Doom 3 - La recensione  0

In un decennio i giochi di questa portata se ne contano sulle dita di due mani. Ed è quindi con timore reverenziale che approcciamo a questa recensione..

Viaggio all'Inferno, andata e ritorno.

Più che sull'atto stesso della carneficina gratuita, Doom 3 basa l'intrattenimento sulla sua capacità di spaventare il giocatore.
Come in ogni film horror che si rispetti, maggiore è la tensione percepita, maggiore sarà l'effetto raggiunto dall'immancabile, spaventevole, scena ad effetto e il conseguente divertimento degli amanti del brivido.
Ovviamente in tutto questo ricoprono un ruolo cruciale tanto il game design che le disponibilità tecnologiche.
Sul nuovo motore di Carmack sono stati spesi letteralmente fiumi di inchiostro, quindi possiamo tranquillamente evitare di perderci dietro ai tecnicismi, a favore di una discussione dell'estetica del gioco applicata al gameplay.
Ovviamente il punto fermo, e non poteva essere altrimenti, è che la grafica è semplicemente senza paragoni.
I modelli 3D vantano un numero di poligoni sicuramente importante (ma non eccezionale) ma a impressionare l'occhio sono soprattutto il fantastico sistema di illuminaizone, le texture dinamiche e le mappe di bump praticamente ubique, che donano al tutto una "corposità" senza precedenti.

Più che sull'atto stesso della carneficina gratuita, Doom 3 basa l'intrattenimento sulla sua capacità di spaventare il giocatore

Viaggio all'Inferno, andata e ritorno.

Una maestosità grafica che sfiora l'ostentazione anche nel level design, tutto è talmente smussato, ricurvo e convesso da dare quasi le vertigini!
Bella la grafica, belle le luci e belle le ombre naturalmente.
Talmente belle che non ve le toglieranno mai da sotto gli occhi, perchè in Doom3 è sempre terribilmente buio: una precisa scelta di game design che alcuni non mancheranno di apprezzare, mentre altri detesteranno con tutto il cuore.

Addentrarsi lungo corridoi oscuri o immergersi nelle dense tenebre di una stanza sporadicamente rischiarata da un tubo al neon agonizzante è un buon metodo per far salire la tensione, ma l'impressione è che ci si sia lasciati prendere un po' troppo la mano dalla cosa: quando ci si cala correttamente nel personaggio si resta giustamente terrorizzati dalle ambientazioni claustrofobiche, buie e opprimenti, ma è sufficiente lasciare allentare la tensione perchè subentri un certo fastidio nel non capire dove accidenti stiamo andando (o almeno perchè, nell'anno 2145, il protagonista non possa imbracciare torcia e fucile allo stesso tempo!).
Sfortunatamente di cause per un allentamento della tensione, se ne presentano diverse, e rispecchiano alcuni dei limiti di un gameplay non esattamente al passo coi tempi.

''Survival Horror means, will come through windows''

Partiamo dall'aspetto più rilevante, ovvero l'esperienza di combattimento.
Non abbiamo scelta se non ammettere che si tratta davvero di nemici orribili (quindi bellissimi) e splendidamente animati. Peccato che il loro comportamento lasci un po' a desiderare.
Il meglio che l'IA estrarrà dal cilindro sarà tentare di sfruttare muri e ostacoli per evitare le nostre pallottole, ma al di là di questo, tutti i nemici seguono lo stesso medesimo pattern comportamentale, semplice e - ahimè - piuttosto prevedibile.
Dopo nemmeno mezz'ora di gioco sapremo con precisione matematica che in ogni stanza o antro buio e dietro alla più parte degli angoli ciechi, ci attendono uno o più mostri, che invece di venirci incontro, o aggirarsi per il livello in cerca di preda, salteranno fuori improvvisamente dalle direzioni più impensate (soffitti, finestre... ovviamente mai dalla porta principale) solo quando oltrepasseremo una determinata soglia di trigger.
Doom 3 è forse il gioco più scriptato della storia - scriptato con cura e metodo, ne conveniamo, quasi fosse un film vero e proprio - ma al trentesimo mostro che balza fuori dal nulla è difficile non rilevare una certa ripetitività nello schema di gioco, oltre che un percepibile affanno nel cercare di inventarsi di continuo qualcosa di nuovo nella formula "entra nella stanza, fai uscire i mostri all'improvviso e nel modo più terrorizzante possibile".
In poco tempo si tende a entrare letteralmente nella testa del level designer, indovinando in anticipo come quel medi-pack lasciato in bella vista attiverà i mostri nella parte opposta della stanza, o che da quell'angolo buio - decisamente troppo buio - sbucherà sicuramente uno zombie appena ci avvicineremo.

