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Redazione

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Dragon Age: OriginsI dragoni dei bei tempi andati 253

BioWare ritorna finalmente alle origini con un gioco di ruolo dal gameplay classico ambientato in un universo fantasy creato per l'occasione. Le aspettative sono enormi e, per nostra fortuna, tutte soddisfatte in pieno.

Versioni testate: PC e Xbox 360

Capita che dopo un paio d'ore di navigazione tra una meravigliosa foresta e un oscuro sotterraneo, decine d'incontri e una quantità di storie legate a quei luoghi dall'enorme potere evocativo, si arrivi infine dal gruppo di lupi mannari che tanto si è fatto per poterli uccidere, a conoscere la personificazione della foresta che li accudisce in qualche modo, li educa a controllare i loro istinti bestiali. Capita che all'improvviso tutte le consapevolezze scompaiano e non si possa più dire se chi aveva incaricato di portare a termine quella missione sia buono o cattivo, perché la causa e la soluzione del problema si allineano e più che aver tutti ragione, cadono tutti in qualche torto. I dragoni dei bei tempi andati Dragon Age: Origins è così, quello che è stato annunciato come il successore spirituale di Baldur's Gate si presenta come un'enorme avventura, un prisma che permette di entrare da una delle molteplici facce che lo compongono per uscirne ogni volta in mille sfaccettature diverse, vestendo i panni di personaggi chiamati a un fine eroico ma imprigionati all'interno di un universo che perde l'allineamento morale solito dei titoli BioWare a favore di un complesso di rapporti interpersonali stupefacente per quanto è vivido, capace di raccontare al meglio i molti drammi e le poche gioie offerte da un mondo sull'orlo della distruzione ma ancora dominato dagli interessi personali, dall'avidità e quindi dalle tragedie di ogni singolo. Lungo, appagante, profondo e giocabile in almeno un paio di modi completamente diversi, Dragon Age: Origins è l'apice di un certo modo di giocare di ruolo, estremamente classico e forse non perfetto, ma certamente meraviglioso e appagante.

Origini

L'utente entra in gioco a quattrocento anni dalla formazione dei Custodi Grigi, un gruppo di combattenti votati all'eliminazione di una piaga dovuta ad antichi errori e resa palpabile dall'arrivo di terribili demoni, in grado di squarciare il Velo che separa le due dimensioni della realtà e del sogno e intenzionati a dominare quella che non gli spetterebbe di diritto. Quattrocento anni dopo, quindi, nel momento in cui la minaccia sta riprendendo vigore e si appresta a un secondo terribile attacco. Questa la premessa, perché l'inizio è in mano al giocatore: le sei origini da cui il titolo, sono lunghi prologhi giocati volti a presentare il protagonista che si metterà a capo dell'avventura per le decine di ore successive; due per i Nani, due per gli Elfi, una per gli Umani e l'ultima per i maghi, che a prescindere dalla razza vengono sin dalla tenera età, una volta mostrati i segni della propria natura, educati all'interno della torre del circolo dei Magi. I dragoni dei bei tempi andati Dopo aver speso una dozzina di ore per giocarle tutte è incredibile come BioWare abbia montato narrazione e gameplay in quantità così vaste solo per dare agli utenti una scelta, lasciando che moltissimi non vedano la cacciata dalla città nanica di Orzammar del giovane rampollo fratricida della famiglia reale o dell'unione ai custodi grigi dell'altro archetipo facente parte della piccola ma forzuta specie, quello appartenente alla plebe, sottomesso con la sorella ai voleri di un signorotto locale, cui fa da scagnozzo. Onore e vendetta, riscatto sociale e senso di predeterminazione della propria vita, tutti temi riscontrabili, tra gli altri, accompagnando un mago nell'iniziazione a una vita a lui imposta, o seguendo le orme degli elfi che, divisisi, sono in parte ancora sottomessi nelle città umane dove vengono considerati inferiori e in parte liberi nelle foreste, alla ricerca delle proprie radici. Difficile dire quale sia la migliore, probabilmente il Nano nobile spicca per la complessità del background che si va a creare, l'Elfo di città per il sapore e le tematiche shakespeariane e il mago per la visionaria, cupa e angosciante atmosfera. Mai l'inizio di un gioco di ruolo è stato migliore a nostra memoria.

