Halo 2Halo 2: la recensione! 

Tre anni fa Bungie rivoluzionava il concetto di sparatutto. Oggi ci riprova con uno dei giochi più attesi dell'anno.

Armati fino ai denti

Bungie si è proprio sbizzarrita, e l'arsenale disponibile in Halo 2 è uno dei più vasti e vari mai visti. E mostra significative differenze rispetto a quello del primo Halo. Innanzitutto non c'è traccia della vecchia pistola e del fucile d'assalto. La prima è stata sostituita dalla magnum, pistola priva del mirino di precisione non più chirurgica e letale come quella del primo capitolo. Al posto del fucile d'assalto troviamo invece il fucile da battaglia, con mirino di precisione e in grado di sparare raffiche da tre colpi, e il mitragliatore, micidiale come cadenza di fuoco ma molto impreciso. Il lanciarazzi è ora dotato di missili a ricerca di calore mentre il fucile di precisione rimane la miglior arma per fare sniping. Sul fronte Covenant si segnala il needler, decisamente più potente soprattutto se utilizzato in coppia, la nuova carabina, molto precisa e veloce da ricaricare e il fucile particellare, l'equivalente alieno del fucile di precisione: ottima cadenza di fuoco, ma occhio a non surriscaldarlo. Interessante ma difficile da usare il fucile Brute, una sorta di mortaio portatile dotato di proiettili che rimbalzano una volta su ogni superficie prima di esplodere. E la spada Covenant? Voltate pagina...

Meglio soli...

Partiamo dal single player, uno dei segreti meglio custoditi da Bungie nel corso degli anni. Con Halo 2 l’approccio tentato è giustamente conservatore: si è partiti da Halo, ampliando e perfezionando la già ottima base e inserendo piccole variazioni sul tema. Halo 2 si gioca come Halo, sprizza Halo da tutti i poligoni, ma offre un’esperienza elevata all’ennesima potenza, sotto ogni singolo aspetto, mantenendo contemporaneamente inalterato il fantastico equilibrio complessivo del gioco. Bastano pochi minuti per sentirsi a casa: stesse sensazioni, stessi controlli, stesse meccaniche, stesso feeling. Ma basta arrivare al primo scontro a fuoco per rendersi conto di quanto il gioco sia stato affinato e per rimanere a bocca aperta, colpiti dalla naturalezza e dal realismo delle situazioni. Merito soprattutto dell’incredibile intelligenza artificiale di nemici e commilitoni, qui ulteriormente migliorata e semplicemente su un altro livello, e dell’interazione con gli scenari.

Halo 2 si gioca come Halo, sprizza Halo da tutti i poligoni, ma offre un’esperienza elevata all’ennesima potenza, sotto ogni singolo aspetto

Meglio soli...

I Covenant questa volta non danno tregua: esponetevi solo per alcuni istanti e continueranno a far fuoco nella vostra direzione, anche dopo che vi siete riparati dietro a un muro, mentre altri componenti del gruppo vi stanno venendo a stanare. Avanzate troppo spavaldi ed ecco gli Elite saltare, in puro stile Matrix, nella vostra direzione e piombarvi addosso dall’alto, o arrampicarsi su casse e altre sporgenze per mettersi in una linea di tiro più favorevole. Oppure ripararsi, appiattendosi realisticamente spalle al muro. Per quanto più aggressiva, l’IA è al tempo stesso più realistica nelle reazioni e, soprattutto, nella percezione. Finchè non vi vedranno effettivamente muovere i nemici supporranno che la vostra posizione sia rimasta invariata e, con adeguati accorgimenti o approfittando del fuoco di copertura dei vostri compagni, è possibile aggirare le fila nemiche per uccidere i componenti di una pattuglia uno ad uno colpendoli alle spalle: un aspetto che aggiunge una nuova dimensione alle componenti stealth del gioco. Un discorso analogo vale per quel che riguarda l’interazione con gli scenari: per quanto non esasperata, il passo in avanti rispetto al primo Halo è marcato. Muretti che si sgretolano sotto il fuoco, vetri che vanno in frantumi, auto e camion che esplodono, oggetti e corpi realisticamente vincolati alle leggi della fisica, proiettati in aria dalle detonazioni. Vedere un Hunter caricarvi e lanciare in aria una cassa con un colpo di scudo è un’esperienza elettrizzante. E terrorizzante.