Ad aiutarci ad accumulare sani brividi "orrorifici" contribuisce l'ottimo audio, in italiano.

''Survival Horror means, will come through windows''

Difficile restare "terrorizzati" troppo a lungo con questa consapevolezza, fortuna che il puro e semplice atto di "fragging" dei mostri sia quanto di più appagante si sia visto in un FPS recentemente.

Ad aiutarci ad accumulare sani brividi "orrorifici" contribuisce l'ottimo audio, in italiano.
Il sonoro di Doom 3 è senza dubbio assai poco convenzionale e fa davvero paura. Al di là del tema heavy metal del menù introduttivo, il gioco è sostanzialmente privo di un tema musicale vero e proprio, ma compensa attirando l'attenzione delle orecchie del videogiocatore esclusivamente sugli inquietanti e spaventevoli effetti sonori che ci accompagnano lungo tutto il nostro cammino.
Ad ogni angolo ci capiterà di udire urla, rumori metallici e suoni raccapriccianti di ogni genere, che ci lasciano solo immaginare quale orrore possa celarsi appena una stanza più in là.
Inoltre l'unica via per individuare un mostro prima che balzi dal suo nascondiglio alle nostre spalle, è spesso quella di indovinarne la posizione grazie ai rumori che emette: mugolii, ringhi, sibilanti voci incorporee, strascichìo di piedi o ticchettio di zampe artigliate sull'acciaio. In questi casi, possedere un adeguato impianto per la riproduzione di audio 3D offre un considerevole miglioramento dell'esperienza di gioco.
Certamente però, vorrete sapere qualcosa a proposito delle armi, quindi eccovi accontentati: assegnando loro un giudizio complessivo, fanno bene il loro mestiere, hanno un look sufficientemente aggressivo e comunicano buone sensazioni.

Sottotono la mancanza di modalità di fuoco secondario e il fatto stesso che al di là delle differenti gittate, ciascuna di esse non presenti particolari caratteristiche che la rendano più o meno indicata per determinate situazioni, come ad esempio avveniva per le armi di Far Cry (vedi box pagina precedente).
Il criterio di utilizzo di una piuttosto che un'altra è quindi quasi sempre la mera disponibilitò di munizioni.
Ciò rende più lineari gli scontri a fuoco, complice il sistema di controllo che non prevede tasti per sporgersi dagli angoli, ma solo la buona e vecchia croce direzionale.
Qualcuno potrebbe affermare che si tratta di un modello di gameplay "old-school" che ci rimanda ai capolavori del passato e non pretende di avere velleità di rinnovamento.
Questo è certamente vero, ma va anche detto che ad aver meglio interpretato lo spirito dei vecchi Doom sono stati gli FPS "run&gun" alla Serious Sam o Painkiller, mentre DooM 3 ha molto meno in comune con i suoi illustri predecessori ed è anzi simile ai primi 2 Quake, in cui l'impiego di nuove tecnologie limitava il numero di nemici sullo schermo esattamente come accade ora.
Ad ogni modo il fatto che la difficoltà nel progredire lungo le mappe consista infallibilmente nel vecchio sistema "trova la porta e cerca la chiave" e che non sia stato fatto nessuno sforzo per svincolarsi da questa meccanica vecchia quanto il genere stesso, non può che confermare lo scarso impegno nell'introdurre qualche piccola innovazione al di fuori dell'aspetto tecnologico.

