Call of JuarezCall Of Juarez - Recensione 

Call Of Juarez. Finalmente la ricetta per trasformare il piombo in oro.

Incipit

Call Of Juarez racconta le gesta di due uomini accomunati da un lontano e triste passato che, come ogni lontano e triste passato che si rispetti, torna a far loro visita senza curarsi delle buone maniere. Il giovane Billy Candle, ossessionato da un tesoro, viene infatti travolto da una nuova tragedia di cui è ritenuto colpevole e questo scatena il buon Reverendo Ray, che incontriamo nei panni di pastore spirituale della comunità e di zio acquisito di Billy. Bastano pochi minuti per rendersi conto che il passato del vecchio Ray è un cumulo di orrori e che il Reverendo è stato un temibile pistolero prima che il destino lo conducesse lungo le vie del Signore, orrori che si scatenano e prendono la forma della vendetta, ovviamente nel nome di Dio. Ecco delinearsi il personaggio più carismatico del gioco, forse un po’ troppo sanguigno e ingenuo per uno che ne ha viste cosi tante, ma sicuramente allettante da impersonare. Nel frattempo il succitato Billy Candle fugge, fugge dallo zio inferocito e fugge da orde di malviventi, i quali sembrano sapere più di lui in merito al tesoro e alla sua ossessione. Call Of Juarez si struttura nell’alternanza tra l’inseguimento a pistole spianate del Reverendo e la fuga silenziosa di Billy in un intreccio che ci conduce alla scoperta di una trama piuttosto cruda e avvincente.

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L'elefante e la farfalla

Come dicevamo il buon reverendo non è così buono e porta con se l’archetipo della vendetta, una vendetta da ottenere rigorosamente con il piombo. Per ottenere l’agognata giustizia, e sterminare la pletora di criminali che casualmente si frappone tra zio e nipote, può attingere alle sue abilità da pistolero tra le quali spicca prepotentemente una variante di bullet time (akimbo) dove è possibile mirare con ogni pistola ad un bersaglio differente. Questa modalità è l’unica che beneficia in modo netto del passaggio da mouse a pad, consentendoci di condurre indipendentemente i due mirini utilizzando gli stick del controller. In più, guidato dalla furia divina, il reverendo è anche in grado di sfondare porte non troppo resistenti a suon di calcioni, elemento fondamentale per una buona entrata in scena che spesso conduce a un duello mortale, con tanto di countdown alla fine del quale è auspicabile essere piuttosto rapidi con lo stick destro nell’estrarre la pistola e controllare la mira.

la sua fidata bibbia la quale può essere impugnata al posto di una delle due pistole e utilizzata per atterrire e distrarre i nemici

L'elefante e la farfalla

Infine Ray ha con se la sua fidata bibbia la quale può essere impugnata al posto di una delle due pistole e utilizzata per atterrire e distrarre i nemici. E mentre il vecchio pistolero si fa largo recitando versetti implacabili che fanno da sfondo a boati e carneficine, Billy fugge, cercando, senza troppo successo, di non attirare troppa attenzione su di sé. Le sessioni dedicate al ragazzo sono quindi spesso e volentieri classicamente stealth dove le parole chiave sono nascondersi e non fare rumore e soprattutto combattere con l’arco, silenzioso e anch’esso utilizzabile in modalità bullet time. Ma il ragazzo è anche in grado di arrampicarsi e di usare la propria frusta per ciondolare attraverso dirupi di ogni forma e dimensione e questa abilità da vita a situazioni che, anche se con un tasso di dinamismo infinitamente inferiore, ricordano piuttosto da vicino Tomb Raider Legend.

