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Redazione

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Operation Flashpoint: Dragon RisingNessun uomo è un'isola 1

L'interessante FPS bellico targato Codemasters torna su PC per una campagna che in soli tre giorni ci vedrà liberare l'isola di Skira dal controllo delle truppe cinesi.

Versione testata: PC

Dopo aver completato le undici missioni che compongono la campagna principale di Operation Flashpoint: Dragon Rising, è d'obbligo fare una serie di considerazioni. In primo luogo, la tanto decantata libertà d'azione e movimento all'interno di quello che è comunque uno scenario enorme, che si estende per svariati chilometri, rimane sempre e comunque al servizio di missioni che spesso fanno della rapidità e della Nessun uomo è un'isola puntualità un requisito fondamentale: molte volte bisogna presentarsi all'appuntamento X presso il punto Y procedendo di gran carriera, senza neanche fermarsi a guardare il pur splendido paesaggio. In secondo luogo, la struttura delle missioni ci porta a poter decidere se dedicarci o meno agli obiettivi secondari (come in quasi tutti i prodotti dello stesso genere), ma di certo non ci obbliga a prenderci cura di tutti i nemici in cui ci imbattiamo durante il cammino: possiamo benissimo tirare dritto verso la meta di turno e completare il lavoro ignorando il fatto che abbiamo un piccolo esercito alle calcagna. Anzi, per dirla tutta in molti casi siamo proprio obbligati a non curarci troppo dei dettagli e a muoverci rapidamente. Infine, bisogna chiedersi se la serie Codemasters vuole davvero continuare sulla strada del realismo a tutti i costi. Uscire in missione con la propria squadra, raggiungere la posizione designata, osservare per ore i movimenti del nemico e poi tornare alla base perché qualcuno in alto ha deciso di annullare l'attacco: questo è senz'altro realistico. Ma è anche divertente? In Operation Flashpoint: Dragon Rising ci si trova a fare davvero tanta strada a piedi, all'interno di missioni tutte molto simili, che sono senz'altro plausibili e "realistiche" nel loro essere talvolta noiose, ma che finiscono per essere un po' troppo distanti da quello che è il concetto di divertimento.

L'isola che non c'è

Una volta iniziata la campagna, un'introduzione in stile Call of Duty ci presenta quella che è la realtà storica dell'isola di Skira, attualmente sotto il controllo del contingente cinese. Il nostro compito è di restituirla ai russi attraverso una serie di operazioni che hanno l'obiettivo di "mettere le cose in chiaro" per poi aprire le porte a un'azione diplomatica risolutiva. Con il campo di battaglia rappresentato dall'intera isola, è chiaro che dovremo prepararci a lunghe sessioni di corsa nei campi mentre cerchiamo di raggiungere le zone indicate dal quartier generale sulla mappa. Il nostro alter ego è al comando di una squadra composta da quattro uomini, dunque abbiamo Nessun uomo è un'isola in ogni momento tre compagni pronti a seguire i nostri ordini e a coprirci le spalle in caso di pericolo. Possiamo dir loro semplicemente di seguirci, mandarli in avanscoperta o letteralmente all'assalto di una postazione nemica, tattica che però non paga quasi mai. Le possibilità a nostra disposizione sono molteplici, ma vista la presenza di uno scarso numero di edifici bisogna limitarsi a ripulirli di persona o a farlo fare agli altri, mentre è impossibile pianificare azioni alla Rainbow Six per eliminare eventuali ospiti indesiderati al loro interno. Considerando il fatto che ci si trova sempre all'aperto e si affrontano gruppi sparsi di nemici, magari la strategia migliore è quella di attaccare su due fronti, mandando quindi i nostri compagni alla destra del nemico mentre noi ci spostiamo alla sua sinistra per un po' di sano fuoco incrociato. Le impressioni circa l'intelligenza artificiale sono contrastanti. I nostri compagni di squadra, ad esempio, dimostrano sempre di essere molto svegli e individuano rapidamente qualsiasi minaccia, anche a centinaia di metri di distanza. Negli scontri a fuoco frontali, però, si rivelano spesso poco lungimiranti e finiscono per farsi ammazzare. Il che ci starebbe anche, visto che non si tratta di un FPS arcade. Per quanto riguarda i nemici, diciamo che si verificano due situazioni distinte: negli scontri a distanza l'IA è impeccabile, con i soldati che si abbassano e cominciano a strisciare per nascondersi non appena si accorgono che abbiamo aperto il fuoco, dando poi prova di essere anche degli ottimi tiratori e di avere la vista aguzza circa i nostri spostamenti; da vicino, invece, risultano lenti e impacciati, talvolta addirittura fermi sulla loro posizione nonostante sappiano che ci troviamo dietro l'angolo.

