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Sega torna sul monolite portando con sè uno dei titoli che fecero storia, Shinobi. Scopriamo insieme tutte le caratteristiche di questa vecchia gloria del passato, rimodernata per a 128bit.

Shinobi Shinobi

Giappone sotto assedio… che strano…

La trama del gioco è poco più di un pretesto per addentrare il giocatore in un Giappone martoriato, ridotto in macerie da un terremoto di portata catastrofica. Ma c’è qualcosa di strano, qualcosa che non torna. Dove tutto porta al disastro naturale, un enorme palazzo dorato, erettosi proprio in queste gravi circostanze, fa pensare a qualcosa di demoniaco alla base della tragedia. Se a questo scenario aggiungiamo anche l’avvento di un’affollata orda di ninja non-morti e demoni di ogni sorta, abbiamo un quadro completo della situazione; un’enorme matassa da sbrogliare, e per fare ciò serviranno doti sovraumane, requisiti quali padronanza della spada, velocità d’azione e sangue freddo che non sono nel bagaglio di tutti i comuni mortali. Ed ecco materializzarsi questo concentrato di arti marziali in Hotsuma, vera e popria incarnazione della vendetta con il quale sfogare tutti i nostri istinti ninja latenti.

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It’s been a while

Shinobi mantiene fedelmente lo stesso appeal delle precedenti incarnazioni bidimensionali, facendo della frenesia e del combattimento i punti focali sui quali erigere tutto il gameplay. L’impostazione è quella classica degli anni 80, con i livelli suddivisi in aree (1-1, 1-2 e così via) e boss di ogni genere al termine di ciascuna sezione, una scelta questa che farà la gioia di ogni nostalgico. Il concept di gioco lascia spazio a poche alternative, limitando il giocatore proseguire uccidendo tutto ciò che gli si para di fronte; a questo si aggiunge anche il fattore velocità di esecuzione dato da Akujiki, la demoniaca spada di Hotsuma che, una volta risvegliata, si nutrirà delle anime dei nemici uccisi e, in caso la si lasci a digiuno per troppo tempo, della linfa vitale del suo padrone. Questa, come si può facilmente intuire, è una delle componenti chiave di tutto il gameplay di Shinobi, dando al giocatore pochi spazi di riflessione e portandolo a concentrasi oltremodo sullo sterminio dei nemici, saldamente basato su di uno splendido sistema di combattimento che da solo però non basta per sollevare le sorti del nuovo parto targato Sega. Hotsuma infatti sarà in grado di affettare i nemici grazie ai suoi spostamenti fulminei, capaci di ologrammare per qualche secondo la sagoma del nostro ninja glaciale, con tanto di lock-on per destinare i propri colpi ferali ad un unico nemico, dove la posizione perfetta per ucciderlo con un colpo è ovviamente alle sue spalle. Interessante l’implementazione del Tate, ovvero una sorta di multiplo assasinio che regalerà, ai giocatori più capaci, splendide sequenze in tempo reale, mostrando con esse lo smembrarsi dei nemici ed i riti post combattimento del protagonista. Le aree da affrontare, di una linearità quasi disarmante, non sono esattamente un inno all’interazione ed alla varietà, tenuto conto anche l’impossibilità del backtracking, dato dalla sistematica chiusura delle sezioni lasciate alle spalle. Purtroppo il senso di ripetitività si avverte già dopo qualche sessione di gioco e, oltre a questo, va aggiunta una difficoltà decisamente elevata abbinata ad un sistema di salvataggio opinabile. Accadrà spesso, dunque, di trovarsi di fronte alla scritta Game Over, dovendo ricominciare ogni volta il livello dall’inizio in perfetto stile coin-op mangia gettoni.

