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Redazione

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Final Fight: Double ImpactRitorno a Metro City 20

Disponibile su PSN e XBLA, Final Fight: Double Impact include due classici Capcom in un'edizione esclusiva, votata al multiplayer online.

Versione testata: PlayStation 3

Quando il crimine organizzato ha pensato di rapire la figlia del sindaco di Metro City per tenerlo in pugno, evidentemente non ha fatto bene i propri calcoli. In primo luogo, Mike Haggar (il sindaco di cui sopra) ha alle spalle una carriera di wrestler professionista e il suo passatempo preferito è afferrare poveri malcapitati, saltare in aria e atterrare sulla loro testa; in secondo luogo, il fidanzato di sua figlia Jessica, Cody, è noto per essere un vigilante molto abile nelle risse, in grado di fracassare qualsiasi cosa con i suoi pugni; infine, come se non bastasse, la ragazza ha anche uno spasimante segreto, Guy, che frequenta la scuola dei ninja e che ogni sera affila la punta dei suoi stivaletti per poter effettuare il calcio volante più "pungente" che il mondo conosca. Ritorno a Metro City I tre si riuniscono e partono alla volta dei bassifondi, con l'obiettivo di sbaragliare qualsiasi resistenza e di farsi dire, con le buone ma soprattutto con le cattive, dove hanno portato Jessica. Il resto è storia nota: una serie di zone piene zeppe di malintenzionati da "ammorbidire" e pericolosi boss finali, un sacco di mosse da effettuare e uno dei multiplayer cooperativi più famosi e affascinanti di sempre.

Altrimenti ci arrabbiamo

Final Fight, uscito nelle sale giochi alla fine del 1989, porta con sé un carico di citazioni straordinario, in grado di esemplificare l'influenza di determinate figure sull'immaginario giapponese. I nemici che Haggar, Cody e Guy si trovano a fronteggiare non sono altro che versioni "pompate" di Michael Jackson (erano così larghe le spalline della sua giacca di pelle nel video "Thriller"?), variazioni effeminate di Andre "The Giant" (che lottò nelle federazioni giapponesi per un bel po' di anni prima di finire alla corte di Vince McMahon) e dei Road Warriors (un tag team molto famoso in quegli anni), ma anche personaggi originali che come da tradizione Capcom sarebbero stati ripescati negli anni successivi per affollare un "mondo condiviso" che per molti versi somiglia al Marvel Universe. Ritorno a Metro City Quella offertaci da Final Fight: Double Impact non è la prima conversione "arcade perfect" di quello che può essere considerato il picchiaduro a scorrimento per eccellenza, e a differenza di Super Street Fighter II HD Remix non può vantare una grafica completamente ridisegnata per l'occasione, dunque alla fine dei conti è chiara la collocazione di questo prodotto in quella parte di mercato riservata ai nostalgici. Bisogna però dire che il lavoro effettuato da Proper Games ha un suo perché, con il cabinato visibile nella visuale standard che cerca di ricreare quanto più possibile l'atmosfera della sala giochi (persino la grafica viene "deformata" per via dello schermo tutt'altro che piatto dei coin-op dell'epoca), alternato a due diverse visuali a pieno schermo che utilizzano filtri in grado di rendere gli sprite meno "pixellosi" di quanto non siano in realtà. E poi c'è il multiplayer online, che svolge un ruolo di primo piano: a meno che non si decida di giocare offline, infatti, ogni volta che iniziamo una partita viene avviata una sessione multiplayer e qualsiasi giocatore nel mondo può unirsi inserendo il proprio gettone virtuale. Allo stesso modo, possiamo cercare una partita già iniziata e unirci ad essa, oppure spolverare il secondo Dual Shock 3 e collegarlo alla console per un "doppio" con un amico in ricordo dei vecchi tempi. Le regole del multiplayer ci vietano di fatto di mettere il gioco in pausa, il che può rappresentare un problema (specie se ancora non siamo a conoscenza di questo particolare), ma in generale le partite si svolgono senza lag e senza rallentamenti. Per la quantità di mosse a nostra disposizione e la famosa "sensazione di impatto, Final Fight si pone ancora oggi come un titolo dal gameplay attuale e coinvolgente, pensato per essere affrontato in due (è davvero troppa l'energia che gli avversari possono sottrarci con un paio di attacchi messi a segno, figuriamoci quando veniamo circondati) e con un sistema di controllo a due pulsanti che ben si adatta all'uso con il joypad.

