Onimusha 3Onimusha 3: Demon Siege 

La trilogia di Capcom si conclude con il cataclismatico faccia a faccia tra Samanosuke Akechi e il perfido Nobunaga Oda. Uno scontro incredibile che coinvolgerà le spire del tempo e appassionerà il giocatore fino all'ultimo secondo. Un finale col botto? Scopritelo nella nostra recensione.

A Spasso nel Tempo

Il primo Onimusha si era concluso con lo scontro tra Samanosuke Akechi e il generale delle armate demoniache dei Genma, il micidiale Fortinbras. La battaglia aveva avuto un esito positivo, ma il finale lasciava il giocatore con parecchi dubbi circa il destino dell'Onimusha Samanosuke, umano dal sangue Oni in grado di fare ricorso ai poteri di queste antiche entità spirituali per contrastare le invasioni Genma. Il secondo episodio di Onimusha, d'altro canto, cambiava le carte in tavola, proponendo come protagonista Jubei Yagyu, un samurai suo malgrado coinvolto nei piani di conquista del terribile Nobunaga Oda. Dopo un fitto (quanto incoerente) intreccio di incontri, nuove amicizie, tragiche perdite e sorprendenti rivelazioni, l'Onimusha Jubei aveva distrutto un Nobunaga sempre più ultraterreno, portando la pace nel Giappone del 1500. Adesso, nell'incredibile opening-movie di Onimusha 3, ritroviamo Samanosuke in lotta con i Genma e con un redivivo Fortinbras, ma questa volta la battaglia è veramente disperata: con l'aiuto dello scienziato Guildenstern e della sua macchina del tempo, Nobunaga Oda sta pianificando l'invasione del pianeta nel 2000, che avrà inizio da Parigi, dove Samanosuke si troverà teletrasportato per caso. E contemporaneamente, un eccentrico poliziotto parigino, Jacques Blanc, si troverà catapultato nel Giappone del 1500, alle prese con inediti poteri Oni, demoni e Tengu di compagnia. I due eroi dovranno farsi strada tra le orde dei Genma, cercando ciascuno un modo per tornare nel proprio tempo e porre fine alla minaccia di Nobunaga, alleandosi a insospettabili compagni di avventura (Jaques avrà dalla sua il Samanosuke del passato, alla lotta di Samanosuke nel presente si unirà invece la grintosa fidanzata di Jaques) e comunicando tra loro attraverso un emissario davvero speciale. E se il plot può sembrare un sommario B-Movie, va' detto che in effetti lo è, ma anche che Capcom ha saputo narrarlo in modo a dir poco egregio.

