Battlefield VietnamBattlefield: Vietnam 

Signore e signori è finito il bieco dominio dei giochi basati sul tema della Seconda Guerra Mondiale. Basta! Siamo stufi di rotolare tra le sabbie libiche, arrampicarci sulle vette alpine e strisciare tra i cespugli dei boschi centro-europei. C’è bisogno di aria fresca, pregna di novità e cambiamento: signore e signori benvenuti in Vietnam!

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Wild thing! You make my heart sing!

Non appena si carica il gioco si nota subito un particolare, una certa cura che mancava in Battlefield: 1942 ora sembra ornare il nuovo titolo DICE e lo si vede a partire dal menu di gioco. Grafica accattivante, musica in tema e un approccio all’interfaccia meno scarno, senza risparmiare sull’accessibilità. In gioco la sensazione è la stessa: il nuovo motore grafico non impressiona, specie se confrontato con quanto ci riserverà la prossima stagione estiva, ma è di sicuro impatto e traccia un confine ben preciso con il passato. Le figure deformi che correvano su livelli “a tavola da biliardo” sono scomparsi, ora le mappe godono di un buon dettaglio, una discreta complessità e texture all’altezza della situazione. Dal canto loro i soldati si sono evoluti in G.I. Joe pieni di muscoli e mascelle digrignanti. I modelli delle armi non fanno assolutamente rimpiangere Call of Duty o Vietcong, ma anzi sono ben texturizzati e presentano delle ottime animazioni, i veicoli sono ricchi di poligoni e si muovono decisamente bene (ottima la fisica degli elicotteri). L'unica nota ironica: lasciano trasparire un aspetto un po’ “plasticoso” che unito al look “G.I. Joe” degli uomini, vi darà l’impressione di giocare con i soldatini in spiaggia. Niente di negativo, in ogni caso, solo una questione di “feeling”.

I livelli non sono interamente ambientanti nella giungla, anzi a dire il vero di giungla ne vedrete molto poca e pure se presente non raggiunge i livelli di dettaglio raggiunti da altri titoli. D’altra parte l’obiettivo di BF: Vietnam è di rivivere le grandi battaglie campali della guerra, avvenute generalmente molto al di fuori delle intricate aree boschive del nord del paese. In ogni caso è ovvio notare il buon lavoro svolto dal team sulla realizzazione di un ambiente naturale sufficientemente efficace, bello e non troppo pesante per l’hardware dei giocatori a patto che scendiate a compromessi con le chicche estetiche offerte dalle Directx9 e che sopportiate i numerosi problemi di stabilità di cui l’engine soffre sulle schede video ATI, probabile risultato di un eccessivo zelo nel rispettare le date di uscita del titolo. Parlando invece di design dei livelli non è facile farsi un’opinione d’insieme: quattordici livelli non sono tantissimi e molto spesso, a causa della nuova modalità “Evolution” (semplicemente i punti di ogni team vengono portati da una mappa all’altra e si vince sommando il risultato di più battaglie), che si affianca alle già conosciute “Assault” e “Conquest”, accade che la stessa mappa venga riproposta con solamente alcuni cambi estetici (per esempio ad un’ora del giorno differente) e una disposizione dei waypoint alternativa e parlando di mera quantità questa cosa non gioca sicuramente a favore del prodotto. Le mappe sono sufficientemente ben studiate in modo da creare sempre più spesso un unico fronte di combattimento e cercando di disperdere i giocatori il meno possibile, inoltre le ambientazioni urbane offrono spunti di gioco tatticamente interessanti e generalmente riescono a ricreare l’atmosfera cinematografica di titoli come “Full Metal Jacket” (uno a caso…).

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And my dear mother left me when I was quite young…

Il Flower Power, la riscoperta del blues da parte dei bianchi hippy, l’esplosione del rock, dell’R&B eccetera. Gli anni della guerra in Vietnam corrisposero a quelli di una micidiale e irripetibile deflagrazione musciale. Electronic Arts non poteva non cogliere la palla al balzo per aggiungere un tocco di spettacolarità in più al titolo e così ecco fioccare fior di licenze per una valanga di brani indimenticabili che… “fanno molto Vietnam”. Montare su uno Huey, avviare i rotori e sparare a palla “Fortunate Son” dei Creedence Clearwater Revival è d’una soddisfazione unica. I brani sono una quindicina e potrete ascoltarli anche in multiplayer mentre guidate un veicolo qualsiasi, otlre a ciò è presente un’apposita cartella per inserire in-game anche gli mp3 personali, ascoltabili, in questo caso, solamente in locale. E’ solo un tocco di classe questo, ma giuro rende metà dell’atmosfera del titolo. Spargere morte e distruzione ascoltando Wagner è un qualcosa di impagabile, quasi come ascoltare Little Richard su uno Huey mentre Jesse Ventura sputa tabacco sui vostri anfibi (chi si ricorda Predator?). Gli effetti sonori fanno il loro lavoro in modo egregio, ma dal punto di vista tecnico sembra sia stato fatto qualche passo indietro: tra settaggi del buffer audio non perfetti e qualche incompatibilità con i driver Creative potreste avere più d’un grattacapo, fino ad arrivare a fastidiosi crash di sistema.

