Pathologic - Recensione  1

Quando i bambini seppelliscono i peluche le cose iniziano a mettersi male...

La visuale è in prima persona e ricorda quella degli shooter della seconda metà degli anni Novanta: come si può realizzare scorrendo le immagini a corredo della recensione, ottenute al massimo del dettaglio possibile, la realizzazione tecnica tradisce le ristrettezze economiche e di personale con cui è stato portato avanti il progetto. E' sufficiente sapere che la software house è composta da una decina scarsa di programmatori; per questo non ci sentiamo di giudicare troppo pesantemente l’aspetto grafico, nonostante i poligoni siano decisamente scarsi e le animazioni approssimative, i giochi di luce inesistenti così come le ombre di oggetti e NPC, la caratterizzazione di paesaggio e personaggi insoddisfacente. Resta da salvare la palette di colori, in cui prevalgono tinte smorte come l’ocra e il verde oliva, che se la cava discretamente e riesce a trasmettere la surreale atmosfera cittadina.

Aspetto caratteristico di questo “simulatore di comportamento umano” (così lo definiscono i programmatori di Ice-pick Lodge) deriva dal fatto che, oltre ad occuparsi dei misteri che avvolgono l’ignoto paesino russo, il giocatore deve tenere a bada le funzioni vitali del proprio alter-ego. Questo significa che, nel corso delle 24 ore (che trascorrono più velocemente che nella realtà), bisogna alimentarsi, dormire e curarsi dai sintomi dell’epidemia, che diventano sempre più evidenti col passare dei giorni, fino a trasformare il bizzarro centro abitato in un vero e proprio cimitero a cielo aperto. Abiti, medicine e vivande si possono acquistare dai numerosi negozianti della zona, facendo attenzione ad evitare quelli più bravi a fare i propri interessi. Con i bambini che giocano per la strada si possono invece barattare cianfrusaglie (aghi, rasoi...) con altri oggetti che ai loro ingenui occhi appaiono inutili, come proiettili, medicinali di vario tipo e via discorrendo.

Colonna portante di Pathologic sono i dialoghi: ci sono decine di righe di testo (tutte ottimamente tradotte ad opera di Blue Label, un esempio da prendere a paragone anche per i blasonati colleghi d’oltremanica) che nella maggior parte dei casi si escludono vicendevolmente. Le reazioni degli interlocutori chiave dipendono in buona sostanza dalla reputazione che ci accompagna, e non sempre è possibile far prendere la piega desiderata al discorso.

Diciamoci la verità, Pathologic non è certo il tipo di gioco per cui c’è stata la classica ressa in redazione. Arrivato decisamente in sordina in Italia grazie al distributore Blue Label, purtroppo non gli sono state adeguatamente riconosciute, nel Vecchio Continente, le 25 onorificenze che ha saputo meritarsi nella natia Russia nel 2005, anno originario di pubblicazione.
Catalogare Pathologic in uno dei classici generi a cui siamo abituati non renderebbe giustizia ad un titolo che fa dell’originalità uno dei propri cavalli di battaglia - già a partire dalla trama, che tratta di un argomento adulto e delicato: cosa c’è dopo la morte? Come si può sconfiggere e cosa si cela dietro alla strana epidemia che sta per falcidiare uno sperduto paesino della Russia settentrionale? Dare risposta a questi e molti altri quesiti è il compito dei tre protagonisti: il Laureato, l’Indovino e la Devota.

La scelta del personaggio influenza lo stile di gioco e permette di vivere la stessa avventura da diversi punti di vista; variano missioni e sottoquest, mentre rimane sempre necessario arrivare alla risoluzione dell’arcano finale entro dodici giorni dall’inizio.
La giornata tipo prevede un compito primario da portare obbilgatoriamente a termine e una serie di mandati secondari, la maggior parte dei quali a tempo, grazie ai quali ottenere denaro o altre utili ricompense. Possono esistere più modi per raggiungere gli obiettivi anche se la limitata interazione con l’ambiente fa in modo che quasi sempre si risolva il tutto con uno scambio di battute o, alla peggio, di scazzottate.

