The Bourne ConspiracyThe Bourne Conspiracy - Recensione 

L'arma (smemorata) da 30 milioni di dollari approda finalmente sulle nostre console: riuscirà a capire cosa si nasconde dietro il progetto Treadstone?

Chi è Jason?

Il gioco ci narra le vicende dell'assassino tradito dai capi di Treadstone, della sua lotta per riconquistare la sua identità, per capire per quale motivo tutto ciò che gli passa tra le mani diventa un'arma mortale. Una serie di flashback ci fa conoscere Jason ben prima dei fatti narrati all'inizio del primo film, ben prima della "pesca fortunata" al largo del Mediterraneo. Per questo il titolo inizia inizia non al porto di Napoli, ma con il belloccio moro in missione per uccidere il dittatore africano Wombosi. Da qui il gioco ci confonde subito le idee, tornando indietro di nuovo e scappando in avanti seguendo per buoni tratti gli eventi narrati nel primo film della serie. I ragazzi di High Moon Studios hanno confezionato un prodotto che è possibile definire senza problemi un action-adventure, con sezioni a bordo della già citata Mini Cooper per spezzare il ritmo delle sparatorie/scazzottate.
Se le parti con le armi da fuoco sono piuttosto convenzionali, è quando si menano le mani che il gioco mostra le sue peculiarità. L'azione abbandona gli stilemi di un classico sparatutto in terza persona per diventare una sorta di picchiaduro ad incontri.
Il passaggio dalle pistole ai cazzotti è gestito pressappoco come in un gioco di ruolo di stampo giapponese con combattimenti casuali: quando si è troppo vicini per sparare, Jason abbandona la pistola e inizia a combattere a mani nude. Non è ovviamente possibile uccidere tutti i nemici dalla distanza, visto che quest'ultimi prediligono lo scontro ravvicinato col protagonista, ma anche e soprattutto visto che il gioco, prevede in alcuni frangenti delle piccole sequenze scriptate che ci portano direttamente a mettere in mostra tutta la nostra abilità, come dicono gli americani, nel close quarter combat.
All'apparenza il metodo di controllo non è molto complesso, si usano solo tre tasti: uno per il colpo veloce, uno per il colpo pesante e uno per la parata. Questo significa che senza dover imparare complesse sequenze da mandare a memoria, basta semplicemente variare tra le due tipologie di colpi, creando fino a 8 combo diverse. Il gioco non premia il premere a casaccio i tasti d'attacco visto che i nemici sono piuttosto reattivi, parando sempre le solite sequenze, ma anche perchè il tempismo è la chiave perfetta per metterli al tappeto.

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Come ti spacco tutte le ossa

Parare i colpi e colpire subito dopo, facendo attenzione al momento esatto in cui gli avversari terminano i loro veloci 1-2; non incassare e portare a segno gli attacchi normali è la via più veloce per accedere alla caratteristica principale del titolo, ovvero le sequenze di colpi (automatici) brutali e violentissimi che hanno fatto la fortuna dei film con Matt Damon.
Una barra si riempie pian piano ogni volta che si colpisce l'avversario, quando questa supera il primo livello, è possibile realizzare un attacco speciale contro un solo nemico; al secondo livello possiamo stendere due nemici, al terzo tre, spingendo quando richiesto i tasti di attacco. La spettacolarità di questi attacchi, che mandano k.o. subito i gregari, ma non i boss di fine livello, viene ampliata dal buon repertorio di mosse che Jason può realizzare. L'arma da 30 milioni di dollari in questi frangenti diventa una macchina per uccidere pressoché perfetta: non solo calci e cazzotti, ma anche una serie di prese e lanci che terminano tutte invariabilmente con il terrificante crac delle ossa.
Come se non bastasse, se queste sorta di fatality avvengono vicino a oggetti o a specifiche parti dell'ambiente (porte metalliche, vetri, scaffalature e molte altre), vedremo il malcapitato spiaccicarsi contro di esse: tutto va in pezzi molto realisticamente, con l'eccellente lavoro sui suoni ad amplificare la violenza dell'impatto. Anche i nemici possono a loro volta esibirsi in colpi finali, che se ovviamente non possono uccidere istantaneamente il protagonista, possono dimezzare in un batter d'occhio la sua barra dell'energia. In questo caso come nei tanto vituperati quick time events basta premere a tempo un tasto per eseguire una schivata con seguente contro mossa devastante. Questo sistema funziona anche con le armi da fuoco: alla stessa maniera, come visto nel recente Stranglehold, è possibile far fuori automaticamente fino a tre avversari con un colpo solo. Non molto utile, è preferibile di fatto usare gli attacchi speciali per i lunghi scontri a mani nude, ma decisamente coreografico e spettacolare.

