The King of Route 66The King of Route 66 

Dopo il discreto successo di 18 Wheeler American Pro Trucker, Sega torna a cimentarsi nella bizzarra branca dei racing game a base di autoarticolati con questo The King of Route 66: ma tanta potenza equivale anche a tanto divertimento? Scopritelo nella nostra recensione.

The King of Route 66 The King of Route 66

Povero Re!

Sequel più o meno diretto del divertente 18 Wheeler American Pro Trucker, The King of Route 66 propone in grossa sostanza il medesimo gameplay del proprio predecessore, che vede il giocatore ai comandi di uno tra i cinque autocarri disponibili in una serie di varie modalità. Se il numero di queste ultime è decisamente aumentato rispetto al prequel, lo stesso però non si può dire della qualità della struttura di gioco, che in The King of Route 66 raggiunge livelli di preoccupante bassezza per un prodotto Sega. Ma andiamo con ordine. La modalità principale, omonima del titolo, ricalca l’azione di gioco dell’originale coin-op: l’utente, dunque, deve guidare il proprio tir attraverso vari stage con un compito variabile tra raggiungere il traguardo prima del camion avversario oppure nel tempo prestabilito. Il tutto inframmezzato da cut-scenes inguardabili e da schermate fisse in cui finestre di testo dipanano con eccessiva prolissità l’inutile trama del gioco attraverso dialoghi fra personaggi che più kitsch non si può. Il brutto è che bastano un paio di stage per accorgersi di come questi intervalli siano a tutti gli effetti degli stucchevoli escamotage per allungare la vita di un titolo che, senza questi, durerebbe una decina di minuti scarsa. Con una vergognosa scelta di game design, infatti, Am2 ha accantonato i percorsi lunghi e suggestivi di 18 Wheeler per sostituirli con una decina di sezioni di una brevità davvero imbarazzante. Un paio di curve e di rettilinei, e il gioco è fatto: portare a termine uno stage non richiede mai più di un minuto, anche se spesso si è costretti a ripetere l’operazione più volte, dato l’assurdo bilanciamento dell’abilità degli avversari. Oltre a viaggiare costantemente a zig-zag, vanificando così il celebre e divertente effetto scia del prequel, i camion rivali sono dotati di un’odiosa infallibilità e di un curioso effetto “calamita” sul giocatore: indipendentemente dalla bravura dell’utente e dal numero di turbo usati (un’altra –pessima- novità), il tir avversario è costantemente attaccato agli scarichi del proprio autoarticolato. Un aspetto davvero fastidioso, che sommandosi alla pessima gestione degli urti e al fatto che sotto l’effetto del turbo il mezzo diventa praticamente inguidabile, rende l’esperienza di gioco a dir poco insoddisfacente.

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La strada verso la noia

Paradossalmente, le modalità di gioco secondarie si dimostrano leggermente più stimolanti di quella principale, senza tuttavia mai riuscire a superare la soglia della mediocrità. Oltre ad una sezione dedicata ad otto diversi minigiochi (che in quanto tali lasciano comunque il tempo che trovano) e ad un 2-Player Mode scadente sia per fluidità dell’azione sia per puro e semplice fattore divertimento, trovano spazio le modalità Queen of Route 66 e Rival Chase. La prima vede il giocatore impegnato nella conquista del cuore di alcune gentili donzelle a suon di piccole quest legate al raggiungimento di un determinato obbiettivo prima dello scadere del tempo: lo schema di gioco piuttosto tedioso viene lievemente ravvivato dalla possibilità di acquistare un gran numero di upgrade per il proprio camion e una serie di motrici nuove di zecca. La modalità Rival Chase offre invece una serie di sfide contro tir avversari completi di un’inedita barra energetica, che va adeguatamente svuotata a suon di scontri prima della linea del traguardo. Anche in questo caso, però, la noia non tarda ad arrivare. Come se non bastasse già la debole struttura di gioco a svilire il titolo Sega, ci pensa un comparto grafico di mediocrità disarmante a completare l’opera nel peggiore dei modi. The King of Route 66 è afflitto da evidenti problemi di clipping, presenta scenari dal polygon count assolutamente esiguo e fa sfoggio di una serie di texture dalla definizione alquanto scarsa. Il tutto condito da una serie di rallentamenti quanto mai ingiustificabili e da un terribile design dei menu. Le musiche, almeno quelle, si salvano.

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Commento

The King of Route 66 è un chiaro esempio di come un sequel possa essere in grado di prendere tutti gli spunti migliori del proprio predecessore e gettarli fuori dalla finestra. L’ultima produzione di Am2 conserva infatti ben pochi punti di contatto col buon 18 Wheeler American Pro Trucker. Se quest’ultimo sapeva infatti distinguersi per una buona veste grafica, una serie di lunghi tracciati inseriti in scenari ben costruiti e una giocabilità solida seppur poco varia, The King of Route 66 fa quasi completamente l’opposto: ecco quindi che ci si ritrova con un titolo dalla cosmesi scialba, caratterizzato da una serie di percorsi molto brevi e con una struttura di gioco tediosa ed irritante allo stesso tempo. Un brutto passo falso da parte di Sega.

Pro: Colonna sonora azzeccata Presenza del selettore 50/60 Hz Contro: Struttura di gioco tediosa e mal costruita Livello di difficoltà troppo sbilanciato Graficamente non all’altezza

Dopo il forzato abbandono del settore hardware e il prolungamento dell’attività di produzione di giochi su altre piattaforme, era lecito aspettarsi da Sega un rendimento qualitativo pari (se non maggiore) alle uscite ludiche dei tempi belli del Dreamcast. Stranamente così non è stato, e la line-up della software house nipponica si è andata a comporre per larga parte di porting spesso poco convincenti e nuovi titoli non sempre brillanti. The King of Route 66, tuttavia, non appartiene a nessuna di queste due categorie: l’ultimo prodotto di Am2, infatti, va ad inserirsi di diritto nel mucchio selvaggio dei videogames semplicemente mal realizzati.