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Meglio soli...

Allo stesso modo la fisica influenza il comportamento dei veicoli, ora molto più realistico. Il modello di guida dei vari mezzi è stato ulteriormente migliorato e reso più immediato e divertente: ad esempio con i Warthog è possibile compiere derapate più accentuate, con i Banshee lanciarsi in spettacolari acrobazie aeree. I Ghost e altri veicoli Covenant hanno la possiblità di inserire un turbo, aumentando di velocità per investire con più violenza gli avversari. I veicoli subiscono danni localizzati cadendo letteralmente a pezzi, che rimangono coreograficamente sparsi sul campo di battaglia, ed esplodono provocando notevoli danni: le carcasse dei Ghost abbattuti ad esempio esplodono una seconda volta, dopo un certo lasso di tempo in seguito all’esplosione iniziale, con effetti devastanti su tutto ciò che li circonda. E’ possibile inoltre impadronirsi al volo di un veicolo guidato da un avversario, semplicemente avvicinandosi e premendo il tasto X. Facile a dirsi, ben più difficile a farsi: provate voi a saltare addosso a un Ghost che vi sta per investire a tutta velocità. L’azione è incredibilmente appagante ed in grado di ribaltare in un attimo i rapporti di forza in battaglia. Sì, è ora possibile avvicinarsi a un carro armato nemico e prenderne possesso, stanando gli occupanti con una granata dopo aver aperto a colpi di pugno lo sportello d'ingresso. Sempre se avete il fegato di farlo…

L’azione è incredibilmente appagante ed in grado di ribaltare in un attimo i rapporti di forza in battaglia.

Meglio soli...

Ovviamente anche i vostri avversari hanno la stessa possibilità. Preparatevi quindi ad essere scaraventati giù all’improvviso dal vostro mezzo o a vedere tre Covenant seminare il panico a bordo di un Warthog. E i vostri commilitoni possono ora mettersi al volante e scarrozzarvi per il campo di battaglia. L’intelligenza in questi casi mostra qualche lacuna e incertezza di troppo, con una certa difficoltà ad aggirare alcuni ostacoli o nelle curva più strette. Ma è davvero un gran divertimento.
Rispetto al primo Halo, e ad ogni altro fps in commercio, la modifica più incisiva è la totale eliminazione della barra di energia. Il Master Chief ora può fare affidamento solo sul suo scudo ricaricabile, esaurito il quale bastano un paio di colpi per arrivare al fatidico game over. Una scelta azzardata ma che funziona a meraviglia, eliminando la necessità di andare alla tediosa, e spesso ricca di backtracking, ricerca di med kit. E’ poi possibile brandire due armi a una mano contemporaneamente, una soluzione già vista in altri giochi ma implementata incredibilmente bene in Halo 2. Utilizzando due armi, in qualsiasi combinazione (è possibile brandire anche due armi differenti tra loro), si aumenta sì esponenzialmente la propria potenza e cadenza di fuoco, ma si deve sottostare a tempi di ricarica molto più elevati e rinunciare all’uso delle granate e dei colpi corpo a corpo. Quando si passa all’arma secondaria inoltre, una delle due armi impugnate viene lasciata cadere a terra automaticamente. Perfetto bilanciamento quindi: portare due armi ha grandi vantaggi e al contempo grandi svantaggi. Sta a voi valutare come comportarvi, a seconda delle diverse situazioni e del vostro stile di gioco.