Trofei PlayStation 3

Final Fight: Double Impact ci offre un totale di dodici trofei: cinque per Final Fight, sette per Magic Sword. I primi si ottengono semplicemente completando il gioco con Haggar, Cody, Guy e in modalità cooperativa, nonché arrivando alla fine continuando meno di diciotto volte. Per avere i secondi bisogna completare Magic Sword, ottenere entrambi i finali, continuare meno di diciotto volte, portare a termine uno stage senza essere toccati, ecc.

La spada magggica

Inserito nel bundle per renderlo più conveniente dal punto di vista economico (9,99 euro per il solo Final Fight sarebbero stati un po' troppi), Magic Sword si presenta un po' come il fratello povero dell'eccezionale Black Tiger che tutti ricordiamo con affetto. A guardare la data di uscita originale del gioco (1990), ci si rende conto che è ben tre anni più vecchio del classico Capcom appena citato, eppure le influenze sono palesi: il personaggio si muove in modo quasi identico, molti sprite sono gli stessi (i pipistrelli, i forzieri, il vecchio mercante trasformato in un malvagio stregone volante...) ma mancano elementi importanti come il potenziamento di armi e armature, e soprattutto la cura nella realizzazione tecnica è lungi dall'essere la stessa, in particolare per quanto concerne le animazioni. Ritorno a Metro City Il gioco ci vede controllare un guerriero che deve scalare un'enorme torre e quindi esplorarne i gironi alla ricerca di tesori e alleati. Questi ultimi (una rosa piuttosto nutrita: giganti, ninja, amazzoni, preti, maghi, ladri, cavalieri e uomini-lucertola) vanno liberati dalle loro prigioni utilizzando le chiavi raccolte in giro, e costituiscono una sorta di "pod" di sparaefuggiana memoria, ovvero attaccano insieme a noi (spesso utilizzando armi a lunga gittata) e dispongono di una propria barra dell'energia. Soluzione, questa, che distingue Magic Sword da tanti action game dell'epoca, in cui generalmente si perdeva la vita al primo colpo subito. Esattamente come Final Fight, Magic Sword può essere giocato in modalità multiplayer cooperativa sia online che in locale, anche se da questo punto di vista i risultati non sono proprio gli stessi: la difficoltà sembra calibrata per il gioco in singolo, quindi le cose in due diventano un po' troppo facili e l'ormai standardizzata presenza di "continua" infiniti finisce per rendere l'esperienza quasi eterea.

Mettiamo subito le mani avanti: se avete già acquistato una qualsiasi delle riedizioni di Final Fight, non potrete che considerare il doppio pacchetto di Final Fight: Double Impact come un prodotto costoso e dotato di scarsa attrattiva. Se invece non avete ancora fatto vostro il classico Capcom, magari attendendo una versione dotata di multiplayer online, o addirittura non avete mai giocato con il picchiaduro a scorrimento per eccellenza, allora ci sono poche scuse: spendete senza timore questi 9,99 euro e gustatevi la sfida che caratterizzava i vecchi coin-op ma che nel videogaming attuale si è praticamente persa, un gameplay sempre al passo coi tempi e un multiplayer ben realizzato e coinvolgente. C'è poi il bonus costituito da Magic Sword, per molti versi il "fratello povero" di Black Tiger ma anch'esso dotato di qualche idea interessante e di una discreta giocabilità.

Tommaso Pugliese

Pro

  • Conversione più che perfetta
  • Multiplayer online ben implementato
  • Due giochi al prezzo di uno...

Contro

  • ...ma Magic Sword è più che altro un riempitivo
  • Con i "continua" infiniti la sfida perde gusto
  • Final Fight è già stato riproposto varie volte