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Arrivano i futuristici velivoli della Buka Entertainment, in un titolo che si propone al pubblico non come una simulazione “classica”, ma quale giusta via di mezzo in grado di appagare tanto i più abili assi dei cieli, tanto gli imberbi piloti abituati a titoli arcade. Il punto è se il frutto di questa ennesima commistione di generi differenti sia effettivamente un prodotto valido:per questo Matteo Caccialanza ha giocato per noi il titolo e ha prodotto una lunga ed appassionata recensione.

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L’aero più pazzo del mondo.

Sono certo che molti di voi conoscono la serie animata Cowboy Beebop, dopotutto, secondo alcuni, i sottoprodotti della cultura hacker dello scorso decennio (in pratica noi) sarebbero tutti ugualmente appassionati di videogiochi, giochi di ruolo e anime nipponici.
Ebbene i velivoli che vi troverete a pilotare in questa insolita “simulazione” assomigliano proprio ai caccia monoposto dal bizzarro mecha-desigh della serie animata che ho appena citato.
In altre parole avremo piccoli velivoli estremamente maneggevoli dotati di molteplici motori a reazione, capaci di rimanere sospesi in aria grazie alla semplice spinta ascensionale.
Partendo da questo presupposto, bisogna ammettere che i grafici della Buka si sono presi più di qualche licenza “poetica” nel modellare i diversi jet, che risultano essere la pura antitesi del concetto di aerodinamicità…
Intendiamoci, non tutti gli “aerei” sono dei semplici caccia per il dogfighting, e non mancano bombardieri di una certa stazza, ma anche ad osservare questi ultimi, non ci si aspetterebbe che con una forma del genere possano prendere il volo…

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Che fisico!

Il modello fisico del gioco non aspira certo alla perfetta imitazione della realtà, ma è curioso notare come alcuni aspetti di essa siano stati riprodotti piuttosto fedelmente (inerzia, gravità, momento angolare delle forze), mentre altri pare siano stati ignorati, tanto per semplificare le cose.
Ad esempio è assolutamente impossibile andare in “stallo” con il vostro mezzo e non si avverte la minima differenza anche guidandolo alla massima velocità, a testa in giù e a pochi metri dal suolo! Insomma si ha la sensazione di pilotare un Tie Fighter nello spazio profondo, il che non è verosimile, per quanto faciliti parecchio la vita al pilota.
Fatta questa doverosa premessa, è impossibile negare che il gameplay scaturito da questa impostazione di gioco sia straordinariamente divertente, con frenetici confronti aerei e inseguimenti attraverso le strette gole dei canyon, mentre lottiamo disperatamente per mantenere l’assetto del velivolo, nonostante le punte delle ali che sfiorano le pareti.
Se i programmatori si sono davvero ispirati alle mirabolanti manovre di Spike e del suo Swordfish (piuttosto che a Tom Cruise e al suo Tomcat), allora non c’è nulla da eccepire, l’obiettivo è stato raggiunto.

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Che fisico!

A questo proposito, è da sottolineare l’impostazione che hanno voluto dare i programmatori ai duelli aerei. Chi mastica un minimo di aviazione militare moderna, saprà che le attuali strumentazioni sono in grado di individuare un nemico a chilometri e chilometri di distanza. A quel punto, nella stragrande maggioranza dei casi, i “duelli” si risolvono con un missile lanciato da chi vede per primo l’avversario e con la una minuscola e lontana esplosione di quest’ultimo.
In un videogioco, dove l’adrenalina è tutto, ciò sarebbe oltremodo noioso e infatti anche le più blasonate simulazioni del passato (pensate a F22 Air Dominance Fighter) hanno cercato di spostare l’ago della bilancia in favore dello scontro a distanza ravvicinata.
Nel caso di Echelon, l’uso dei missili è stato ridotto al minimo: è possibile stivare una notevole quantità di razzi aria-terra, utili nelle missioni di attacco al suolo, ma pressoché inservibili in situazioni di confronto aereo, nel qual caso è indispensabile che il missile sia a ricerca ed è davvero raro disporre di un mezzo maneggevole in grado di poterne trasportare più di due. Da ciò si deduce che quasi tutti i confronti con aerei nemici si risolvono grazie alle mitragliatrici, poco importa se con proiettili semplici, esplosivi o energetici.

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Dagli all’IA aliena!

Il gioco, ambientato sul pianeta Rockada IV, vede l’avvento della classica invasione di alieni xenofobi, che naturalmente nella modalità single player saranno controllati dalla CPU.
Devo confessare che, non essendo un esperto di dogfighting “reale”, ho avuto qualche difficoltà a valutare la bontà di alcune manovre dei nemici che, francamente, mi hanno lasciato alquanto interdetto. Di conseguenza, come metro di valutazione ho considerato semplicemente il livello di sfida che questo loro comportamente era in grado di garantire.
Ora, non esiste una vera e propria selezione della difficoltà per la campagna in solitario, mentre sia possibile configurare le capacità dei bot in una sorta di modalità skirmish.
Ebbene il livello “novice” (che sospetto essere quello di default della campagna) ci mette davanti ad avversari già abbastanza impegnativi per un principiante, ma non è raro vederli cimentarsi in azioni suicide che onestamente non saprei come non definire assurde.