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Ora fate uno più uno, e immaginatevi tutto questo in una battaglia su larga scala, in campo aperto, con decine di unità coinvolte, un paio di Warthog, svariati Ghost, carri armati Scorpion e caccia Banshee all’attacco. E’ un’esperienza difficile da spiegare a parole, va vissuta di persona, soprattutto per poter apprezzare dal vivo l’incredibile varietà di situazioni: anche ripetendo più volte la stessa sequenza e compiendo le stesse azioni è praticamente impossibile, grazie alle avanzate routine di intelligenza artificiale, che i fatti si svolgano esattamente allo stesso modo. Non basta un’attenta pianificazione tattica per proseguire, bisogna adattarsi a quello che accade sul campo di battaglia e reagire il più in fretta possibile per far fronte alle mutate condizioni dello scontro.
Il tutto supportato da un comparto tecnico e artistico tra i più avanzati in assoluto: l’hardware Xbox viene spremuto fino all’ultimo megahertz, difficile fare di più. Il dettaglio poligonale, le texture (spettacolare l’uso del normal mapping), le animazioni e gli effetti sono semplicemente quanto di meglio si sia visto sinora su console, e il frame rate si mantiene sempre stabile ed elevato, anche nelle situazioni più caotiche e in campi di battaglia apertissimi. Gli unici difetti grafici sono da ricercarsi in un uso un po’ troppo marcato del LOD management, il sistema che diminuisce la complessità poligonale dei modelli in relazione alla distanza, in modo da renderizzare con meno poligoni gli oggetti e i personaggi più lontani per non appesantire troppo la console. Purtroppo il passaggio dai modelli meno definiti a quelli più dettagliati è molto marcato ed avviene troppo in prossimità del giocatore e con poca gradualità. Lo stesso discorso vale per le texture, che cambiano di risoluzione troppo bruscamente. L’effetto è visivamente spiacevole, soprattutto se consideriamo che si verifica anche durante le cut scene, tutte renderizzate con il motore del gioco.
Musiche, un avvincente misto sinfonico e rock, ed effetti sonori sono di primissimo livello, così come il doppiaggio, di ottima fattura ed interamente in italiano.

Halo 2: la recensione!

Insomma, Halo 2 com’era lecito aspettarsi, non delude le aspettative, per quanto non riesca a raggiungere le altissime vette del predecessore. Proprio così: la modalità single player è meglio in tutto, eppure rimane un gradino sotto al prequel. Paradossale? No, è solo questione di sensazioni. Halo 2 non riesce ad avere la medesima carica innovativa e a proporre momenti altrettanto epici, per quanto ci vada molto, molto vicino in più di un’occasione: l’incipit di The Silent Cartographer rimane ancora un picco irraggiungibile. E, pur limati e in parte risolti, molti dei difetti del primo Halo si ripropongono in questo secondo capitolo. Il level design è più vario ed efficace, ma la struttura rimane linearissima e non mancano sequenze molto ripetitive con corridoi ed ambienti simmetrici e tutti uguali nei quali è addirittura difficile orientarsi. Certo siamo lontani dalla Libreria del prequel. Ma non abbastanza.
C’è poi la trama, uno degli aspetti più importanti del gioco, sul quale Bungie ha mantenuto il massimo riserbo. Molto più sviluppata rispetto a quella del primo capitolo, ha risvolti davvero sorprendenti, uno sviluppo avvincente e ben strutturato ed offre dialoghi brillanti. Ma, diciamolo apertamente pur senza ovviamente svelare nulla, può non piacere proprio per la sua particolarità e le inattese svolte. Come può non piacere il finale, che sarà sicuramente uno degli aspetti più controversi del gioco.
La modalità campagna non è eccessivamente lunga: bastano 10-15 ore di gioco per vedere i titoli di coda. La rigiocabilità comunque è garantita: la modalità cooperativa a due giocatori è un gioellino, anche se purtroppo non è possibile giocare via lan o Xbox Live ma solo in split screen. E i moltiplici livelli di difficoltà offrono una sfida duratura, non solo aumentando l’intelligenza artificiale e la forza dei nemici ma cambiandone anche tipologia, numero e disposizione. Lasciate però perdere le modalità Facili e Normale, davvero troppo semplici: godetevi il gioco a livello Eroico o Leggendario, assurdamente tosto, e non avrete rimpianti.
E poi, ad aumentare la longevità, ci pensa il multiplayer.

