Frontlines: Fuel of War - Recensione  8

A metà strada tra un FPS classico e uno sparatutto tattico a squadre si pone questo Frontlines: Fuel of War di Kaos Studios. Vediamo come si posiziona nell'affollata offerta di genere...

La terza guerra mondiale

Il triste leit-motiv che attraversa Frontlines: Fuel of War dallo stesso titolo alla trama, è la crisi energetica mondiale, che porta l’assetto geopolitco globale alla creazione di alleanze e blocchi contrapposti a contendersi le ultime risorse del pianeta. Si rispolvera dunque la buona vecchia “minaccia rossa”: da una parte l’Alleanza Atlantica, per così dire, con Stati Uniti e Europa insieme, e dall’altra la Stella Rossa, che riunisce Russia e Cina in una nuova superpotenza di stampo sovietico. Il campo di battaglia, ancora una volta polveriera del mondo, è il medio oriente, ultimo luogo della terra da cui è possibile estrarre il prezioso petrolio ormai in esaurimento. La storia è proiettata in un futuro prossimo e decisamente inquietante, in cui la crisi petrolifera guida le superpotenze ad una sorta di novella guerra di trincea nel tentativo di accaparrarsi la zona più ricca di greggio rimasta sulla Terra. Ecco dunque il setting che fa da sfondo al gioco, nel quale ci troviamo ad interpretare un soldato della Coalizione, la cui squadra si ritrova in prima linea nel pieno della Terza Guerra Mondiale. Da notare l’interessante soluzione narrativa adottata: la progressione tra i livelli viene scandita dalla presenza di un reporter, che accompagna la nostra squadra, il quale fa da testimone agli eventi che ci accadono intorno e che assume anche la parte del narratore, che ci aggiorna sulla situazione mondiale. In questo modo si assiste sia alla classica strizzata d’occhio verso i canoni imposti dalle produzioni belliche hollywoodiane, con scene ricche di pathos e dialoghi incalzanti e “testosteronici” dall’interno, ovvero quando ci troviamo ad interpretare il soldato protagonista, sia a riflessioni più pacate e ragionate sull’intera situazione della guerra, quando la parola passa al reporter (quasi onnisciente, qui) nelle fasi più puramente narrative, donando una maggiore profondità alla storia e un taglio decisamente più interessante.

Uno sparatutto di società

Gli sviluppatori responsabili di Frontlines hanno nel proprio curriculum la serie Battlefield di EA, ed è una cosa che si percepisce da subito, anche senza averlo letto in giro. Il DNA di Frontlines rispecchia perfettamente il percorso professionale dei Kaos Studios, nati con una mod di Battlefield 1942, affermatisi all’interno di DICE con Battlefield 2 e in seguito acquisiti da THQ per lavorare su questo titolo. Un percorso di formazione che ha portato evidentemente a un’evoluzione del concetto di Battlefield, all’interno di un gioco completamente nuovo. Per quanto riguarda il single player, Frontlines propone una campagna piuttosto limitata, che si snoda in 8 missioni suddivise in vari punti, ma che in totale occuperanno difficilmente una decina di ore per essere completate. Se si aggiunge un’intelligenza artificiale non troppo sviluppata, e una trama che difficilmente riesce a rapire più di tanto il giocatore, si ha un quadro abbastanza preciso di come il gioco punti tutto sul multiplayer. Ci sono, tuttavia, dei punti di forza anche nella campagna in singolo, con la varietà di situazioni che in un primo momento stupisce (la quantità di mezzi da utilizzare è davvero notevole), e alcuni momenti della storia restano impressi: trovarsi all’interno di un carro armato nel bel mezzo di un attacco nucleare, con tanto di fungo atomico sullo sfondo si porta dietro una certa carica di pathos, per dire. Tuttavia si nota come il single player sia in verità un adattamento della struttura del multiplayer all’interno di un contesto più specifico, e la scarsa incisività della trama e dei dialoghi lo dimostra ampiamente, seppure il lavoro appaia fatto con un’innegabile cura. Per quanto riguarda lo scontro diretto con il nemico, unità elementare nel gameplay di un FPS, si registra un sistema di gestione dei danni che a volte non convince appieno: il fragging, in sostanza, non riesce ad essere soddisfacente come in altri giochi di questo genere, in parte per certi squilibri che affliggono gli scontri online, e in parte per una mancanza di precisione nel sistema di collisione sulle lunghe distanze, correggibile in parte disabilitando la mira assistita.

