Condemned 2: Bloodshot - Recensione  44

Torna il detective Ethan Thomas nel secondo episodio di uno dei primi giochi che hanno visto la luce sulle console NextGen!

Meno horror, più indagini!

Nell’inevitabile evoluzione che gli shooter stanno subendo negli ultimi anni, Condemned è uno di quei titoli a cui la definizione di FPS va sicuramente più stretta e la volontà dei Monolith di contaminare la struttura base del genere, in questo Bloodshot, diventa ancora più evidente. Come nel prequel, gran parte degli scontri vengono decisi con gli oggetti recuperabili dalle diverse ambientazioni e, in mancanza d’altro, a mani nude. L’importanza che assumono i combattimenti melee è marcata in maniera ancora più decisa. Il primo livello non è altro che un lungo tutorial in cui ci vengono insegnate tutte le combo che è possibile effettuare e che risultano fondamentali per poter sopravvivere, anche in virtù dell’eccellente Intelligenza Artificiale che anima i nostri avversari, in grado di ripararsi, andare a cercare oggetti da scagliare e, persino, di saltare di sotto da balconi e parapetti in cerca di un rifugio. Parate, contromosse e le sequenze di pugni e calci diventano uno degli strumenti di morte più importanti nel gioco, che non è certo avaro di armi da fuoco, che però, in uno scatto di vera coerenza, non vengono raccolte casualmente a destra e a manca, ma che vanno recuperate dai nemici e che diventano di comune reperibilità solo nelle fasi avanzate, quando i barboni dei primi livelli lasciano spazio ad altri avversari che vi lasciamo la sorpresa di scoprire da soli.

La malattia e l’angoscia che pervadevano il primo episodio qui vanno diluendosi in favore dell’elemento più avventuroso

Meno horror, più indagini!

Tornano le indagini, solo che questa volta vengono arricchite dalla necessità di esaminare i fondali, i cadaveri e gli oggetti sulla scena del crimine con scanner luminoso e macchina fotografica e un sistema a risposte multiple nel quale bisogna muoversi grazia all’intuito e allo spirito d’osservazione. Dalla correttezza delle risposte dipende la valutazione che ci viene di volta in volta affibbiata e che, insieme al ritrovamento di tutti gli elementi segreti nascosti negli stage, va a determinare l’oggetto o l’abilità bonus che viene rilasciato a fine livello (si va dalle scarpe con suola gommata, al tira pugni, al corpetto antiproiettili). Esaminare il foro di un proiettile in un corpo, arrivare a determinare se si tratta di un foro in entrata o in uscita, il tipo d’arma o l’identità della vittima, sono tutti elementi divertenti che donano spessore all’impianto di gioco. Peccato che le occasioni in cui farlo non siano moltissime e che siano solo una manciata quelle in cui bisogna davvero lanciarsi in esplorazioni al millimetro dei fondali. L’idea è buona, solo che i game designer avrebbero dovuto darle più spazio.
La malattia e l’angoscia che pervadevano il primo episodio qui vanno diluendosi in favore dell’elemento più avventuroso, dando però un bel boost al gameplay, che è davvero solido, e alla varietà delle locazioni che, se pur dannatamente oscure, qui variano molto più agilmente tra montagne innevate, navi da carico e i classici uffici popolati da mostri inquietanti. Queste ambientazioni, alcune delle quali citano evidentemente Bioshock, avrebbero potuto essere maggiormente messe a frutto, e sono animate da inseguimenti mozzafiato e persino da sezioni stealth a la Splinter Cell, che però sono appena accennate. Il gioco, di primo acchito, sembra molto impegnativo, e di fatto lo sarebbe, solo che dopo ogni morte si ritorna al checkpoint precedente con tutta l’energia ripristinata e non con quella che si aveva quando lo si è attraversato. Andando a disperdere un po’ la sensazione di pericolo e di paura, e facendo assestare la longevità sulla decina d’ore.