Lotta dura senza paura

Operation Flashpoint: Dragon Rising è senz'altro un gioco impegnativo, che già al livello di difficoltà normale ti costringe a ripartire da un checkpoint semplicemente perché hai sottovalutato l'abilità dell'ultimo nemico che hai sfidato a duello. Come già accennato, i soldati cinesi che ci troviamo a fronteggiare sono spesso degli ottimi tiratori e soprattutto sono corroborati da una costante superiorità numerica, che appunto ci porta a studiare strategie di approccio alternative al classico "vengo là e te sfonno". Il gioco utilizza un sistema di mira realistico, in cui bisogna Nessun uomo è un'isola davvero cogliere l'attimo per mettere a segno un headshot visto che è molto complicato evitare di "tremare" mentre si punta l'arma. Allo stesso tempo però, non è molto realistico che i colpi inflitti al corpo non solo non uccidano i nemici, ma non li facciano neanche accasciare. Distinguere i propri bersagli è tutt'altro che facile, e in tal senso stupisce l'assoluta inutilità del visore a infrarossi, che nove volte su dieci non è di alcun aiuto per individuare gli avversari. Molto meglio il mirino notturno di certi fucili di precisione, che rende i bersagli "luminosi" e ci permette di centrarli con molta più facilità. A proposito dei colpi messi a segno sembra non esistere una regola ferrea: dimenticatevi della precisione di Call of Duty o dello stesso Ghost Recon, a cui Operation Flashpoint somiglia davvero molto, perché qui c'è da faticare e bisogna fare i conti anche con situazioni apparentemente inspiegabili, in cui si ha la netta sensazione di aver fatto centro, eppure... Il discorso diventa anche più complicato quando spariamo con un fucile da cecchino e ci troviamo a grande distanza dal bersaglio: in quel caso dobbiamo calcolare la traiettoria discendente del proiettile attraverso una serie di prove ed errori che vanificano l'effetto sorpresa. È una fortuna che gli sviluppatori non abbiano preso in considerazione anche l'influenza del vento. Per quanto riguarda la situazione opposta, ovvero la resistenza del nostro personaggio agli attacchi, tutto dipende dal tipo di colpo che subiamo: se veniamo presi alla testa è morte immediata, mentre le ferite al torace o agli arti innescano un'emorragia che può essere fermata aprendo l'inventario e utilizzando un kit medico. Sia chiaro che in tal modo non si torna come nuovi, anzi ci si porta dietro qualche problema per il resto della missione: se ci hanno ferito a una gamba, ad esempio, per un bel po' non potremo correre; se invece ci hanno ferito a un braccio, la mira potrebbe risentirne.

Armi e bagagli

La gestione di armi, equipaggiamento e veicoli è all'insegna della più completa libertà, dunque rimanendo nei confini di quanto ci viene chiesto dalla missione possiamo farci un giro su una jeep o su un blindato, pilotare un elicottero e così via. Le armi a nostra disposizione cambiano a seconda dello stage, ma possiamo sostituirle senza problemi (tanto la primaria quanto la secondaria) approfittando delle casse che si trovano nei pressi di determinate postazioni, oppure prelevandole dai nemici uccisi. È un peccato che un sistema così aperto ed elastico non Nessun uomo è un'isola preveda la possibilità, in casi estremi, di chiedere a un compagno di prestarci un'arma o di darci qualche caricatore. Talvolta infatti si finisce per trovarsi con la sola pistola d'ordinanza e senza la possibilità di tornare indietro a prendere qualcosa perché gli spazi da coprire sono davvero troppo ampi. Nel caso in cui si voglia rubare qualcosa ai cadaveri inoltre, è importante farlo rapidamente perché tendono a scomparire in fretta. Durante una delle ultime missioni, ad esempio, ci viene chiesto di distruggere dei blindati ma senza che ci sia dato un lanciarazzi: dobbiamo per forza rubarlo a un nemico contravvenendo alla solita cautela negli scontri, avvicinandoci pericolosamente a una zona ancora calda. Come accennato in apertura, il gioco è composto da undici missioni relativamente brevi e poco "fantasiose", a cui si affiancano sei missioni extra che però si possono completare davvero in pochi minuti. L'aspettativa di vita del prodotto Codemasters, insomma, non è altissima se si prende in considerazione il solo gioco in singolo. In multiplayer, per fortuna, le cose vanno diversamente: è possibile giocare la campagna o le missioni singole in modalità cooperativa oppure dedicarsi alle modalità "annientamento" (il classico deathmatch) o "infiltrazione" (una variante della solita conquista del territorio) per un totale di trentadue giocatori in contemporanea. È inoltre presente un editor tramite cui è possibile creare le proprie missioni, posizionando truppe e postazioni sulla mappa dell'isola.

