Tom Clancy's Splinter CellSplinter Cell 

Nel ruolo di Sam Fisher, non dovrai lasciare alcuna traccia sul campo. Ricorda: nonostante un'uccisione possa compromettere la segretezza dell'operazione, la decisione tra lasciarsi dietro un testimone o un cadavere non costituisce affatto una scelta. Tu non esisti. Tu sei una cellula fantasma!

Splinter Cell Splinter Cell

La cellula fantasma

Io ci sono, ma tu non mi vedi….

La modalità stealth si basa molto sullo sfruttamento delle ombre. A destra avrete un indicatore che mostra il “grado” di invisibilità agli occhi delle guardie (o delle telecamere) e in base a quanta luce c’è in un dato punto della scena, sta al giocatore utilizzare l’oscurità per muoversi, nascondersi e tendere agguati.
Dopo pochi minuti di gioco, si inizia ad entrare nello spirito del personaggio ed ad immedesimarsi completamente con lo stesso Sam Fisher. Si scoprirà presto che la strada più breve è sempre quella più illuminata e quindi più rischiosa, il passo successivo sarà quello di iniziare a muoversi accovacciati, oppure camminando silenziosamente, perché in Splinter Cell più ci si muove velocemente più si fa rumore.
Poi si capirà che è inutile sprecare un colpo di pistola quando si può neutralizzare l’avversario cogliendolo di sorpresa e infine si inizierà a fidarsi sempre meno del proprio istinto a vantaggio di una precisa pianificazione delle proprie azioni. Mai agire impulsivamente, è sempre meglio avere ben stampato in mente quello che si vuole fare e l'obbiettivo da raggiungere.
Frequentemente vi troverete a pensare che alcune scene, piuttosto che di un videogioco, sembrano essere parte integrante di un film d’azione: come il muoversi su un cavo in sospensione e ad un certo punto dover fare attenzione ai fari luminosi che illuminano la zona, oppure aspettare silenzioso ed immobile nascosto nell’ombra il giro di pattuglia di un soldato per poi prenderlo alle spalle e costringerlo a fare lo scanning della retina per poter aprire una porta.

Questo è il grande punto di forza del titolo Ubisoft, saper portare il giocatore dentro l’azione, creando un feeling unico tra il giocatore e il suo alter ego virtuale.

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Interattività questa grande sconosciuta…

Saper sfruttare l’ambiente circostante, e le proprie abilità, è il metodo migliore per sopravvivere, e in questo campo Splinter Cell non ha paragoni con altri prodotti.
E' possibile accovacciarsi, appendersi, calarsi da pareti con un cavo, appiattirsi contro il muro, arrampicarsi su certe superfici, rotolare, spostare corpi, usarli come scudo, stare perfino in sospensione grazie allla sola forza delle gambe tra due pareti ravvicinate, e molto altro ancora.
Oltre a questo Sam Fisher può interagire con moltissimi oggetti presenti sulla scena, come lanciare bottiglie e lattine per attirare l’attenzione delle guardie, usare i computer per ottenere maggiori informazioni, rompere lampadine per creare confusione o più spesso per crearsi “una via di fuga“ nell’ombra. E ancora dovrete scassinare porte utilizzando l’apposito kit, cosa che potrebbe riuscirvi difficile, soprattutto nei momenti di maggiore tensione.

Molto vasto anche l’arsenale fornitoci dall’NSA, che spazia dalla classica pistola automatica dotata di silenziatore al fucile automatico che può essere caricato sia con proiettili normali che con speciali proiettili di gomma dura per stordire i nemici, o con granate lacrimogene o proiettili elettrici (usati su zone bagnate sono uno spettacolo). Così come molto vari e utilissimi son o i “gadget “, che sembrano usciti dritti dritti da film di spionaggio: telecamere adesive, jammer per disturbare le trasmissioni, microfoni direzionali, il cavo ottico per guardare oltre le porte chiuse, kit di scasso di diverso genere, fino ad arrivare ai più classici bengala.
Nota a parte la merita il visore notturno e termico, che diventerà presto uno strumento fondamentale per muoversi agilmente al buio.

