Warrior Kings: Battles  4

Warrior King ritorna in una nuova incarnazione, questa volta più orientata al combattimento puro e semplice.
Ben 70 potenziali avversari diversi e un gestore personalizzato di intelligenza artificiale sembrano in grado di mettere a dura prova anche le menti strategiche più acute. Con quali risultati?

Il segno degli anni

Insomma al primo avvio di WKB tutto sembra essere assolutamente identico a quello che i Black Cactus ci mostrarono un anno fa. Il motore grafico sembra identico, le voci del doppiaggio in italiano sono identiche, le unità sono identiche, il terreno di gioco è identico… dopo un anno qualsiasi essere a malapena senziente si aspetterebbe almeno un piccolo miglioramento estetico, che andasse oltre un ritocco delle texture. Tutto è maledettamente uguale, dovete fare le stesse cose, dovete fare fattorie per nutrire gli eserciti e dovete proteggere gli insediamenti, i villaggi eccetera eccetera.
Alla facciaccia del Ministero dell’Ambiente voi abbatterete boschi, trivellerete il terreno per cercare l’oro e spaccherete ogni singolo sasso, perché se si spacca un sasso si ottiene più legna (?? Non guardate me, non l’ho progettato io Warrior Kings). Ora avete fatto il vostro bell’esercito imponente: 6 arceri strabici, 12 lanceri armati di canne di bambù appuntite e 3 cavalieri che montano ronzini storpi… Pronta la vostra armata Brancaleone, l’unica opzione che avrete sarà di cercare il vostro nemico per farlo schizzare dalla sua fetida tana e allo scopo decidete di muovere i vostri uomini sfruttando il bellissimo sistema di formazioni di WKB e che succede? Che i 6 magnifici arceri inziano a girare in tondo, i 3 cavalieri si perdono in un fosso da cui non riescono più a uscire, la fanteria decide di prendere una scorciatoia, tramite la quale finisce nel bel mezzo del campo nemico e i soldati avversari iniziano a giocare a squash con le teste dei vostri eroi. Trenta secondi più tardi questo triste massacro, un’orda urlante di beduini ignara di ogni formazione o ordine di marcia descritto sul manuale di gioco (e poi parlano male dell’IA), calpesta ogni singolo filo d’erba del vostro elegante prato all’inglese, che avevate fatto costruire con tanto amore dai vostri fidati sudditi, proprio davanti alla vostra nobile dimora, che ora rovina miseramente tra le fiamme.

Meccaniche di gioco

Non sono proprio un veterano di RTS lo ammetto, ma nonostante questo ho avuto spesso l’impressione di trovarmi davanti a schemi di comportamento (dell’IA nemica intendo) molto semplicistici e monotoni. Le tanto decantante 70 personalità diverse, contro cui dovreste misurarvi, si limitano a variare le unità che vi mandano addosso e la frequenza. Per il resto è tutto già visto: mentre voi edificate e costruite il computer vi tormenta con una moltitudine di attacchi mai risolutivi, al solo scopo di farvi perdere la pazienza. Ignora le formazioni e generalmente non sente mai il bisogno di uscire dal suo castello se non per rompervi le scatole. Insomma non lo vedrete mai costruire presidi in giro per la mappa o roba del genere, non vi attirerà in trappole sofisticate e durante gli assedi non chiuderà mai il portone del suo castello, rendendo le torri d’assedio uno strumento superfluo. In sostanza tutto quello che avevate visto in Warrior Kings lo vedrete anche qui a parte una cosa forse… la trama.
In un’epoca in cui persino l’industria del soft-core cerca di dare alle sue pellicole un briciolo di appeal agganciandoci una trama e i film di Michael Parè e di Steven Seagal non vendono più come una volta, perché privi in toto della suddetta, essenziale, materia prima, il seguito di un titolo come Warrior King avrebbe dovuto averne una, magari piccola e quasi insignificante, però pur sempre un filo conduttore per giustificare l’azione. La conseguenza di questa lacuna si traduce nella totale assenza di dialoghi, scene d’intermezzo e sequenza finale (ops! Forse non dovevo dirvelo…). La conseguenza della conseguenza è una sensazione di superficialità, di totale assenza di profondità, di trovarsi davanti ad un “data-disk” piuttosto che ad un seguito vero e proprio.

