Army of Two - Recensione  33

I mercenari di EA si lanciano in una missione impossibile!

Shooting Coop

Dopo aver scelto di impersonare uno tra Elliot e Tyson non resta molto da fare se non che affrontare il tutorial, un veloce addestramento in un campo in cui non è possibile venire uccisi e nel quale si imparano tutte le mosse che si possono eseguire con l’ausilio del nostro compare. AoT è uno shooter in terza persona che ricorda per alcuni aspetti Gears of War e che fa di queste continue interazioni tra i due protagonisti il suo punto di forza. Queste avvengono su più piani: alcune sono contestuali rispetto a certi elementi del fondale, come quelle che servono per scalare i muri più alti con l’aiuto del compagno o per aprire le porte più pesanti; altre si attivano in qualsiasi momento, come quelle per scambiarsi le armi o per attivare il tiro da cecchino coordinato o per trascinare il commilitone al sicuro quando cade al suolo così da poterlo curare; altre, infine, come la sparatoria spalla a spalla, sono totalmente in mano agli sviluppatori che l’hanno inserita in momenti ben prestabiliti del gioco e che permette di difendersi in un momento bullet time che consente di apprezzare le animazioni, davvero buone, dei soldati.
Superato l’effetto novità che, sicuramente, questi elementi riescono a conferire al gameplay, la sensazione che affiora prepotente è quella di un normale, e divertente, action shooter in cui sono stati inseriti questi elementi in maniera poco naturale, appena accennata, tanto da risultare poco determinanti. Il tiro da cecchino coordinato lo si usa un paio di volte in tutto il gioco, per fare un esempio, e gli insulti al compagno o l’incitarsi a vicenda, che si attivano con la pressione di due tasti, non hanno alcuna influenza sul gameplay e qualsiasi situazione può essere superata avvalendosi per lo più della possibilità di farsi curare dall’altro soldato, cosa che rende praticamente immortali soprattutto a livello di difficoltà base. Insomma, alla fine si resta con l’idea che tutte queste azioni combinate non siano che un diversivo inserito nell’evolversi di uno shooter piuttosto classico e lineare.
Durante il gioco si accumula denaro realizzando gli obiettivi principali delle missioni ed eventuali altri facoltativi, denaro da spendere per comprare armi e potenziamenti, che però avranno significato solo per i veri collezionisti o per i cacciatori di punti obiettivo, dato che una qualsiasi delle armi a disposizione, adeguatamente potenziata, è più che sufficiente per portare a termine il gioco senza problemi. Gioco che, tra l’altro, si finisce in circa sei ore. A meno di lanciarsi nella ripetizione degli stage ai livelli di difficoltà più alti, cosa che, soprattutto con l’aiuto di un amico, è in grado di regalare grandi soddisfazioni. Senza dimenticare i molti download di contenuti che EA ha detto di avere in cantiere e le possibilità offerte dalle modalità versus online, il cui successo però andrà di pari passo con la comunità di giocatori che Army of Two sarà in grado di costruirsi in rete.

Aggrami tutto

Il vero protagonista di AoT è l’aggrometro, di chiara derivazione MMORPG, un indicatore che può essere influenzato richiamando l’attenzione su di sé, sparando, o lasciandola all’altro giocatore, ottenendo l’effetto contrario. Il personaggio che si trattiene dal fare fuoco diventa progressivamente invisibile, così da poter accerchiare gli avversari per colpirli alle spalle, cosa che diventa necessaria per quelli contrassegnati col colore giallo, che possono essere eliminati solo da dietro (a differenza di quelli blu che sono i più deboli e di quelli in rosso che oppongono una discreta resistenza al fuoco). Quando si gioca in due, il coordinamento avviene chiaramente a voce, quando si è da soli, con la croce digitale è possibile impartire ordini alla CPU, imponendogli di seguirci a ruota, di tenere una posizione o di partire all’attacco; decidendo nel contempo, se si vuole che sia il nostro compare ad accumulare “aggro” o se vogliamo essere noi ad attirare il fuoco dei nemici. In questo caso, grande importanza rivestono le routine di Intelligenza Artificiale messe in piedi dai programmatori, e che fanno bene il loro dovere nella maggior parte dei casi, tranne alcune situazioni che si risolvono in una rapida morte quando il nostro compagno sceglie percorsi poco probabili per portarci al riparo e curarci o quando questi sembra perdersi nel decidere la strada migliore da seguire per attaccare gli avversari. Diverso il discorso per l’IA dei nemici, che sembrano, la maggior parte delle volte, correre all’impazzata per il fondale, salvo fermarsi inspiegabilmente in alcune posizioni preda dei nostri colpi inesorabili, spesso dandoci anche le spalle o correndo oltre il punto in cui ci si trova.