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La sindrome dell'innaffiatoio

La parte relativa agli scontri a fuoco, è quella che nell'economia totale del gioco soffre di più. Non che sia mal implementata e tediosa come in Kane & Linch, ma soffre di alcune criticità che fanno storcere il naso. La prima cosa che si nota è che le armi dalla lunga distanza sono decisamente imprecise, con fiumi di piombo che servono ad uccidere nemici nascosti a qualche metro di distanza. Secondariamente anche il sistema automatico di lock on, mediante l'utilizzo dell'istinto di Bourne non funziona molto bene, in quanto la poca precisione dei fucili e delle pistole ci fa dimenticare i benefici dell'aggancio automatico. L'intelligenza artificiale degli avversari è piuttosto altalenante, non di rado si vedono i nemici agire di concerto e gettarsi in copertura razionalmente; di norma però usano la tecnica del piazzarsi in campo aperto sgranando colpi verso Jason, con l'unico risultato di essere impallinati da dietro un muro piuttosto agilmente. I due diversi tipi di gameplay vengono poi interrotti da alcuni momenti a bordo della Mini di Marie, che per resistenza agli urti e per la pesantezza su strada ha più a che fare con un carro armato che con l'agile piccola di casa Bmw. Queste sezioni automobilistiche non danno nessun valore aggiunto al gioco, ma riescono nell'intento di spezzare la ripetitività dell'azione che, nonostante un buon sistema di combattimento, si palesa piuttosto rapidamente. I combattimenti a mani nude, per quanto coreograficamente appaganti, hanno il difetto di essere tutti troppo uguali: la scelta di bloccare l'inquadratura su i personaggi coinvolti, di non poter permettere manovre evasive, né tantomeno di esplorare l'area in cerca di ripari, costringe il giocatore a lunghe sessioni pugilistiche in cui si attende la fine dei colpi dell'avversario per poi restituirli subito dopo, in attesa che si carichi il colpo speciale. Le dinamiche degli scontri, insomma, sono piuttosto meccaniche e poco varie.
Non che il gioco debba avere la stessa profondità di un picchiaduro ad incontri, ma in alcuni frangenti si ha l'impressione che non ci sia molto differenza tra i vari attacchi e combo.

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E dopo le ossa ti rompo pure i mobili!

Da un punto di vista tecnico, il titolo di High Moon Studios si fa apprezzare per un ottimo level design, per dei modelli molto grandi e dettagliati e una parziale distruttibilità degli ambienti, che lungi dall'essere meramente di facciata, ha delle pesanti ripercussioni sulle dinamiche di gioco. Le aree sono piuttosto vaste, varie (aeroporti, stazioni, biblioteche, porti e molte altre) ben realizzate, piene di arredi e suppellettili, che vanno in pezzi dopo le fatality di Jason Bourne. Le coperture, nodo cruciale degli scontri a fuoco, risentono dei colpi presi, lasciando Jason e i nemici allo scoperto, di conseguenza una tattica di gioco attendista e prudente, non è la strada migliore per portare a termine il gioco. L'Unreal Engine inoltre mostra i muscoli in molti frangenti con effetti speciali elargiti a piene mani, ma soprattutto durante le scazzottate, con dei modelli poligonali di grandi dimensioni, animati alla perfezione e piuttosto dettagliati. Anche qui è possibile riscontrare alcune magagne, che per nostra fortuna non inficiano pesantemente la fruizione del titolo. La prima cosa che si nota è l'insistenza con cui si verificano casi di compenetrazione tra poligoni, con gambe che escono da porte chiuse o nemici che sbattono su muri invisibili. La già citata telecamera fissa sugli scontri si impalla molte volte, nascondendo i modelli, lasciando il giocatore in balia del disorientamento e della furia del "pugile" nemico. Dopo qualche istante torna tutto a posto, ma l'effetto risulta francamente stancante e fastidioso. Se da un punto di vista grafico The Bourne Conspiracy lamenta qualche piccola criticità, da quello sonoro si sfiora l'eccellenza, con musiche d'atmosfera a sottolineare i climax dell'azione e un campionario di effetti sonori davvero largo e immersivo.

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Commento

Tra molti pregi e alcuni difetti, The Bourne Conspiracy si lascia giocare con piacere, circa dieci ore di gioco, estremamente adrenaliniche, veloci e che, cosa molto importante, riescono a catturare alla perfezione lo spirito dei libri e dei film di Robert Ludlum. Il sistema di combattimento, immediato e di facile fruizione, penalizza la profondità degli scontri, che per quanto messi in scena benissimo, risultano alla lunga piuttosto noiosi e ripetitivi. Stessa cosa si può dire per le lunghe sparatorie, parzialmente deficitarie se confrontate con altre produzioni dall'impostazione simile, ma che comunque beneficiano di un ottimo level design e di un buon sistema di coperture distruttibili. Cosa resta quindi del titolo di High Moon Studios? Un buon sparattutto, divertente, dotato di un sistema di combattimento pieno di buone idee, non sempre ben implementate però, e di un comparto tecnico di tutto rispetto, che sfiora in alcuni frangenti punte di eccellenza. In definitiva un gioco che stravolge il triste trend dei soliti, pessimi tie in, proponendo meccaniche in buona parte innovative e un solido comparto grafico e che gli appassionati della saga sapranno sicuramente apprezzare.

Pro Non è il solito tie in Buon comparto tecnico Il combat system

Contro Un po' ripetitivo Qualche problema di compenetrazione Linearità dei livelli

Xbox 360 - Obiettivi

Nel gioco sono implementati 49 achievements per un totale di 1000 punti, tutti raggiungibili piuttosto facilmente, in quanto legati a obiettivi ottenibili senza particolari patemi, correlati al numero di nemici uccisi con colpi speciali, al livello di difficoltà scelto e a quanto siamo bravi nel distruggere Parigi a bordo della Mini. L'unico relativamente ostico è quello che ci vincola alla raccolta di tutti i passaporti sparsi per il livello, che se da un lato ci premia con soli 30 punti, dall'altro sblocca la possibilità di poter affrontare tutti i boss di fine livello del gioco.

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