La Videorecensione

Realizzazione tecnica

Giocato su di un Athlon64 X2 5000+ con 2 GB di RAM e una scheda video ATI Radeon HD 4870 con 1 GB di RAM, alla risoluzione di 1680x1050 punti, con v-sync attivo e antialiasing 2X, Operation Flashpoint: Dragon Rising gira a 38 fps costanti e senza particolari incertezze, dando sfoggio di una grafica per molti versi splendida. È chiaro che gli sviluppatori hanno puntato tutto sulla resa della vegetazione: l'isola di Skira appare completamente priva di insediamenti urbani propriamente detti, dunque gli unici edifici in Nessun uomo è un'isola cui ci si imbatte fanno parte di postazioni nemiche tutt'altro che complesse. L'estensione della mappa e il suo sviluppo tanto orizzontale quanto verticale conferiscono davvero un grande senso di libertà. L'alta risoluzione aiuta di certo a notare un maggior numero di dettagli, così come svela piccole imperfezioni che possono dare fastidio: oggetti ottagonali anziché rotondi, erba bellissima ma completamente "piatta", ma soprattutto modelli poligonali troppo semplici e simili fra loro, dotati di animazioni che talvolta lasciano a desiderare. Non è possibile guardare il proprio personaggio mentre si muove, ma la corsa vista in prima persona non appare splendida. Il pur robusto motore grafico incontra qualche difficoltà e si produce in piccoli episodi di pop-up quando ci spostiamo a velocità maggiori del normale, ad esempio quando ci troviamo a bordo di un veicolo. Inoltre l'interattività con l'ambiente è piuttosto limitata, addirittura l'impatto con le postazioni in legno non produce risultati neppure se ci si trova alla guida di un carro armato. Il sistema di illuminazione è davvero convincente, con l'alternarsi di luce e ombra a seconda delle condizioni del cielo, mentre purtroppo le esplosioni lasciano un po' a desiderare. Il commento sonoro è realistico e funzionale all'azione, impreziosito da un doppiaggio in italiano che quantomeno nella voce principale sprigiona passione, forza ed emozioni fuori dal comune, tali da compensare la piattezza delle interpretazioni di contorno.

Operation Flashpoint: Dragon Rising è sicuramente un FPS solido e impegnativo, tecnicamente ben realizzato e dotato di modalità online di grande interesse tanto per il coop quanto per il versus. È un peccato che non sia stato fatto granché per il gioco in singolo, visto che le undici missioni disponibili si completano troppo in fretta e propongono un'azione spesso fine a sé stessa, senza particolari variazioni né spunti originali. La pur ottima libertà d'azione risulta spesso sacrificata in nome dell'urgenza, e sono davvero tante le situazioni che potevano essere sfruttate meglio. Le uccisioni silenziose e le infiltrazioni, ad esempio, sono davvero rare. Allo stesso tempo, l'uso dei veicoli risulta libero ma non viene quasi mai incoraggiato da una struttura delle missioni ferma sempre sui soliti punti: distruggi l'obiettivo X, recati al luogo Y. Su questo fronte la serie ha ancora molto da imparare dai suoi concorrenti. Ci sono tutti i presupposti perché Operation Flashpoint possa fare il grande salto, insomma, ma per il momento deve accontentarsi di essere "solo" un ottimo titolo.

Tommaso Pugliese

Pro

  • Impegnativo e coinvolgente
  • Tecnicamente ottimo
  • Modalità multiplayer di grande interesse

Contro

  • Campagna in singolo troppo corta
  • Struttura delle missioni ripetitiva
  • Sistema di combattimento controverso

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • Processore Athlon64 X2 5000+
  • 2 GB di RAM
  • Scheda video ATI Radeon HD 4870 con 1 GB di RAM
  • Windows XP SP3
  • Requisiti Minimi
  • Processore Dual Core da 2,4 GHz
  • 1 GB di RAM
  • Scheda video con supporto agli Shader 3.0 (GeForce 7900 GT o superiore)
  • 8 GB di spazio libero su hard disk
  • Windows XP SP2 / Windows Vista
  • Requisiti Consigliati
  • Processore Quad Core
  • 2 GB di RAM
  • Scheda video con supporto agli Shader 3.0 (GeForce 8800 GT o superiore)
  • 8 GB di spazio libero su hard disk
  • Windows XP SP2 / Windows Vista