EditorialiLa pirateria è morta? 

Nuovi sistemi di protezione si stanno rivelando molto efficaci

Chi ama giocare "gratuitamente" si sarà reso conto che nel corso degli ultimi dodici mesi hanno iniziato a mancare all'appello (almeno inizialmente), nei soliti e celebri siti di file sharing, i collegamenti ad alcuni titoli "tripla A", tra cui Batman: Arkham Knight, Metal Gear Solid V: The Phantom Pain e Grand Theft Auto V. Cos'è successo ai gruppi che pubblicavano le loro release rivedute e corrette, magari addirittura con qualche giorno di anticipo rispetto alle uscite ufficiali su Steam? La pirateria è morta? La pirateria è morta? Ne avevamo già parlato qualche mese fa: il responsabile di tante assenze si chiama Denuvo. Si tratta di un sistema anti-tamper realizzato dall'omonima società austriaca che all'epoca era assurta agli onori della cronaca per la robustezza dimostrata nella difesa del campione di incassi Dragon Age: Inquisition (ma anche di Lords Of The Fallen e FIFA 15). Alla fine l'RPG di BioWare è stato violato dal gruppo cinese 3DM, diventato rapidamente un idolo dei pirati mondiali: si tratta, allo stato attuale, di una delle due "crew" (l'altra è CPY) che ha saputo aggirarlo, seppur in modo molto "grezzo". I giochi crackati infatti non sono stati ripuliti dalla protezione, così come vorrebbero le linee guida dei gruppi warez, ma Jun (questo il nickname del salvatore della causa pirata) e compagni hanno piuttosto simulato i server dei distributori facendo credere al sistema di essere collegato con quello autorizzato e permettendo così l'esecuzione della copia illegale. Sicché se volete giocare a Mad Max "a scrocco", dovrete impostare l'orario del vostro PC in modo che il fuso corrisponda a quello di Hong Kong, lo stesso della zona dove 3DM e soci operano. Tutto bene (o male) quel che finisce bene, quindi? Non proprio, perché, come scritto inizialmente, la lista di publisher che ha adottato il software teutonico si è allungata e ad oggi comprende anche Square Enix, Warner Bros e, con ogni probabilità, Ubisoft; nel frattempo lo stesso software è stato aggiornato e reso ancor più impenetrabile. La goccia che ha portato all'orlo il vaso della pazienza di 3DM e compagni è stata quella di Just Cause 3 che utilizza la terza versione di Denuvo: il fondatore del forum ufficiale (Bird Sister) ha affermato, in un post su cui si è subito accesa una vivace discussione, che il titolo di Avalanche è estremamente difficile da violare e che il buon Jun sembrava intenzionato ad appendere la tastiera al chiodo, dopo decine di notti insonni e altrettanti fallimenti. Alla fine il programmatore ha desistito dai funerei propositi ma, a detta dei diretti interessati, sembra inevitabile che, avanti di questo passo, nell'arco dei prossimi due anni non ci sarà più spazio per la pirateria nei videogame. Oltre a Just Cause 3 il prossimo Everest per i cracker sarà rappresentato probabilmente da Rise of the Tomb Raider che, pare assodato, utilizzerà la quarta potentissima versione di Denuvo.

Secondo 3DM i software di protezione avranno la meglio entro un paio d'anni: addio giochi pirata?

