Manhunt 2 - Recensione  9

Cinque anni fa aveva turbato il mondo con la sua violenza estrema e il suo realismo disturbante: torna l'”altro” gioco controverso di Rockstar, si ripete un caso?

Il Progetto

Mentre il primo Manhunt ritraeva una sorta di grosso, estremo, sadico e violentissimo reality show, portando quindi una carica non indifferente di critica sociale, questo sequel sposta il proprio obiettivo su di un’ambientazione completamente diversa, rientrando in canoni più squisitamente narrativi ma senza rinunciare al gusto della provocazione e a qualche riflessione sulla società. Siamo in un ospedale psichiatrico, il Dixmor Insane Asylum, nel quale la terapia adottata non sarebbe vista con favore dagli psichiatri più progressisti: al Dixmor dottori e infermieri attuano ogni sorta di violenza e sopruso, fisici e psicologici, su pazienti ormai ridotti agli stati più estremi di follia, finché una notte un blackout non causa l’apertura di tutte le celle, con conseguente evasione, e atroce vendetta, dei detenuti. Voi siete, all’inizio, nei panni di Daniel Lamb, un “pazzo” a prima vista piuttosto comune ed insignificante, smarrito di fronte a tutto il caos provocato dal blackout. E’ Leo Kasper, il coprotagonista del gioco del quale più tardi assumerete il controllo, a farvi da mentore, spingendovi ad evadere e indicandovi i modi più sadici e violenti per ammazzare i vostri nemici con qualsiasi cosa vi troviate in mano. E’ questa la premessa per una storia, seppure non originalissima, affascinante e coinvolgente, soprattutto per la sua capacità di svelarsi man mano agli occhi del giocatore; ed è proprio la trama il punto di gran lunga più forte di questo Manhunt 2, insieme all’ambientazione e alla caratterizzazione dei personaggi che volutamente sono estreme, sadiche, perverse, sudicie e disperate. Tutto ciò però non assume mai i contorni di una provocazione e di una violenza gratuite, messe lì giusto per far scandalo: è viceversa tutto organico ad un disegno di un gioco certamente per adulti, ma niente affatto superficiale, e questo, oggigiorno, è un grande pregio. Trama e ambientazione sono quindi da incorniciare: sfortunatamente, però, i pregi sembrano fermarsi quasi del tutto qui…

Bloody Gear Solid

Manhunt 2 è uno stealth, e come in tutti gli stealth che si rispettino il vostro scopo è di andare da un punto A ad un punto B del livello (qui in maniera del tutto lineare…) evitando i nemici, assalendoli alle spalle e, in caso veniate scoperti, menando le mani, qualsiasi cosa esse contengano. Per evitare gli avversari dovete fare attenzione a restare nel buio e a non fare rumore: qui arriva la prima differenza rispetto al primo Manhunt, nel quale c’era sempre quella sensazione di precarietà dovuta a nemici intelligenti e al level design attentamente studiato che non sempre vi metteva nelle condizioni di trovare rifugi adatti o di poter evitare tranquillamente di far rumore. Nel sequel, invece, i livelli sono come già detto lineari, ed anche piuttosto banali: avrete sempre uno spazio buio nelle vicinanze, rifugiatovi nel quale anche chi vi stava inseguendo, magari dotato di torce, spesso e volentieri magicamente non vi vedrà più e tornerà in men che non si dica in stato di scarsa attenzione, permettendovi di rifiatare e di pianificare con calma un altro assalto. Non c’è più, insomma, la “caccia all’uomo” del titolo, che perde così gran parte del suo tesissimo appeal.

Trama e ambientazione sono quindi da incorniciare: sfortunatamente, però, i pregi sembrano fermarsi quasi del tutto qui…

Bloody Gear Solid

Una volta arrivati alle spalle del nemico inconsapevole scatta la caratteristica principale che era del primo e che ritorna nel secondo episodio: le esecuzioni. Spingendo A potrete decidere, a seconda di quanto tenete premuto il pulsante, se eseguirne una veloce, media o lunga e devastante, ma sempre brutalissima. Il problema è che, ancora una volta per la censura, quando si eseguono queste esecuzioni che in teoria sarebbero degne del miglior Saw, l’immagine viene avvolta da tanti e tali filtri che praticamente resterà solo l’audio a farvi immaginare spargimenti di budella e fratture varie: non è che in redazione siamo tutti degli psicopatici sanguinari che altro obiettivo nella vita non hanno se non vedere il sangue, ma la violenza esplicita e disturbante era una delle caratteristiche che rendevano unico Manhunt, il fatto che il seguito l’abbia un po’ persa lo rende ancora più banale e “normale”. Il sistema di controllo delle esecuzioni via Wiimote poi, sebbene renda l’esperienza più intrigantemente realistica, non è perfetto, e qualche volta non legge bene i movimenti costringendovi ad interrompere un’esecuzione nel bel mezzo: il risultato però non cambia, visto che già dopo un solo colpo l’avversario è stecchito, e il resto serve solo ad infierire. In più rispetto al predecessore ci sono le esecuzioni cosiddette ambientali, ossia fatte sfruttando particolari caratteristiche del livello come un muro o una differenza d’altezza tra voi e l’avversario. Carine e simpatiche, ma totalmente scriptate e quindi per nulla gestibili a piacimento dal giocatore.
Se poi, come tra l’altro può accadere non per colpa vostra ma perché semplicemente il gioco ogni tanto non vi indica che dovete schiacciare A, l’avversario si accorge di voi, in un uno contro uno potreste anche farcela, ma in minoranza l’unica cosa da fare è scappare fino al punto buio più vicino, perché non avete speranza. Questo finché, più avanti nel gioco, non recuperate le armi da fuoco: a questo punto potete anche evitare di nascondervi, pistole e fucili sono talmente potenti che il titolo si trasforma praticamente in uno sparatutto in terza persona con pochi nemici molto stupidi. E anche qui il sistema di controllo mostra il fianco: nel corpo a corpo sarebbero previste diverse tipologie di mosse a seconda della direzione che imprimete al Wiimote, ma si finisce per dare sempre quei due o tre tipi di pugno, qualsiasi sia il gesto fatto col telecomando in mano.