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Blade Warriors

Onimusha 3 mantiene la meccanica inaugurata dal primissimo episodio della serie, arricchendola contemporaneamente con la naturale evoluzione degli esperimenti visti nel secondo episodio. La progressione nell'avventura è semi-lineare, abbracciando la meccanica di tantissime avventure simili: il giocatore controlla Jacques o Samanosuke nei vari ambienti nei quali si trovano catapultati, spazzando via ogni elemento ostile sullo schermo con le armi a disposizione, risolve gli enigmi proposti dai game-designer Capcom e seguendo la linea narrativa del gioco avanza nelle aree successive. Niente di sorprendente, tutto già visto, ma ottimamente riproposto. Come nei precedenti episodi, sia Jaques che Samanosuke dispongono di una serie di armi dalle diverse caratteristiche, da alternare a discrezione nell'opera demolitrice. Tuttavia, i due personaggi non sono uno un mero clone dell'altro, bensì le loro armi e abilità costringono l'utente ad adottare diverse strategie di combattimento per uscire vivo dagli assalti dei Genma: se Samanosuke può contare su un'agilità sorprendente e sulle micidiali armi da taglio che troverà sul suo cammino, Jacques invece dovrà contare sulla Oni-Frusta che gli permette di attaccare i nemici a distanza, di afferrarli e scagliarli via e di saltare da una piattaforma all'altra sfruttando appositi appigli. Tutte le armi (nonchè l'armatura e il Guanto-Oni) dei due eroi permettono di lanciare distruttivi incantesimi al prezzo di una certa quantità di energia spirituale, e possono essere potenziate utilizzando le anime risucchiate ai nemici: come nei prequel, infatti, premendo un tasto dopo aver abbattuto un nemico sarà possibile risucchiarne l'anima nel Guanto-Oni, che a seconda del tipo garantirà diversi bonus (più punti per potenziare l'equipaggiamento, incrementi di energia vitale e spirituale e così via). Senza contare il fatto che collezionando cinque anime di un certo tipo Samanosuke e Jaques potranno trasformarsi in Onimusha e scatenare la loro incontrastabile potenza sui nemici. Oltre a questo set base di armi, i due protagonisti principali dispongono di altre abilità di offesa e difesa, che includono schivate, contrattacchi, colpi mortali e molto altro ancora. Ne deriva quindi un'esperienza ludica di ampio respiro, varia e divertente, lontana dalla mera progressione alla cieca pigiando freneticamente i pulsanti del pad. E del resto l'avventura dei due protagonisti sarà spesso ostacolata da enigmi di vario genere (che a un certo punto implicheranno perfino la trasmissione di oggetti e informazioni da un'epoca all'altra) e da boss che andranno affrontati e sconfitti utilizzando specifiche strategie. A tal proposito, è giusto segnalare l'enorme ridimensonamento applicato agli elementi simil-RPG visti in Onimusha 2: se nel precedente episodio vagare per i centri abitati alla ricerca di oggetti da regalare o consegnare poteva apparire un rallentamento forzato e piuttosto incoerente, in Onimusha 3 questo aspetto è presente in minima dose, rappresentando più un elemento di varietà che un punto cardine del gioco. E se a questa considerazione includiamo i bonus che si ottengono macinando nemici il più velocemente possibile e nel modo più sofisticato, è facile intuire come Capcom abbia voluto dare risalto sopratutto all'aspetto action di Onimusha 3, riuscendo al contempo a calibrare perfettamente la varietà del prodotto.

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Feel the Power

Senza alcun dubbio, Onimusha 3 è attualmente il prodotto tecnicamente più impressionante disponibile su PlayStation 2. La volontà di Capcom di abbandonare i fondali pre-renderizzati e adottare la tridimensionalità poligonale totale degli ambienti (un po' come fece su PSOne nella creazione di Dino Crisis) va' accolta a braccia aperte, in quanto ci regala delle locazioni assolutamente di altissimo impatto sia nel dettaglio che per la realizzazione generale. La Parigi dell'Arco di Trionfo e della Cattedrale di Notre Dame così come il Giappone delle foreste e dei templi tradizionali lasciano allibiti per la quantità mostruosa di particolari che Capcom è riuscita a inserire, rendendo vive e suggestive le varie ambientazioni in cui si svolge l'avventura. E d'altra parte la stessa cura è stata riposta nella realizzazione dei modelli poligonali, che se per le varie creature diaboliche si dimostra altissima (sopratutto sul versante animazioni), per i protagonisti lascia davvero a bocca aperta: Kaneshiro e Reno sono lì, sono quasi vivi, sia nei filmati in Full Motion Video che nelle sequenze d'intermezzo in real-time, quasi indistinguibili se non fosse per l'evidente ed eccezionale qualità dei FMV, che rivalegga alla pari con le migliori produzioni Square Enix (Final Fantasy X anyone?). A completare il quadro ci pensa una colonna sonora eccellente e un ottimo, quanto originalissimo, doppiaggio, che mescola tracce in inglese e in francese usando un espediente narrativo banale e geniale allo stesso tempo.

