Super Bust a MoveSuper Bust a Move 

Torna anche su pc un classico dei puzzle game nella sua più recente e, forse, miglior incarnazione: Super Bust-A-Move (conosciuto in Giappone come Super Puzzle Bobble). Poteva forse esimersi Latin Lover, fan e allo stesso tempo vittima del puzzle di Taito, dal recensirlo? Vediamo assieme come si è comportato il quinto episodio della saga, se semplice upgrade o gioco nuovo di zecca!

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I magnifici 4!

Quattro sono gli stili di gioco contenuti nel cd di Super Bust A Move: si parte dalla modalità di gioco classica, ovvero il vostro scopo rimarrà solo quello di lanciare delle bolle verso altre d’ugual colore per farle scomparire ed una volta ripulita la zona, passerete alla seguente; questa modalità è quindi dedicata soprattutto ai fan estremi dei prequel che vogliono riassaporare la giocabilità old style della saga. Sono ivi presenti i livelli a schermo pieno, e non solo 1/3 circa della schermata, introdotti con Puzzle Bobble 2, forse l’episodio più apprezzato e convertito dell’intera saga (Pc, Playstation, Saturn, Game Boy).
Si passa poi alla modalità di gioco normale, ovvero la pietanza principale servita nel menù: tecnicamente parlando gli sprite sono animati decisamente meglio che in passato mentre i fondali, adesso renderizzati, presentano elementi mobili, fluttuanti e rotanti alla Mode 7 maniera (chi ha avuto un Snes o ha acquistato un Game Boy Advance ha capito che intendo, per gli altri basti dire che è stato il punto di forza della grafica del mitico 16 bit Nintendo). Inspiegabilmente parlando, Bub e Bob ora fanno le veci degli assistenti degli 8 nuovi protagonisti (selezionabili solo con la modalità uno contro uno che analizzeremo tra poco), i cui nomi scritti in giapponese (almeno nella release in mio possesso) non mi permettono di elencarveli, a parte Mogu, l’esserino viola indiscusso protagonista di quest’edizione. Tra le peculiarità introdotte con il nuovo episodio del franchise Taito, abbiamo degli esseri paffutelli racchiusi in bolle giganti che se fatti esplodere (soltanto da bolle dello stesso colore) tramutano tutte le altre bolle sparse nel livello nel colore della bolla più grande (semplificandovi mostruosamente la risoluzione del livello). Ancora, sono presenti dei piccoli mattoni dove poter far deviare le bolle su zone migliori (o peggiorarvi notevolmente la traiettoria di lancio) o pareti semoventi che spingono la pallina in basso o verso l’alto, a seconda della direzione del moto. Nei livelli da me visionati per questa tempestiva review (devo ancora farmi perdonare per Dominion Wars mi sa,vero capo? ^_^), mancava inspiegabilmente la bilancia introdotta col quarto capitolo della saga, molto strano visto che è stata una peculiarità molto apprezzata in terra nipponica.

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I magnifici 4!

La terza modalità di gioco che analizzeremo è forse quella più apprezzata e giocata: la modalità uno contro uno (computer o umano che sia) che pone 2 antagonisti ai lati dello schermo e ogni qualvolta vengono spazzati via gruppi di bolle, gli stessi si vanno a posizionare nella parte di schermo occupata dal contendente quindi risulterà vincitore colui che farà esplodere nel minor tempo possibile il maggior numero di bolle. Questa modalità di gioco per essere comunque apprezzata a pieno, quindi un principiante può trovare una sfida adeguata con i “bot” del computer ma una volta diventati fortissimi (del tipo non si sbaglia una sola collocazione di bolle) passerete delle ore a giocarci (io e la mia ragazza che settiamo la vittoria con 2 round su 3 vinti, passiamo anche un oretta piena per una singola sfida).
L’ultima modalità di gioco acclusa nel pacchetto (tralasciando la sempre presente modalità allenamento che non merita di certo 2 righe di spiegazioni) è quella denominata Challenge: con pochissimo tempo a disposizione e con un contatore del numero di bolle impiegate per superare i vari livelli proposti da Taito, dovrete superare delle piccole prove che solitamente consistono nel far effettuare alla bolla evoluzioni tali da andare a posizionarsi su quell’unica bolla presente nella schermata di gioco che provoca la distruzione delle altre e vittoria instantanea.

