Haven: Call of the King  1

Un giovane schiavo, dotato di misteriosi poteri, scopre di essere l'eletto annunciato da una vecchia profezia. Riuscirà Haven a sconfiggere Lord Vetch e a liberare il suo popolo dalla schiavitù? Scopritelo nella nostra recensione.

“Il miou nomey è Haven, ed ho il compitou di salvarey il mondou”

Difficile rimanere impassibili di fronte alla presentazione di Haven: Call of the King. Selezionata l’opzione “Nuova partita” da un menù caratterizzato da un design difficilmente digeribile, si assiste ad un introduzione in real time che illustra il povero plot alla base del prodotto Midway: il classico despota brutto, cattivo e senza scrupoli viene a sapere che uno schiavo di nome Haven potrebbe rappresentare un pericolo per la propria dittatura, a causa della sua tendenza a sentire una fantomatica “voce”, presagio di un’azione rivoltosa. Inutile dire che il soggetto in questione è il protagonista del gioco, che si troverà impegnato a dover cercare di rovesciare il regime del cattivone senza disdegnare di salvare l’immancabile ragazza in pericolo. Due cose dell’intro di Haven: Call of the king instillano nel giocatore il sospetto di trovarsi di fronte ad una produzione mediocre: ovverosia il già citato character design da urlo (di terrore) e un doppiaggio in italiano eseguito da attori anglosassoni, inquietante espediente già utilizzato in Time Crisis: Project Titan che tuttavia è probabilmente l’aspetto meglio riuscito del gioco. Almeno questo è divertente…

Il momento è catartico

Mentre “divertente” non è esattamente un aggettivo che calzi a pennello al titolo Traveller’s Tales. Fedele al proprio curriculum, il team di sviluppo ha realizzato un platform 3D banale, poco ispirato, e soprattutto noioso. Per farsi un’idea di Haven: Call of the king, basti pensare ad un Jak & Daxter (la struttura di gioco è sostanzialmente identica) spogliato di tutti gli aspetti più accattivanti. Nessun elemento nella produzione Midway, salvo rarissime occasioni, riesce a raggiungere livelli qualitativi sufficienti, a cominciare dal sistema di controllo: il semplice movimento di Haven sullo schermo è poco preciso, con il protagonista dai capelli rossi che pattina più che correre e fluttua più che saltare. Per non parlare poi della gestione dell’unica arma a disposizione di Haven, una specie di yo-yo upgradabile in diversi tipi di sparo in seguito alla raccolta di determinati bonus: la mancanza di un qualsiasi sistema di lock-on impedisce di colpire sempre con efficacia i nemici su schermo, così come l’imprecisione della visuale in prima persona rende un’impresa il puntamento dell’arma verso specifici obbiettivi. La deambulazione nel mondo di Haven è resa inoltre ancora più tediosa da una telecamera virtuale la cui inefficienza richiede continui aggiustamenti manuali da eseguire con lo stick destro. Ma questi non sono che alcuni dei difetti tecnici del titolo Traveller’s Tales, nemmeno velatamente oscurati da una realizzazione grafica all’altezza. A livello visivo Haven: Call of the King mostra non solo uno scarso polygon count, ma anche una palette di colori all’insegna dell’acidità, un set di animazioni legnose e, ovviamente, texture dalla scarsa definizione. Ad una veste cosmetica di scarso livello non corrisponde però un accompagnamento sonoro di pari bassezza qualitativa (se si esclude il parlato anglo-italiano), caratterizzato quindi da effetti nella media e musiche perfino troppo evocative per un titolo così poco ispirato.

Haven in Hell

Ma è a livello di gameplay puro e semplice che Haven: Call of the King sale in cattedra e mostra a tutti come NON si deve realizzare un platform 3D originale ed accattivante. Come già detto, la struttura di gioco è “presa in prestito” (per usare un eufemismo) da Jak & Daxter: come nel titolo Naughty Dog, infatti, la produzione Midway offre al giocatore la possibilità di esplorare un mondo “unico” e non rigorosamente spezzettato in stage, in cui l’utente ha principalmente il compito di raccogliere degli ingranaggi che svolgono la medesima funzione degli orb di Jak & Daxter, ossia di consentire l’avanzamento nel gioco. Peccato che Haven: Call of the King, oltre a risentire di evidenti lacune tecniche, non riesca nemmeno a proporre una copia discreta di un gameplay tutto sommato valido. Il risultato è un titolo noioso, privo di personalità, banale, il cui destino è di finire dritto nel dimenticatoio. Fra schemi rubati a Crash Bandicoot e boss lontanissimi da una qualsiasi parvenza di originalità, appare evidente come Traveller’s Tales e il genere dei platform 3D abbiano ben poco da spartire…

Conclusioni

La partnership fra Traveller’s Tales e Midway ha dato alla luce un prodotto la cui qualità giustifica del tutto la cronica mancanza di hype che ne ha accompagnato lo sviluppo. Haven: Call of the King è in estrema sintesi un platform 3D decisamente piatto, l’esempio perfetto di come copiare spudoratamente una struttura di gioco consolidata come quella di Jak & Daxter non basti a creare un prodotto qualitativamente soddisfacente. Provaci ancora, Traveller’s Tales. Ma magari con un altro genere…

    Pro
  • Accompagnamento musicale apprezzabile
  • Il tragicomico doppiaggio in italiano ad opera di voci anglosassoni strappa più di un sorriso
  • Schema di gioco solido, per quanto poco originale.
    Contro
  • Sistema di gioco banale e mal realizzato
  • Controlli poco precisi
  • Pessima gestione della telecamera
  • Tecnicamente (molto) sottotono
  • Character design fra i peggiori mai visti nella storia

Lo sviluppo di Haven: Call of the King è, inutile negarlo, trascorso decisamente in sordina. L’hype formatasi attorno al platform Traveller’s Tales è stata infatti estremamente limitata. C’è da dire però che la produzione Midway non si presentava certamente nel più allettante dei modi: il team incaricato dello sviluppo non godeva di grande fama (soprattutto dopo il clamoroso flop dell’ultimo, deludente episodio di Crash Bandicoot), e il look generale del gioco non appariva eccezionale, complice soprattutto un character design di infimo livello. La storia tuttavia ci narra di famigerati “sleeper hit”, titoli poco “reclamizzati” che alla fine si sono rivelati decisamente vincenti. Purtroppo, non è questo il caso di Haven: Call of The King…