Recensione di Lionheart  0

Un Rpg a cavallo fra storia e finzione: un'ambientazione originale per un gioco proposto da Reflexive Entertainment

Riccardo Cuor di Leone, detto anche Lionheart

Lionheart è un gioco estremamente famoso ormai. Se n’è parlato tantissimo, è riuscito a generare un hype abbastanza importante, e non si può nascondere che molti giocatori abbiano riservato in Lionheart molte speranze per un genere, quello dei gdr 2D, apparso un po’ in flessione già da un paio d’anni.
La trama del titolo Reflexive prende il via nell’anno 1192, quando Riccardo Cuor di Leone, sovrano d’Inghilterra, si apprestava ad affrontare la Terza Crociata. Per assicurarsi la vittoria, sotto suggerimento dei suoi fidati consiglieri, porta nella città di Acre alcune rarissime e potentissime reliquie sacre sulle quali compie un rituale che secondo i consigli doveva aggraziarsi il volere di Dio. Inconsapevolmente Riccardo si ritrova a compiere invece un antico rituale magico che crea un immenso varco nella realtà e scatena forze sconosciute e magiche sulla terra. Tutte queste premesse sono narrate nella sequenza iniziale del gioco, che ricorda molto quelle di Icewind Dale e relativo seguito nello stile a raffigurazioni statiche. Essendosi resi conto del misfatto Riccardo e Saladino cercano in qualche modo di arginare la forza maligna inconsapevolmente scatenata, formando un’alleanza, ma il peggio era già stato compiuto! Gli spiriti emersi dal varco si erano già fusi con gli uomini, animali, oggetti inanimati creando scompiglio ed enormi cataclismi naturali di tale potenza e devastazione da cambiare per sempre l’aspetto dell’Europa nord-occidentale.
Il gioco, o per meglio dire la nostra avventura, inizierà circa quattro secoli dopo, esattamente nell’anno 1588 in quel di Barcellona. Ovviamente non tutto è come dovrebbe essere… la storia è stata cambiata in maniera radicale, ora la magia scorre potente nei discendenti dei toccati dagli spiriti, mentre la razza umana si classifica ora non per credo religioso o per il colore della pelle, ma per l’affiliazione alla magia. L’Inquisizione diventa una organizzazione tesa allo sradicamento della magia sulla terra e le nazioni si dividono non per il loro avvicinarsi alla riforma protestante, ma per la loro affinità o meno verso la magia. A farsi capofila di questa lotta contro l’arcano è una Spagna battagliera, che si organizza nel portare avanti le ragioni dei Puri di Sangue contro quelle degli usufruitori della magia che in Inghilterra trovano rifugio. La guerra Anglo-Spagnola sta per scoppiare e la Grande Armada è pronta a far vela verso le bianche scogliere di Dover. Ed è qui che entriamo in gioco noi…