Buone notizie dal fronte

Ma Warrior Kings: Battles ha anche dei pregi: tutti coloro che si sono entusiasmati con la prima uscita del titolo Black Cactus ora troveranno altre 22 missioni in cui cimentarsi, con la comodità estrema di non dover imparare una nuova interfaccia di comando visto che quella di Warrior Kings funzionava abbastanza bene ed è stata mantenuta identica in WKB. Inoltre per tutti coloro che desiderassero sottoporre il proprio computer a test freudiani ed esami di coscienza, il gioco mette a disposizione un editor di AI, in modo che possiate costruirvi le personalità nemiche su misura per poi prenderle a bastonate (il dottor Freud avrebbe già i capelli bianchi per le implicazioni che questo potrebbe comportare a livello di transfert, ma qua sto divagando…), ma tralascia l’editor di livelli che tutti stavano aspettando (anche se Empire promette che sarà disponibile a breve). L’altra innovazione di WKB sta nell’introduzione della modalità di gioco detta Valhalla. In pratica si tratta di una modalità skirmish rivista e corretta, dove toglierete ogni componente gestionale al gioco e combatterete esclusivamente con degli eserciti preconfezionati da voi in una fase di preparazione, dove ogni unità si acquista con dei punti che vengono messi a disposizione, carino.

Nuovi guerrieri

Insomma spero di avervi reso il quadro della situazione, WKB è un titolo per i fan di Warrior Kings e per chi Warrior Kings non l’ha mai provato. A parte una leggera rinfrescata delle texture, qui non c’è molto che lasci individuare un vero e proprio sequel. In seconda analisi si capisce il perché del titolo “Battles”: qui infatti ci si mena e basta, nessuna storia, nessun collante, niente di niente. L’elemento principale è la battaglia, e la scelta è stata quella di focalizzare tutta l’attenzione sull’essenziale, lasciando molto poco spazio ai dettagli. Ci si poteva aspettare qualcosina di più dopo tutto questo tempo, almeno un motore grafico rinnovato e non la solita ritoccatine alle texture. Anche il comparto audio non ne esce benissimo: le musiche sono belle e coinvolgenti ma sono uguali a quelle del primo titolo, persino il doppiaggio delle unità è lo stesso del vecchio Warrior Kings, segno di un utilizzo pesantissimo del materiale già ‘in studio’. Bene, per adesso mi fermo qua, ma per capire ancora meglio questo titolo nelle prossime settimane troverete degli speciali (o “focus” se preferite) dedicati a singole caratteristiche di Warrior Kings Battles, quindi se volete saperne di più siete avvisati, tenete d’occhio il network.

    Pro:
  • E' pur sempre Warrior Kings
  • Uno dei pochi RTS fantasy in circolazione
    Contro:
  • Manca di profondità
  • Manca l'editor di livelli
  • Alcuni bug di Warrior King si ripresentano in questa versione

Dove la storia comincia

Dopo un secolo di contrasti dinastici e sommosse popolari varie, il mondo fantastico di Orbis, privato per la seconda volta di un trono, piomba nuovamente nell’incubo della guerra. Dopo questo originalissimo incipit vi renderete conto che questa volta il caos è totale, senza nessuno alla sua guida, il mondo di Orbis si è frammentato in 22 province indipendenti e voi dovrete conquistarle tutte e porle sotto il vostro controllo. La giornata di un futuro re non è così rosea come voi invece vi potreste immaginare, niente concubine in abiti discinti pronte a tuffarvi in una vasca piena di latte per lavarvi, niente castello monumentale con segrete piene di prigionieri politici urlanti, niente sale del trono zeppe di tesori con cui potervi trastullare durante i lunghi e un po’ noiosi pomeriggi di regale nullafacenza. Ad Orbis le cose non vanno proprio così e voi vi trovate con province da conquistare, una settantina di altri pretendendi che smaniano per farvi la pelle, un palazzo che sembra una stalla e un popolo di cenciosi contadini che ripetono sempre, sempre e sempre le stesse cose. Vi sembra di avvertire una sensazione di deja-vu? Come vedrete non vi siete sbagliati affatto. La prima sensazione che proverete non appena farete partire l’eseguibile è di aver sbagliato cd, inserendo per errore quello del primo Warrior Kings.