Cooking Mama 2: ai fornelli con gli amiciCooking Mama 2 - Recensione 

La cuochina ritorna su Nintendo DS per dare un seguito al simulatore di cucina più famoso del mondo. Una nuova portata o solo una minestra riscaldata?

Cooking Mama è uno degli esempi commercialmente più riusciti della nuova filosofia della Touch! Generations di Nintendo (nonostante non si tratti di un titolo first party, peraltro). Un simulatore di cucina, ovvero un’idea semplice ma innovativa, impreziosita dalla possibilità di sfruttare i controlli tattili di Nintendo DS, in modo da creare un sistema di interazione che altrimenti sarebbe stato probabilmente tutt’altro che divertente. Come altri titoli della nuova generazione di giochi dedicati a “casual” o semplicemente a non giocatori (abituali), il risultato è difficile da includere all’interno delle dinamiche tipiche che, per un videogiocatore, identificano il proprio hobby preferito. Ciononostante il successo è stato enorme, proprio per l’apertura attuata da Cooking Mama nei confronti di un vasto pubblico che ha saputo interpretare e apprezzare il titolo Majesco (505 Games, da noi) proprio per la sua essenza immediata, come riempitivo di pochi minuti da assumere in piccole dosi. Oltre a questo, c’era la possibilità di imparare davvero qualche ricetta, all’interno del vasto repertorio di piatti da realizzare nel gioco, spazianti dalla cucina nipponica a quella occidentale più tradizionale, e proprio su questo la campagna pubblicitaria pareva puntare in maniera particolare. Insomma, il successo è arrivato in una misura probabilmente maggiore rispetto a quanto lo stesso publisher si sarebbe atteso, contribuendo a consolidare questa new wave videoludica dedicata al gioco casual e meno impegnativo: con queste prerogative, il seguito era una scelta obbligata per 505 Games, che infatti ha sfornato prontamente, dopo il primo episodio dedicato a Nintendo DS e Wii, questo Cooking Mama 2 che prosegue nella linea definita dall’originale predecessore.

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Invito a cena con diletto

L’espressione “more of the same” può sembrare abusata, in questi anni, ma è assodato che l’impostazione del mercato che punta sulla serializzazione comporta un appiattimento dei contenuti per i numerosi seguiti che compaiono sulla piazza. Cooking Mama 2 è un esempio classico di tale tipo di sequel: deriva dal primo episodio la sua intera struttura, addirittura una buona parte dell’azione è esattamente la stessa dell’originale, aggiungendo semplicemente qualche elemento di contorno e nuove ricette da portare a termine. D’altra parte, la dinamica di gioco offriva ben poche alternative, ma da parte sua il team di sviluppo ha fatto veramente di tutto per non sfruttare le possibilità di modificarne la struttura. In sostanza, si tratta di preparare una grande quantità di piatti, provenienti da varie cucine internazionali, utilizzando in vari modi lo stilo di Nintendo DS, attraverso varie fasi: dalla preparazione degli ingredienti, al loro mescolamento, fino alla cottura. All’interno di tutto questo, si situano i mini-games che compongono l’impianto su cui si fonda il gameplay: affettare, sminuzzare, impastare, mescolare ecc. sono parte delle varie azioni che, con brevi e veloci movimenti di pennino, dovremo simulare sul touch screen della console. La correttezza dei movimenti e il giusto tempismo decreterà il successo della singola operazione, da cui dipende il risultato finale (e quindi la bontà del piatto cucinato). Non c’è davvero molto da dire sul gameplay: Cooking Mama 2 è figlio di quel filone di giochi che basano tutto il loro appeal sulla scoperta dell’interfaccia tattile di Nintendo DS. Sintetizzando, tutto il gioco si riduce ad un semplice movimento dello stilo sullo schermo, in maniere anche piuttosto guidate, e suddiviso in sessioni brevissime. La caratterizzazione generale riesce ad amalgamare questi piccoli frammenti di gioco creando una struttura unitaria, da cui è però difficile pretendere una certa profondità, che a dire il vero non è cercata né dal pubblico ideale di Cooking Mama, né tantomeno dagli sviluppatori.

