6.0

Redazione

5.5

Lettori (33)


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  • Data di uscita: 1 settembre 2011
  • Piattaforme: x360, ps3
  • Tipologia di gioco: Sparatutto

BodycountFacciamo la conta 44

Arriva infine la versione definitiva di Bodycount, lo sparatutto Codemasters che si propone come seguito spirituale di Black

Versione testata: Xbox 360

Black arrivò sul mercato quando la vecchia generazione di console era ormai bella che matura, eppure fu in grado di distinguersi per numerose caratteristiche, a partire dalla realizzazione tecnica per arrivare alla particolare interazione con gli scenari che consentiva di distruggere (seppure in maniera molto selettiva) elementi di ambientazione in un tripudio di pallottole ed esplosioni. Era il 2006 e Half-Life 2 aveva già spostato l'attenzione su una gestione della fisica indubbiamente superiore, ma il connubio di elementi arcade, scenografie variegate e distruzione assortita piacque un po' a tutti e Black si conquistò un suo posto d'onore tra i giochi di Xbox e PlayStation 2 a fine corsa, peraltro continuando a vendere copie su quest'ultima console con una longevità veramente impressionante. Facciamo la conta Strano dunque - considerando le meccaniche tipiche di quest'industria - che nessuno si sia preso la briga di svilupparne un seguito. Spostamenti di personale, questioni di licenze e anni di distanza hanno nascosto tale seguito in questo Bodycount di Codemasters, ideato proprio da quello Stuart Black che aveva creato il videogioco - strano caso - suo omonimo, un'eredità che l'ha reso particolarmente allettante agli occhi di molti, unitamente alle promesse di azione e innovazione che si è portato dietro fin dalle prime apparizioni. Se è vero che la gente a quanto pare continua ad aver voglia di FPS, è altrettanto noto come il campo sia diventato sempre più selettivo, stringendosi intorno a quei due o tre franchise che contano su budget milionari e smuovono numeri impressionanti, dunque la sfida per Bodycount è doppia, dovendo dimostrare di essere un buon gioco e possibilmente una valida alternativa agli sparatutto bellici che imperversano. Una cosa non si può contestare: il gioco Codemasters ha un suo specifico carattere, che risponde con l'originario spirito arcade degli FPS all'imperversante realismo spesso pomposo di molte produzioni attuali. Pistole possenti ed esplosioni facili, questa l'antica ricetta che gli sviluppatori hanno voluto recuperare per dare un taglio particolare al gioco in questione. Certo la scarsità che caratterizza l'offerta ludica, in termini di ore di gioco e modalità in cui cimentarsi, rappresentano comunque punti deboli poco perdonabili.

La conta dei corpi

La storia è quasi assurda ma nella sua semplicità contribuisce a ricordare la freschezza dei giochi action d'altri tempi, che in barba alle pretese di realismo cercavano pretesti per giustificare azioni a dir poco epiche. Eccoci allora nei panni di una sorta di agente speciale inviato da solo in giro per il mondo contro interi eserciti, armato di 2 bocche da fuoco (una primaria e una secondaria a scelta tra una collezione non troppo estesa di fucili, mitra e pistole, oltre a bombe a mano e mine) semplici quanto funzionali e di abilità speciali da utilizzare nei momenti opportuni. Facciamo la conta La storia è una bizzarra costruzione di fantascienza, spionaggio e cospirazioni assortite che coinvolge degli strani gruppi paramilitari dai nomi alquanto naif come "Network", "Milizia" e "Target", ma quello che conta d'altra parte è il pretesto per essere lanciato in un particolare territorio a seminare pallottole e distruzione a 360 gradi. In pratica, da un'infiltrazione all'interno di una zona africana funestata dalla guerra intestina, alla ricerca di indizi su quanto stiano tramando i signori della guerra locali emerge l'esistenza di una misteriosa corporazione impegnata in ricerche scientifiche e militari dagli scopi oscuri e da lì parte un crescendo della trama a dire il vero non troppo entusiasmante, ma sicuramente godibile a cuor leggero. La struttura del gioco riporta alle radici del genere, proponendo in sostanza una continua serie di combattimenti furibondi in cui la velocità nel premere il grilletto e la capacità di fuoco risultano basilari per avanzare. E' una continua festa di esplosioni, frammenti di scenario che saltano in aria e globi luminosi (i bonus intel) che si spargono in giro, un qualcosa che non si vede di frequente negli FPS odierni e che nella sua semplicità fracassona riesce a divertire immediatamente anche coloro che non sono proprio affezionati al genere.