Ferelche?

Terminato il percorso di origine del proprio personaggio, ci si troverà a combattere una battaglia che cambierà tutte le carte in tavola; il primo di una lunga serie di colpi di scena che sconvolgono costantemente l'approccio del giocatore al mondo di Dragon Age: Origins. Praticamente ogni abitante del Ferelden sembra nascondere qualcosa ed è sempre pronto a tradire il prossimo, a passare dalla parte del più forte o addirittura a fuggire nel momento del bisogno. D'altra parte sono tempi bui e l'incredibile mondo di gioco creato per l'occasione da BioWare, riesce a far trasudare l'orrore di un nuovo flagello per tutto il corso dell'avventura. La software house canadese ha infatti deciso di lasciare da parte l'ormai abusato universo di Dungeons & Dragons proponendo uno scenario completamente inedito con una sua storia, geografia, religione e composizione razziale che non impallidiscono minimamente davanti all'enorme letteratura legata a D&D. Sempre di fantasy si parla, molti degli archetipi del genere sono rispettati, ma già a partire dal passato storico di ogni razza presente nel Ferelden, troviamo grandi e importanti differenze rispetto a quanto siamo abituati a leggere: una sorta di variante sul tema riassunta da BioWare con i termini dark heroic fantasy. Gli umani sono la razza prescelta, superba e in grado di tenere con forza le redini del mondo conosciuto sfruttando un apparato religioso fortemente repressivo, pronto a ghettizzare qualsiasi essere dotato di magia e con un onnipresente esercito rappresentato dai templari; i nani, rinchiusi nella loro fortezza a Orzammar cercano insistentemente di mantenere lo status quo di un sistema a caste anacronistico e incapace di tenere a bada le spinte rivoluzionarie dei popolani sfruttati e sottomessi. I dragoni dei bei tempi andati Chiudono il terzetto gli elfi, razza perseguitata e schiavizzata tanto dagli umani quanto dai nani. Strappata alla propria terra natale da secoli di guerre e invasioni, tenta audacemente di sfuggire alla propria estinzione puntando da un lato a una maggiore integrazione con gli umani nelle città più "modernizzate" e dall'altro a riscoprire le proprie terre di origine per vivere in uno stato eremitico lontano da un mondo sull'orlo del disastro. Tanto basta per far capire quanto sia profondo l'universo in cui il giocatore si troverà immerso e che potrà conoscere fino in fondo solo dedicandosi a una ricerca minuziosa attraverso gli scenari dell'avventura e passando ore su ore chiacchierando con i centinaia di personaggi non giocanti disseminati nel Ferelden. Eccellente da questo punto di vista il codex, una sorta di diario a cui si può accedere dalla schermata di gestione delle quest, e che permette di raccogliere tutta la documentazione riguardante il mondo di gioco, comodamente suddivisa per tipologia. Potremo quindi appronfondire la nostra conoscenza sulla cultura, i singoli personaggi incontrati, i nemici, gli oggetti più importanti e così via. Ogni voce ha il suo slot così da stimolare una vera e propria ricerca all'insegna del collezionismo e viene aggiornata frequentemente a seconda delle nostre azioni, ad esempio approfondendo un dialogo con un personaggio e scoprendo qualcosa del suo passato. Tornando per un attimo alla schermata delle quest, bisogna dire che è piuttosto classica e un po' riduttiva con la possibilità di rendere attiva soltanto una missione per volta e di vedere quelle completate. Non ci sarebbe dispiaciuto avere qualcosa di più approfondito con magari lo storico delle conversazioni o qualche dettaglio aggiuntivo utile al completamento delle missioni.