Multiplayer

Veniamo dunque alla sezione che più caratterizza Frontlines: il multiplayer. Qui, la somiglianza con la serie Battlefield si fa quasi imbarazzante, sebbene ci sia da dire che non sono poi molti i titoli attuali che hanno seguito l’impostazione dello sparatutto DICE/EA, e che gli sviluppatori sono stati, a pieno titolo, determinanti per la costruzione di tale serie, prima di passare a THQ. Tutta la dinamica si basa, come dice il titolo, sulla linea del fronte di battaglia: all’interno delle varie mappe, vengono piazzati dei “punti di interesse” che devono essere conquistati dalle squadre in campo, in modo da spostare la linea di confine a favore di una o l’altra fazione. Questo determina una certa organizzazione della battaglia, che consente scontri su vasta scala senza cedere più di tanto al caos totale (non per nulla, una delle caratteristiche principali del gioco è la sua possibilità di supportare il multiplayer fino ad un massimo di 50 giocatori, grazie all’utilizzo di server dedicati): sappiamo infatti dove indirizzarci, e dove sia altamente probabile trovare il nemico concentrato in forze, secondo una logica imposta dalla necessità di conquistare determinati punti strategici e difenderli (cosa che non previene comunque alcune falle sistemiche, come il trovarsi eliminati a più riprese e senza possibilità di salvezza da nemici opportunamente appostati nelle zone di respawn automatico). La possibilità di guidare svariati tipi di mezzo consente anche qui una certa varietà d’azione e di approccio strategico alla battaglia: carri armati, mezzi blindati ed elicotteri possono essere pilotati con una certa facilità e sanno donare grandi soddisfazioni. Altra caratteristica particolare, in parte mediata ancora da Battlefield e in parte vista anche nel recente Call of Duty 4, è la possibilità di specializzare il proprio combattente in qualche ambito di battaglia. Prima del respawn possiamo selezionare la categoria del combattente (assalto, assalto pesante, anticarro, cecchino ecc.), cosa che determina l’equipaggiamento di base e le abilità acquisibili in battaglia: queste ultime sono tre per ogni categoria, e vengono guadagnate con i risultati ottenuti sul campo (eliminazione di nemici o conquista di obiettivi). In sostanza, si tratta di abilità aggiuntive che consentono, ad esempio, di migliorare le proprie capacità di base o di utilizzare utili strumenti come i droni (praticamente mezzi di terra o aerei radiocomandati e dotati di armi letali), oppure ancora di richiamare attacchi aerei su punti a piacere della mappa, tanto per fare degli esempi. E’ un sistema interessante per gestire i personaggi e variare un po’ la dinamica delle partite, ma ha anche alcuni difetti: in particolare, le classi non sono spesso ben equilibrate, e alcune sono decisamente più efficaci di altre, soprattutto se si considera che è impossibile variare a piacere l’equipaggiamento di base una volta entrati nel campo di battaglia (è impossibile raccogliere armi convenzionali dallo scenario) e così, ad esempio, chi sceglie l’artigliere è costretto a combattere unicamente con il bazooka o con la pistola.

Scenari apocalittici

Il comparto grafico si basa sul ben rodato e ormai ampiamente conosciuto Unreal Engine, cosa che da una parte consente un prevedibile buon risultato ma dall’altra tende ad appiattire l’aspetto del gioco su un “già visto” generalizzato. Effetti di luce, shader e diverse texture hanno un aspetto decisamente familiare per chi ha avuto a che fare con i numerosi, altri action e sparatutto basati sulla tecnologia di Epic Games. Ciononostante, l’estetica è ben curata, e la varietà di ambientazioni è piuttosto notevole, sebbene non raggiunga in generale il livello qualitativo di un Call of Duty 4. Gli scenari ampi e la possibilità di usare mezzi consentono un approccio molto più libero alle mappe, che possono essere percorse ed esplorate attraverso numerosi sentieri, sebbene in certi casi la vastità dell’orizzonte venga compensata da un utilizzo un po’ pesante dell’effetto nebbia, riscontabile soprattutto utilizzando gli elicotteri. Molto evidente, bisogna rilevare, è l’instabilità del framerate, capace di passare da brevi momenti di fluidità assoluta a 60 fps a crolli verticali durante le fasi più concitate, generando un fastidioso senso di confusione, sia nelle partite online (in cui il lag tende a manifestarsi con una certa frequenza) che nella modalità giocatore singolo (dove si rilevano strani fenomeni di fisica impazzita e misteriosi spostamenti dei nemici, in alcuni casi).
Niente da ridire sul comparto audio, che sotto tutti gli aspetti si conferma di ottima fattura: dalle musiche epiche-hollywoodiane (con influssi hard rock all’occorrenza), ai dialoghi ben doppiati fino agli effetti sonori, che comprendono alcune tra i le migliori riproduzioni di spari sentite ultimamente in un FPS.

Commento

Frontlines: Fuel of War non è un gioco destinato a rimanere negli annali della storia videoludica, ma nemmeno nasce con tale intento. Appare come il risultato di una limatura attuata sulla struttura di Battlefield, e va a colmare più che dignitosamente il vuoto lasciato attualmente dalla serie EA, come sparatutto improntato principalmente sul “multiplayer esteso” a squadre. Chi conosce dunque tale serie si troverà perfettamente a proprio agio con questo gioco di Kaos Studios, mentre coloro che non l’hanno ancora sperimentato potranno a maggior ragione godere di questo ottimo surrogato. Archiviata la mancanza di originalità, Frontlines si dimostra un gioco ampiamente perfettibile, soprattutto per quanto riguarda la gestione degli scontri, il netcode (facilmente sistemabile con aggiornamenti), il bilanciamento delle classi e, possibilmente, un single player più approfondito. In ogni caso, resta un’ottima scelta per il post-Call of Duty 4, e per coloro che cercassero un FPS multiplayer con struttura alternativa, in attesa di vedere la risposta di DICE.

Pro:

  • Buon multiplayer a squadre
  • Utilizzo di vari mezzi
  • Realizzazione tecnica soddisfacente
Contro:
  • Niente di nuovo rispetto a Battlefield
  • Campagna single player corta e poco ispirata
  • Qualche problema nella gestione degli scontri a fuoco

Obiettivi Xbox 360

Frontlines contiene 1000 gamerpoints distribuiti in 30 obiettivi sbloccabili. L’organizzazione di questi pare incitare il giocatore a ripetere più volte la campagna, in cerca di prestazioni sempre migliori. Oltre ai classici obiettivi dei giochi impostati sul multiplayer (quantità di uccisioni, precisione di tiro, resistenza ecc.), molti punti sono accumulabili non tanto portando semplicemente a termine le missioni del single player, ma facendolo rispettando determinati parametri (tempo, vite utilizzate o altro). In generale, un compito impegnativo ma non troppo.