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I fought the law and the law won!

Tanti nuovi veicoli e armi anni ’70 vi aspettano sui paludosi campi di battaglia dell’Indocina. L’armeria è fornita, ottima nell’aspetto e nel funzionamento e soprattutto molto più letale dell’assortimento presentato in Battlefield: 1942.
Le classi sono state rinnovate e riviste in funzione di un gameplay migliore e con ruoli più definiti, ottime le nuove abilità dei genieri, come per esempio la possibilità di montare dei mortai da campo, scavare gallerie per ottenere dei waypoint mobili oppure piazzare trappole e sabotare i veicoli nemici. Il modello dei danni è vagamente più realistico, morire è molto più facile e comincia ad essere necessario, nonostante la permanenza dell’approccio arcade, trovare adeguate coperture durante gli scontri a fuoco. I veicoli sono presenti in numero decisamente ridotto (ma questo non è necessariamente un male, piuttosto una scelta di game design) e offrono numerose funzioni innovative come la possibilità per gli elicotteri di sollevare con un gancio di traino i veicoli a terra, e la possibilità per i passeggeri di sparare liberamente dai veicoli in movimento, trasformando anche la vecchia jeep in un utile mezzo d’assalto. I veicoli vengono dunque promossi a pieni voti, a parte forse un’eccessiva fragilità dei corazzati, ma il bilanciamento delle classi presenta una curiosa anomalia: come può un uomo portarsi dietro 15 chili di mitragliatrice M-60 (un’arma generalmente manovrata da almeno due persone) ultraprecisa anche sulla media distanza, che spara miliardi di colpi ed avere la forza di portarsi ancora in spalla una manciata di lanciarazzi?
Questo è il curioso dilemma che non ha perturbato le menti del team DICE realizzando la "Classe Antitank" dell'esercito americano. Il risultato è scontato: questa sorta di macchina della morte umana è la classe più inflazionata sui server, ci si augura una pronta correzione a mezzo patch.

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Commenti finali

La ricetta EA, dunque, si rinnova: dopo due anni, due espansioni, un sacco di mod sulla rete e migliaia di giocatori ogni giorno ad affollare server, Electronic Arts ritenta il colpo e c’è la probabilità che ci riesca. Il problema maggiore di quest’ultima incarnazione di Battlefield è costituito dai numerosi problemi tecnici che sono stati riscontrati e l’impressione è che la lezione di BF:1942 non sia servita a niente. Abbiamo tra le mani un altro, potenzialmente, ottimo titolo in attesa urgentissima di patch: i server sono già tantissimi ed esplodono di giocatori. Purtroppo è difficile ignorare i succitati problemi tecnici e quando ci si mette in mezzo anche il lag generato da un netcode ancora immaturo, viene veramente da chiedersi se a stendere il codice sia stato lo stesso team del titolo precedente. E’ un vero peccato, perché la saga di Battlefield cresce con questo nuovo titolo e guadagna in giocabilità con un “fattore divertimento” decisamente sopra la media dei titoli in circolazione. Paradossalmente il suo principale avversario è proprio il suo antenato Battlefield: 1942 che continua ad affollare i server e che, ad oggi, offre un codice di rete molto più maturo e stabile. In fin dei conti dovrebbe essere sufficiente aspettare la prima patch per poter incoronare il nuovo re degli arcade online.

Pro:Altissima giocabilità Ottima atmosfera Numerosi elementi di innovazione Contro: Netcode immaturo Bug e crash di sistema A momenti poco bilanciato

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War! What is it good for? (absolutely…. Nothing!)

Electronic Arts ha raccolto la sfida e ora siamo spiritualmente pronti a un futuro decennio di giochi ambientati in Vietnam, ma è meglio godersi la novità finchè siamo in tempo ed assaporare questo nuovo titolo, seguito del più che famoso “Battlefield 1942”, che ci porta sui campi di battaglia della penisola indocinese. Non ci si trova nelle anguste foreste del Vietnam montano di “Vietcong” qui, bensì EA ci guida per mano a prendere parte alle grandi battaglie tra truppe statunitensi e esercito regolare Nord Vietnamita, il famoso NVA. Dalla valle Ia Drang, alla città di Qan Tri prenderemo le armi per rivivere uno dei conflitti più importanti del Ventesimo Secolo, il tutto alla maniera dei DICE (la software house, n.d.r.), ovviamente.

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