Interessante l'idea che le chiavi da raccogliere consistano nei singoli PDA del personale della base marziana, con tanto di log vocali dei precedenti proprietari. Ma il fatto stesso di starsene lì impalati ad ascoltare un minuto o due di parlato registrato (e in diversi casi saremo costretti a farlo per andare avanti) sapendo che nessun mostro ci aggredirà nel frattempo, contribuisce a spezzare la tensione.
Immaginate di essere riusciti ad accumulare la giusta quantità di "agitazione" per godervi appieno le fulminanti apparizioni dei mostri o le sequenze cinematiche ad effetto: eccola scivolare via sulle parole di un annoiato tecnico cui probabilmente abbiamo appena fatto saltare le cervella, annotate prima che si trasformasse in uno zombie antropofago assetato di sangue.
Parlando di background, lodevole l'impegno profuso nel descrivere la struttura e il tipo di operazioni condotte su Marte, sia attraverso dialoghi con gli NPC, sia attraverso sorta di bollettini pubblicitari (o propagandistici, in pieno stile Starship Troopers!) sugli schermi della base.
Un vero peccato però che nell'era dei brand videoludici costruiti attorno al successo e al carisma di un personaggio protagonista, ci ritroviamo ancora una volta a impersonare un marine senza nome e senza verbo.
E' comunque interessante notare come Id Software abbia imparato la lezione di Half Life. Nel primo livello infatti, invece di finire catapultati subito nell'azione, ci ritroviamo nella classica base militare, pacifica e in qualche modo rassicurante, assistiamo in prima persona all'immancabile "incidente", e ripercorriamo a ritroso la strada appena percorsa, con l'aggiunta di cadaveri e strisciate di sangue su muri pavimenti. Un classico, che fa pur sempre la sua bella figura.

E il multiplayer? Ci penseranno i mod.

Un ultimo cenno lo merita la modalità multiplayer a lungo ritenuta scartata e finalmente inclusa, più per dovere di completezza che per sue intrinseche qualità.
Inspiegabilmente è stato fissato un cap massimo di 4 giocatori (già aggirato nei server attualmente in funzione), che comunque ben si confà alle ristrette dimensioni delle 5 mappe incluse, piuttosto ben realizzate, al contrario di alcune di quelle in singleplayer, di sicuro dimenticabili.
In attesa che l'estro della comunità ne realizzi di nuove, notiamo la mancanza di modalità di gioco particolarmente innovative, in ossequio al dichiarato impegno di dedicarsi principalmente alla campagna in singolo.

O forse il mancato successo di alcune delle proposte più originali degli ultimi anni (Bombing Run docet) ha indotto Id Software a puntare sul classico, ancora una volta. Quale che sia la ragione, ritroviamo gli immancabili Deathmatch e Team Deathmatch, cui si aggiungono Last Man Standing e Tournament, che consiste in una serie di scontri uno contro uno, in cui chi vince resta in gioco e chi perde viene prontamente sostituito da uno degli spettatori, divenendo a sua volta uno di loro.
Piuttosto divertente, anche se eleggere un vincitore tende a volte a diventare una faccenda piuttosto lunga...
Stranamente manca una qualche variante del classico Capture the Flag, e soprattutto del Cooperative, amatissimo in Doom 2.
Considerando però il numero di piccole modification già disponibili a pochi giorni dalla release americana, è chiaro come la comunità sia già in fermento e siamo fiduciosi che questo genere di lacune troveranno quanto prima un valido succedaneo.
Dunque una modalità multiplayer nel complesso soddisfacente, che affida agli appassionati l'essenziale contributo perchè si renda anche vario e longevo, così come avveniva per gran parte dei classici del passato (Quake 2 e Half Life in primis).
In ogni caso il motore grafico mette a disposizione tutte le potenzialità che si possano desiderare.

Commento

Lungo una disquisizione forse eccessivamente critica, abbiamo voluto chiarire come DooM 3 non sia affatto lo sparatutto definitivo che forse vorrebbe essere, il "grande vecchio" che torna fra i giovani a far loro vedere cosa significa First Person Shooter.
Questo senza nulla togliere alla qualità generale di un titolo che passerà alla storia per il contributo tecnologico al settore (la grafica è davvero qualcosa da far vedere agli amici) e per alcuni dei più fulminanti tuffi al cuore che vi siano capitati in un videogioco.
Ma pur attingendo a piene mani a molto di quanto gli FPS e i Survival Horror hanno creato dai tempi di Half Life e Resident Evil, DooM 3, nel suo cercare di essere fedele alle sue radici, si ritrova indissolubilmente ancorato a una concezione forse antiquata di gameplay, trovandosi impossibilitato ad offrire qualcosa di realmente nuovo dopo il primo paio di ore di gioco.
A volte però non è solo la "novità" quello che conta e non a caso le vendite negli Stati Uniti hanno già raggiunto livelli astronomici e in Italia le prenotazioni hanno sfondato qualunque tetto precedente.
Notate inoltre che Activision (da poco attiva sul nostro territorio con una filiale tutta italiana) ci presenta per la prima volta un titolo Id Software interamente localizzato nella lingua del Petrarca.
Forse nei precedenti giochi non se ne sentiva un grande bisogno, ma visto che Doom 3, dopotutto, qualche velleità narrativa ce l'ha, è certamente stato un buon titolo da cui cominciare, e a giudicare dal risultato si direbbe ne sia valsa la pena.
Da giocare rigorosamente da soli e al buio.