Anche il multiplayer in ombra

In Bloodshot i Monolith inseriscono il multiplayer che, visti i risultati, non è che faccia molto per poter allungare la longevità del gioco. Le meccaniche sono le stesse del gioco in singolo, con le armi e ma, soprattutto, molti pugni e oggetti rimediati raccogliendoli dalle arene, che sono 9. Oltre al Deathmatch in singolo e a squadre ci sono due modalità che sono chiamate Corsa dei Barboni, sostanzialmente una gara a chi sopravvive in uno scenario, e Scena del Crimine. In questa i giocatori si dividono in due squadre, una di agenti speciali e l’altra di deviati, che devono, rispettivamente, nascondere delle cassette e l’altra ritrovarle. Ogni deviato ha una cassetta e la deve lasciare in un posto e controllare che gli agenti non la trovino e, nel caso, aggredirli per fermarli (senza però sapere dove hanno lasciato le altre cassette gli altri giocatori). Dato che i deviati non hanno armi, l’unica possibilità è nascondersi nell’ombra per aggredire gli agenti e mettere le cassette in un posto sicuro, dato che le partite sono a tempo, finito il quale, vincono i deviati se non sono state trovate tutte le prove.
Oltre al multiplayer, l’altra novità è una modalità Fight Club in cui, in diverse ambientazioni riprese dai livelli del gioco, bisogna fare punteggi sempre più alti prima di morire. Come disattivare 100 delle bamboline infernali che si incontrano in uno degli stage più belli di Condemned 2: Bloodshot.

Anche il multiplayer in ombra

Un incubo d'effetti speciali
Monolith ha fatto notevoli passi avanti con il motore di Condemned. Tra texture definite e luci sapientemente usate, l’oscurità che pervade il mondo del detective Thomas riesce ad essere disturbante come poche. Non tutte le locazioni sono dello stesso livello qualitativo, ma l’utilizzo che il team ha saputo fare degli effetti in post processing, del blur e di altre mille diavolerie riesce veramente a restituire un’esperienza unica. In alcuni frangenti vi troverete a manipolare la luminosità dell’immagine, da tanto è buia, ma quando riesce a farsi vedere, Bloodshot è proprio un bello spettacolo.
Molto positivo anche il commento sul versante audio, soprattutto grazie agli effetti sonori, sempre di buon livello, e alle voci originali. Tutte sottotitolate in italiano, pur con qualche omissione di poco conto nelle cut scene, in cui a volte alcune parti di periodo non appaiono nella traduzione italiana.

Commento

Torna l’agente Ethan Thomas con i suoi fantasmi, i mostri più terribili, ma soprattutto, con la voglia dei Monolith di arricchire la struttura degli FPS con elementi fuori dagli schemi. Condemned si conferma come una delle saghe più interessanti affacciatesi alla NextGen e migliora il precedente capitolo quasi sotto ogni profilo, partendo dai combattimenti corpo a corpo, fino ad arrivare alle indagini che, se solo non fossero così poche, sarebbero un gioco nel gioco. L’unico settore in cui perde qualcosa, e per qualcuno può essere importante, è quello dell’atmosfera horror, che si disperde un po’ in favore dell’azione più pura e delle meccaniche molto più varie che nel prequel. Gli manca ancora qualcosa per andare a competere con i capolavori degli ultimi anni, ma non possiamo fare altro che invitarvi a dargli un’occhiata, mentre aspettiamo di sapere che fine farà uno dei poliziotti più malmenati del mondo dei videogiochi.

Pro

  • Le combo nei combattimenti
  • Le luci e gli effetti
  • Le indagini...
Contro
  • ...che sono poche
  • Il multiplayer
  • Il sistema di checkpoint
  • Fa meno paura

Xbox 360 - Obiettivi

Condemned 2 è piuttosto avaro di punti, al primo passaggio. Dopo averlo finito a livello normale, ci siamo ritrovati con circa 150 dei 1000 punti obiettivo conseguiti. Per ottenere il massimo bisogna giocare online, al Fight Club e, soprattutto, cercare di trovare tutti gli oggetti nascosti nei livelli e giocare alla modalità Soggettiva, che altro non è che un ulteriore livello di difficoltà che si sblocca dopo aver finito il gioco.