Tre modi di giocare Dragon Age: Origins

Per come è strutturato il gameplay, la rigiocabilità è data non solo dai risvolti narrativi ma anche dai diversi modi possibili con cui affacciarsi agli scontri. Al livello di difficoltà Facile ci si può permettere di cambiare saltuariamente tra i propri personaggi, giocando quasi sempre in tempo reale tranne che contro i boss o nelle situazioni più concitate. A Normale conviene iniziare a pensare di usare le strategie e alternare il tempo reale alla pausa tattica. Gli ultimi due livelli di difficoltà impongono una pianificazione degli scontri, la scelta di ogni singola abilità da usare per ciascuno dei quattro personaggi e tante ore spese a pensare come bilanciare il team; in cambio, la profondità ottenibile è impareggiabile, una vera cooperativa in single player.

RPG integralista

Ma arriviamo finalmente a parlare di gameplay con un fondamentale disclaimer. Tutti quelli che, come chi scrive, erano rimasti interdetti al momento dell'annuncio di Dragon Age: Origins a causa della sua destinazione console oltre che PC, impauriti di avere l'ennesimo gioco di ruolo depurato dagli elementi di gameplay più profondi, ostici e maniacali, possono rasserenarsi perchè il nuovo RPG di BioWare è assolutamente integralista e senza alcun compromesso (almeno su PC; ma per questo c'è un box dedicato).
Partiamo dalla creazione del personaggio. Come detto in apertura, sarà possibile scegliere tra umani, elfi e nani; tutti hanno accesso alle tre classi disponibili, guerriero, ladro e mago, ad eccezione dei nani che non avendo connessioni stabili con l'oblio risultano insensibili alla magia. Potremo quindi lavorare sulle singole statistiche, partendo da un primo setup che cerca di venire incontro alle peculiarità della classe. A nostra disposizione le classiche forza, destrezza, volontà, magia, astuzia e costituzione che potremo poi potenziare di livello in livello (il level cap è fissato a 20). Stesso discorso vale per le abilità (due punti spendibili in fase di creazione e un punto ogni cinque livelli) che spaziano dal crafting (erborista, creazione veleni e costruzione trappole) passando per l'addestramento che permette di sbloccare i talenti di livello più alti, per arrivare ad abilità legate alla persuasione o al borseggiamento. Conclude la personalizzazione del proprio avatar il sistema di talenti. Questo è suddiviso in varie scuole a seconda della propria classe: ad esempio avremo le magie elementali, quelle legate all'entropia o alla creazione nel caso si scelga un mago, oppure le tattiche di combattimento con scudo o con armi a due mani nel caso di un guerriero o ancora la competenza nel combattimento con due armi o a distanza nel caso si scelga un ladro. Ognuna di queste scuole ha varie abilità suddivise in quattro livelli di crescita e spaziano da potenziamenti passivi a quelli attivabili con una durata permanente o a singola carica. Ma non è ancora finita perchè ogni 7 livelli sarà possibile spendere un punto di specializzazione in una delle quattro classi avanzate disponibili per ogni archetipo. Ad esempio il mago potrà diventare un curatore, oppure uno stregone del sangue, mentre il guerriero potrà diventare un templare o berserker e ancora il ladro potrà specializzarsi nell'essere un bardo o un assassino.
La peculiarità del sistema di specializzazione è il suo essere direttamente collegato al mondo di gioco: per poter avere accesso ai potenziamenti infatti, sarà necessario sbloccarli nel corso dell'avventura, comprando libri molto rari e costosi, interagendo con determinati personaggi non giocanti o approfondendo il legame con i compagni che si sono uniti a noi nel corso dell'avventura. I dragoni dei bei tempi andati

Compagni!

