Uncharted: L'Abisso d'OroNathan nell'abisso di PlayStation Vita 

Arriva il capitolo esclusivo per PlayStation Vita delle avventure di Nathan Drake. Scopriamo insieme la qualità di questo Uncharted portatile

Senza dubbio alcuno Uncharted: L'Abisso d'Oro è il titolo più atteso tra quelli che accompagnano il lancio di PlayStation Vita, innanzitutto perché rappresenta il primo spin off di una serie che su PlayStation 3 non ha sbagliato un colpo, poi perché nel corso dei mesi le nostre prove hanno rafforzato l'idea di avere dinnanzi un titolo molto ambizioso per un portatile, sia dal punto di vista tecnico che di esperienza in single player. Dopo aver terminato il gioco in circa 9 ore e 30 minuti attraverso i 34 capitoli disponibili, possiamo affermare che il progetto sviluppato da Sony Bend (quelli di Syphon Filter per PSP tra gli altri) gode di parecchie contraddizioni, alti e bassi che non gli permettono di raggiungere i livelli qualitativi dei suoi fratelli illustri, ma considerando il fatto che si tratta di un titolo di lancio della console, è assolutamente da tenere in considerazione. Nathan nell'abisso di PlayStation Vita Il sistema di controllo de L'Abisso d'Oro è virtualmente identico a quello degli Uncharted "da casa", con i tasti dorsali per mirare e sparare ed il secondo analogico vitale per controllare un telecamera come sempre fiore all'occhiello della serie. Il cambio d'arma è demandato alla croce digitale mentre il gioco fa largo uso dei controlli touchscreen sia in maniera facoltativa e sostitutiva dei controlli classici, sia in aggiunta degli stessi. Tra quelli sostitutivi ne esistono alcuni oggettivamente poco utili, come il salto o la scalata, altri che a nostro modo di vedere possono risultare più comodi come lo slide su una serie di sporgenze che permette a Drake di raggiungere in automatico il punto finale concentrandosi sul paesaggio. Nathan nell'abisso di PlayStation Vita La stessa cosa vale per la navigazione dei menu e per la possibilità di utilizzare il sensore di movimento di PlayStation Vita per aggiustare ulteriormente la mira col fucile da cecchino oppure lo zoom di alcune armi e della macchina fotografica. Altri controlli touchscreen invece sono deleteri e spezzano purtroppo l'azione, come nel combattimento corpo a corpo quando dopo aver dato un paio di ceffoni al cattivone di turno bisogna giocoforza fare alcuni slide sullo schermo entro un certo lasso di tempo piuttosto generoso; azioni che rallentano l'azione e diventano noiosi dopo le prime occasioni.

Nathan novello fotografo

Chi comincerà una nuova partita con Uncharted: L'Abisso d'Oro si troverà subito a casa per i controlli di cui sopra, per il tipo di azione che propone un misto di esplorazione, sparatorie, platform e anche grazie alla presenza tra gli altri di Drake e Sullivan. Detto questo, lo sviluppatore ha introdotto qualche idea per differenziare un minimo il titolo dai suoi predecessori: durante l'esplorazione abbiamo sperimentato molti più collezionabili da raccogliere e manufatti da individuare per rivelare la storia che ruota attorno al gioco, che spesso si trovano in posti distanti dalla strada principale. Le cinque sezioni che compongono l'avventura principale sono accompagnate inoltre da un certo quantitativo di puzzle da risolvere e fotografie di luoghi di interesse da scattare. Nathan nell'abisso di PlayStation Vita In quest'ultimo caso bisogna regolare lo zoom e l'inquadratura esattamente alla stessa maniera della foto richiesta. Per fortuna in prossimità di un luogo di interesse e a meno di non correre all'impazzata senza mai fermarsi, appare su schermo un'icona della telecamera, che conferma di essere nel punto giusto per catturare una bella foto. Per quanto riguarda invece i puzzle, tutti quelli che abbiamo incontrato sono legati alle caratteristiche touchscreen della console: alcuni sono obbligatori per andare avanti, altri per completare ogni sezione al 100%. Abbiamo quelli legati al semplice sfregamento di tavolozze, la loro raccolta e composizione, ed altri dove esistono ingranaggi da attivare. Nulla di troppo complicato ma almeno la loro risoluzione permette di variare un attimo il gameplay. Purtroppo però i momenti topici che hanno reso celebre la serie sono pochi (come ad esempio la traversata sul fiume di Drake e Sullivan) e la storia non entra mai nel vivo: si limita a fare il compitino ed i nuovi comprimari (l'Abisso d'Oro è ambientato prima di tutti gli altri Uncharted) quali ad esempio Dante o Chase hanno meno carisma. Inoltre il loro legame con il protagonista principale è ugualmente meno sviluppato anche per i limiti narrativi appena descritti.