Le belle speranze

Dopo aver assistito alla presentazione ed aver notato che lo sfondo della schermata delle opzioni cambia ad ogni avvio, ci ritroveremo a dover creare il nostro personaggio. Potremo sceglierne uno preconfezionato o metterci di impegno e crearne uno tutto nostro. Come già detto il sistema di creazione è il s.p.e.c.i.a.l.. Questo set di regole (che francamente considero il migliore del giro) è estremamente versatile e trova libertà di sviluppo del personaggio il suo punto di forza più significativo. Naturalmente la prima cosa che sceglieremo sarà la razza del nostro personaggio fra le diverse tipologie di umani venutesi a creare dopo la Disjunction, che per inciso è l’evento catastrofico di cui abbiamo già parlato. Le nostre scelte spazieranno dai “Puri di Sangue”, ossia esseri umani puri, non toccati dagli effetti della Disjunction. I Democyns, mezzi umani e mezzi demoni, esseri affascinanti ma fortemente perseguitati dall’Inquisizione.
Ci saranno i Sylvants, esseri umani in sintonia con la magia, ma con tratti somatici che li distinguono dai Puri di Sangue e pertanto li renderanno riconoscibili anche a prima vista, e di conseguenza sotto il “controllo” dei nemici della magia. Altra scelta sono i Feralkin, mezzi umani e mezze bestie, con la prevalenza del loro spirito bestiale.
Scelta la razza non dovremmo preoccuparci di scegliere la nostra classe poiché il sistema speciale ci fa creare e crescere il proprio personaggio senza dovergli assegnare un “lavoro” o per meglio dire la sua classe. Si può sviluppare il proprio bamboccio come meglio si crede. Ciò che si andrà a “toccare” sono le skills, le abilità, che naturalmente saranno attinenti alle attività che il nostro eroe svilupperà. E’ chiaro che pompare abilità fisiche ci renderà propensi alla guerra, le abilità nello scassinare e nel nascondersi ci renderanno un buon ladruncolo, mentre caratteristiche come la parlantina e la diplomazia, molto importanti in Lionheart, creeranno un personaggio abile col cervello più che con le mani. Potremo anche decidere di fare un po’ tutto, rassegnandoci però, a non eccellere in nulla…

Le belle speranze

Le caratteristiche di base del nostro personaggio sono Forza, Percezione, Resistenza, Carisma, Intelligenza, Agilità e Fortuna e alle abilità che gli assegneremo, potremo scegliere ogni tot di livelli di esperienza dette anche Perks che sono delle caratteristiche particolari del personaggio, letteralmente competenze accessorie, che potranno essere utili nel proseguo dell’avventura e contrariamente alle abilità non saranno migliorabili livello dopo livello con l’assegnazione di punti, una volta apprese saranno nostre per sempre. Sinceramente, il difetto del sistema special, è che se non ci siamo abituati abbiamo la sensazione di non aver capito che personaggio abbiamo creato… ma il bello è proprio quello… la flessibilità di questo set di regole ci consente di migliorare e plasmare man mano il nostro avatar, con la conseguenza di veder effettivamente crescere il nostro personaggio e non solo mediante un fatto numerico, ma anche attraverso i miglioramenti che avremo durante lo svolgersi del gioco. Anche se in realtà le limitazioni del gioco non ce lo permettono completamente, il bello dello special è quello di aggiustare in corsa qualche caratteristica che scopriamo importante solo in fase avanzata.
Una volta fatto il personaggio la nostra avventura comincerà all’interno di una prigione di Barcellona, dove ci accoglierà il nostro spirito guida… il quale ci dirà che non siamo mica tipi da buttare… e che abbiamo succose potenzialità che aspettano solo di essere messe in pratica. Una volta evasi da questa cella con l’aiuto dello spirito, il gioco vero e proprio comincerà a Barcellona, dove incontreremo Leonardo Da Vinci, il quale ci illustrerà le prime cose da fare… e senza dilungarsi troppo ci dirà che abbiamo un ruolo importante nella storia del gioco… e vorrei vedere… altrimenti che facciamo, rimaniamo a guardare??
Sinceramente, essendo appassionato di sceneggiature, trovo le trame dei videogiochi un trionfo della banalità e un insulto al cosiddetto “sforzo creativo”, ma devo dire che Lionheart, nelle prime ore di gioco, sa essere molto ma molto intrigante… grazie agli ottimi dialoghi (che possiamo apprezzare nella nostra lingua) ed a una storia ricchissima di sotto quest, che va dipanandosi man mano che si va avanti, tutto in modo molto molto fluido e accattivante…
L’avventura si svolge in nove differenti aree per un totale di un centinaio di mappe dove avremo a che fare con circa 150 personaggi non giocanti con i quali interagire con un sistema di dialogo ad albero del tutto simile a quello visto nella saga Baldur’s Gate. Gli NPC a seconda delle nostre azioni, della nostra razza e affiliazione si comporteranno in maniera differente, dimostrando simpatia o antipatia nei nostri confronti, il tutto con una ricca varietà di dialoghi e situazioni. Lionheart non è un gioco in cui comanderemo un parti. Si andrà avanti col nostro personaggio, salvo qualche sporadica collaborazione con npc gestiti dal pc.