Per quello che riguarda l’intelligenza artificiale, a parte alcune concessioni doverose per non rendere il gioco troppo frustrante, bisogna dire che è di eccellente livello. I vari sorveglianti cercheranno di dare l’allarme il più in fretta possibile, se ne avranno la possibilità, oppure se saranno insospettiti dalle anomalie che creerete come per esempio sparare ad una lampadina, o correre su una superficie rumorosa, mentre i civili tenteranno di scappare o nascondersi. In Splinter Cell ci sono due diversi livelli di difficoltà: in modalità hard il gioco è davvero impegnativo, le guardie hanno un maggiore campo visivo e sono più sensibili ai rumori, si hanno meno risorse a disposizione e la difficoltà complessiva è decisamente alta.
La longevità del gioco è assicurata da missioni lunghe e complesse, ma interrotte da alcuni checkpoint dai quali poter ripartire in caso di decesso prematuro. Alcuni passaggi vanno affrontati più e più volte per essere oltrepassati efficaciemente, ma consentire al giocatore di salvare in qualsiasi momento avrebbe decisamente tolto sapore al gioco.

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Cosa serve ad un ottimo gioco per farlo diventare una Killer Application?

Semplice, i dettagli.
E Splinter Cell è ricchissimo di particolari minuziosamente ricostruiti. Ogni livello riesce a sorprendere, i programmatori hanno fatto senza dubbio un ottimo lavoro: le numerose animazioni che ha Sam Fisher quando lo si lascia immobile per un po’ di tempo, la mimica facciale che cambia durante gli interrogatori (forzati) delle guardie, lo screen saver sugli schermi dei computer, il fiato che aumenta se si fa una rampa di scale di corsa, e che diventa condensa quando si entra in una cella frigorifera, fino alle piccolezze come quando Sam fa scendere il visore notturno sugli occhi con un deciso movimento della testa perché magari si fa scudo con un ostaggio. Tutti tocchi di classe.

Altra riuscita implementazione è quella della maniera di prendere la mira con precisione. Si ha un mirino che lentamente si restringe col passare del tempo in cui si sta sul bersaglio desiderato, quindi se spareremo di fretta difficilmente si riuscirà a colpire un punto preciso, come ad esempio una lampadina o la testa di una guardia.
A questo proposito va detto che i danni sono localizzati, se si sparerà su un giubbotto antiproiettile il danno sarà minimo, un colpo al capo invece è letale (imparerete a risparmiare proiettili in questo modo). Le animazioni sono molto ben realizzate, a parte quando si scendono dei gradini dove effettivamente si poteva fare di più, probabilmente grazie all’engine modificato di Unreal 2.
I movimenti sono estremamente realistici, ad esempio quando ci si muove da accovacciati, sembra che Sam Fisher bilanci il peso del corpo sulle gambe per fare il minor rumore possibile, oppure quando si cerca di scalare superfici il movimento delle articolazioni per fare trazione è ineccepibile.

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Sonoro

Veramente difficile trovare qualcosa che non va nel reparto audio del gioco, sia riguardo la colonna sonora o il parlato, sia per gli effetti ambientali. E' tutto curato in maniera esemplare. Chi possiede un impianto Dolby Digital 5.1 avrà un vantaggio non indifferente nelle missioni. In questa modalità ci si trova veramente in mezzo all’azione, tanto da dover a malincuore sacrificare le musiche per poter apprezzare ancora meglio la resa degli effetti sonori.
Sentire un nemico che cammina su un balcone di legno facendo scricchiolare le assi, a volte, può essere determinante per portarsi in una zona sicura. Ottima la localizzazione italiana, pressoché totale, di tutto il testo scritto e del parlato. Da ricordare che la voce del protagonista Sam Fisher, è quella di Luca Ward, doppiatore di alcuni famosissimi attori come Keanu Reeves e Russell Crowe.