Onimusha 3: Demon Siege Onimusha 3: Demon Siege

Onimusha 3 aveva destato moltissimi dubbi alle iniziali dimostrazioni di Capcom: la piega commerciale presa dalla serie con i suoi spin-off e l'inclusione nel "cast" di Jean Reno sembravano volessero affondare una saga ormai cult trasformandola in un prodotto di serie B eccessivo e banale. Onimusha 3, una volta giocato, dimostra quanto Capcom sapesse cosa voleva. La conclusione della saga è un prodotto di altissima qualità, bilanciato su ogni fronte (narrativo e ludico in special modo), in grado di incollare il giocatore alla poltrona per una quindicina di ore per terminarlo una prima volta, e poi di nuovo per completare le moltissime modalità extra o sbloccare i numerosi bonus segreti. Ci troviamo peraltro di fronte a un titolo tecnicamente encomiabile, curato in ogni dettaglio e realizzato egregiamente, che rivaleggia senza problemi ad esempio con il Resident Evil Rebirth disponibile per GameCube. Un assoluto must-buy per gli appassionati della serie, per gli amanti degli action-adventure e per chi, semplicemente, vuole nella sua ludoteca un vero pezzo da novanta.
Note finali vanno all'adattamento Europeo del gioco, dotato del graditissimo selettore 50/60 Hz.
Pro: Tecnicamente ai massimi livelli. Ottimo bilanciamento tra narrazione, azione e risoluzione di enigmi. Divertente, vario e ricco di extra. Contro: Livello di difficoltà non sempre bilanciato alla perfezione

Una seconda opinione

di Antonio "Tanzen" Fucito

Sono stato sempre un estimatore della saga di Onimusha, soprattutto del bellissimo (ma cortissimo) primo capitolo. Il suo seguito mi ha invece parzialmente deluso, non ho digerito infatti alcune scelte operate da Capcom, prima fra tutte l'introduzione di elementi simil-rpg. Onimusha 3 rappresenta la definitiva consacrazione della serie nell'ambito degli action/adventure, il paradosso temporale tra Francia e Giappone feudale funziona infatti egregiamente, con i due protagonisti principali dotati di un grande carisma e di stili di combattimento abbastanza differenti, che regalano varietà e profondità al gioco. A tutto questo fanno da "contorno" una longevità finalmente discreta, una serie numerosa di extra ed un sistema di gioco divertente e mai noioso, che, unitamente ad un comparto grafico sempre fluido, colmo di poligoni e di effetti particellari, rende questo terzo capitolo un titolo imperdibile per tutti gli amanti del genere e dei bei videogiochi.

Onimusha è stato uno dei primi titoli a mostrare le capacità tecniche di PlayStation 2. La sua prima apparizione sugli scaffali di tutto il mondo risale a ben 3 anni fa, al 2001, e nel tempo che è trascorso da allora Capcom sembra aver voluto coltivare questo brand in un modo che, per quanto bizzarro, ha saputo donare spessore e originalità a una saga spesso erroneamente etichettata come "clone di Resident Evil". Onimusha in realtà è un action-game macchiato di adventure, ambientato in un mondo del tutto diverso dai corridoi delle magioni infestate dagli zombie, e dove le armi da fuoco e i dribbling dei nemici sono sostituiti da scontri all'arma bianca con demoni e creature ultraterrene. In più, Capcom aveva voluto e saputo donare a Onimusha il sapore del cinema, elaborando trame non troppo complesse ma sicuramente accattivanti, e utilizzando come "calco" per il modello del protagonista il famoso attore giapponese Takeshi Kaneshiro. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata e Onimusha ha rischiato di trasformarsi in una saga commerciale al massimo, distribuita sotto ogni forma e in ogni dove: dopo l'edizione del primo capitolo per Xbox (Genma Onimusha), il mediocre Strategic-RPG per Game Boy Advance (Onimusha Tactics), il recente e discreto picchiaduro Onimusha Blade Warriors e, sopratutto, un contraddittorio secondo capitolo, quell'Onimusha 2: Samurai's Destiny che ha confuso il background della lotta di Samanosuke, Capcom decide invece di mettere la parola Fine alla serie, com'era nelle sue originali intenzioni, con un capitolo conclusivo che se inizialmente poteva seminare dubbi e perplessità per la presenza del bravissimo, ma qui apparentemente decontestualizzato, Jean Reno, dopo un attento esame non può che risultare un vero capolavoro del genere. Scopriamo perchè.