Dragon Age: Origins nell'essere un gioco di ruolo della vecchia tradizione BioWare, non può ovviamente fare a meno di offrire un party system di incredibile profondità. Affronteremo le missioni per gran parte del tempo in un gruppo di quattro personaggi, scelti tra i numerosi che raccoglieremo durante il viaggio e sempre disponibili nell'accampamento. La loro gestione è totalmente a discrezione del giocatore: potremo equipaggiarli secondo le nostre preferenze, gestire la loro crescita di livello, ma soprattutto chiacchierare con loro e organizzarli sul campo durante i combattimenti. Tramite un sistema di influenza legato al nostro comportamento nel corso dell'avventura, questi compagni inizieranno ad avere legami di amicizia, di amore o antagonismo con l'avatar sbloccando determinate opzioni di dialogo e persino dei bonus permanenti sulle loro statistiche (oltre a consentire l'apprendimento delle specializzazioni come descritto sopra). L'interazione è totale: potremo cacciare un compagno, sacrificarlo durante una missione, persino ucciderlo nell'accampamento. Non ci sono limitazioni all'arbitrio concesso al giocatore. I dragoni dei bei tempi andati Ma il grosso della gestione avviene nel corso dei combattimenti. Qui sarà possibile e anzi essenziale, in combinazione con la pausa tattica, elemento cruciale dei giochi di ruolo di un certo spessore, muovere e utilizzare ogni abilità dei personaggi controllati in modo tale da affrontare e vincere ogni battaglia. Dragon Age: Origins è infatti un titolo molto difficile, e già al livello di difficoltà normale (il secondo dei quattro disponibili), ogni combattimento è in grado di mettervi in ginocchio se non viene gestito con la dovuta attenzione. E' comunque sempre possibile rendere i personaggi più o meno autonomi attraverso un sistema di tattiche molto ben congegnato che ci permetterà da un lato di scegliere il tipo di comportamento di un personaggio (aggressivo, a distanza, difensivo e così via) e dall'altro di scegliere delle vere e proprie routine if/then attraverso alcuni menu ad albero: si seleziona l'azione da compiere in risposta a una determinata condizione. Per ogni personaggio ci sono una selezione di tattiche pre-impostate per rendere la vita più facile ai giocatori meno smaliziati, ma è praticamente inutile dire, tanto è ovvio, che ai livelli di difficoltà maggiore è essenziale esibirsi in una micro-gestione dei personaggi, soprattutto di quelli con abilità magiche. Alla fine vi ritroverete a sudare molte più delle proverbiali sette camicie durante i combattimenti con i nemici più coriacei tanta è la tensione per una mossa tattica non andata a buon fine, ma la soddisfazione di vedere dopo lunghi minuti decine di morti a terra e i propri personaggi sporchi di sangue con una orchestra sinfonica che sottolinea in tono trionfale le vostre gesta epiche, ha difficilmente altri paragoni in campo videoludico.

Ci siamo dimenticati qualcosa?

Probabilmente sì, c'è veramente troppo da dire per descrivere un gioco come Dragon Age: Origins. La mappa di gioco è piuttosto grande, con numerose locazioni che si sbloccano a seconda delle quest affrontate e proseguendo in un'avventura che difficilmente vi terrà impegnati meno di 70-80 ore. Una piccola nota va poi fatta nei confronti dell'inventario che, nonostante la presenza dei filtri per categorizzare il contenuto, poteva essere sicuramente strutturato meglio: nelle fasi più avanzate di gioco, quando si sono acquistati diversi upgrade per la capienza, diventa molto faticoso scorrere questa lunga lista alla ricerca dei reagenti. Allo stesso tempo è difficile confrontare adeguatamente le corazze o le armi non essendo possibile elencare ad esempio le prime per materiali di costruzione o le seconde per competenza necessaria all'uso.
I dragoni dei bei tempi andati Il gioco anche nella sua versione PC offre tutta una serie di obiettivi sbloccabili, 87 per la precisione (tenendo conto anche di quelli legati ai primi DLC già disponibili) per un totale di 1600 punti, che vanno a comporre tra le altre cose il profilo del giocatore. Un vero e proprio contenitore di informazioni che può essere uploadato sul sito ufficiale di BioWare attraverso il gioco stesso, per confrontarsi con gli altri giocatori e mostrare, non senza una punta di orgoglio, le conquiste raggiunte e magari le ore di gioco accumulate. Questa è l'unica componente "multiplayer" di Dragon Age: Origins. Le virgolette sono obbligatorie, visto che in fin dei conti si tratta di una semplice classifica online anche se, bisogna riconoscerlo, ben dettagliata.