Distruzione selettiva

Bodycount fonda le particolarità del suo sistema di combattimento su due caratteristiche principali: l'utilizzo delle abilità speciali e la possibilità di distruggere parte dello scenario. Le abilità sono quattro, tutte soggette a ulteriore evoluzione che ne determina anche alcune variazioni importanti, proseguendo nel gioco. L'"adrenalina" è in grado di aumentare la resistenza del protagonista, i "colpi perforanti" incrementano il danno provocato dalle pallottole, un particolare radar ci mette in grado di rilevare i nemici e successivamente si evolve in un'arma "a zona" e infine l'attacco aereo, richiamabile su aree a scelta del campo di battaglia. L'utilizzo delle abilità dipende dal caricamento di una speciale barra posta all'angolo dello schermo, che si riempie raccogliendo i bonus colorati di "intel" che i nemici uccisi disseminano sullo scenario, cosa che peraltro determina un'ulteriore caratteristica stilistica peculiare del gioco, in netto contrasto con gli FPS più realistici. La barra si esaurisce in fretta e richiede diverse eliminazioni per potersi ricaricare, dunque è opportuno dosare con oculatezza l'utilizzo delle abilità speciali, il cui supporto diviene tuttavia indispensabile con l'avanzare nei livelli. L'altro elemento particolare del titolo Codemasters è l'interazione con gli scenari, eredità diretta del vecchio Black che di questa faceva il suo grande punto di forza. A dire il vero, così come all'epoca, si tratta di un'interazione ancora piuttosto limitata, ma comunque ben integrata nel tessuto del gioco. Il principio è molto semplice: è possibile distruggere un gran numero di elementi sullo schermo con l'eccezione di alcuni materiali resistenti che risultano immuni a proiettili ed esplosioni, come i metalli e il cemento armato, che si limitano a scheggiarsi senza distruggersi. Questo espediente determina una variazione nel sistema di copertura, in quanto molti elementi possono essere facilmente distrutti, costringendo dunque sia il giocatore che i nemici a cambiare spesso la propria posizione e l'atteggiamento difensivo, oltre ad aprire eventualmente passaggi o "finestre" da cui colpire, ma non arriva ad una modifica sostanziale degli scenari a volontà del giocatore. Una demolizione dunque un po' di facciata, ma che contribuisce sicuramente ad ampliare la sensazione distruttiva durante il combattimento.
Bodycount - Videorecensione Bodycount - Videorecensione

Poche possibilità

E' chiaro come il gioco sia strutturato prendendo la Campagna come fulcro dell'azione, essendo questa sicuramente la modalità maggiormente strutturata e profonda tra quelle disponibili, che peraltro non sono molte. E' un peccato, dunque, che tale Campagna non possa essere affrontata in multiplayer cooperativo (né online né offline con split screen), e che non duri poi neanche molto, essendo completabile in circa 6 ore di gioco. Altro problema è la scarsa varietà di situazioni in cui ci veniamo a trovare nel corso del gioco: fedele anche qui alla tradizione arcade dell'FPS, non esistono digressioni sul tema e ci troveremo sempre e comunque impegnati a fare fuoco sui nemici utilizzando due armi a scelta dall'arsenale disponibile, senza impegnarsi mai in qualcosa di diverso, a parte la necessità di premere pulsanti per attivare porte o far saltare determinati congegni per proseguire. Facciamo la conta E' probabile che la genesi un po' complessa del titolo Codemasters, evidentemente passato attraverso varie fasi di progettazione compreso l'abbandono di un paio di personaggi di spicco del team responsabile, abbia lasciato da parte diversi elementi di contorno nonché ridotto la costruzione della storia e di conseguenza dell'esperienza-gioco. Oltre alla Campagna, le altre opzioni sono alquanto limitate e comprendono il multiplayer, comprensivo di deathmatch tutti contro tutti o a squadre e una modalità cooperativa che ricalca sostanzialmente l'Orda di Gears of War applicabile a 4 scenari diversi e infine la modalità "Bodycount", nella quale ci troviamo ad affrontare i vari livelli che compongono la storia in maniera staccata, cercando di stabilire nuovi record in termini di bodycount, appunto, ovvero in quantità di uccisioni.