Mercenari next gen

Anche la cosmesi di Army of Two è figlia dell’aria che si respira per tutta la durata del gioco. Il motore è valido, viaggia a 30 fps in qualsiasi situazione e non si fa negare HDR ed effetti di luce piuttosto convincenti (oltre che modelli poligonali dei personaggi di tutto rispetto, animati con grande cura). Il problema è che dei sei stage di cui è composta l’avventura nessuno riesce a lasciare il segno, ad impressionare, se non per qualche raro momento. Corsi d’acqua, cittadine medio orientali e scali portuali si alternano sul monitor non riuscendo mai a dare al giocatore quel senso di meraviglia del quale si sente la mancanza. E non è neanche da dire che il dettaglio o le creatività siano stati sacrificati per aumentare l’interattività degli ambienti, dato che gli elementi con cui è possibile interagire sono davvero pochi. Il livello globale della produzione è sempre piuttosto elevato, ma manca la zampata in grado di stendere.
Il discorso audio va affrontato su due livelli ben distinti. Da una parte ci sono gli effetti sonori che sono davvero curatissimi, con il sordo tuonare dei proiettili che sembrano davvero fare male quando vanno a segno. Dall’altro ci sono le voci dei protagonisti in grado di mettere a dura prova anche il più paziente dei videogiocatori. Con perle del tipo “Guarda qui, guarda là, è così che si fa”, “Chi si crede d’essere un Rambo del cazzo?!”, o la simulazione di un assolo di chitarra mimato con la voce dai soldati quando si incoraggiano, ce n’è per tutti i gusti. Nel contesto l’ironia è del tutto comprensibile, ma l’accento da yuppie che è stato dato ai nostri eroi, alla lunga, stanca inesorabilmente.

Commento

Army of Two è un gioco più che discreto e divertente, pieno di buone idee che, però, restano tali, senza concretizzarsi in quello che avrebbe potuto essere un titolo molto più convincente dall’inizio alla fine. Soprattutto se avete la possibilità di giocarci in rete con un amico, il nuovo shooter di EA è in grado di offrire un’esperienza solida, ma se il vostro pane quotidiano è fatto di lunghe sessioni in solitaria, in questa confezione non c’è abbastanza materiale da tenervi sufficientemente impegnati da ripagare il prezzo d’acquisto. In un genere affollato come questo, Army of Two aveva le carte in regola per distinguersi, peccato che gli sviluppatori non le abbiano giocate tutte, tenendosele nel mazzo, magari, per il prossimo episodio.

Pro

  • Il Co-op
  • Le meccaniche da shooter
  • Cosmesi solida
Contro
  • Scarsa longevità
  • Intelligenza artificiale dei nemici
  • Potenzialità appena scalfite

Xbox 360 - Obiettivi

Dei 1000 punti di Army of Two, circa 400 si ottengono terminando il gioco alla prima passata e al livello base di difficoltà. Con un amico, e cercando di fare un po' di soldi, si può salire facilmente di altri 200. Sicuramente, per fare il bottino pieno serve del tempo, ma molto meno che in altre occasioni.