L’aspetto combattimenti è marginale – ed è meglio così. Data la penuria di munizioni e la coriaceità dei cattivi, si lotta prevalentemente a mani nude (o con qualche coltello). L’intelligenza artificiale non si può dire sopraffina e può essere facilmente aggirata con la solita tattica del mordi e fuggi: in pratica si colpisce il nemico e si indietreggia in modo che questi non riesca a rispondere al cazzotto subito. Chiaramente le cose non sono così semplici quando si affrontano più avversari contemporaneamente; tuttavia, a parte un paio d’occasioni in cui è esplicitamente richiesto di usare violenza, sta al giocatore decidere se e quando combattere. Uscire di notte per eliminare i teppisti potrebbe non essere un’idea sicura, ma è un metodo facile per raccogliere soldi facilmente.
L’aspetto longevità è in parte limitato dalle carenze di cui sopra, ma si fa apprezzare da chi si lascia sedurre dalla trama. Rivivere la stessa avventura da diversi punti di vista, per capire più a fondo la personalità di certi personaggi o più materialmente per poter assistere a tutti e quattro i finali disponibili è un incentivo che permette a Pathologic di garantirsi una lunga permanenza nell’hard disk.

La musica cambia (nel vero senso della parola) con l’apparato audio; il doppiaggio dei protagonisti (sempre in lingua inglese) è sufficiente mentre la colonna sonora sarebbe davvero da nomination – peccato per l’esiguità delle tracce che alla lunga potrebbero divenire troppo ripetitive.
La struttura di gioco vera e propria è a sua volta oggetto di chiaroscuri. Tra gli aspetti più riusciti si mette in luce soprattutto la robusta sceneggiatura che invita il giocatore a proseguire (e magari anche a rigiocare) per capire chi sia il tessitore di fili che sta dietro alla “peste della sabbia”.

Gli intrecci di potere tra le casate più potenti, il doppiogiochismo di figure all’apparenza innocue e fragili, i continui colpi di scena che si susseguono dai primi istanti, sono ottimamente raccontati da una trama di prim’ordine che tiene viva la curiosità dell’avventuriero – e questo è di certo il miglior complimento che si possa rivolgere ad un’avventura. Il rovescio della medaglia è rappresentato da alcune scelte di design che fanno però scivolare il lavoro altrimenti impeccabile dei programmatori. La più fastidiosa ed evidente riguarda l’ubicazione dei personaggi chiave: praticamente tutte le missioni sono state strutturate in maniera tale da far percorrere più strada possibile al giocatore. Dal momento in cui l’unico metodo per spostarsi da un angolo all’altro della città è rappresentato dalle proprie gambe, ben presto ci si renderà conto di quante ore (questa volta reali) si passino per attraversare mille volte le varie viuzze solamente per farsi affidare una missione.

Requisiti di sistema


Requisiti minimi

  • Windows 98/Windows ME/Windows 2000/Windows XP
  • Pentium III 1000 MHz
  • 256 MB RAM
  • NVIDIA GeForce 2 / ATI Radeon 7500
  • 2 GB di spazio su disco
  • Scheda audio compatibile DirectX 9.0c

Conclusioni

Avventura dedicata ai veri appassionati, Pathologic vede limitate le immense potenzialità dall’inesperienza di un gruppo troppo esiguo di programmatori. Chi riuscirà a soprassedere sulle visibili pecche, ne ricaverà un’esperienza gratificante e prolungata, come da tempo non se ne vivevano sui monitor dei PC. In attesa di una nuova e (speriamo) più coinvolgente esperienza ludica: in quest’avventura si celano i semi di un voto molto vicino alle due cifre.

Pro

  • Fenomenale commistioni di generi e influenze
  • Originalità allo stato puro
  • Trama di elevato spessore
Contro
  • Relizzazione tecnica datata
  • Scelte di design inadeguate