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3D vs 2D

Tecnicamente il titolo Overworks si attesta su livelli medi, sfruttando essenzialmente l’hardware Sony per dare all’esperienza tutta la velocità e la fluidità richieste ad un gioco del genere, senza però porre accenti peculiari. Nella totale assenza di ombre dinamiche, contraddistinta dal classico bollino ai piedi dei personaggi, e proponendo textures ripetitive in un background piuttosto scarno, Shinobi dà il meglio di sé proprio nel design di Hotsuma, decisamente ispirato nella sua veste di ninja pseudo-maledetto e dotato sia di un buon numero di poligoni che di textures decisamente sopra lo standard del gioco. Anche le animazioni del protagonista risultano buone, godendo di una folta schiera di mosse e movenze del tutto riconducibili al praticantato ninja. Decisamente meno bene l’esigua schiera di nemici da affrontare che, nonostante lo schermo si popoli sempre con orde agguerrite e numerose, vede, anche in questa circostanza, una sostanziale assenza di varietà, proponendo sempre i soliti due tipi di avversari per livello. In perfetto stile retrò risulta anche la soundtrack, che offre musiche di sottofondo che sembrano provenire dal cabinato del primo episodio del gioco, regalando un’atmosfera nipponica del tutto particolare. Oltre a ciò necessita sicuramente una menzione il doppiaggio interamente in italiano di buon livello che garantisce, ai non avvezzi della lingua anglosassone, una totale immersione nella, se pur limitata, trama.

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Commento

Sega ha sparato dunque l’ennesima cartuccia ripresentando una delle sue numerose vecchie glorie, aggiornata a 128bit. Senza infamia e senza lode Shinobi si propone rivestito da capo a piedi con un engine poligonale tutto sommato nella norma, ma il gioco pecca inevitabilmente, data l’impostazione che affonda le sue radici nella struttura dei passati episodi bidimensionali, per varietà di situazioni da affrontare, limitandosi ad essere uno schiva-colpisci-schiva con poca profondità e non del tutto adeguato agli standard odierni. Putroppo l’aggiunta di una dimensione non evolve un concept di gioco che ormai giace nella naftalina da anni, ed è per questo che il titolo è consigliato pressochè esclusivamente ai soli fan sfegatati della saga o agli amanti della pura azione senza tanti fronzoli. A tutti gli altri consigliamo di provare il gioco e decidere in seguito un eventuale acquisto.

Pro: Sistema di combattimento veloce ed intuitivo. Conversione Pal impeccabile. Totalmente in italiano. E’ Shinobi Contro: …rimasto tale e quale alle versioni in 2d. Frustrante e ripetitivo. Realizzazione grafica sottotono.

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Shinobi

La storia di Sega, armonicamente contraddistinta da alti e bassi di ogni genere, potrebbe tranquillamente fare da base per una qualsiasi soap opera latino-americana, trovando come epicentro proprio questi ultimi anni, caratterizzati da crolli finanziari, proposte “matrimoniali” a destra e a manca, e console prematuramente abbandonate al loro lugubre destino. L’ultima in ordine di comparsa fu proprio il Dreamcast che, ancora oggi, è presente nei ricordi degli affezionatissimi Sega-fans come un miracolo di ingeneria elettronica e che, sempre a data odierna, vanta nella sua line-up alcuni tra i migliori esponenti per genere presenti sul mercato. Fra questi pezzi da novanta sicuramente trova un posto di spicco Skies of Arcadia, autentico Rpg di razza con tanto di pedigree, sviluppato da una delle tante sezioni interne di Sega, Overworks, che per il loro debutto sul monolite nero Sony hanno riesumato una vecchia gloria della line-up che contraddistinse Sega negli anni 80: Shinobi. Correva il lontano 1987 quando nelle sale giochi di tutto il mondo girava tal gioco, quando 200 lire erano sufficienti per effettuare una bella partita e, perché no, anche a portarlo a termine. I tempi sono cambiati radicalmente nel mondo dei videogames, ma questo Shinobi ha tutta l’intenzione di riaprire un’ampia finestra per una bella ventata d’aria dal sapore retrò.

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