Warriors OrochiWarriors Orochi - Recensione 

Il mondo è nuovamente in pericolo. Questa volta è un certo Orochi a volerlo conquistare. Un solo eroe non basta per eliminarlo, ma ne servono almeno 77.

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Il controllo è tutto

Il sistema di controllo indispone immediatamente: usare la tastiera è un dramma. Oltre ai tasti di movimento bisogna mappare i quattro tasti per attaccare, il tasto per il salto, i quattro tasti per muovere la telecamera e i tasti per cambiare personaggio durante l’azione. L’istinto PCista ci spinge a impugnare il mouse, ma rimaniamo delusi: non si muove; ovvero non è mappabile. Si può utilizzare soltanto la tastiera. Proviamo a giocare ma, essendo dotati soltanto di due mani e non di quattro, l’effetto è abbastanza deflagrante, per non dire deprimente. Usciamo dal gioco e attacchiamo il joypad di Xbox 360 al PC. Se la matematica non è un’opinione, essendo il gioco un porting da Xbox 360, questo joypad dovrebbe essere ideale per giocare. In effetti si configura automaticamente… ma non riconosce la leva analogica di destra. Ovvero, riconosce un solo asse (quello verticale). Quindi siamo costretti a giocare senza la possibilità di muovere la telecamera a destra e a sinistra? Parrebbe di sì. Proviamo un secondo joypad di una marca differente. Anche in questo caso non riconosce la leva analogica di destra.
Sappiamo che la domanda che vi state ponendo è: serve così tanto muovere la telecamera in un videogioco del genere? Purtroppo sì a causa di una pessima scelta di design. Volendo porre l’enfasi sui combattimenti, gli sviluppatori hanno deciso di chiudere l’inquadratura sul personaggio principale (forse anche per non mostrare le ambientazioni povere di dettagli e generalmente bruttine) rendendo quindi il campo visivo estremamente limitato. Questo significa che è difficile riuscire a esplorare gli scenari in cerca di extra sfruttando la sola inquadratura base e guardarsi intorno è quindi essenziale. Non ci resta che tornare alla tastiera e affittare qualcuno che ci presti un paio di mani per gestire tutti i tasti.

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Il calderone

Come accennavamo nel primo paragrafo, il gioco è praticamente un picchiaduro in cui si combatte contro decine di nemici contemporaneamente facendo salire il contatore dei cadaveri in basso a destra. Certo, si possono accumulare punti esperienza, si possono utilizzare i vari personaggi con i loro stili peculiari e i loro attacchi speciali, si possono raccogliere bonus che facilitano il massacro (maggiore velocità, maggiore potenza, ricarica della barra energetica degli attacchi speciali e così via), si possono raccogliere armi extra e fonderle tra loro per aumentarne la potenza sfruttando i punti esperienza e ci sono boss che richiedono più colpi per essere abbattuti e che, apparentemente, possono usare tecniche speciali. Sinceramente non è molto, soprattutto perché la struttura di gioco è abbastanza lacunosa in più punti. In effetti dopo pochi minuti in cui si massacrano nemici ci si rende conto di alcuni particolari che danno abbastanza fastidio e rovinano l’esperienza di gioco. Probabilmente la coscienza arriva aiutata dalla noia, ma quando diventa evidente l’inutilità della maggior parte delle combo e degli attacchi speciali e quando ci si accorge che sparando a raffica si riesce ad andare tranquillamente avanti, l’eccitazione iniziale muore definitivamente e si prosegue per forza d'inerzia.
La possibilità di cambiare personaggio aiuta poco, visto che non si rivela utilissima in termini di gameplay e che un personaggio potenziato basta e avanza, con gli altri che servono solo a dargli il tempo di ricaricarsi. Tentando di aggiungere varietà gli sviluppatori hanno inserito la possibilità di salire e combattere su un cavallo, richiamabile con un fischio. Peccato che i nemici possano disarcionarci con un colpo solo e che, quindi, i combattimenti a cavallo durano il tempo di un soffio.
La stessa varietà dei nemici serve a poco per migliorare la situazione, visto che la struttura non li valorizza. Cosa ce ne facciamo di nemici dagli attacchi differenti quando tutto quello che dobbiamo fare per andare avanti è sparare all’impazzata triturando indistintamente tutto e tutti? Al massimo ci si può accorgere della presenza degli arcieri quando si ricevono colpi a lungo raggio che impongono di spostare il massacro in quella direzione, in modo da ovviare al problema il prima possibile. Anche i boss sono poco valorizzati per lo stesso motivo: è difficile capirne la forza se sono in mezzo al calderone dei nemici. Con l’avanzare dei livelli le cose migliorano, ma di poco. La ripetitività non cambia e al massimo bisogna prestare attenzione alla mappa per capire dove andare per non far fallire la missione a causa di qualche evento fuori dal nostro controllo.

