Shenmue II  1

L'opera più alta e ambiziosa di Yu Suzuki arriva anche su Xbox dopo aver entusiasmato gli utenti Dreamcast. Un'epica avventura in un oriente misterioso, un microcosmo perfettamente ricreato e interattivo in un kolossal videoludico dal budget stratosferico.

Videogiochi d'autore

Cercare di descrivere e giudicare questa conversione, senza però anticipare particolari e sviluppi della trama è impresa alquanto ardua, tuttavia avete la nostra parola che cercheremo di fare il possibile per non rovinarvi la preziosa esperienza offerta da questo titolo. Le vicende prendono luogo esattamente al termine di quelle del primo capitolo (ragion per cui è caldamente consigliato averlo giocato prima di cimentarsi con questo Shenmue II, nonostante sia stata inserita la possibilità di vederne un riassunto video), con il povero Ryo Hazuki imbarcato su una nave diretta ad Honk Kong nel disperato tentativo di rintracciare Lan Di, responsabile dell’assassinio del padre. La meccanica di gioco fa nuovamente leva sull’alternarsi degli ormai celebri Quick Time Event e delle sessioni di combattimento: i primi compaiono improvvisamente in determinate situazioni, e rappresentano un’evoluzione un po’ sofisticata dei vecchi laser-game, in quanto il giocatore deve dimostrarsi sufficientemente veloce e reattivo da premere sul pad, in tempo utile, i tasti che gli verranno indicati per pochi secondi sullo schermo. La parte dedicata ai combattimenti, invece, dimostra ancora una volta (come se ce ne fosse ancora bisogno) la maestria di Yu Suzuky nel genere, non per niente il progetto originale della serie era un RPG basato sul mondo di Virtua Fighter. Ben cinquanta sono le mosse complessivamente a disposizione del buon Ryo, molte delle quali da imparare ed assimilare attraverso una costante pratica durante il corso dell’avventura, che dovranno essere utilizzate dal giocatore nei frequenti ed avvincenti combattimenti molti-contro-uno, simili per meccanica ai vari picchiaduro a scorrimento vecchio stile.
L’idea di ambientare le vicende in un paese sconosciuto al protagonista complica parecchio le cose per quanto riguarda il suo stesso sostentamento, variegando ulteriormente il gameplay e differenziando i compiti del giocatore. Se nel primo capitoli, infatti, Ryo aveva una casa propria e poteva contare sulle mance lasciategli da Ine-san (una badante che abitava in casa Hazuki) per raggranellare i soldi necessari per proseguire nell’avventura, questa volta sarà necessario guadagnarsi da soli di che vivere attraverso tutta una serie di lavoretti part-time, ma anche combattimenti, o gioco d’azzardo, da eseguire per le strade di Honk Kong e che non hanno niente a che fare con l’evolversi della trama, ma offrono un piacevole diversivo all’avventura più classica. A ben vedere questo avvicina ancora di più il gioco a quei concetti di estrema interattività e libertà sognati da Suzuki, aiutando non poco il coinvolgimento del giocatore nei panni di Ryo e l’immersione nel fantastico mondo di Shenmue.

Conversione o adattamento?