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Datemi una spada...

L'arma più divertente da usare è la lama energetica, ovvero la temuta spada Covenant. E' sicuramente l'arma più potente, in grado di uccidere qualsiasi avversario con un singolo colpo ben assestato, ma richiede pratica e una buona dose di sangue freddo per poter essere utilizzata al massimo del suo potenziale. Premendo B si mena un singolo fendente, ma schiacciando il grilletto destro, mirando un qualsiasi nemico e stando alla giusta distanza, ci si proietta in un devastante attacco in balzo, eseguibile in qualunque posizione, anche in salto, o dall'alto verso il basso. Una tecnica letale, che cambia radicalmente il modo di giocare.

Halo 2: la recensione!

...che mal accompagnati?

Ok, il single player di Halo 2 non è perfetto. Il multiplayer invece sì: la nuova fatica Bungie è semplicemente la più completa, appagante, avanzata, varia esperienza multigiocatore al momento disponibile, su qualsiasi piattaforma. Sia online che offline, visto che il confine tra le due modalità è labile come non mai, consentendo allo stesso tempo una quantità di personalizzazioni raramente viste prima. E’ infatti possibile collegare fino a sedici Xbox in rete locale, per un lan party titanico, oppure giocare in quattro, su una singola console in split screen. E collegarsi ad Xbox Live, anche con più giocatori su una singola console, per ampliare a dismisura le possiblità e offrire a tutti, finalmente, l’esperienza di giocare ad Halo in multiplayer com’è stato originariamente concepito: in sedici, su una mappa vastissima, con veicoli. Una possibilità che pochi hanno potuto gustare nel primo capitolo della serie e che ora è a portata di qualsiasi ADSL. Online, come offline, il motore del gioco è solido come una roccia: l’azione si mantiene fluida anche nelle situazioni più caotiche, con sporadici e minimi rallentamenti che non minano assolutamente la giocabilità, e la risposta dei controlli è sempre ottimale. L’esperienza è personalizzabile al massimo, combinando a piacere la dozzina di mappe presenti - a cui se ne aggiungeranno presto altre in download - con una qualsiasi delle sette modalità di gioco base, a loro volta ulteriormente dotate di sottovarianti e personalizzabili. Alle modalità classiche (Massacro, Re della collina, Juggernaut, Cattura la Bandiera, Teschio) si aggiungono la nuova Assalto e Territori. Nella prima bisogna depositare una bomba nel quartier generale della squadra avversaria, nella seconda conquistare e mantenere sotto controllo per un certo lasso di tempo determinate zone della mappa. Il design delle mappe è fantastico, spesso con elementi asimmetrici sì da offrire ai giocatori maggiori possibilità: si va da quelle più piccole, indicate per un numero ristretto di giocatori, a enormi campi di battaglia adatti a scatenare due squadre da otto componenti in una vera e propria guerra senza quartiere. Il gioco, in ogni caso, è sempre magistralmente bilanciato ed offre ad ognuno, grazie alla sua complessa struttura, la possibilità di personalizzare al massimo il proprio stile di gioco. Forse solo le spade Covenant, divertentissime