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Arcade Perfect (ancora una volta)

Anche se le sale giochi sono in crisi un po’ ovunque, noi sfortunatissimi tarantini a stento abbiamo la possibilità di giocare Virtua Striker 3, quindi dopo una navigazione sul web volta ad indagare la bontà della conversione, posso affermare (anche se lo sospettavo) che anche questa volta ci troviamo di fronte ad una perfetta conversione del coin-op originale.
Non ho sottomano, purtroppo, i dati riguardanti i requisiti di sistema per giocare questo puzzle game ma trattandosi di grafica bidimensionale credo che un P3 500 con 128 mb e scheda video da 16 mb sia anche abbastanza ma nel qual caso abbiate un sistema meno recente, i programmatori hanno inserito la possibilità di giocare una versione dello stesso gioco con una grafica meno appariscente (meno animazioni, elementi su schermo,etc etc) che allegerisce non poco il carico di lavoro affidato al processore. Come detto nel precedente paragrafo, la grafica di Super Bust A Move è di sicuro la più elaborata della saga, con animazioni fluidissime e un sacco di elementi renderizzati in movimento, a differenza degli statici fondali in bitmap dei prequel.
Chiude la rassegna del lato tecnico del game Taito il versante sonoro: le musichette, come sempre fischiettabilissime, sono ben fatte come sempre, gli effetti sonori sono, com’era prevedibile, i soliti che già abbiamo imparato a conoscere (ed apprezzare) e sempre molto azzeccate sono le voci scelte per i personaggi, tutti caratterizzati in maniera più che soddisfacente per espressioni, movimenti e voci.

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Conclusioni

Super Bust A Move, in virtù di una buonissima realizzazione tecnica (per il genere al quale appartiene), ma soprattutto di una giocabilità alle stelle e di una grande longevità (soprattutto se giocate spesso in coppia), è un titolo decisamente consigliato a chiunque: dall’adolescente che vuole un gioco sbarazzino da non impazzirci dietro per assimilarne la struttura al capofamiglia che dopo una giornata di lavoro vuole divertirsi un po’ passando per la vostra ragazza/sorellina/miglior amica che quando giocate ai videogames, si scoccia nell’attesa che finiate di fraggare il vostro avversario o vorrebbe provare qualcosa con meno di cinque-sei tasti funzione.
Gli sfegatati della saga non devono perdere tempo, è un acquisto consigliatissimo, tutti gli altri, meno smaliziati del genere o della serie di puzzle di Taito, possono sempre acquistare a ventimila lire il secondo episodio distribuito da Halifax nella sua linea economica, sempre estremamente valido.

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Conclusioni

9

Taaaaaaaaaaaaito!