    Pro:
  • Tecnicamente superbo
  • Ottimo comparto audio
  • Ha stile da vendere
  • Localizzato interamente in italiano
  • Fa paura quanto basta...
    Contro:
  • ...se vi lasciate spaventare
  • Gameplay antiquato
  • Scarsa interazione
  • Trama non proprio cinematografica

... e la Cura

L'arsenale a disposizione durante la nostra ordalìa contro i demoni potrà non essere l'ultimo grido in fatto di originalità, ma non mancherà di fare la felicità dei vecchi aficionados che non possono chiedere di meglio che imbracciare ancora una volta un fucile a pompa... anzi IL fucile a pompa!

... e la Cura


PUGNI: lenti e quasi inoffensivi, ma entrate in berserk mode e faranno scintille.
TORCIA ELETTRICA: non è esattamente un'arma convenzionale, ma potete usarla per colpire i mostri più deboli.
SEGA ELETTRICA: la troverete solo piuttosto avanti nel gioco, ma il divertimento è garantito!
PISTOLA: debole, ma abbastanza veloce e molto precisa. Mirare alla testa!
FUCILE A POMPA: il mito. Un gioco Id Software non sarebbe lo stesso senza un degno shotgun. Devastante a distanza ravvicinata.
UZI: canonico uzi, veloce, ma dal caricatore non troppo capiente. Estremamente precisa.
MITRAGLIATRICE: un altro classico. Concettualmente identica alla precedente, vanta una velocità di fuoco superiore.
PLASMA GUN: altro gradito ritorno, analogo della machine gun, ma con munizioni al plasma decisamente più letali.
GRANATE: niente di nuovo sotto al sole, ma non rimbalzano un po' troppo?
LANCIAMISSILI: non poteva mancare. Non esattamente un look esaltante, ma l'importante è che funzioni.
SOUL CUBE: l'unica novità. Inattivo finchè non avrete ucciso 5 demoni, a quel punto potrete usarlo per ucciderne uno nuovo istantaneamente e curare voi stessi con la sua energia vitale. Originale e carino da vedere.
BFG 9000: sapevate che la sigla BFG significa "Big Fucking Gun"? Carino eh? Devastante, anzi di più.
BERSERK POWER-UP: non si tratta di un'arma, ma della controparte del Quad Damage originale così come era presente nel primo DooM. Raccoglietelo e farete a pezzi qualunque nemico con la forza di un dito.

Il Male...

Un punto a favore di Doom 3 è la considerevole varietà di nemici in cui avremo l'onore di infilzare i pallettoni dei nostri fucili a pompa (vedi box successivo). Man mano che ci avvicineremo alla fonte di ogni male, arriveremo ad incontrare creature dall'aspetto sempre più infernale e mostruoso, ma inizialmente i soli esseri che incontreremo saranno i classici soldati posseduti, nelle diverse varianti con Pistola, Shotgun e Machine Gun e i più stupidi ma non meno letali zombie, disarmati o con rudimentali clave.
Proseguendo nei primi livelli, fra i mostri più famosi del primo Doom che hanno subito un decisivo restyle, come non citare il mitico Imp, questa volta in grado non solo di scagliare palle di fuoco, ma anche di saltare e camminare sui soffitti.
La grossa creatura a quattro zampe presente sin dalle prime foto del gioco è da molti ritenuta la nuova versione del Demon e ai livelli di difficoltà più alti è un vero e proprio juggernaut durissimo da abbattere.
Decisamente inconfondibili invece le nuove versioni delle Lost Soul (le teste volanti fiammeggianti) e del celebre Cacodemon (la sorta di enorme Beholder rosso) pericolosissimo, sebbene molto lento.
Concludono questa parziale rassegna le riconoscibilissime nuove versioni dell'Arch-Vile e del Revenant, praticamente identiche all'originale e il bellissimo Death Knight che potete vedere in primo piano in quasi tutte le pubblicità dedicate a Doom 3.
Personalmente non vedo l'ora che si rendano disponibili le action figures...