Se dal punto di vista della giocabilità il fascino della saga è rimasto immutato nel passaggio di piattaforma, purtroppo il comparto tecnico non ha goduto dei sostanziali benefici che la maggiore potenza dell’Xbox avrebbe potuto permettere. Se da un lato è vero che, all’epoca del suo debutto su Dreamcast, questo secondo capitolo aveva stupito tutti con una grafica che molti ritenevano impensabile su quella macchina, oggi il motore grafico appare quantomeno datato, e l’aggiunta, seppur importante, dell’aggiornamento a sessanta quadri al secondo, più alcuni inutili lustrini (come gli effetti per “sporcare” l’immagine, da utilizzare quando si scattano le fotografie), non riescono ad evitare un po’ di amaro in bocca. Diverso il discorso invece per ciò che concerne il comparto sonoro: nella sua prima incarnazione su Dreamcast, la versione PAL ha potuto contare sulla localizzazione in inglese dei soli sottotitoli, con il doppiaggio dei personaggi che era rimasto in giapponese per ridurre al minimo le spese di conversione da parte di una Sega finanziariamente in pessime acque. Il risultato finale, però, funzionò in maniera egregia, facilitando ulteriormente l’immedesimazione del giocatore e giovando non poco alla credibilità del mondo proposto da Suzuki, ragion per cui i fan della serie reagirono con molto scetticismo all’annuncio della localizzazione anche del parlato per questa conversione. Questo rinnovato doppiaggio in inglese, in effetti, si rivela piuttosto al di sotto delle aspettative, soprattutto per quanto riguarda la qualità dell’interpretazione, e non saranno in pochi a rimpiangere l’originale giapponese, decisamente meno comprensibile ma sicuramente più coinvolgente; fortunatamente ci pensano le fantastiche musiche a riequilibrare un po’ le cose, specialmente quando nelle sequenze di intermezzo si attiva il 5.1, contro i soli quattro canali presenti durante il gioco normale.
La longevità è garantita dalle oltre 20 ore di gioco necessarie per completare l’avventura, basti pensare che mentre il primo episodio della saga corrispondeva ad effettivamente un solo capitolo (dei sedici totali) dell’intera storia, questo secondo episodio corrisponde a ben cinque capitoli, anche se una volta terminato difficilmente lo riprenderete in mano, ma questo è più un problema intrinseco del genere che un reale difetto di questo titolo.

Commento

Volendo valutare questo Shenmue II per il valore ludico che offre, il giudizio sarebbe senza dubbio entusiastico. Volendolo valutare come conversione invece, i toni sarebbero senza dubbio molto meno euforici: Sega infatti sembra non essersi sforzata molto in sede di adattamento, e le poche modifiche attuate non hanno certo convinto appieno (esclusi i 60 FPS). Il titolo rimane comunque un pezzo di storia del videogame, un’esperienza imperdibile per tutti gli appassionati, in grado di stimolare il giocatore e catturarlo con le sue atmosfere magiche e coinvolgenti, ben difficilmente riscontrabili in altri prodotti sul mercato.

    Pro
  • Più longevo del prequel
  • Coinvolgimento alle stelle
  • È Shenmue serve altro?

    Contro
  • Graficamente poteva essere maggiormente ottimizzato
  • Localizzazione inglese dei dialoghi parlati da dimenticare

Per chi ancora non lo sapesse, la saga di Shenmue nasce da un’ispirazione del Maestro Yu Suzuki, vera e propria icona nell’affollato panorama degli sviluppatori, ed era originariamente un progetto che avrebbe dovuto vedere la luce sul Saturn. L’idea del Maestro era quella di realizzare un titolo in grado di catapultare il giocatore all’interno di un mondo vivo e pulsante, in cui l’utente avrebbe potuto immedesimarsi appieno grazie ad una libertà di gioco pressoché totale. Il progetto si rivelò però fin troppo ambizioso per il 32bit di casa Sega e il buon Suzuki fu così costretto a congelare lo sviluppo, nell’attesa di un hardware potente a sufficienza da permettergli di dare libero sfogo alla sua creatività. Hardware che si concretizzò sotto il nome di Dreamcast. Due furono gli episodi della saga a vedere la luce su questa piattaforma, tuttavia il secondo uscì soltanto in Giappone ed in Europa, in virtù di un accordo di esclusiva per gli USA firmato con Microsoft, la quale, intuendo le potenzialità del franchise, pensò bene di accaparrarselo per la sua console crociata. In questa sede ci accingiamo ad analizzare proprio questa conversione per il 128 bit della casa americana: siete pronti a immergervi nuovamente nel fantastico mondo di Shenmue?