Prima d’iniziare, è bene avvisare i nostalgici di munirsi di fazzolettini anti lacrime copiose, visto che l’iter introduttivo da me ponderato per introdurre il gioco ivi recensito porterà a ricordare mostri sacri di divertimento e di vera maestria in materia di strutture di gioco.
Agli albori degli anni ’80, una promettente software house giapponese dal nome Taito (incidentalmente, creatrice di Space Invaders, mica bruscolini) aveva rilasciato nel mercato coin-op un videogioco che avrebbe cambiato la vita a tanti bambinetti paffutelli che dopo un ventennio custodiscono ancora nel loro hard disk, il responsabile di tante paghettine settimanali perse nella sala giochi vicino casa: detto gioco si chiama Bubble Bobble (applausi, prego), platform coinvolgentissimo dove i draghetti Bub e Bob dovevano sconfiggere il perfido barone Von Blubba e tornare ad essere 2 ragazzi normali. Cos’aveva di speciale questo coin-op? La grafica spartana ma così… tenera? Quel motivetto che ancora oggi si fischietta allegramente mentre allestiamo l’ultima versione di Mame? Il sottoscritto ricorda con affetto i 100 (esatto, cento!!) livelli dove i 2 protagonisti dovevano inglobare con delle bolle i nemici per poi finirli andandogli addosso (concept, a mio modestissimo parere, ripreso in parte dal coin-op Nintendo Mario Bros), oltre ad incamerare tonnellate di bonus vari sparsi sotto forma di leccornie varie e districarsi tra le tante piattaforme sparse qua e là dai coders nipponici.
Dopo le parentesi di Rainbow Island e Parasol Stars (quest’ultimo relativamente poco conosciuto in occidente), Taito ha riprosto i 2 draghetti in Bubble Bobble Symphony, vero e proprio sequel di Bubble Bobble per la struttura di gioco laddove, ad esempio, Rainbow Island era un plaftorm a scorrimento verso l’alto e non a schemi fissi.
Arriviamo ai primi anni ’90: da assiduo frequentatore delle sale giochi della mia città, non mancò di destare il mio stupore un gioco dal nome Puzzle Bobble. La scritta Taito era inequivocabile (nonostante l’hardware usato fosse Neo-Geo di Snk), Bub e Bob ancor più ma… che diavolo di gioco m’apprestavo a giocare? Un puzzle, come dice il nome stesso ed anche uno dei più intriganti. Se allora Tetris aveva inventato di sana pianta la categoria dei puzzle game (indescrivibile il successo del gioco di Alex Pajitnov, dato in bundle con la prima incarnazione del Game Boy di Nintendo) e rivali come Klax di Atari facevano soltanto sorridere il game russo, ben diversa è la situazione che si è presentata all’incirca alla metà degli anni novanta: Tetris viene affiancato da nuovi pretendenti al trono come il già citato Puzzle Bobble taitiano, Puyo Puyo di Compile (il secondo episodio, versione Snes, provocava un’enorme assuefazione se giocato in 4) e il divertentissimo Super Puzzle Fighter 2 X creato da CAPtive COMmunication.
Personalmente, ho amato e giocato fino alla nausea detti giochi ma bisogna ammettere che il successo del puzzle game targato Taito è stato molto più massivo visto che ha generato 3 sequel (e conversioni a non finire, dal Snes al Game Boy, dal Neo-Geo alla Playstation, etc) ed il qui presente Super Puzzle Bobble (in occidente Super Bust A Move), conversione del coin-op omonimo, convertito mesi e mesi fa sul monolite nero di Sony.
Ma cosa appassiona tanto del franchise Puzzle Bobble? Sicuramente la sua enorme giocabilità, via via affinata con i sequel (alla stessa maniera dei picchiaduro 2D di Capcom e Snk, eventi annuali fino a poco tempo fa) che diventa un vero e proprio invito a nozze se giocato in coppia, cosa peraltro decisamente fattibile visto che sono tantissimi i ragazzi e, soprattutto, le ragazze che sono cresciuti a pane e Puzzle Bobble e di sicuro non sono stato l’unico che ai tempi del massimo splendore di Playstation, doveva accontentarsi di leggere qualche manga perché la console era stata “sequestrata” temporaneamente.
Dopo questa lunga (lo ammetto) introduzione, possiamo finalmente accogliere a braccia aperte (soprattutto se possessori del solo pc, poco incline alla giocabilità made in Japan) il nuovo episodio di questa divertentissima saga e, fidanzata permettendo, (visto che vuole il pc tutto per lei per giocare e se ne frega che dovete leggere queste righe), andiamo ad analizzare immediatamente il gameplay.