Requisiti di sistema

Nonostante il grande impatto grafico, Doom 3 non è un gioco talmente esoso da non poter essere goduto anche su PC privi della migliore tecnologia: in questo senso Far Cry era decisamente più problematico.
Una Radeon 9800SE (in modalità standard con due sole pipeline attivate) montata su un Athlon 2600+ con 512 MB di RAM è stata sufficiente per far girare il gioco a dettaglio intermedio, in 1280x1024 e a 35 frame al secondo, una combinazione perfettamente accettabile per godere del gioco con una certa pienezza.
La più vecchia generazione di GPU supportata è quella delle GeForce 4 MX, quindi per chi avesse una "vecchia" Geforce 3 non dovrebbero presentarsi problemi con il gioco a basso dettaglio e una risoluzione accettabile, ma attenzione perchè i requisiti minimi parlano di schede con almeno 64 MB e inoltre personalmente non mi arrischierei a schedere al di sotto dello mezzo Gigabyte di RAM di sistema.
Per chi invece cerca le prestazioni estreme - senza arrivare a scomodare GeForce 6800 o Radeon X800 - con una ormai abbordabile 9800 Pro e 1 GB di RAM siamo riusciti a far girare il tutto al massimo del dettaglio e con fluidità impeccabile.

L'inaugurazione che non ti aspettavi

Il Mondadori Multicenter di via Marghera organizza spesso qualche piccola iniziativa in occasione dei più importanti appuntamenti per il pubblico, forse per la sua posizione nel bel mezzo della "Milano da bere" e quindi per il costante afflusso di coppiette e gruppi di amici in uscita da pub, gelaterie e happy hour che ben volentieri si fanno un giretto in un tempio del consumismo in cui non si lesina in aria condizionata.
Questa volta il protagonista è stato proprio Doom 3, in una serata in cui non solo è stato possibile acquistare il gioco con qualche ora di anticipo, ma quanti ne avevano prenotato una copia, hanno potuto ritirare una maglietta e - per più coraggiosi, come il giocatore venuto fin da Como ritratto nella foto - gadgetteria di varia natura, come cartonati e maxi-confezioni da esposizione.

Doom 3 - La recensione
Quando la passione premia!


I speak Italian

Doom 3 è il primo gioco Id Software ad essere localizzato interamente in italiano, anche grazie all'inaugurazione di Activision Italia. La cosa per noi di Multiplayer.it rappresenta una pietra miliare per il mercato italiano. Qui sotto trovate l'intro del gioco in italiano.

Versione in ALTA RISOLUZIONE (27 mb, solo Premium Gold)

Prepare for your Doom

Sebbene resti forse il genere più giocato su Internet, quello degli FPS è un settore che da tempo non ci dava delle belle soddisfazioni, soprattutto in termini di innovazione.
Tuttavia il 2004 ha visto l'alba di una nuova generazione composta da sparatutto in soggettiva che hanno saputo distinguersi per carattere e giocabilità, portando la classica ventata di aria fresca là dove da anni ristagnava l'eredità dei vecchi classici.
Ironicamente, una parte di questi giovani araldi viene dal mondo console (The Chronicles of Riddick, Full Spectrum Warrior, lo stesso - bellissimo - Brothers in Arms in dirittura di arrivo).
Ma ecco che nel mezzo di questa corrente - che timidamente tenta di ringiovanire il genere - irrompe la corazzata Doom3, ben decisa a riportare in auge i valori degli FPS "come si facevano una volta".
Troveranno terreno fertile le sue scelte di gameplay, solide e collaudate, quanto al contempo anacronistiche? O viceversa si rivelerà essere quello che, sotto sotto, tutti noi stavamo aspettando, dopo anni di sparatutto tattici e "World War pot-pourri"?

Scopriamolo.