Grafica

Ho volutamente lasciato per ultima la parte dedicata alla grafica. Splinter Cell ridefinisce letteralmente lo standard per gli effetti di luce ed ombre su Xbox, ma prima di entrare nel dettaglio va subito detto che il titolo Ubisoft, sul lato tecnico, non è la perfezione, nè un gioco che sfrutta al massimo le potenzialità della console Microsoft.
Qualche difetto c’è, nulla di grave sia ben chiaro, ma nel gioco ci sono alcuni lievi rallentamenti e negli spazi aperti permane talvolta qualche piccola traccia di clipping all’orizzonte. Allo stesso tempo non è ancora perfetto l’utilizzo del FSAA.
Premesso ciò, il risultato finale è di altissimo livello: Splinter Cell è uno dei titoli meglio riusciti graficamente su Xbox, e il suo segreto è quello di unire ottime texture, buona dose di poligoni, ottimi effetti grafici come riflessi, o la gestione particellare, ad una superlativa gestione delle ombre.
Tutte le ombre sono calcolate in real time, ogni sorgente di luce influenza le ombre del personaggio e degli oggetti sulla scena, le ombre dinamiche si proiettano con risultati differenti sulle varie superfici e in più occasioni vi troverete colpiti dal risultato. La particolarità è che ogni tipo di luce è gestita in maniera differente, alcune sono forti e chiare come le lampade al neon degli uffici, altre sono pallide e sfumate come quella della luna semi coperta dalle nubi.
Troverete gli effetti rosso-arancioni del tramonto, la luce che filtra dalle tapparelle o tra le assi sconnesse di un porticato in legno, persino la luce che emettono gli schermi dei monitor e quella dei televisori è diversa. Distrutta una lampadina, ad esempio, le ombre cambieranno e di conseguenza cambierà l’illuminazione nella stanza cosi come cambierebbe nella realtà.
Questo è senza dubbio il punto di forza di tutto il motore grafico, complimenti ai programmatori Ubisoft, se volevano stupire con effetti speciali, beh, ci sono riusciti perfettamente!


Prima di concludere, due note conclusive. La prima è che il livello di difficoltà generale anche a livello normale è abbastanza alto, in alcuni tratti potrebbe risultare frustrante per piccolezze come magari non nascondere per bene un cadavere pena il conseguente scattare dell’allarme.

La seconda è un lato positivo del gioco, ovvero l’opzione LIVE, che non vi permetterà di giocare in multiplayer su internet ma piuttosto servirà, quando da marzo sarà attivo il servizio anche in Europa, di scaricare nuove missioni e nuovi equipaggiamenti.

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Commento finale

In sintesi, cosa si può dire di Splinter Cell? Molti attendono frasi come “Ad un anno esatto da Halo, è uscito un gioco al suo livello“ , “Una nuova Killer Application per Xbox“ oppure “Splinter Cell è tutto quello che Metal Gear Solid 2 doveva essere ma non è stato“.
Bene, il mio parere è che Splinter Cell incarna perfettamente tutte queste affermazioni. Il punto di riferimento per gli stealth game ora è senza dubbio il gioco Ubisoft, anche se non è perfetto. Qualche difetto non manca, ma Splinter Cell riesce, tanto per rimanere in tema, a mimetizzarli grazie ad un grande gameplay.
Un acquisto davvero obbligato su Xbox.