Ehi fratello, c’hai un filtrino?

Note dolenti e positive dal comparto tecnico. Dolenti per quanto riguarda la grafica: a prima vista sembra un gioco molto ben fatto e piacevole alla vista, pulito, definito… Ma presto ci si accorge che è tutto merito solo di un determinato filtro grafico, applicato a quella che è, in tutto è per tutto, la versione PS2 del gioco, che anche sulla console Sony non brillava di certo: pochi poligoni, e soprattutto texture impastate e sporchissime rendono il lavoro Rockstar di ben scarso pregio rispetto ad altri prodotti della stessa software house. E’ lo stesso motore di GTA e si vede, solo che mentre nel paradigma dei sandbox games quello che stupiva era l’incredibile estensione della mappa, qui i livelli son piccoli, chiusi e lineari e tutti i difetti dell’engine risaltano in maniera imbarazzante. A discolpa si può dire che, trattandosi in realtà di un gioco della prima generazione per Wii, il fatto di essere una conversione diretta da PS2 è più comprensibile, ciò non toglie che, avendo ormai visto cose come Mario Galaxy e The Conduit, sappiamo tutti cosa il Wii può veramente fare e non ci accontentiamo più di titoli PS2 mediocri e mascherati. Almeno la fluidità è quasi impeccabile…

E’ lo stesso motore di GTA e si vede

Ehi fratello, c’hai un filtrino?

A livello sonoro invece la cura c’è, e si sente: non si può parlare quasi mai di vere e proprie melodie per quanto riguarda le musiche, ma ciò è solo un bene in quanto l’atmosfera è resa ancora meglio da suoni pesanti, profondi e ricchi di tensione. Ma il vero fiore all’occhiello del sonoro di Manhunt 2 sono gli effetti: terribilmente realistici quelli dei vari spargimenti di sangue, efficaci quelli “ambientali” dei livelli che, anche quando non dovrebbero esserlo (come per esempio i normali rumori notturni di una città che dorme) risultano inquietanti e mettono a disagio. Figuriamoci poi quando parliamo dei rumori di un manicomio in rivolta! Buone anche le prove dei doppiatori.
Infine, la longevità, nella media (bassa) del genere: 15 livelli niente affatto lunghi e sistema di salvataggi molto permissivo. A spingere a rigiocare una volta completato il tutto, dovrebbero essere i due livelli di difficoltà e soprattutto i finali multipli, ma, mentre la trama potrebbe sicuramente spingervi a terminare il gioco, difficilmente poi vorrete riaffrontare un’esperienza tanto piatta e banale dal punto di vista del gameplay solo per un nuovo finale.

Un parto travagliato

Nove mesi, esattamente come un parto. Tanto è durato lo sforzo di Rockstar per poter pubblicare la sua opera in America ed in Europa: e se in America le cose sono andate in maniera discutibile ma comprensibile (il gioco aveva ricevuto un rating Adult Only che Nintendo e Sony non si sentivano di accettare, costringendo Rockstar alle censure che hanno portato la classificazione a M), in Europa il dibattito è stato paradossale, giacché l’organo di rating inglese ha vietato la pubblicazione anche della versione censurata. La casa produttrice è ricorsa in un appello poi vinto, e finalmente possiamo giudicare il gioco per quello che è, un gioco. Le discussioni e le polemiche, che hanno visto coinvolti anche personaggi del calibro del famigerato Jack Thompson e del nostro ex ministro Gentiloni, lasciano però il segno di una diffidenza verso il medium videoludico dura a morire, e francamente abbastanza risibile per l’ignoranza e il pressappochismo con le quali è portata avanti.

Voto

Manhunt 2, insomma, in definitiva delude. Trama e atmosfera sono rese con grande efficacia, grazie ad uno script intrigante e sapiente nello “giocare con il giocatore” e al comparto sonoro di grande qualità, ma dall’altra parte una grafica mediocre e soprattutto un level design banale, un’IA scarsa, un’esperienza di gioco per nulla gustosa, anche se quasi mai addirittura fastidiosa, affossano quello che sarebbe potuto essere un gran bel titolo. Per una volta la questione violenza, come dovrebbe essere sempre tra persone adulte e vaccinate, passa in secondo piano: ci sarebbe da parlare, per esempio, delle esecuzioni “rovinate” dalla censura, ma quando il gioco è di base così poco significativo, che senso avrebbe?

Pro

  • Trama e atmosfera molto ben rese
  • Comparto sonoro di gran pregio
Contro
  • Graficamente mediocre
  • Esperienza di gioco banale, già vista e sciapa