I Custodi Grigi su Xbox 360

Su console Dragon Age: Origins presenta un'esperienza sovrapponibile dal punto di vista narrativo e contenutistico a quella recensita, con alcune importanti differenze che ne hanno permesso la trasposizione su hardware diversi da quello PC. L'esperienza è quindi nella sua sostanza identica, con le sei origini e la restante campagna presente nella sua totalità. I controlli sono ovviamente affidati al pad che lasciando agli analogici spostamenti e telecamera, pone sui quattro tasti frontali gli otto slot di quella che sarebbe la barra delle abilità, accessibili in due gruppi da quattro premendo e rilasciando il grilletto destro. Con il sinistro si accede invece al menù radiale deputato tanto alla pausa tattica, con gli obiettivi selezionabili tramite il Dpad, quanto all'accesso alle schermate di gestione dell'inventario, delle missioni e del gruppo, potendo anche arrivare alla selezione delle tattiche. Complessivamente il lavoro di conversione dei comandi è buono per quanto l'accoppiata mouse e tastiera resti preferibile di gran lunga, soprattutto in combinazione con la visuale a volo d'uccello, assente invece su console. Insomma quella che a modo di chi scrive è la soluzione più comoda - terza persona per l'esplorazione e, individuati dei nemici, pausa automatica con il tempo di alzare la visuale fin sopra tutta l'azione - non è possibile ed è un peccato. Una prima prova sembrerebbe evidenziare un leggero ribilanciamento verso il basso della difficoltà, un'idea tutt'altro che pessima per migliorare la giocabilità visto il cambio dei controlli. Tecnicamente la cura posta nel dettaglio e la tutto sommato leggera struttura dell'Eclipse Engine vengono poco valorizzati dalla risoluzione raggiunta su console, specialmente quando si guardano certe texture o la palette un po' slavata, oltre a qualche sporadico calo di framerate; il lavoro artistico invece resta tutto. Complessivamente il consiglio da dare non è difficile: se si è nelle possibilità di giocare Dragon Age su PC è meglio, altrimenti bisognerà scendere a compromessi.

I segni della corruzione

A muovere Dragon Age: Origins ci pensa l'Eclipse Engine, qui al debutto, che forte di una direzione artistica di primissimo piano riesce a non far rimpiangere l'Unreal Engine utilizzato per Mass Effect. L'ambientazione dark fantasy si riflette in un mondo dai tratti tipicamente medievaleggianti, composto da infinite distese verdi ed enormi castelli con tanto di paesi antistanti alle mura, arricchito da parecchi elementi di fantasia derivati: dalle città sotterranee fino a impossibili costruzioni, realtà parallele e tutta la mitologia tipica del genere. L'impatto è perciò molto buono ma è sul lungo periodo, apprezzati i dettagli disegnati su ogni armatura e la mole di oggetti proposti dalle ambientazioni, che diventa esaltante, facendo scordare alcune superfici non perfette, qualche texture a dettaglio inferiore e personaggi meno curati di altri. Proprio su quest'ultimo punto bisogna sottolineare che i modelli sono inferiori come impatto qualitativo rispetto a quelli visti in Mass Effect, ma il piccolo passo indietro è adeguatamente compensato dall'enorme varietà a livello di equipaggiamento visualizzato e soprattutto dall'incredibile lavoro fatto sulle ambientazioni in termini artistici e di design. I dragoni dei bei tempi andati Visivamente il tema principale è quello della corruzione, con i luoghi visti durante le origini riproposti in seguito quando oramai corrotti, spogliati delle loro funzioni a causa del male che serpeggia tra i corridoi di un palazzo in cui tutti si sono trasformati in non morti o dentro i piani della torre dei maghi, abbandonato il rigore di un tempo ora irriconoscibile se non addirittura vista all'interno di una realtà parallela creata da un demone. La telecamera, su PC, può essere impostata tanto alle spalle del personaggio controllato quanto a volo d'uccello, con la prima migliore durante l'esplorazione, perché più spettacolare, e la seconda imprescindibile durante i combattimenti che assumono così un rilievo tattico completamente diverso. Molto ben fatti gli effetti e le animazioni che comprendono delle esecuzioni finali in grado di rendere più spettacolare lo sforzo fatto per uccidere i nemici maggiori, con le vesti dei quattro elementi del gruppo sempre più sporche di sangue. Con un Phenom II X3 720 BE, 4 GB di Ram e una Radeon HD 4890, sotto Windows 7, il gioco scorre senza quasi mai alcuna incertezza al massimo dettaglio alla risoluzione di 1600x1050, con il cap del frame rate di sessanta immagini al secondo quasi sempre soddisfatto. Il motore è quindi leggero e il menù esterno al gioco permette di impostare il dettaglio visivo da Basso a Molto alto, scendendo nello specifico solo per la qualità delle texture, l'anti aliasing e il v-sync.
Assolutamente eccezionale anche il comparto audio con ogni riga di testo perfettamente doppiata in inglese (niente italiano parlato) e ovviamente sottotitolata nel nostro idioma, una colonna sonora di grande enfasi interamente orchestrata e di tolkeniana memoria (il tema principale del gioco è emblematico in questo senso, nella sua bellezza) e ovviamente un infinito elenco di effetti sonori in grado di rendere palpabile e densa, oltre che credibile e viva, l'atmosfera che si respira in ogni ambientazione.

