Burnout DominatorBurnout Dominator - Recensione 

Corse senza regole contromano, nel traffico cittadino. Gare in cui per vincere bisogna solo arrivare integri al traguardo dopo aver fatto fuori gli avversari. Burnout Dominator, pazzi su strada.

Burnout Dominator - Recensione Burnout Dominator - Recensione

Nessuna regola

Durante le gare diventa dunque fondamentale per l’utente sfruttare al meglio, e a proprio vantaggio, il traffico, le condizioni atmosferiche o del manto stradale, nonché la sua particolare conformazione, per effettuare manovre spericolate o chiudere all’angolo, tamponandolo o speronandolo, un avversario facendolo successivamente schiantare contro un albero o qualsiasi altra cosa (spesso aprendo nuove vie, è così che si scoprono scorciatoie). I famosi Takedown, insomma, non difficili da eseguire grazie al buon sistema di guida, intuitivo e accurato, anche se non perfetto. Compiendo queste azioni, oppure guidando contromano e sfiorando le auto che ci vengono incontro, una barra posta in basso a sinistra dello schermo, che indica il Turbo, va riempiendosi. Quando questa è colma, premendo R1 viene attivato ed eseguito il “burnout”, una spinta propulsiva che rende la nostra auto molto più veloce. In questa “condizione”, se si è abili nel mantenere il controllo del veicolo e nel continuare la propria opera distruttiva verso i piloti avversari, è possibile ricaricare ulteriormente la suddetta barra, mantenendo così più a lungo il "superboost" in una sorta di catena continua. In caso negativo, cioè qual’ora ci si schianti contro una vettura o si cappotti, la furia devastatrice dell’utente viene ulteriormente incentivata da una incredibile feature: è possibile infatti controllare in parte la vettura impazzita, premendo ancora R1 e utilizzando la levetta analogica sinistra per “indirizzarla” e tagliare la strada agli altri per investirli e ottenere altri Takedown.

Burnout Dominator - Recensione Burnout Dominator - Recensione

Il Kah Ra Shin

Come se non bastasse, per raggiungere avversari più lontani, in questo frangente si può ricorrere al Crashbraker, premendo stavolta R2. Esso consiste nel far esplodere letteralmente la propria auto i cui pezzi in volo andranno a colpire gli sfortunati avversari nei paraggi. Nel gioco vince chi fa più danno, chi distrugge gli altri, non dimenticatelo. Non per niente EA ha fatto suo il motto “Fuori lo stress, dentro la calma” ispirandosi alla filosofia orientale del Kah Ra Shin, a proposito della quale vi invitiamo a leggere, per un approfondimento sul tema, lo speciale raggiungibile cliccando qui. Nel menù principale sono disponibili quattro opzioni base attraverso le quali accedere alle varie modalità di gioco. La prima è anche quella principale di Burnout Dominator, è cioè il cosidetto “Tour mondiale”, in single player. In questa modalità è possibile cimentarsi in una serie di sfide varie e per certi versi folli: selezionando la propria vettura in una delle sette categorie disponibili, e cioè Auto d’epoca, Auto di serie, Auto modificate, Hot rod, Super, Auto da corsa e Dominator, il videogiocatore può affrontare ognuna delle tredici sfide di cui è composta ogni serie. Queste variano in livello di difficoltà e genere di obiettivi da conseguire, e spaziano dalle gare classiche, come il “Gran Prix”, ovvero una tre gare consecutive con punteggio finale (nell’ultima prova è possibile sbloccare, se sconfitta, la vettura Dominator), a quelle ad “eliminazione”, passando per corse il cui unico obiettivo è quello di compiere quanti più Takedown possibili, come ad esempio in “Furia Stradale”, dove, come suggerisce già il nome, è fondamentale ottenere quanti più punti compiendo azioni ai limiti del suicidio (non per niente i punti sono stati ribattezzati “Follia”…). In questi frangenti le “catene” di burnout di cui parlavamo in precedenza fungono da moltiplicatore, permettendo di raggiungere punteggi altrimenti inarrivabili. Vincendo le gare o superando determinate prove, talvolta slegate dal contesto della corsa, si sbloccano nuove automobili o extra.