Obiettivi Xbox 360

Bodycount contiene 41 obiettivi per un totale di 1000 punti. La maggior parte di questi è disseminata nel corso della Campagna e si ottiene avanzando per i livelli oppure raggiungendo determinate performance come uccidere una certa quantità di nemici con un particolare tipo di colpo speciale o cose del genere. Il gioco non è parco nella distribuzione degli achievement e anche una prima passata veloce a tutta la Campagna può portare alla raccolta di ben più di metà degli obiettivi disponibili, anche i non perfezionisti saranno soddisfatti.

Strani luoghi

L'aspetto di Bodycount contribuisce a caratterizzarlo come un gioco particolare, in parte diverso da molti concorrenti in quanto legato ad un'estetica meno piegata al realismo e maggiormente fantasiosa. Vagando per le coloratissime baraccopoli africane, negli oscuri e intricati vicoli cinesi o all'interno delle lucide e aliene strutture delle basi Nexus vengono in mente giochi piuttosto lontani nel tempo come Perfect Dark o GoldenEye, sebbene l'azione qui si presenti più legata all'attuale standard degli FPS. La scelta di percorrere la strada più fantasiosa ha smarcato gli sviluppatori dalla necessità di proporre scenari necessariamente realistici, presentando invece una realtà alternativa particolarmente colorata e quasi caricaturale in certi casi, una via di mezzo che ricorda un po' la soluzione intrapresa da Splash Damage con Brink. Il motore grafico è il famoso Ego Engine di Codemasters, che finora si è comportato egregiamente sui racing game della casa britannica ma che ha avuto poche possibilità di sbizzarrirsi in altri generi, riuscendo comunque a mostrarsi solido e affidabile in mezzo al caos di esplosioni e distruzione che in molti casi riempie lo schermo in maniera davvero spettacolare tra vetri che si frantumano e pareti che crollano (parzialmente). La costruzione dei livelli, che gli sviluppatori hanno presentato come attentamente pianificata, ha portato a risultati un po' discontinui, alternando alcune situazioni veramente notevoli in termini di quantità di nemici e strutture dello scenario, con campo visivo di ampio respiro e scenografie particolari ad altri livelli in cui la ripetizione degli elementi di sfondo si presenta palese, con alcune sezioni che sembrano quasi rappresentare una sorta di backtracking non voluto. In generale, comunque, è apprezzabile la costruzione delle zone di gioco in stile "sandbox", con la possibilità di percorrere strade diverse per arrivare all'obiettivo elaborando in tal modo differenti approcci alla battaglia, anche se sarà difficile che il gioco riesca a suscitare una qualche sensazione di meraviglia o appagamento visivo al passo coi tempi. L'accompagnamento audio si presenta completamente localizzato in un buon Italiano (dialoghi e testi), caratterizzato da musiche in stile "007" ed effetti sonori che paiono studiati per aumentare il senso di soddisfazione nello sventagliare pallottole e innescare esplosioni, tipico dello sparatutto arcade.

Bodycount è stato studiato come un'ottima alternativa allo standard delle maggiori serie di FPS attuali, divertente e immediato, ma presenta alcuni difetti che ne minano fortemente la valutazione. Il sistema di combattimento semplice, basato su poche armi e l'utilizzo oculato delle quattro abilità, rimanda ad uno spirito arcade che cattura facilmente qualsiasi giocatore, mentre le possibilità d'interazione con gli scenari funzionano a dovere, seppure con i loro limiti intrinseci. Tuttavia la piattezza del level design impostato generalmente sul raggiungimento di vari punti di interesse a suon di pallottole, o in certi casi addirittura attraverso la semplice fuga a gambe levate, la mancanza di varietà nelle situazioni in cui si incorre, ma sopratutto la penuria di opzioni di gioco e l'evidente brevità della Campagna sono difetti che difficilmente si possono ignorare nell'attuale panorama degli FPS.

Giorgio Melani

Pro

  • Immediato e divertente il sistema di combattimento
  • Ottima l'apertura dei livelli in stile sandbox
  • Il sistema di distruzione, seppure parziale, funziona bene

Contro

  • Corto e dotato di poche opzioni di gioco
  • Scarsa varietà nell'azione
  • Realizzazione tecnica un po' discontinua