Trofei PlayStation 3

Uncharted: L'Abisso d'Oro mette a disposizione 56 trofei, dei quali 2 d'oro e 5 d'argento. La loro tipologia è estremamente simile agli altri Uncharted, ne abbiamo infatti alcuni legati alle uccisioni con ciascun tipo di arma, al completamento del gioco a normale, difficile e distruttivo, ad alcuni frangenti della storia e così via. Quelli un po' più peculiari si ottengono invece alla risoluzione dei vari misteri/enigmi, ovvero collezionando tutti i numerosi oggetti presenti per la mappa di gioco.

Esplorazione vs azione

Proprio per questo gli sviluppatori hanno preferito la fase di avventura e di esplorazione, con tante sezioni plaform e di raccolta oggetti che funzionano bene come controlli, sono di ampio respiro e in maggioraza rispetto alle sparatorie. Queste ultime poi sono molto divertenti come da tradizione della saga e mostrano come PlayStation Vita possa vantare un sistema di controllo ottimo per qualsiasi genere videoludico, e che ha un tocco in più quando si utilizza il touchscreen per le granate o per la mira più precisa. Anche qui c'è un "ma": non ci è piaciuta infatti la scelta da parte di Sony Bend di implementare avversari più lenti e meno reattivi rispetto al solito, forse per paura di rendere le sparatorie troppo complicate per gli utenti meno smaliziati con i controlli di PlayStation Vita; la stessa intelligenza artificiale ha diverse incongruenze e spesso i nemici mostrano il fianco troppo facilmente e sono poco reattivi in fase difensiva. Peccato inoltre che il gameplay sembri essere mutuato dai primi due capitoli e manchi delle novità del terzo, come le animazioni di Drake contestuali all'ambiente oppure la possibilità di rilanciare le granate al mittente. Nathan nell'abisso di PlayStation Vita Dulcis in fundo la longevità, la durata dell'avventura principale come scritto in apertura è piuttosto buona per un gioco portatile, e la quantità industriale di collezionabili può stimolare ad affrontare l'avventura una seconda volta, magari a difficoltà più alta. Tra i tanti ci sono le taglie legate ad alcuni nemici, che si materializzano sottoforma di carte collezionabili. Siccome alcune sono molto rare e difficili da ottenere, esiste una modalità integrata col gioco denominata "Mercato nero" mediante la quale è possibile ottenerle da altri giocatori grazie a scambi nel punto dove viene fatta richiesta. Questa caratteristica è però l'unico elemento di socialità "sensato" presente nel gioco, poiché manca completamente il multiplayer.

Bello ma non incredibile

Non ci siamo dimenticati della parte tecnica. I colori sgargianti, i poligoni presenti in abbondanza e le scelte artistiche mutuate dagli altri capitoli rendono l'impatto con Uncharted: L'Abisso d'Oro assolutamente eccezionale. Nathan nell'abisso di PlayStation Vita Peccato per la presenza di un po' di aliasing e per un frame rate non sempre stabile, e per la varietà delle ambientazioni che prevedono solo l'America Centrale e le sue foreste in diversi momenti della giornata e condizioni metereologiche, senza sconfinare in luoghi completamente diversi e inaspettati come è capitato per gli Uncharted casalinghi. Per gli amanti dei paragoni diciamo subito che la distanza soprattutto col terzo capitolo non è poca - parliamo in termini di definizione, effetti grafici, esplosioni e dettaglio su schermo - ma alcuni artifici creati ad arte e lo schermo più piccolo e molto più definito di PlayStation Vita la fanno sembrare minore di quella che in realtà è. Se restringiamo poi il campo ai dispositivi portatili, Uncharted: L'Abisso d'Oro è un nuovo punto di partenza in termini di beltà grafica. Una nota finale per il doppiaggio che risulta essere di ottima fattura come da tradizione della serie ma che subisce la pochezza della storia.

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8.0

Redazione

8.6

Lettori (362)

Uncharted: L'Abisso d'Oro va interpretato secondo due chiavi di lettura. Quella portatile dove abbiamo un'avventura con pochi compromessi, piuttosto lunga, divertente e con un ottimo sistema di controllo. Quella generale dove basta aver giocato un qualsivoglia Uncharted per PlayStation 3 per notare come manchino quella regia e quei momenti epici che hanno reso la serie di Naughty Dog un piccolo gioiello nel gotha delle produzioni videoludiche. Se ci aggiungiamo una storia appena sufficiente e un'intelligenza artificiale troppo incostante, il risultato è un buon titolo di lancio ma assolutamente non memorabile, che però riesce a mostrare quanto PlayStation Vita sia un mostro di tecnologia e presenti controlli eccellenti. La parola adesso passa agli sviluppatori che dovranno saper coniugare al meglio queste caratteristiche e le nuove idee.

Antonio Fucito

Pro

  • Graficamente ottimo per larghi tratti
  • Ottimo sistema di controllo
  • Divertente come sempre

Contro

  • Storia con poco mordente
  • Intelligenza artificiale troppo scostante
  • Alcune controlli "forzati" touch minano la fluidità del gameplay

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