La Videorecensione

Dragon Age - Videorecensione Dragon Age - Videorecensione

E' difficile sintetizzare quello che rappresenta Dragon Age: Origins per i GdR e la lunghezza di questa recensione lo dimostra adeguatamente. Il nuovo lavoro di BioWare è senza ombra di dubbio un capolavoro: è gioco di ruolo allo stato puro, senza compromessi e con una profondità, uno spessore e una densità di gameplay e atmosfera che non hanno rivali nel settore. Avrete voglia che il gioco non finisca mai e considerato il numero di ore necessario per vederne l'epilogo, probabilmente per molto tempo il vostro desiderio sarà esaudito. Le imperfezioni ci sono, sottili e abilmente nascoste ma, pur tenendo conto di un livello di difficoltà troppo elevato, che impedisce di giocare Origins sempre in tempo reale rendendo obbligatorio l'uso della pausa tattica, non facciamo fatica a decretarlo l'RPG dell'anno anzi, dell'ultima manciata di anni.

Pierpaolo Greco
Umberto Moioli

Pro

  • Atmosfera, storia e lore profondi e coinvolgenti
  • Interazione con il party senza eguali
  • Artisticamente splendido
  • Tantissime ore di gioco

Contro

  • Può essere veramente ostico
  • Alcune aspetti dell'interfaccia sono carenti in termini di usabilità
  • Su console è tecnicamente indietro

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • Processore: AMD Phenom 2 X3 720BE@3.5 GHz
  • RAM: 4 GB DDR3
  • Scheda video: ATI Radeon HD 4890 con 1 GB
  • Requisiti Minimi
  • Processore Windows XP: Intel Core 2 a 1.4 GHz o AMD X2 a 1.8 GHz
  • Processore Windows Vista: Intel Core 2 a 1.6 GHz o AMD X2 a 2.2 GHz
  • RAM: 1 GB su Windows XP e 1.5 GB su Windows Vista
  • Scheda video Windows XP: ATI Radeon X850 con 128 MB o NVIDIA GeForce 6600 GT a 128 MB
  • Scheda video Windows Vista: ATI Radeon X1550 con 256 MB o NVIDIA GeForce 7600 GT a 256 MB
  • Spazio su disco: 20 GB
  • Sistema operativo: Windows XP con SP3 o Windows Vista con SP1
  • Requisiti Consigliati
  • Processore: Intel Core 2 Quad a 2.4 GHz
  • RAM: 4 GB
  • Scheda video: ATI Radeon 3850 con 512 MB o NVIDIA GeForce 8800 GTS con 512 MB