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Le novità

Il sottotitolo di questo secondo capitolo, “Ai fornelli con gli amici”, presenta la situazione scelta per fare da sfondo al gioco, e potrebbe far erroneamente pensare ad una nuova propensione per il multiplayer, che invece, pur essendo presente, non è in grado di soddisfare più di tanto, come vedremo. Le modalità di gioco sono essenzialmente due: la prima è quella classica, che ci consente, sotto l’attenta guida di Mama, di imparare una gran quantità di ricette eseguendo quello che ci viene riferito passo per passo. La seconda modalità, quella che potremo definire “storia”, lascia invece il timone interamente al giocatore, che dovrà portare a termine le ricette senza il supporto di Mama: comunque si svolgano le fasi, la preparazione va avanti, ma accumulando gli errori ovviamente il risultato finale sarà insufficiente, o “non commestibile” nei casi peggiori. In questa sezione entrano in gioco gli “amici” del titolo, che sono poi i soggetti ai quali sono dedicati i manicaretti (o presunti tali) sui quali ci impegniamo. E’ chiaro come sia difficile pretendere da Cooking Mama 2 una vera e propria progressione tra i livelli, o una certa varietà di situazioni: di fatto, la variazione è legata alla grande quantità di ricette a disposizione, mentre gli obiettivi sono costituiti dal punteggio (a cui sono associate varie medaglie), dallo sblocco di nuove ricette e dall’ottenimento di oggetti e premi vari che possono essere utilizzati per modificare la cucina o l’aspetto stesso dei personaggi.
E’ presente una nuova modalità multiplayer, che appare però piuttosto limitata: invece di offrire un serio “versus” o “co-operativo”, il gioco in multi consente semplicemente di eseguire i brevi minigames singoli, estrapolati dalla preparazione delle varie ricette, in una gara di velocità e precisione. Il tutto si ferma lì, senza offrire una sfida soddisfacente con un minimo di spessore o un’alternativa valida alla normale azione di gioco.

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Vivacità e colori

Il design del gioco si presenta perfettamente in linea con il predecessore: un look da cartone animato di origine nipponica, tutto tendente alla stilizzazione, alle linee semplici e ai colori vivaci. L’effetto è piacevole e tendente a quella “carineria” (in Giappone direbbero kawai!) che è caratteristica dei generi destinati ad un pubblico casual, o dichiaratamente dedicati all’utenza femminile (anche particolarmente giovane), restando ancorati a vecchi preconcetti. In ogni caso, si tratta di un’ottima interpretazione del mondo culinario per un videogioco, senz’altro molto azzeccata, pur con un ovvio, scarso dispendio delle possibilità grafiche di Nintendo DS. Poche animazioni ma un gran numero di piatti ed ingredienti diversi ben disegnati creano il giusto bilanciamento grafico in un gioco che decisamente non ha bisogno di spingere sul comparto tecnico, ma che poteva correre il rischio di scadere nello squallido, e invece risulta accattivante e allegro grazie alla sua particolare caratterizzazione. E’ decisamente un gioco nipponico, sotto tutti i punti di vista, e il tratto adottato per rappresentare personaggi e piatti rientra perfettamente negli stilemi del genere casual dal punto di vista orientale. L’accompagnamento musicale rientra nel clima festoso generale, e supporta l’azione veloce e frammentata con melodie vivaci e orecchiabili, sebbene non propriamente memorabili. Alcune frasi campionate sono state aggiunte al repertorio del primo capitolo, con Mama che adesso è in grado di dire, con uno strano accento misto tra giapponese e inglese, il risultato delle nostre prestazioni in cucina.

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Commento

Non è mai facile giudicare un gioco come questo. Dal punto di vista del videogiocatore medio e appassionato, è spesso difficile cogliere lo spessore qualitativo di un gioco orientato a quella nuova fetta di pubblico denominata “casual”, per la quale si tende a fare leva su elementi diversi da quelli che tradizionalmente costituiscono un bel videogioco. Eccoci quindi a dover analizzare Cooking Mama 2: il titolo in questione è sostanzialmente una collezione, neanche troppo assortita, di mini-games basati sul touch screen, come ne abbiamo viste diverse su Nintendo DS, dalla profondità estremamente esigua. In più rispetto agli altri, ha una buona caratterizzazione e il fatto, fondamentale, di basarsi sulla cucina, che lo rende originale e appetibile ad un vasto pubblico. A sfavore si registra la scarsità di aggiunte e novità rispetto all’originale, e una modalità multiplayer assolutamente priva di spessore. Chi non ha apprezzato il primo (e tra questi immaginiamo gran parte dei videogiocatori tradizionali), non troverà motivo di interesse in questo secondo, ma chi ha spolpato l’originale si potrà calare immediatamente in questa estensione della medesima struttura di gioco, che si porta dietro difetti e pregi del primo capitolo senza però poter contare ancora sul fattore “novità assoluta”.

Pro Grande quantità di ricette Allegro e vivace Indicato per il popolo della Touch!Generations Contro Alla lunga monotono Inadatto a chi cerca un videogioco con un minimo di profondità Praticamente identico al predecessore