da usare, sono leggermente troppo potenti: al contrario della modalità single player, ove possono essere utilizzate solo un certo numero di volte prima di rompersi, in multiplayer le spade non hanno limiti di durata. Un giocatore esperto è in grado di compiere vere e proprie stragi ed è molto difficile da fermare. In multiplayer è possibile usare, oltre agli Spartan (il Master Chief, per intenderci), anche i soldati Elite Covenant: le differenze sono però puramente estetiche, visto che le caratteristiche delle due razze sono in tutto e per tutto identiche. Scontata la personalizzazione di emblemi e colori delle armature, con la possibilità di abbinare fino a due diverse tonalità. [C] Halo 2: la recensione! Il fucile da cecchino Covenant: letale, ma occhio a non surriscaldarlo. Halo 2: la recensione! Abbiamo già detto che la spada è l'arma più tosta del gioco? Halo 2: la recensione! Un Brute. Ne incontrerete di queste bestiacce... [/C] Molto intelligente, giocando in rete, la funzione di chat vocale di Xbox Live. Parlando normalmente nel microfono, ogni giocatore vicino a noi nel gioco, avversario o compagno che sia, sarà in grado di sentirci, e la nostra voce si affievolirà con l’aumentare della distanza. Schiacciando una volta – non è necessario tenere premuto - il tasto bianco sul pad invece potremo comunicare con tutta la nostra squadra indipendentemente dalla distanza dei vari elementi e con tutti i giocatori a noi vicino. Decisamente realistico.
Gli aspetti più rivoluzionari del gioco su Xbox Live sono comunque quelli meno apparenti a un primo sguardo, ma che più influenzeranno in futuro l’intero concetto di gioco in rete. In Halo 2 non è necessario perdere tempo ad assemblare tra una partita e l’altra le varie squadre di gioco. Basta scegliere i giocatori del proprio team tra gli amici o gli appartenenti al nostro clan (il gioco è provvisto di una completa sezione di gestione dei clan), e ci penserà il software, di partita in partita, a tenere unita automaticamente la nostra squadra contro i vari gruppi avversari. Inoltre, l’host della partita è scelto automaticamente e in maniera del tutto trasparente all’utente: se durante un match il giocatore host abbandona il gioco o la sua connessione si interrompe, la funzione di server passa in automatico al secondo giocatore con la miglior connessione, senza interrompere la partita. L’unico inconveniente per i partecipanti è un blocco di alcuni secondi della partita, dopodichè l'azione riprende. Halo 2 offre ovviamente una completa ladder online e, partecipando a partite ‘ufficiali’, abbina automaticamente i giocatori a seconda della bravura, facendo in modo che chiunque partecipi sempre a partite bilanciate e divertenti, indipendentemente dal proprio livello di abilità. E non finisce qui. Halo 2 tiene infatti traccia di ogni singola partita giocata e, tramite il sito ufficiale bungie.net, è possibile in qualsiasi momento avere accesso a ogni partita da ogni singolo giocatore, osservandone tutte le statistiche e addirittura vedendone ogni singolo spostamento sulla mappa e ogni punto in cui sono morti durante una data partita. Maniacale.

