The Settlers: L'Eredità dei Re (The Settlers: Heritage of Kings)La recensione di The Settlers: L'eredità dei Re 

Una serie oramai storica arriva al quinto capitolo ed i programmatori decidono di virare verso coordinate più "moderne"

L’Eredità dei Re prende decisamente le distanze dai suoi prequel e si è spostato su coordinate più vicine ad RTS fantasy quali Warcraft 3 e Kohan 2

L’Eredità dei Re è ambientato nel Medioevo e ci vedrà (nella modalità campagna) nei panni di Dario, un giovane e valoroso cavaliere, che avrà il compito di fermare le mire espansionistiche di un terribile tiranno alla guida di un esercito potente e senza scrupolo. Per farlo, oltre a gestire direttamente la crescita dei villaggi e mostrare le sue abilità di guerriero sul campo, dovrà anche usare l’arte della diplomazia per compattare i vari governatori della zona al suo fianco.

La recensione di The Settlers: L'eredità dei Re La recensione di The Settlers: L'eredità dei Re La recensione di The Settlers: L'eredità dei Re

Nelle precedenti righe vi ho appena descritto quello che è il gameplay del nuovo Settlers: un RTS decisamente influenzato da titoli quali Warcraft 3 e Kohan 2 in cui comunque rimane qualche richiamo alla tradizione della serie come ad esempio la raccolta di svariati elementi naturali (ferro, pietra, argilla, zolfo e legna), la cura nel progettare abitazioni e fattorie numericamente adeguate agli abitanti del nostro villaggio, lo sviluppo della tecnologia con le solite diramazioni ad albero, le decisioni in fatto di materia di tasse (come vedete, il problema va ben oltre l’attualità…) e di diplomazia con i villaggi contigui. Per il resto però L’Eredità dei Re si muove su coordinate ben più vicine ai titoli già citati: la presenza degli eroi immortali (al massimo possono svenire per un po’), una componente bellica decisamente più ampia, lo svilupparsi di una trama all’interno delle missioni stesse con sottoquest da svolgere che ricordano molto da vicino i recentissimi strategici fantasy. Una piccola innovazione è stata inserita per quanto riguarda gli agenti atmosferici: in pratica, se ad esempio ci ritroveremo su di una montagna dove sta nevicando a iosa, le nostre truppe si muoveranno con maggiore difficoltà e quindi più lentamente. Niente di trascendentale ma comunque mi sembrava lecito sottolinearvelo.

Ci troviamo di fronte ad un prodotto piacevole che a tratti arriva ad ottimi picchi qualitativi ma che in generale risente di un certo tira e molla fra tradizione della serie e velleità innovative

Il risultato finale di questa alchimia quindi? Secondo la mia opinione, ci troviamo di fronte ad un prodotto piacevole che a tratti arriva ad ottimi picchi qualitativi ma che in generale risente di un certo tira e molla fra tradizione della serie e velleità innovative. Così ad una interfaccia semplificata ed un maggior tendere all’azione, si è deciso di mantenere comunque un ritmo decisamente più compassato rispetto a quello degli RTS di ultimissima generazione. L’unicità di Heritage of Kings è quindi un’arma a doppio taglio: potrà convincervi in pieno proprio per la sua diversità, ma al tempo stesso lasciare con l’amaro in bocca sia gli amanti della saga per come è stata fino al quarto capitolo, sia i cultori degli strategici più immediati. Novità per la serie risulta essere anche l’uso di un motore grafico completamente tridimensionale (versione modificata e personalizzata del Renderware di casa Criterion) che alla prova sul campo mi ha favorevolmente colpito sia per una qualità visiva assolutamente di alto livello (belli gli effetti meteo e luce, le animazioni, le texture degli edifici che rimanevano di buona qualità anche zoomando al massimo) e sia per una leggerezza in fatto di richieste hardware, oramai quasi fuori dalla norma. Anche con una macchina non lontana dai requisiti hardware minimi richiesti, il gioco, con un buon autosetting, non presentava problemi di frame rate neppure nelle situazioni più concitate. Altre lodi vanno al comparto sonoro, in egual misura per la componente medievale melodiosa ed epica nei punti giusti e alla localizzazione in italiano che se pur non giunga a picchi qualitativi elevatissimi, si dimostra dignitosa e discreta in tutta l’esperienza ludica.