Le fastidiose realtà

Lionheart parte con delle premesse molto molto interessanti… ricordando, e forse superando i fasti di Baldur’s Gate e delle sue memorabili quest. Questa fase di meraviglia dura circa nove ore… esaurite le quali il titolo Black Isle entra in canovacci decisamente meno carismatici. Ma andiamo con ordine, ho provato a ignorare le disgustose animazioni dei personaggi… ma non ci sono riuscito. Il motore del gioco, il Velocity Engine, è un chiaro “omaggio” all’Infinity Engine di Interplay, ossia un motore in 2D dettagliato, ma con l’aggiunta della possibilità di metterci sopra personaggi in 3D. Il mondo del gioco è in visuale isometrica… e si avanzerà a schermate, proprio come BG e compagni. Peccato perché le aree di gioco non sembrano essere esattamente vaste, ad esempio Barcellona, in teoria la città più grande del gioco è formata da sole tre aree… mentre gli edifici nei quali potremo entrare saranno formati al loro interno da una sola stanza, tra l’altro esplorabile solo in maniera limitata. Tecnicamente Lionheart sembra un gioco di due anni fa… l’interfaccia è gradevole, ma grossa e invadente… e ripeto, le animazioni sono disgustose. La musica è ordinaria, oramai le colonne sonore dei giochi sono tutte più o meno buone, mentre il tema principale è carino. Tornando alla grafica, il livello di dettaglio è buono, anche se oramai questo stile è ben collaudato (con tutto il rispetto per gli artisti 2D che ci lavorano) e francamente sembra essere datato. Però Lionheart riesce ad avvolgere, soprattutto all’inizio, con delle quest molto molto belle e soprattutto varie. Oltre a dei dialoghi sempre diversi, dove le nostre scelte sapranno orientare il gioco in maniera considerevole.

“Ti chiami Lionheart… e non è con le chiacchiere che uscirai da questa m…”

