ambienti; i suoi movimenti sono infatti limitati da una sorta di binari da percorrere in maniera bidimensionale senza libertà di esplorazione. Al giocatore spetta solamente la possibilità di far spostare in avanti o indietro Ashley, ed eventualmente farle cambiare "binario" in occasione dei bivi esattamente come su uno scambio ferroviario. La longevità, infine, si attesa tra le 12 e le 15 ore.

Another Code: R non è purtroppo il prodotto che ci saremmo aspettati. Nintendo e Cing hanno infatti scelto di ridurne la complessità sotto ogni aspetto, e il risultato è una avventura all'acqua di rose con una trama che non decolla quasi mai, affossata da una prolissità dei dialoghi evidentemente fuori controllo. Una specie di libro adolescenziale da leggere più che un gioco quindi, con un ritmo tanto compassato e annacquato da richiedere davvero uno sforzo per riuscire a proseguire fino a raggiungere la fine. Malgrado gli spunti di interesse in realtà non manchino, a cominciare da una componente tecnica più che piacevole, il quadro complessivo costringe a consigliare il gioco solamente a un pubblico giovane e alle prime armi dotato di una grande propensione alla lettura.

Andrea Palmisano

Pro

  • Ottima componente tecnica
  • Interfaccia valida
  • Buona longevità

Contro

  • Progressione soporifera
  • Dialoghi a dir poco prolissi
  • Troppo semplice in tutto

In campeggio con papà