Burnout Dominator - Recensione Burnout Dominator - Recensione

Buona prova

Seguono a ruota, perdonate il gioco di parole, le modalità “Sfida Record”, dove è possibile cimentarsi in una serie di prove atte a permetterci di battere i nostri punteggi migliori nelle varie serie precedentemente completate, “Multigiocatore”, che a dispetto del nome non prevede purtroppo l’opzione online, ma il semplice gioco fino a quattro sfidanti, in due contemporaneamente in split-screen, a turno se di più, con la possibilità in questo caso di confrontare i rispettivi punteggi e tempi alla fine delle tre/quattro corse per stabilire il vincitore. A concludere il poker di opzioni c’è “Dettagli piloti”, dove è possibile monitorare tutto ciò che riguarda le nostre prestazioni nel gioco, dai Premi vinti (auto, filmati) alle Scorciatoie scoperte, passando per i classici Trofei. Dal punto di vista prettamente grafico, BD si rivela decisamente molto ben confezionato. L’engine, il famoso Renderware (lo stesso visto in giochi come Pes 2 o i precedenti Burnout), fa ottimamente il proprio lavoro, tant’è che il titolo EA si rivela visivamente molto bello. Certo, non siamo ai livelli della serie GT, ma tutto è stato curato nei minimi dettagli, dalle auto al design dei tracciati, variegati (ambientazioni quali colline, strade periferiche, cittadine) e abbastanza particolareggiati, fino agli effetti “speciali” come le esplosioni o l’effetto “matrix” durante i Takedown. Il tutto senza influire minimamente sulla fluidità del gioco e sul senso di velocità che è fondamentale in questo genere di arcade. Per quanto concerne il comparto audio, anche in questo capitolo della saga il sonoro si conferma di buon livello, con rumori (rombo dei motori, sbandate, lamiere contorte) e musiche ben realizzati. La colonna sonora in particolare ci è particolarmente piaciuta e ad inizio gara vi capiterà spesso di perdere qualche secondo in più prima del via alla ricerca del vostro brano preferito da usare come sottofondo, grazie al tasto L2.

Burnout Dominator - Recensione Burnout Dominator - Recensione

Commento

Burnout Dominator è senza dubbio una degna conclusione della serie su PS2. Con un gameplay molto più simile a Burnout 3: Takedown che all’ultimo Burnout Revenge, e un valido comparto audio/grafico, l’ultimo episodio della serie riesce a conquistare il videogamer con la sua buona giocabilità, l’azione ed il grado di divertimento adrenalinico che riesce a regalare. Ci aspettiamo però una svolta della serie nel prossimo capitolo, qualcosa nella serie comincia a scricchiolare. Pro: Molto divertente e spettacolare. Grafica e sonoro ok. Selettore 50/60Hz. Contro: Alcune gare troppo difficili. Manca la modalità “Crash”.

La serie Burnout è considerata da sempre sinonimo di "arcade" e divertimento in ambito videoludico, ovviamente riferito ai giochi di guida. Specie su PS2 dove il titolo EA vanta una vasta schiera di estimatori. In attesa di vedere un nuovo episodio su Xbox 360 e PlayStation 3, l’ultimo capitolo della saga si presenta nei negozi nostrani ricco di novità ma al contempo con un richiamo alla tradizione che non guasta mai, ed una insolita ispirazione filosofica al Kah Ra Shin. Naturalmente parliamo di Burnout Dominator, gioco il cui sviluppo è stato curato da un team interno di EA, che ha incentrato molto del suo lavoro sull’aspetto frenetico delle gare, della velocità, oltre a quello degli incidenti e degli impatti. Diciamo subito che la meccanica di gioco, a grandi linee, ricalca più o meno fedelmente quella dei precedenti Burnout. Di fatto si tratta di partecipare a gare automobilistiche in cui le azioni sleali e rischiose vengono premiate. In fondo il concetto di Burnout Dominator è semplice e chiaro: gioca sporco, guida in modo spericolato e agisci senza regole.

TI POTREBBE INTERESSARE