Nelle prime ore Lionheart sembra un giocone di ruolo di quelli duri e cattivi… con tanto dialogo e tante situazioni da districare… poi però… man mano che si va avanti il gioco scade pian piano… tralasciando la possibilità di eludere molto spesso i combattimenti, quest’ultimi, da un certo punto in poi diventano però obbligatori. Scegliendo di non combattere mai, scappano o provando a parlare con i nemici, ci troveremo di fronte a una penuria di esperienza, che renderà il gioco molto difficile o meglio impossibile da finire. Comunque, avendo la skill di furtività alta, possiamo scappare, mentre con una buona diplomazia potremo parlare con i nemici più importanti. Ad esempio, sono riuscito a cavarmela con un demoniaccio brutto e cattivo… che voleva picchiarmi e farmi male… affermando di essere un demone potentissimo e onnipotente… e il suo padrone lo aveva mandato per uccidermi… il mio personaggio se l’è cavata dicendo al demone che se era davvero così potente, non aveva bisogno di padroni e ha convinto il demone ad andare ad ammazzare il suo padrone!! Queste sono chicche che ci faranno apprezzare Lionheart, ma attenzione… per godere di queste perle simpatiche bisogna avere una diplomazia alta. La verità è che Lionheart è un gioco basato sui combattimenti… ben mascherati nelle prime ore di gioco. Come ogni buon Rpg che si rispetti anche in Lionheart bisognerà sconfiggere mostri.
Vi saranno più di un centinaio di differenti tipi di nemici che andranno dai mostri mitologici ai classici non morti ai più singolari esseri partoriti dalla fusione degli spiriti con gli animali e uomini. Il combattimento è in tempo reale, con una limitata possibilità di metter in pausa per accedere all’inventario e per poter mirare a parti specifiche dell’avversario. La pausa non sarà “attiva”, per cui il gioco si fermerà effettivamente… e quindi dovremo tornare a combattere in tempo reale. Lo stile è molto simile a quello di Diablo, con la fastidiosa caratteristica che quando incontreremo più di un nemico, una volta uccisone uno il nostro personaggio rimarrà fermo ad aspettare il nostro click per assegnarlo ad un altro nemico… prendendo così un sacco di botte nelle situazioni concitate e piene di nemici, vale a dire un buon 70% del gioco dopo le prime nove ore. Ovviamente i nemici ci assaliranno a frotte costringendoci ad avanzare un passettino alla volta per farne uscire un po’ alla volta, insomma una cosa un po’ triste per un gioco che esce nel 2003, dopo che avevamo imparato questa cosa con Baldur’s Gate nel ’98.
Gli stili di combattimenti sono diversi: Hectic permette di combattere in maniera più veloce e meno accurata, utile per le mischie e Calculated che al contrario sarà uno stile di combattimento più lento ma preciso. Ovviamente potremo usare anche la magia, scegliendo tra tre tipologie. Tribal: la magia della terra, basata sull’interazione con gli elementi naturali permette il controllo animale e le oscure arti della negromanzia. Thought: la magia della mente e degli elementi, permette il controllo del calore, del ghiaccio e dell’elettricità per proteggere se stessi e attaccare gli altri. Divine: basato sul controllo dello spirito magico, primariamente dall’utilizzo protettivo e curativo. In totale potremmo lanciare 60 incantesimi, divisi in 12 abilità che ne permetteranno l’accesso (5 per abilità) in maniera incrementale. Per semplificare, se sceglieremo l’abilità Fire potremmo lanciare la Fire Orb, aumentando l’abilità avremmo accesso al Dragon Breath e così via. Il potere magico a cui attingeremo per poter castare sarà la classica Mana il cui ammontare dipenderà dal nostro Carisma e dalla nostra Percezione.
Inutile dire che la tipologia “divine” sarà la più utile, visto il continuo bisogno di magie curative… e bisogna anche dire che le magie davvero efficaci sono sostanzialmente quelle ad effetto. Speravo di poter sovvertire l’opinione comune che Lionheart sia un gioco a due volti… ma purtroppo non ho trovato buoni motivi per farlo. A tal proposito ci sono opinioni diverse… sono poche le persone che amano i giochi composti prevalentemente di combattimenti… almeno se andiamo nella categoria dei giochi di ruolo… Lionheart, nella prima metà (più o meno) sembra davvero un grandioso crpg con la caratteristica di interagire con personaggi storici molto carismatici che “acchiappa” letteralmente il giocatore… la grossa quantità di quest iniziali, unite alle doti dialettiche realmente utili ai fini del gioco ci portano ad un’esaltazione iniziale degna dei grandi titoloni proprio di Black Isle… peccato che man mano… Lionheart si sgonfia… poco a poco… le quest diminuiscono…. Si va solo avanti ad esplorare e a fare a botte…ed i dialoghi si riducono al lumicino… rendendo questo titolo una lunga tiritera fatta di sciami di nemici, molti dei combattimenti tra l’altro sono veloci, ossessivi quasi, ripetitivi… noiosi. Peccato, perché la chiara ispirazione a Diablo è stata pure implementata male lasciando a Lionheart un certo senso di pasticciato che ci farà amare questo titolo per certi aspetti, ma anche odiarlo proprio per questi aspetti precari. E’ anche vero che impostando il personaggio in un certo modo si farà largo uso della diplomazia, ma la componente “violenta” della seconda parte del gioco ha il sapore di una pecca di progettazione piuttosto che di una scelta precisa… per cui…