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I multiplayer di Settlers
Immancabile anche ne L’Eredità dei Re una componente per il gioco in compagnia (fino ad un massimo di 6 belligeranti) tramite rete locale o Internet. Le modalità per confrontarsi nel medioevo di Blue Byte sono tre. Conquista è la tipologia più semplice: si tratta di distruggere i quartieri generali di tutti gli avversari. In Corsa alla Tecnologia invece dovremo sviluppare prima dei nostri avversari tutte le tecnologie disponibili presso il collegio. In questo caso sarà possibile giocare a squadre e dividersi al meglio le ricerche da fare. Chiaramente questa è la modalità più interessante per chi è incline maggiormente al genere gestionale. Infine in Partita a Punti, nel corso di un’ora di gioco, la vittoria andrà a chi sarà in grado di conquistare più punti, punti che saranno assegnati per vittorie sul campo bellico, per la ricerca e l’upgrading delle strutture.

Ultimissime note per le varie modalità di gioco: se per il multiplayer troverete un box a riguardo, vi segnalo che la campagna si dipana su oltre 20 missioni che richiedono un buon numero di ore per il loro completamento (anche e soprattutto per il ritmo compassato di cui abbiamo parlato in precedenza). Stesso numero di mappe disponibili per lo skirmish mentre purtroppo è del tutto assente un editor.

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Commento

L’Eredità dei Re segna un netto tratto distintivo dall’oramai classica saga di Settlers. Il quinto capitolo della serie si discosta decisamente dai suoi precursori e si avvicina a coordinate più simili a titoli quali Warcraft 3 e Kohan 2. Certo, la gestione dei villaggi è più complessa rispetto ai due RTS appena citati ma è palese la netta semplificazione di questo aspetto per dare spazio alla componente bellica. Il risultato finale? Un prodotto piacevole che a tratti arriva ad ottimi picchi qualitativi ma che in generale risente di un certo tira e molla fra tradizione della serie e velleità innovative. Così ad una interfaccia semplificata ed un maggior tendere all’azione, si è deciso di mantenere comunque un ritmo decisamente più compassato rispetto a quello degli RTS di ultimissima generazione. L’unicità di Heritage of Kings è quindi un’arma a doppio taglio: potrà convincervi in pieno proprio per la sua diversità, ma al tempo stesso lasciare con l’amaro in bocca sia gli amanti della saga per come è stata fino al quarto capitolo, sia i cultori degli strategici più immediati. Di certo, questo Settlers ha dalla sua due elementi oggettivamente positivi: un ottimo motore grafico in 3D, capace di girare senza problemi anche su PC non troppo potenti ed un prezzo (19.90€) più basso anche di quello medio per un titolo budget. Aspetto tutt’altro che da sottovalutare. Pro: Buona realizzazione tecnica audiovisiva Prezzo ultra budget Un RTS leggermente fuori dai canoni standard ma… Contro: Potrebbe non essere apprezzato proprio per questo Ritmo di gioco a tratti troppo compassato I fan della serie parleranno sicuramente di “tradimento”

La recensione di The Settlers: L'eredità dei Re Ragazzi, come passa il tempo! Mi sembra quasi ieri quando Settlers girava per la prima volta sul mio fedele Commodore Amiga ed oggi sono qui a parlavi del quinto capitolo della serie firmata Blue Byte. Che sia il quinto titolo “settleroso” non si può dedurre direttamente dalla copertina del gioco, visto che il riferimento numerico non è stato evidenziato in nessuna parte del packshot e neppure nel gioco stesso. La scelta non è stato affatto casuale: L’Eredità dei Re prende decisamente le distanze dall’eredità dei suoi prequel ed oltre a presentare per la prima volta un motore grafico completamente in 3D, si è spostato su coordinate più vicine ad RTS quali Warcraft 3 e Kohan 2. Ma facciamo un piccolo passo indietro adesso…

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