Secondo commento

“…e alla fine XBox ha trovato il suo Metal Gear Solid”. Fino a qualche mese fa sarei stato giudicato folle se mi fossi azzardato a produrre una simile considerazione. In realtà, Splinter Cell è riuscito nella non facile impresa di surclassare in tutto e per tutto lo scomodo e ingombrante rivale di Konami, rispetto al quale riesce a fornire un’esperienza di gioco più completa, più appagante e, senza alcun dubbio, più realistica. Splinter Cell ha abilmente evitato di seguire la scia di MGS2, proponendo una struttura di gioco certamente differente, sicuramente più impegnativa ma allo stesso tempo in grado di far rivivere le emozioni, le situazioni quasi come ci si trovasse realmente impegnati in una missione in cui è in gioco non solo l’esito finale della stessa ma anche la nostra vita.
Particolari che in precedenza erano stati considerati unicamente tali, acquistano una nuova importanza, determinante, ai fini della sopravvivenza. Ogni passo va calcolato con grande attenzione dato che il benchè minimo rumore potrebbe annunciare alle orecchie dei vigilanti la nostra presenza e, quindi, metterci in serio pericolo; ogni oggetto sullo schermo può diventare uno strumento utile oppure svelarci una via di fuga proprio quando la situazione si fa disperata. E’ però la luce la vera protagonista di Splinter Cell e, se la sua assenza ci permette di sperimentare tutti i postulati del genere stealth, la sua presenza diventa invece rivelatrice della via da seguire, ma anche, soprattutto, pericolo mortale.
La splendida realizzazione tecnica arriva inoltre a completare un quadro che sembrava già perfetto. Per una volta non sono le texture a fare notizia ma l’incredibile gestione delle fonti di luce e, con pari rilevanza, l’eccezionale bagaglio di animazioni di cui dispone il protagonista. Proprio quest’ultimo, Sam Fisher, acquista personalità grazie sia alla sua caratterizzazione sia per lo splendido lavoro di doppiaggio che ne ha visto accrescere il fascino e quell’alone di mistero che, da sempre circonda, gli eroi.
E’ davvero difficile trovare qualcosa che non funzioni a dovere in Splinter Cell. L’unico neo, se così lo si può chiamare, è quello di essere tanto realistico quanto impegnativo, ma non credo che di ciò ci si debba lamentare troppo. In definitiva, Splinter Cell è il gioco che tutti i possessori di XBox aspettavano, quel titolo di spessore atteso fin dal lancio della console e di Halo, che in passato ha dovuto quasi da solo portare in alto la promettente, ma non sempre sfruttata nelle sua potenzialità, console di Microsoft.

La cellula fantasma



Splinter Cell, ironia della sorte, è nato nell’ombra con un annuncio che quasi è passato inosservato alla maggior parte dei media, che si concentravano su altri titoli come il prossimo Raven Shield. Poco prima dell’E3 2002 si è venuti a conoscenza di un prodotto diverso dal solito, avente come protagonista non la classica squadra composta da diversi elementi ma bensì il solo Sam Fisher, ex agente della CIA, ex Navy Seal, e ora in forza presso la squadra Third Echelon, gruppo formato dai migliori uomini a disposizione dell’NSA.
Proprio alla fiera di Los Angeles, il gioco Ubisoft si rivelò al pubblico in tutto il suo splendore, e la speranza di aver trovato finalmente un rivale al mostro sacro Metal Gear Solid 2 è diventata sempre più forte con il passare di questi mesi. 10 Marzo 2004, Stati Uniti, la storia parte da qui. Sam Fisher viene scelto per indagare sulla scomparsa di due agenti operativi presso T’bilisi (capitale della Georgia). Supportato dalle informazioni inviate dalla sezione di coordinamento tattico di Third Echelon, composta da hakers e informatori, Fisher deve entrare in azione, ottenere il massimo dei risultati sul campo e scomparire come un fantasma.

Il gioco parte con un livello tutorial obbligatorio, dove si imparerà a prendere confidenza con tutte le possibili azioni e capacità che avremo a disposizione durante la nostra avventura. Sbrigata questa formalità, si inizia a fare subito sul serio. E il gioco si fa duro, durissimo fin da subito: Splinter Cell è si un titolo molto impegnativo ma che lascia molta libertà al giocatore di adottare un proprio stile di gioco.
Impersonando Sam Fisher, avremo via via delle missioni da compiere con altrettanti parametri operativi, come ad esempio evitare di uccidere civili, o non far scattare allarmi e non far rilevare la nostra presenza, ma il modo in cui terminare le missioni è totalmente libero e la costante fondamentale è “esiste sempre più di un modo per raggiungere uno scopo “: chi preferisce l’azione può ricorrere alla forza bruta, anche se questa è sicuramente la strada meno coinvolgente e forse più complicata da seguire, e chi vuole gustarsi al massimo questo gioco dovrà ingegnarsi nell’utilizzare al massimo le capacità stealth di Sam Fisher.



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