Pirato o non pirato? Questo è il dilemma

L'argomento è di grande attualità e ha suscitato un forte dibattito tra i frequentatori di Reddit. Chiaramente sono due le principali linee di pensiero: quella che sposa la teoria di Bird Sister, secondo cui tra non molto bisognerà adeguarsi ai dettami della legalità, e chi invece scommette sul fatto che tanto più è alta l'asticella della competizione, tanto più le fervide menti degli hacker vengano solleticate. La pirateria è morta? Tra i sostenitori della prima visione c'è poi chi è entusiasta dei risultati di Denuvo e festeggia la morte della pirateria (almeno per quanto riguarda i videogame) e chi invece si è già rassegnato e sta studiando strategie di boicottaggio dei prodotti delle major; non manca chi non si dà per vinto e ha lanciato una petizione su Change.org per implorare i colossi dell'intrattenimento di non adottare il software anti-tamper. La seconda visione si basa invece sul noto (e fin qui infallibile) teorema secondo il quale non esista una protezione inviolabile ma che anzi ai pirati spetti sempre e comunque l'ultima mossa che, in buona sostanza, coincide con la violazione delle protezioni. Come abbiamo visto in passato ci sono stati dei software anti-piracy molto efficaci, come SecuROM e Starforce: quest'ultimo in particolare ha richiesto molto sudore per essere abbattuto. Tuttavia tutti i sistemi più efficaci hanno avuto un tallone d'Achille: o perché impattavano eccessivamente sulle prestazioni del gioco, o perché erano troppo invasivi nei confronti dell'hardware dell'utente. Denuvo ha cambiato radicalmente le carte in tavola perché non solo è estremamente leggero (inizialmente si pensava potesse danneggiare i dischi SSD, considerando le migliaia di cicli in lettura e scrittura fatti da Lords Of The Fallen. In realtà si trattava di un difetto di quello specifico titolo, visto che in altri giochi non ci sono comportamenti anomali) ma è altrettanto invisibile agli occhi dell'utente che quindi non si accorge di avere installato un ulteriore software nel proprio sistema. Ciononostante è formidabile nella sua cripticità, il che tende a raffreddare anche i pensieri più positivi.

Un mondo senza pirateria?

È estremamente difficile prevedere cosa potrebbe succedere al mercato in assenza di un fenomeno che ne ha comunque condizionato in modo pesante l'andamento, così come è altrettanto inverosimile stabilire il rapporto tra giochi pirata e copie legittime. Del resto le motivazioni sono sempre le solite, sia a sentire una campana sia l'altra. Sviluppatori come Ubisoft, Crytek e via discorrendo sostengono che non è redditizio produrre per PC proprio perché la maggior parte degli sforzi verrebbe vanificata dalle versioni non autorizzate dei loro titoli; c'è anche chi è di un altro parere e continua a sfornare capolavori e a seguire una politica che bandisce i DRM, rendendo di fatto usufruibile a chiunque i frutti del proprio lavoro. La pirateria è morta? A opinione di chi scrive poco o nulla cambierebbe nella politica di produzione dei videogame, che continuerebbero ad essere console-oriented come da anni a questa parte: il mercato delle macchine casalinghe è estremamente redditizio e soprattutto può contare su un bacino d'utenza ben più ampio di quello dei PC. Probabilmente in futuro alcune esclusive console potrebbero finalmente essere trasportate su PC proprio grazie all'efficacia di Denuvo, così come sostenuto da Thomas Goebl, uno dei grandi capi dell'azienda teutonica, anche se si tratta probabilmente di una visione un po' troppo ottimistica. Di certo il software anti-tamper finora è brillantemente riuscito nell'obbiettivo di proteggere i suoi assistiti nelle prime settimane dal lancio, quelle più remunerative: è a questo punto verosimile che, se il periodo di inattaccabilità dovesse diventare ancora più lungo, difficilmente gli sviluppatori potrebbero essere persuasi ad abbassare repentinamente i prezzi come invece è quasi sempre storicamente accaduto. Un'altra ipotesi realistica è quella che vede aumentare leggermente il costo dei titoli più importanti perché sicuramente ci sarà una buona fetta di giocatori che, non potendo usufruirne gratuitamente, sarà disposta a pagare il prezzo pieno controbilanciando così chi, tra coloro che invece non prendevano assolutamente in considerazione l'ipotesi di una copia non autorizzata, verrebbero dissuasi da un aumento di qualche euro. Alla luce di queste considerazioni però dubitiamo che possa arrivare ad esistere un software anti-piracy "infallibile": la battaglia sarà sempre più aspra e probabilmente verranno studiati solo i titoli di maggiore distribuzione (che dovrebbero anche essere i principali utilizzatori di Denuvo, considerandone gli elevati costi per i diritti), ma difficilmente i pirati dovranno ammainare la loro bandiera nera.