Blitz: The League IIBlitz: The League II 

Vincere ad ogni costo è il motto di questo gioco, e non si tratta di un semplice modo di dire, ma di un imperativo da prendere alla lettera...

Una giovane promessa

C’è dunque una storia, dietro a tutta la violenza di Blitz: The League II. All’inizio del gioco ci troviamo ad interpretare un giovane atleta fenomenale, capace di coprire sia ruoli difensivi che offensivi nel football, che ha appena deciso di iniziare la sua carriera nella Lega, giocando esclusivamente per la squadra della sua città natale. La costruzione del personaggio, con tutte le sue caratteristiche fisiche, atletiche, di attacco e di difesa avviene attraverso un sistema ben congegnato: affrontando la conferenza stampa del debutto, tutte le risposte che daremo (10 in totale) andranno ad influire direttamente sulle statistiche del giocatore, inserendoci subito nel clima romanzato del gioco, piuttosto che imbatterci direttamente su fredde tabelle e numeri. In questo modo vengono scelti anche i ruoli offensivi e difensivi da coprire sul campo, mentre il passaggio seguente è la scelta della squadra, con lo stemma e i colori caratteristici della divisa. La struttura di gioco si sviluppa su due binari paralleli: da una parte la gestione manageriale del personaggio principale e della squadra e dall’altra il gioco vero e proprio, sul campo. Grazie al sostanzioso sostrato narrativo, le partite sono scandite da una certa progressione della storia: tra un match e l’altro assistiamo a varie cutscene che svelano progressivamente gli intrighi e le cospirazioni che fanno da sfondo al mondo (romanzato) del football professionistico, e le partite sono sempre precedute dai filmati di presentazione delle squadre avversarie che funzionano bene come elementi “spettacolarizzanti”, capaci di aggiungere il giusto pathos alla situazione. A dire il vero, si tratta di introduzioni che non sfigurerebbero nemmeno in altri giochi sportivi più “seri” vista la loro capacità di creare il giusto clima prima della partita. Da parte nostra, nelle fasi di preparazione possiamo decidere gli allenamenti da far eseguire ai vari membri della squadra, impostare tattiche e ruoli per la partita, e addirittura “dopare” a turno alcuni giocatori, con medicinali legali e non, sfruttando in tal modo un sensibile incremento nelle prestazioni, ma con il rischio di andare incontro a sanzioni disciplinari, nel caso in cui tali sostanze vengano rilevate dai randomici test. La gestione del protagonista è piuttosto complessa: la progressione nel gioco è scandita non solo dalle partite, che devono seguire un andamento positivo per poter andare avanti, ma anche da una serie di obiettivi che ci vengono imposti dal nostro agente e dagli sponsor, necessari per poter evolvere il personaggio e assicurarci un miglior rendimento grazie a nuovi equipaggiamenti.

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In campo

Una volta sul campo, ci troviamo di fronte a quella che è a grandi linee una simulazione di football americano, ma con diverse variazioni sul tema: le squadre sono composte da meno elementi (8 giocatori per squadra invece di 11), e le soluzioni di gioco risultano alquanto irrealistiche come esecuzione. Permane la struttura tattica tipica dello sport in questione: sia in fase di attacco che in quella di difesa, è possibile chiamare una particolare formazione e strategia, da scegliere all’interno di un elenco, a seconda della posizione in cui ci troviamo sul campo e dall’obiettivo da perseguire, una selezione che andrà effettuata ogni volta che il gioco viene interrotto e fatto ripartire. Ovviamente, lo scopo del gioco è sempre quello di raggiungere il fondo del campo e trasformare possibilmente con un calcio in porta. All’interno di questa struttura apparentemente normale, però, succede di tutto: gli scontri sono decisamente più violenti di quelli che avvengono nello sport reale, e il gioco viene arricchito dalla presenza di alcuni poteri speciali caratteristici dei capitani (presenti dunque sia per il protagonista che per il capo della squadra avversaria), riassumibili nel “clash” e nell’”unleashed”. Buone giocate e punti accumulati fanno crescere la barra del clash, che una volta riempita consente di attivare lo slowmotion: in questa situazione possiamo agilmente evitare i giocatori avversari e raggiungere la meta. Il gioco “sporco” e addirittura le diverse esultanze fanno accumulare le icone clash, che una volta arrivate a 6 consentono l’attivazione della modalità unleashed. In questa situazione, il giocatore diventa una specie di killer: sia in attacco che in difesa potrà evitare con più facilità gli avversari, e colpirli particolarmente duro se contrastati con il giusto tempismo, con effetti devastanti per la resistenza e la salute dei giocatori. Si assiste in questi casi a colpi decisamente raccapriccianti: stirature, strappi, slogature e rotture di ossa vengono mostrate con brevi stacchetti anatomici in computer grafica, che introducono (nel caso ci si trovi ad essere la vittima dell’infortunio) i mini-games necessari a limitare i danni, simulando improbabili massaggi o riassestamenti ossei che riducono in maniera variabile gli esiti negativi. Chiaramente tutto questo modifica in maniera sostanziale l’equilibrio tattico del gioco, rendendo più necessario un ottimo dosaggio dei poteri speciali (premiando conseguentemente il gioco violento) che non una perfetta performance e organizzazione della squadra.