Conclusioni

Lionheart comincia davvero bene, con una struttura poderosa, allettante, fantastici dialoghi e bellissime quest, una sensazione di libertà vera… soprattutto libertà di comportarsi come meglio si crede… peccato che queste belle caratteristiche finiscano lasciando il posto ad una seconda fase di gioco che sembra un clonazzo di Diablo, fatto molto peggio per giunta. Insomma cosa rimane se aggiungiamo una realizzazione tecnica forse appena sufficiente? Un titolo discreto, ma neanche troppo… che tuttavia mi sento di consigliare a tutti gli amanti dei crpg soltanto per assaggiarne le prelibatezze iniziali, con una bella riserva, ossia quella che dopo un po’ il gioco stufa.

    Pro
  • Trama e ambientazione suggestiva
  • Dialoghi e quest interessanti
  • Decisamente longevo
    Contro
  • Grafica appena sufficiente, animazioni pessime
  • Orribili i combattimenti
  • Rischia di diventare noioso e ripetitivo

Il Fantasy lascia spazio ad un po’ di storia…

Diciamo la verità, le ambientazioni dei giochi di ruolo, con eccezione di quelli fantascientifici, sono tutte uguali, più o meno. Ci può essere dietro D&D, o anche un’ambientazione originale, ma alla fine ci ritroviamo sempre dentro gli stessi schemi e con le solite forme e i soliti colori. A cercare di inventare qualcosa di nuovo non sono mai stati in molti, forse perché i “clichet”, tutto sommato rappresentano una botte di ferro, e solo in pochi si permettono di rischiare. Come già detto, tralasciando il genere sci-fi, sono veramente pochi i giochi di ruolo che hanno cercato di portare un ambientazione effettivamente originale, magari miscelando elementi conosciuti ad altri invece “inediti” per il genere.
Un esperimento sicuramente riuscito è quello dei due Fallout, due titoli davvero importanti del panorama ruolistico di questi anni. E dietro i due Fallout, come in molti sanno, c’è la Black Isle, studio di sviluppatori ma anche di produttori, che proprio con Fallout hanno portato oltre ad un grande titolo (compreso il seguito) anche un sistema di creazione del personaggio, detto s.p.e.c.i.a.l., basato sul set di regole Gurps di Steve Jackson, il quale rappresenta tuttora una delle innovazioni più riuscite per la creazione del personaggio all’interno di un gdr. E proprio la Black Isle ha messo lo zampino anche sul titolo che recensiamo oggi, questo Lionheart che è diventato molto famoso per l’interesse che ha suscitato negli “addetti ai lavori” e nel pubblico. La Black Isle ha affidato alla Reflexive la creazione di questo titolo in 2D, suggerendo ai baldi programmatori (autori di uno strategico dal quale è stato mutuato il motore del gioco, il “Velocity Engine”, già visto in Star Trek: Away Team, per l’appunto.
Tra tutti questi aspetti, ciò che rappresenta la carta di identità di Lionheart è senz’altro l’ambientazione, che non ci porterà in Reami Dimenticati o Continenti sconosciuti, bensì in Europa, la nostra Europa, nelle più famose città del Vecchio Continente. Non solo, il background del gioco, ed in parte anche la trama, e fortemente ispirata alla storia del 1500, e durante le nostre avventure dovremo confrontarci con avvenimenti storici e non solo, anche con personaggi effettivamente esistiti, come Leonardo Da Vinci, Machiavelli, Cortez, Galilei, Torquemada, Giovanna D’Arco, Shakespeare , o anche Marco Polo da morto che cerca di infilarsi i suoi stivali!! Tutti personaggi con i quali parleremo ed interagiremo, facendoceli amici e aiutandoli nei loro problemi. Già questo, a dirla tutta, basta a solleticare di molto l’attenzione dei giocatori… se poi a tutto ciò aggiungiamo il sistema special e tutto il resto, otteniamo un prodotto sicuramente molto appetibile, e sicuramente destinato al successo.