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Il buono

In Call Of Juarez ci sono cavalli col turbo, ci sono pistole e fucili di ogni sorta che si danneggiano con l'utilizzo, non manca la dinamite, un accenno di fisica, una micro corsetta sul classico carrello da minatore e di tanto in tanto si affacciano anche gli indiani ad ostacolare il nostro cammino. Insomma sulla carta c’e’ tutto, compresa una trama incrociata che si svela magistralmente. L’impianto grafico è più che buono, la trasposizione da PC a 360 impeccabile e durante le sparatorie spicca l’ottima gestione della profondità visiva condita da esplosioni, fiamme e dettagli degni di nota come la fumata prodotta dal fucile di un nemico che viene spostata dallo spostamento d’aria del colpo successivo. Distanza visiva ottima e dettagli ambientali, come le nubi che mutano forma e attraversano uno dei cieli più realistici visti fino ad oggi, completano il quadro di Call Of Juarez che purtroppo, anche in questa incarnazione, continua a soffrire di animazioni povere e di una modellazione dei nemici non proprio eccezionale, ma che d’altro canto offre visuali assolutamente mozzafiato. Anche l’aspetto sonoro è piuttosto curato e offre campionamenti convincenti, tolto forse lo sparo del fucile di precisione, e il doppiaggio (Inglese) di ottima fattura riesce a richiamare le atmosfere del vecchio west. La colonna sonora è assolutamente in tema, ma purtroppo carente per quanto riguarda potenza e piglio epico. Ovviamente è presente anche la modalità multigiocatore via xbox live, elemento non più di contorno ma fondamentale perché un titolo 360 possa essere considerato completo, e non manca una buona dose di extra che include la rigiocabilità dei duelli affrontati durante lo story mode. Nonostante le modalità via XBox Live siano quelle classiche e nonostante armi come il double barrelled shotgun non siano esattamente l’ideale di bilanciamento la possibilità di andare a cavallo rende alcune modalità piuttosto divertenti, almeno per qualche tempo.

Il brutto

Call Of Juarez è tutto questo ma purtroppo è anche uno degli esempi più lampanti di come un pessimo level design possa condizionare un ottimo impianto di gioco. Le missioni stealth sono troppo semplici e piatte, le arrampicate di Billy si risolvono nel notare la piattaforma giusta a cui appendersi e offrono un grado di sfida pari a zero. Tra l’altro in una missione siamo stati costretti a camminare per diversi minuti in una vegetazione splendida, ma talmente priva di vita, di varietà e di utilità tanto da portarci a guardare le nuvole casomai avessero assunto qualche forma buffa.

missioni extra che qualitativamente sono decisamente superiori a quanto visto nello story mode

Il brutto

Le cittadine sono quasi completamente prive di forme di vita non ostile, tanto che la sensazione è quella di essere in un poligono di tiro americano di quelli dove sagome di cartone spuntano all’improvviso in mezzo alla ricostruzione di un qualche ambiente. E la cosa incredibile è rappresentata dal fatto che questi elementi sono invece presenti nelle missioni extra che qualitativamente sono decisamente superiori a quanto visto nello story mode. Stona poi l'impossibilità di colpire gli innocenti e di infierire sui corpi in un titolo che, lecitamente se consideriamo il genere a cui appartiene, permette il massacro di indiani, conigli, lo sfruttamento della prostituzione e garantisce la possibilità di giocare alla lippa con teschi umani.

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Obiettivi 360

Gli obiettivi, uno per missione più alcuni task multiplayer più alcuni segreti, sono piuttosto facili da portare a termine. Quasi tutti consistono in un'azione da ripetere alcune volte e non presentano un vero e proprio grado di difficoltà anche quando si tratta di colpire gli avversari in testa o con qualche arma particolare.

Commento

Nonostante il level design altalenante e la componente stealth pressochè superflua Call Of Juarez rimane uno sparatutto solido, tecnicamente appagante ed arricchito da un'ottima trama. Valore aggiunto arriva dal supporto multiplayer e dalle dichiarazioni degli sviluppatori in merito alla futura distribuzione di contenuti aggiuntivi attraverso il Live.

Pro:
ottimo impatto estetico meccaniche di gioco solide ottima trama
Contro:
level design povero e altalenante animazioni e modelli dei nemici non sono all'altezza dell'ambiente circostante

Il western è un genere tangenziale al videogioco che non è mai stato veramente integrato nel flusso ciclico dei generi nonostante la sua capacità di destare interesse. Con buona probabilità una delle cause scatenanti di questo fenomeno è rappresentata dal calo di produzioni cinematografiche di genere ma per fortuna, negli ultimi anni, il genere si è ripresentato attraverso titoli come Desperados, Red Dead Revolver e Gun, i quali hanno cercato di interpretare vari elementi del vecchio west legandosi a generi particolarmente in voga nel momento in cui sono stati concepiti e rilasciati. Purtroppo quando l’obiettivo è ricalcare l’onda delle tendenze di mercato, anche sviluppando meccaniche di gioco eccellenti come nel caso di Desperados, il versante emotivo ne risente. A conti fatti è ancora necessario tornare con la memoria ad Outlaws per trovare un titolo capace di rievocare le potenti atmosfere di un genere che è stato l’erede assoluto della cultura epica, a partire dall’eroe dannato fino ad arrivare alla figura assoluta della vendetta dell’immaginario orientale.

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