8.8

Redazione

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Gemini RueHo visto cose... 0

L'avventura cyberpunk dello sviluppatore indipendente Joshua Nuernberger catapulta il giocatore in un cupo e malinconico mondo futuristico

A differenza di quanto può accadere con un buon FPS o un RPG di alto livello, è sempre difficile per un'avventura grafica vecchio stile riuscire a immergere il giocatore medio in maniera altrettanto efficace. Le schermate fisse, i dialoghi ripetuti e gli enigmi che per forza di cose finiscono per spezzare il ritmo di gioco, sono tutti elementi per i quali spesso chi gioca non si sente davvero proiettato all'interno di quel mondo alternativo creato dagli sviluppatori. Ho visto cose... L'unico modo per coinvolgere emotivamente il giocatore è così quello di far leva su un'ottima atmosfera e una forte componente narrativa, potenti armi di un genere troppo facilmente dato per defunto. Ed è proprio quello che fa Gemini Rue, opera cyberpunk di Joshua Nuernberger che sembra mescolare spunti narrativi, toni e ambientazioni tratti dai più svariati cult del genere sci-fi: dall'ovvio Blade Runner al meno noto Strange Days, mentre il tutto viene proposto attraverso una storia à la Memento. Approfittando del recente lancio su Steam abbiamo così deciso di raccontarvi di quella che, a conti fatti, è una delle più riuscite avventure grafiche dell'anno.

I due volti dell'avventura

La trama dalle tinte orwelliane narrata da Gemini Rue si apre sul cupo e piovoso Barracus, uno dei pianeti finiti sotto il dominio di un'organizzazione nota col nome di Boryokudan. Le strade sono continuamente sorvegliate, le comunicazioni sotto controllo e soldati fanno visita agli abitanti in cerca di potenziali scissionisti o semplicemente per divertirsi maltrattando qualcuno. Chi ha fatto quattro passi nella City 17 di Half-Life 2 avrà un forte senso di deja vù, ma in questo caso Azriel Odin, il protagonista del gioco, è lì per un motivo ben preciso: sospettando che i Boryokudan siano coinvolti nella scomparsa di suo fratello, si è recato a Barracus per incontrare un misterioso informatore, scintilla che darà il via a una trama ricca e articolata. Ho visto cose... Parecchio riuscita è tra l'altro la scelta narrativa per cui spesso, fin dai primi minuti, il giocatore si ritrova a controllare Delta-6, un ragazzo tenuto prigioniero in un laboratorio segreto e sottoposto ad alcuni esperimenti da sconosciuti figuri. Da sottolineare come, nonostante questo escamotage, il gioco riesca ottimamente a intrecciare le due storie e a portarle avanti parallelamente pur senza mai spezzare il ritmo della narrazione, ed è forse questo uno dei pregi maggiori dell'opera dello sviluppatore californiano, la quale non smette mai di essere credibile grazie a dialoghi perfettamente realizzati e piacevolmente doppiati. Proprio in merito al doppiaggio ha indubbiamente aiutato la collaborazione di publishing con l'etichetta indipendente Wadjeteye Games, considerando che Gemini Rue condivide con la serie The Blackwell quasi tutte le voci. A giocare un ruolo importante nell'immergere ancora di più il giocatore è anche lo stile retrò che caratterizza la componente grafica, con fondali e sprite che, pur essendo lontani dall'eccellenza visiva trovata in altre splendide avventure grafiche in 2D, riesce a rendere in maniera impeccabile le tinte noir e la torbida atmosfera. Atmosfera che è ulteriormente evidenziata dall'azzeccata colonna sonora composta da Nathan Allen Pinard e che mescola suoni ambientali a pezzi jazz, raggiungendo il suo apice nei malinconici brani composti al piano e riportando alla mente il degradato mondo futuristico del titolo grazie ad alcune musiche elettroniche particolarmente riuscite.

Tra enigmi e sparatorie

Se finora abbiamo insistito sull'eccellenza di Gemini Rue per quanto riguarda la sua atmosfera e la sua capacità di narrare un'intrigante storia, ciò non vuol dire che il gioco manchi di sostanza quando si mette mano al mouse, nonostante sia proprio questo il momento in cui emergono i pochi ma evidenti difetti del gioco. Rimbalzando da Odin a Delta-6, l'esperienza offre un riuscito mix di investigazione ed esplorazione, arricchendo il tutto con una serie di intriganti enigmi da risolvere o di personaggi da interrogare. Purtroppo non mancano alcuni momenti in cui è necessario darsi al pixel hunting in cerca di dettagli sullo schermo che, complice anche degli scenari tetri, finiscono per essere davvero poco evidenti; per fortuna si tratta di casi piuttosto rari, ma se li si combina alla discreta quantità di backtracking richiesta è chiaro che potrebbero infastidire i giocatori meno pazienti. Ho visto cose... Va poi detto che, sebbene la struttura resti pesantemente ancorata alle avventure punta e clicca più classiche, non mancano alcune idee più interessanti e originali, esempio delle quali è il modo in cui il giocatore è in grado di spingere altri personaggi a eseguire determinate azioni, oppure l'utilizzo dei terminali per poter accedere a informazioni riservate. Non tutto però è riuscito alla perfezione: di tanto in tanto Odin viene coinvolto in intensi scontri a fuoco che vedono il giocatore destreggiarsi con un macchinoso sistema di combattimento. Si cerca copertura, si trattiene il respiro, si mira e si fa fuoco, ma la quantità di tasti richiesta e la legnosità del meccanismo finisce per rendere queste sparatorie quasi frustranti, sebbene sia da apprezzare il tentativo di voler quantomeno spezzare la 'tranquillità' delle sessioni investigative. Infine, ad aggiungere ulteriore pepe ci pensano alcuni enigmi in cui si hanno soldati Boryokudan alle calcagna e che vanno risolti entro un tempo limite, aumentando la tensione e segnando un netto allontanamento dai ritmi distesi e rilassati che solitamente caratterizzano le avventure grafiche.

Oltre a essere l'ennesima dimostrazione che con un tool di sviluppo semplice e accessibile come Adventure Game Studio si possano creare esperienze memorabili, Gemini Rue è anche una delle più intriganti avventure grafiche uscite quest'anno, grazie a un'ottima componente narrativa e ad atmosfere sci-fi che sembrano mescolare Beneath a Steel Sky con Blade Runner. Pur non essendo privo di difetti più o meno evidenti, questo gioco indipendente rischia di diventare un piccolo cult, ma per il momento è senza dubbio un must per gli appassionati dei più classici punta e clicca.

Vincenzo Lettera

Pro

  • Grande atmosfera e narrazione
  • Enigmi vari e intriganti
  • Ottima componente sonora

Contro

  • Sparatorie poco riuscite
  • Un po' troppo backtracking

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • MacBook Pro
  • Intel Core i5 Dual Core a 2,4GHz
  • 4 GB di Ram
  • Via BootCamp
  • Requisiti Minimi
  • Windows 2000, XP o Vista
  • Processore Pentium o superiore
  • 64 Mb di RAM
  • 700 Mb di spazio libero su disco