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Dagli all’IA aliena!

Ad esempio una delle tattiche più raffinate del nemico è quella di venirvi addosso alla massima velocità, sparando all’impazzata e finendo per speronarvi, causando la repentina esplosione di entrambi gli aerei...
Il livello “advance” al contrario è sicuramente più complesso, ma anche più plausibile.
I nemici non seguono una traiettoria lineare e non vi vengono addosso, ma guizzano per lo schermo cercando di seminarvi, arrivando ad ardite picchiate e cabrate verso il suolo per seminare i vostri missili e indurvi a seguirli, rischiando di schiantarvi.
In conclusione, potreste rimanere delusi dall’IA giocando la campagna in singolo, mentre nell’Arena Deathmatch troverete nemici assolutamente all’altezza della situazione e di conseguenza…more fun!

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Una grafica deludente…

Inutile fare troppi giri di parole, la grafica di questo titolo sembra vecchia di almeno un paio di anni.
Anche attivando tutti gli effetti disponibili, le texture restano sbiadite (specie quelle del terreno) e il livello di dettaglio si attesta a scarsi livelli a causa del numero di poligoni utilizzati, drasticamente basso.
Del resto le specifiche hardware parlano da sole; per far girare decentemente Echelon è sufficiente un P2 a 266 Mhz con scheda 3D, il che farà la felicità di chi ha un PC un po’ datato ma non consente di sfruttare a dovere nemmeno l’hardware attualmente più diffuso, figuriamoci poi quello di ultima generazione!
Per poter apprezzare il gioco quindi dovrete forzatamente sorvolare sulle geometrie elementari degli aerei e degli edifici, senza contare la cronica monotonia del paesaggio e la solita, fastidiosa e pesantissima “nebbia” che nasconde (nemmeno tanto bene) il bad clipping dell’engine.

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…e un sonoro totalmente anonimo.

Anche sul fronte dell’audio nessuno pare aver perso il sonno per confezionare qualcosa di apprezzabile. I temi musicali non sono assolutamente all’altezza dello standard attuale, al punto che sovente le tracce (a tratti sgradevoli e fuori luogo) iniziano in maniera del tutto inaspettata dopo minuti di silenzio, o “staccando” nettamente da quelle precedenti.
Per quel che riguarda gli effetti, sono talmente ripetitivi da risultare quasi fastidiosi, specie la voce via radio dello speaker, che ripete sempre gli stessi futili messaggi (ce ne sono 3) che risultando peraltro piuttosto fuori dalle righe non contribuiscono certo a creare atmosfera. Per fortuna dopo un po’ non ci si fa più caso…

Tiriamo le somme…

Echelon appartiene ad un genere che ultimamente non ha goduto di molte novità sugli scaffali e di conseguenza è inevitabile che esso sia finito per attirare l’attenzione di tutti i patiti della cloche, lasciati a se stessi per tutti questi mesi (ricordo che in USA il gioco ha già venduto diverse decine di migliaia di copie).
La mia opinione è che questo gioco possa meritare l’acquisto solo una volta considerate le sue evidenti imperfezioni tecniche e preso atto che non si tratta né di una simulazione di volo completa, né viceversa di un banale giochino “spaziale” in cui con pochi tasti sia possibile avere la padronanza del velivolo.

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Tiriamo le somme…

Ciò potrebbe scoraggiare lo speranzoso acquirente, ma vi assicuro che sotto la sua dura scorza Echelon nasconde una polpa decisamente saporita, con una campagna in singolo forse non molto originale, ma comunque ben fatta, e la modalità Arena Deathmatch in grado di tenervi incollati al joystick per ore, tale è il divertimento in grado di assicurare.
Il che non è che il preludio di un’ottima esperienza multigiocatore, dal momento che il titolo supporta fino a ben 48 utenti connessi via internet. Attenzione però, perché a tutt’oggi non mi risulta che siano previsti server di gioco qui in Italia e l’unica strada potrebbe essere di connettersi a quelli americani.

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Quante simulazioni sono uscite da qui ad un anno fa? Poche, davvero poche, e parlando di simulazioni di volo, l’ultima degna di nota che mi viene in mente è stata Falcon 4.0, un prodotto qualitativamente eccezionale che rappresentò però il testamento di un genere che pare aver perso l’attenzione dei giocatori (o quella degli sviluppatori, fate un po’ voi).
Il qui presente Echelon si propone al pubblico non come una simulazione “classica”, ma quale giusta via di mezzo in grado di appagare tanto i più abili assi dei cieli, tanto gli imberbi piloti abituati a titoli più goliardicamente arcade.
Il punto è se il frutto di questa ennesima commistione di generi differenti sia effettivamente un prodotto valido. Scopriamolo.

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