E’ dannatamente difficile rivoluzionare due volte lo stesso genere nel corso della stessa generazione hardware e a distanza di pochi anni. E infatti Halo 2 non ci riesce, non almeno con la stessa, rinfrescante prepotenza del predecessore. Ma è solo questione di sfumature, di dettagli: anche con un single player non privo di difetti rimane innegabilmente uno dei migliori giochi d’azione mai prodotti, un genuino capolavoro. E a riparare qualsiasi mancanza c'è la modalità multigiocatore: assolutamente perfetta, tanto da proiettare Halo 2 nella storia. Impossibile pretendere di più: Halo 2 è il miglior gioco multiplayer, sia offline che online, attualmente esistente. E come tale si merita appieno il top score.

Pro: Multiplayer stratosferico Tecnicamente mostruoso IA, fisica, gestione dei veicoli al top: la sensazione di trovarsi sul campo di battaglia è incredibile Contro: Meno memorabile e innovativo rispetto al primo Halo

Second opinion

A cura di Alessandro Conenna
Halo 2 è un titolo dalla doppia personalità, e come tale va adeguatamente valutato. Il settore multiplayer è semplicemente perfetto: ottimamente bilanciato, vario e personalizzabile fino alla nausea, oltre che praticamente eterno grazie al Live. Insomma, il nuovo metro di paragone su console, senza mezzi termini. Anche sul fronte single-player di carne al fuoco ne è stata aggiunta parecchia, tuttavia con risultati meno radicali, ed in questo senso Halo 2 si dimostra decisamente meno rivoluzionario, proponendo un’esperienza arricchita in molti comparti rispetto al primo episodio (storia molto più complessa e sfaccettata, l’introduzione della doppia arma, la possibilità di rubare i veicoli in corsa, la spada, ecc ecc…), appena penalizzata però da qualche (raro, per carità) elemento un po’ meno convincente. Mi riferisco in particolare al level design ancora un po’ ripetitivo in certe situazioni, alla non eccessiva lunghezza della campagna ed a quel leggero senso di “deja vu” che accompagna l’esperienza: niente di terribile, però sufficiente a penalizzare quel tanto che basta il giudizio complessivo per fargli, a mio modesto parere, mancare il “top score”. Tanto di cappello a Bungie, in grado di conquistare, dopo la prima, anche la seconda posizione nell’affollata classifica dei migliori FPS per console.

Halo 2: la recensione!

Second opinion

A cura di Andrea Moi
Per un team di sviluppo, nel mondo dei videogiochi, la cosa più difficile in assoluto non è quella di sfornare un titolo che venga preso come pietra di paragone in un genere, o che diventi il simbolo stesso di una piattaforma.
La cosa più difficile sta nel confermarsi nelle successive produzioni e Bungie non solo è riuscita in questo scopo, ma ha fatto di meglio, realizzando un gioco che supera il suo predecessore.

Il punto che più mi ha impressionato in Halo 2 è l’impostazione stessa del gioco. Già nel primo capitolo, Bungie ha cercato di caratterizzare Master Chief come un personaggio hollywoodiano, il classico eroe senza macchia, votato anche al proprio sacrificio pur di portare a termine la sua missione. In questo sequel, il “taglio cinematografico” di Halo è stato incrementato esponenzialmente, la trama propone una serie di intrecci, colpi di scena e sviluppi che si avvicinano maggiormente a quelle di un film piuttosto che un “banale” videogioco. Tutto questo senza dover spezzare continuamente il ritmo dell’azione.
Anche il design dei livelli, estremamente più vario rispetto ad Halo, ha come scopo quello di amplificare al massimo l’atmosfera di guerriglia che si percepisce fin dall’inzio del gioco. Se nel capitolo precedente, in molte sezioni eravamo soli, in Halo 2 la situazione è ribaltata, avremo moltissimo aiuto dai nostri compagni, anche grazie alla nuova Intelligenza Artificiale, in questo contesto, l’idea di fondo era quella di trasformare Master Chief, da eroe solitario in un vero e proprio condottiero, un comandante in grado di guidare l’esercito dei terrestri contro la minaccia aliena.
Il risultato di questa decisione ha anche un effetto secondario, gli sceneggiatori hanno caratterizzato Master Chief fin troppo bene. Se il primo Halo ha valorizzato la figura di Master Chief, ora è lo stesso Master Chief che rende davvero grande Halo 2.

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Second opinion

Bungie e Microsoft, non hanno voluto portare agli utenti Xbox il più scontato degli Halo 1.5, con un banale upgrade grafico e supporto Live, proponendo, al contrario, un titolo totalmente evoluto in ogni sua caratteristica.
Evoluzione è il termine adeguato, non una rivoluzione totale, ma una costante ed implacabile opera di migliorie ed aggiunte, che vanno ad interessare anche gli aspetti più apprezzati del primo Halo, a questo proposito gli esempi si sprecano.
Tra le operazioni più riuscite, rientra il sistema di gestione delle armi. Quasi senza tenere conto dei pareri positivi ricevuti, Bungie non si è limitata a riproporlo, ma ha voluto ampliarlo, inserendo la modalità a doppia arma con tutti i vari vantaggi, come una potenza di fuoco maggiorata, ma anche nuove limitazioni come l’impossibilità di lanciare una granata o il dover gettare un’arma poter colpire il nemico in una mischia.
La gestione delle armi non è certo un caso isolato, come già detto, Bungie ha agito praticamente in tutti i settori, dall’aspetto grafico, che in certi livelli lascia veramente senza fiato, alla gestione dell’ intelligenza artificiale o della fisica. Lo stesso reparto Audio è stato oggetto di questi miglioramenti, e non solo nella gestione degli effetti in Dolby Digital 5.1, ma anche nella realizzazione della colonna sonora, diventata ancora più completa ed ispirata.

