The Fight: Senza RegoleAvanti il prossimo 

Attraverso una grafica cupa e un sistema di combattimento più complesso, PlayStation 3 vuole dimostrare che Move è in grado di dare parecchie soddisfazioni anche al pubblico hardcore

Il gioco richiede Move per PlayStation 3

Tra tutti i giochi che avrebbero dovuto accompagnare il lancio di Move e mostrarne al popolo gli effettivi pregi, The Fight: Senza Regole era probabilmente uno di quelli che più aveva incuriosito i nuovi e vecchi possessori di PlayStation 3. Avanti il prossimo Sì, perché questo gioco à la Fight Club non solo ha una veste grafica cupa e matura, che si discosta dai colori, dalle caricature e dai pupazzetti dei titoli casual che gli fanno compagnia, ma giunge con la promessa di un'esperienza assai più realistica, precisa e appagante di quella Boxe per famiglie che aveva goffamente accompagnato il debutto di Nintendo Wii. A quanto pare l'obiettivo degli sviluppatori era proprio quello di dare più libertà di scelta e azione al giocatore, concedendogli qualsiasi tipo di movimento, a costo di rendergli la vita più difficile. Dopotutto, pugni in faccia e ganci nello stomaco non sono proprio adatti a un pubblico di mammolette. Scazzottate in una lurida prigione, uno stile grafico azzeccato e un sistema di controllo, almeno in linea teorica, coinvolgente dovrebbero assicurare perlomeno un gioco di combattimento decente. Eppure le cose non sono andate come previsto...

Nati con la camicia (di forza)

The Fight mette il giocatore alle prese con una serie di combattimenti a mani nude, dapprima contro un manipolo di scarsi carcerati, per poi salire via via in una piramide di contendenti sempre più agguerriti. Per l'occasione gli sviluppatori hanno scomodato l'attore messicano Danny Trejo, per nulla estraneo all'ambiente dei combattimenti in prigione, e il quale ha lo scomodo incarico di insegnarvi le fondamenta della lotta. Nell'arco dell'intero tutorial si alternano infatti alcuni video in cui Trejo, con linguaggio da strada e tono incazzato, una volta vi insulta e l'altra pure, mentre tenta in tutti i modi di spiegare come si utilizza il controller. Peccato che, nel cercare disperatamente di sembrare un tipo tosto, il protagonista di Machete non fa altro che apparire come un povero pagliaccio: vederlo dimenarsi e dare pugni, mentre tra le mani stringe due Move illuminati nel buio, non fa che rendere vano qualsiasi tentativo di prenderlo sul serio. Avanti il prossimo In questo modo The Fight riesce a ottenere l'effetto contrario, e invece di sembrare un picchiaduro serio e duro, scade clamorosamente nella parodia. La malriuscita presentazione non è purtroppo l'unico difetto di un gioco che, anzi, mostra tutti i punti deboli solo una volta che si impugna il controller. Prima di ciascun match il giocatore viene sottoposto a una lunga e scomoda sessione per ricalibrare il Move: punta allo schermo, allarga le braccia, allontanati dal PlayStation Eye, metti i controller sotto al mento e resta immobile; a questo punto, perché non fare anche una capriola sul posto? L'intero procedimento è finalizzato a ottenere il massimo della precisione, cosa che riesce anche bene per i primi istanti di gioco. È davvero stupefacente con quanta naturalezza si riesca a mimare il gesto dell'ombrello e vedere il proprio personaggio fare lo stesso, ma basta un movimento un po' più brusco o un leggero spostamento di lato e bisogna nuovamente calibrare il Move. Fortunatamente basta avvicinare entrambi i controller al mento in posizione di guardia e premere un tasto, ma doverlo fare di continuo durante una scazzottata diventa presto insopportabile.

Trofei PlayStation 3

In The Fight: Senza Regole il giocatore può conquistare 28 diversi Trofei. La maggior parte sono piuttosto banali, e chiedono di mettere K.O. un certo numero di avversari o di vincere la modalità Carriera, ma non mancano un paio di sfide decisamente più ingegnose.

E' quasi meglio una rissa reale

Come se non bastasse, anche nella migliore delle condizioni, il combattimento vero e proprio è un inferno: poco importa quanto veloci siano i vostri colpi, perché il protagonista si muoverà sempre in maniera più lenta e impacciata. Teoricamente questo dovrebbe stimolare il giocatore a guadagnare sempre più punti e spenderli poi per potenziare il suo personaggio, ma quando si sudano sette camicie per riuscire anche solo a dare un pugno al più debole e panciuto degli avversari, allora si capisce che qualcosa nello sviluppo è andato parecchio storto. Molte altre scelte nel sistema di controllo sono decisamente discutibili, a partire dal modo in cui ci si sposta nello scenario fino al tracciamento del volto di PlayStation Eye: in quest'ultimo caso infatti, la telecamera prova a seguire la testa del giocatore, il quale può scansare i colpi avversari spostandosi o accovacciandosi. Tristemente la periferica ci mette poco a "perdervi di vista", convincendovi che la scelta migliore sia disabilitare quest'opzione e affidarsi all'uso di un tasto. Chi non dispone di due Move può sempre abbinare Move e DualShock, sebbene questa combinazione riesca a essere ancora meno precisa e affidabile. Pessima è anche la caratterizzazione dei personaggi e la povertà dell'ambiente di gioco, così che, nonostante un discreto editor per il proprio avatar, l'impressione è sempre quella di fare a botte con una manciata di insipidi manichini.

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4.7

Redazione

7.3

Lettori (62)

Purtroppo The Fight è tutto fumo, si concentra prima sull'estetica e poi sulla sostanza. Dai ridicoli filmati di Trejo alle ambientazioni da ghetto piene di cliché, il gioco pensa più a farsi bello che a divertire il giocatore. Calibrare il Move prima di ogni match è una vera tortura, e i combattimenti non riescono a dare nessuna grossa soddisfazione: il personaggio si muove troppo lentamente, si stanca e dà cento colpi a vuoto prima di mandarne uno a segno, così che alla fine di una partita ci si ritrova sudati e spossati. Magari anche con un occhio nero. In The Fight, ed è questa la cosa sbagliata dell'intero prodotto, non è il gioco che si adatta ai movimenti del giocatore, ma è quest'ultimo che deve sottostare alle spietate regole e alle incomprensibili richieste di un controller, ottimo e reattivo come il Move, implementato coi piedi.

Vincenzo Lettera

Pro

  • Scelte grafiche azzeccate
  • Un decente editor del personaggio

Contro

  • Controlli imprecisi e per nulla appaganti
  • Lungo procedimento per calibrare il Move
  • Forse la più ridicola apparizione di Trejo