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Tecnicamente parlando

Warriors Orochi non stupisce neanche dal punto di vista tecnico. I personaggi sono ben fatti e i colpi speciali sono abbastanza spettacolari, ma gli scenari sono spogli, banali e dotati di texture poco definite. Le risoluzioni selezionabili sono poche e non comprendono quelle wide screen, nonostante sul sito ufficiale venga indicato diversamente, scelta incomprensibile visto che stiamo parlando pur sempre della conversione di un titolo per Xbox 360.
Quello di cui si sente la mancanza, comunque, è… il sangue. Perdonateci il sadismo, ma è assurdo massacrare migliaia di nemici e vedere i campi di battaglia lindi e puliti senza neanche una gocciolina di sangue lasciata a sporcare il terreno. Probabilmente mantenere tutti i cadaveri avrebbe compromesso la fluidità sui sistemi meno potenti, ma pensare a un modo per far lasciare ai combattimenti qualche segno tangibile, beh, avrebbe aumentato enormemente il coinvolgimento. In questo modo l’impressione generale è quella di un’asetticità eccessiva che non valorizza gli sforzi fatti dal giocatore. E' triste girare per aree appena ripulite e trovarle completamente vuote ed è triste vedere dei nemici volare dopo aver subito i nostri colpi, stramazzare al suolo e sparire nel nulla.

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Commento

Warriors Orochi è un brutto gioco che si regge essenzialmente sugli aspetti collaterali del gameplay, ovvero su tutto ciò che riguarda la crescita dei personaggi. In effetti l’unico motivo d’interesse per arrivare alla fine del gioco è potenziare gli eroi. Non c’è altro, visto che l’azione viene a noia già dalla prima mappa. Se pensate che questo possa bastare a divertirvi, accomodatevi pure, mentre tutti gli altri possono cliccare altrove e cambiare articolo.

Pro Il sistema di crescita dei personaggi Se non vi annoiate giocando, dura parecchio Ci sono molti personaggi selezionabili (ben 77 in totale) Contro I controlli possono dare più di qualche problema Ripetitivo sin dalla prima partita Tecnicamente scarso Confusionario e poco appagante

PC - Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi Sistema Operativo: Windows XP/Vista Processore: Pentium 1.6 GHz o AMD equivalente RAM: 256 MB Scheda Video: compatibile con le DirectX 9.0c e dotata di 64MB di memoria DirectX 9.0c 6,0 GB di spazio su hard disk Requisiti Consigliati Processore: Pentium 2.6 GHz o AMD equivalente RAM: 512 MB Scheda Video: compatibile con le DirectX 9.0c e dotata di 128MB di memoria Configurazione di Prova Processore: Intel Quad-Core Q6600 RAM: 3 GB Scheda Video: NVIDIA GeForce 8800 GT con 512MB di memoria

Warriors Orochi è disponibile per PC, PlayStation 2, PSP, Xbox 360.
La versione testata è quella PC.

Spara spara spara spara. Fai qualche passo. Spara spara spara. Di cosa si tratta? Ma della soluzione completa di Warriors Orochi, il primo gioco che causa piaghe da decubito per l’eccesso di button smashing. Il genere è quello di Dynasty Warriors, con grandi campi di battaglia, nemici a profusione, boss sparsi e vari extra da acquisire durante le diverse missioni. Purtroppo anche la ripetitività è la stessa e gli sviluppatori non sono riusciti a smorzarla in nessun modo. Ma non acceleriamo troppo e vediamo con calma cosa c’è che non va in questa produzione nipponica, porting di un titolo uscito precedentemente per Xbox 360 e PS2.
La storia è, più o meno: Orochi, il cattivone di turno, vuole dominare il mondo. Per fermarlo scendono in campo un mucchio di guerrieri potentissimi e con stili di combattimento molto differenti. Tutto qua. Non è molto? Beh, diciamo che lo spunto narrativo non è dei più originali, ad essere buoni, ma non si può certo affossare un titolo soltanto per questo.
Facendo partire il gioco, l’ottimismo pervade lo spirito del povero redattore, che scrive recensioni al lume di candela e ogni tanto ha bisogno di Sole: bisogna infatti scegliere un gruppo di tre personaggi, che saranno intercambiabili durante l’azione, tra un vero e proprio esercito di guerrieri, tutti molto differenti tra loro, ma che possiamo dividere in tre grandi gruppi: i potenti, i veloci e i medi ponderati al centro. Come avrete capito gli appartenenti al primo gruppo sono personaggi forti e lenti che fanno danni paurosi ai nemici; gli appartenenti al secondo gruppo, invece, sono personaggi agili e scattanti che per uccidere un topo gigante impiegano ore; mentre gli appartenenti al terzo gruppo sono la classica via di mezzo tuttofare. Compiuta la scelta il gioco ha inizio.

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