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Multiplayer online

E’ possibile utilizzare la propria squadra personalizzata, maturata durante la campagna in single player, anche nella modalità multiplayer online. Chiaramente, la possibilità di caratterizzare a piacere la squadra durante il gioco in singolo rende piuttosto variegate le possibilità di scontro tra i team online. Ci sono inoltre alcune modalità speciali da fruire online, come partite senza corazze ed elmetti con danni potenziati, e una specie di “palla prigioniera” ambientata opportunamente nel cortile di un carcere.

Non un grande spettacolo

Per quanto riguarda il comparto grafico, Blitz: The League II non offre un un grande spettacolo per gli occhi. Sembra essere sotto diversi aspetti un prodotto piuttosto indietro rispetto alla concorrenza, specialmente per quanto riguarda le animazioni dei giocatori, che in un gioco sportivo occupano una parte piuttosto importante. I modelli poligonali stessi hanno una buona presenza, sebbene si noti un’abbondanza barocca di effetti da “next gen acerba”, in particolare per quanto riguarda la lucidità delle superfici, rendendo i personaggi un po' innaturali (notare ad esempio le aggressive cheerleaders che si prodigano in balletti durante le interruzioni del gioco), ma se non altro le strutture anatomiche non sono male. I problemi maggiori sono dunque da imputare alle animazioni, che sembrano trasportate pari pari dalla precedente versione su Xbox/PlayStation 2, e dalla mancanza quasi totale di fisica applicata, che rende i contrasti tra i personaggi alquanto rigidi e poco armoniosi. La presentazione scenica dei campi da gioco godrebbe anche di un bel colpo d’occhio, con stadi fortemente caratterizzati (avendo la possibilità di spaziare con la fantasia, visto che non si tratta di luoghi reali), ma è nello svolgersi della partita che il comparto grafico mostra il fianco alle critiche. Per quanto riguarda l’accompagnamento sonoro, invece, si registra un buon commento audio durante le partite (tutto in Inglese, però, almeno nella versione testata), piuttosto indirizzato sull’ironico, e musiche d’accompagnamento rockeggianti come ormai da tradizione, per i titoli sportivi di questo tipo.

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Commento

Blitz: The League II soffre essenzialmente di due problemi, posti a livelli differenti: prima di tutto, il fascino che un gioco del genere può esercitare in Italia, dove lo sport in questione non è certamente seguito come in nord America, e dove gli appassionati probabilmente possono farsi bastare le classiche simulazioni più realistiche sul mercato. Ad un livello più profondo, vanno presi in considerazione i difetti insiti nel gioco: essenzialmente una realizzazione tecnica non eccelsa e una struttura troppo distante dalla simulazione per soddisfare gli appassionati, ma forse troppo poco arcade per essere aperta a tutti, incanalata comunque nelle rigide meccaniche di questo sport. Dalla sua, il gioco vanta comunque una capacità di far immedesimare l’utente sicuramente superiore ad una qualsiasi simulazione, rappresentando un ottimo esempio di titolo sportivo con struttura narrativa portante e un fattore divertimento che va di pari passo con il gradimento per uno stile sopra le righe e molto glamour.

Pro Discreta la gestione manageriale del team La storia lo rende coinvolgente Divertente sulle prime Contro Il divertimento si affievolisce Tecnicamente non eccelso Stile non per tutti

Obiettivi Xbox 360

Nel gioco sono presenti 50 obiettivi, per un totale di 1000 Gamerpoints. I più ricchi sono quelli legati al completamento della modalità campagna, mentre la maggior parte richiedono particolari performance di gioco oil raggiungimento di livelli e statistiche particolari, legate all’evoluzione sia del protagonista che del resto della squadra. In generale, è richiesto un impegno piuttosto duraturo nel gioco per poter raggiungere la maggior parte dei punti.

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