Un’azione a tutto campo, quella del team di Redmond, mirata non solo al single player, ma anche alle modalità multi giocatore con supporto online, e ad una serie di iniziative e feature senza pari in un titolo Xbox e che spostano avanti il gioco in rete su console. Ultima tra quelle presentate al pubblico, l’integrazione delle statistiche online e di funzionalità avanzate per il tracking delle proprie performance in un’area ad hoc sul sito ufficiale Bungie.
L’ultimo appunto, prima della chiusura, è un tributo all’inserimento della Spada di Energia, tra le armi utilizzabili. Il solo impugnare la spada, con il suo rumore caratteristico, genera un senso di soddisfazione al giocatore. Lo stesso modo di combattere e muoversi nel livello cambia radicalmente, la preda dei Covenant si trasforma in un vero e proprio cacciatore. Raramente ho trovato giochi, in cui l’utilizzo di un’arma, pur non essendo sbilanciata come potenza rispetto le altre, riuscisse ad incidere cosi tanto sul metodo di gioco e controllo del personaggio. Il vero punto di forza di Halo 2, rispetto a qualunque altro fps su console, è la completezza. Non vi sono, al momento, first person shooter che possono vantare lo stesso grado di attenzione e cura dei dettagli sia per la modalità offline in singolo, che per le feature online.

non ho la minima esitazione a pensare che, da oggi, il genere dei first person shooter su console ha un nuovo punto di riferimento assoluto, chiamato… Halo 2.

Second opinion

Difetti o bocciature in Halo 2?
Halo 2 può essere migliorato, si potrebbe desiderare un’interazione maggiore con gli scenari, interazione che comunque è aumentata considerevolmente rispetto al primo capitolo, piuttosto che valutare l’inserimento dei bot per allenarsi nelle modalità online, o l’introduzione di aree ambientante in interni con la possibilità di essere superate seguendo percorsi differenti. Tutte considerazioni che si possono fare, ma del resto nessun gioco potrà mai essere “perfetto” e il fine di produzioni come Halo2 è solo quello di dimostrarsi migliore della concorrenza.
Dal punto di vista personale, la lunga attesa, che si protrae da Novembre 2001, appena dopo aver terminato il primo capitolo, è stata totalmente soddisfatta. Proprio per questo non ho la minima esitazione a pensare che, da oggi, il genere dei first person shooter su console ha un nuovo punto di riferimento assoluto, chiamato… Halo 2.

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Non sempre occorrono cambiamenti radicali. Talvolta bastano piccoli ritocchi, leggere, brillanti modifiche a una formula collaudata per entrare nella storia dei videogiochi. E’ il caso di Halo, un first person shooter classico nella struttura, innovativo negli intenti e nella realizzazione grazie ad accorgimenti lievi ma radicali, intelligenti ed implementati magistralmente: lo scudo ricaricabile, la possibilità di portare due sole armi, gli attacchi corpo a corpo, le devastanti granate, l’uso dei veicoli. E soprattutto un bilanciamento perfetto – in quanti altri giochi l’arma base è anche una delle più devastanti se usata con perizia? – e un’immersività raramente vista in altre produzioni del genere. Forse solo in Half-Life. Ed eccoci di fronte a uno dei migliori giochi di lancio per una console, uno dei migliori giochi di questa generazione, uno dei migliori giochi di sempre, su qualsiasi piattaforma, capace di mettere d’accordo pubblico e critica e di vendere milioni di copie.
Ora, quant’è difficile ripetere tutto ciò a distanza di soli tre anni? Tanto, forse troppo, ma Bungie è una di quelle che ci sa fare, uno dei pochi team in grado di accettare una tale sfida. E con buone probabilità di vincerla.