I guerrieri dell'Eden  22

Il remake di Dragon Quest VII arriverà entro la fine dell'anno sui nostri Nintendo 3DS: vale la pena aspettare ancora?

Uscito nell'ormai lontano 2001, e cioè ben quindici anni fa, Dragon Quest VII... anzi, Dragon Warrior VII, come fu ribattezzato in nord America, è uno dei capitoli della famosissima saga firmata Enix che ha lasciato meno il segno, almeno in chi non l'ha giocato nella sua versione originale per PlayStation. Le ragioni sono molteplici.

I giapponesi se lo ricordano bene, visto che vendette tantissimo, ma loro vivono di pane e Dragon Quest, quindi non fateci caso. In occidente, invece, il gioco arrivò soltanto sugli scaffali americani, piazzando appena duecentomila copie: pur apprezzato dalla critica per motivi su cui torneremo a breve, il titolo Enix finiva spesso per allontanare i potenziali giocatori a causa principalmente del comparto tecnico a dir poco antiquato e del ritmo lentissimo e soporifero che scandiva le prime ore di gioco, durante le quali non succedeva praticamente nulla di memorabile. A dirla tutta, i primi combattimenti si affrontavano dopo un bel po', e all'epoca la concorrenza in termini di JRPG era decisamente agguerrita. Ora che la versione Nintendo 3DS, uscita quasi due anni fa, sta per approdare anche da noi, vale la pena scoprire che cosa ci aspetta in questo remake...

Il remake per Nintendo 3DS di Dragon Quest VII promette di essere il miglior episodio della serie

Frammenti del passato

Se trovate qualcuno che è riuscito a finire Dragon Quest VII, però, scoprirete che quasi sicuramente lo considera uno dei migliori titoli di genere che abbia mai giocato. Come si spiega? Be', innanzitutto il merito è del gioco in sé e per sé. I Dragon Quest non si sono mai distinti particolarmente per le loro storie, decisamente lontane dalle convulse sceneggiature e dagli approfondimenti psicologici dei Final Fantasy o dei Tales, ma in termini di gameplay non sono secondi a nessuno, e il settimo episodio è senza alcun ombra di dubbio quello che più di tutti ha rifinito i tratti caratteristici della saga, concedendo al giocatore una libertà decisamente sconfinata.

Il sistema delle classi torna con prepotenza alla ribalta, proponendo una varietà incredibile di mestieri, abilità e incantesimi con cui personalizzare i vari protagonisti, cambiando le classi all'occorrenza per conferire loro nuovi bonus a ogni level up e nuove tecniche di combattimento con cui sbarazzarsi dei nemici o aiutare i compagni. Come di consueto, a un certo punto dell'avventura è possibile cambiare liberamente le classi già sbloccate, e Square Enix ha cambiato un po' le carte in tavola, diminuendo il numero di scontri necessario a migliorare ogni classe, che nell'originale del 2001 era un po' eccessivo. Raggiungendo determinati livelli con due o più classi si sbloccano nuovi mestieri che sono un po' l'evoluzione dei precedenti e garantiscono ancora più vantaggi, perciò la moltitudine di classi - che spaziano dai tradizionali maghi e guerrieri a mestieri più versatili come il giullare o l'evocatore - si divide essenzialmente in tre categorie, ma in termini ruolistici bisogna considerare con attenzione il progresso di ogni personaggio, dato che alcuni sono più versati in certi stili di combattimento che in altri. Maribel, ad esempio, è fondamentalmente una maga, quindi il giocatore può decidere se coltivare il suo talento o farla diventare un guerriero per aumentare il più presto possibile le sue statistiche per gli scontri all'arma bianca. Come dicevamo, però, tutta questa profondità non si evince quasi per nulla nelle prime ore di gioco, dato che l'avventura parte decisamente in sordina, seguendo le vicissitudine del protagonista, il tradizionale Eroe da battezzare che, in questo caso, è un semplice pescatore e vive su quella che sembrerebbe essere proprio l'unica isola rimasta al mondo. Dopo essersi imbattuti nel frammento di un'antica mappa, l'Eroe e il suo amico Kiefer scoprono che un tempo esistevano molte più isole che adesso non ci sono più, e che è possibile viaggiare nel tempo per scoprire cos'è successo e porvi rimedio.

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Ritocchi nel presente

Dragon Quest VII alterna quindi lunghe esplorazioni in cerca dei frammenti delle mappe e momenti più tradizionali in cui bisogna interagire con gli abitanti, esplorare i dungeon e risolvere i problemi della città di turno, seguendo un iter che i giocatori di Dragon Quest IX: Le Sentinelle del Cielo riconosceranno subito.

Fortunatamente, Square Enix ha implementato delle agevolazioni in questo remake che rendono l'esperienza un po' più lineare, ma anche meno frustrante, come il radar che permette di localizzare i vari frammenti delle mappe. Anche la sceneggiatura è stata ritoccata allo scopo di coinvolgere meglio i giocatori, specialmente nelle fasi iniziali dell'avventura che, come abbiamo già detto, nella versione originale per PlayStation erano decisamente noiose, e finivano col far perdere in fretta l'interesse. Stiamo parlando, infatti, di un JRPG colossale che, tra missioni principali e secondarie, già all'epoca poteva impegnare per più di cento ore. In questo senso, lo sviluppatore ArtePiazza si è assicurato di garantire un comparto tecnico al passo coi tempi che, nonostante arrivi con due anni di ritardo sul nostro suolo, non dovrebbe sfigurare di fronte alla concorrenza più recente. Dragon Quest VII è stato letteralmente riprogrammato da zero, grazie a un motore grafico completamente tridimensionale che sostituisce il minestrone di poligoni e sprite 2D dell'originale. Nella conversione, inoltre, si è scelto un approccio un po' più moderno per quel che riguarda i combattimenti, ma senza tradire lo spirito della versione originale: invece di mostrare gli scontri solo in prima persona, la telecamera inquadra il party da dietro durante il suo turno, mostrando i nuovi modelli poligonali dei personaggi (che ora cambiano a seconda della classe scelta, un po' come in Bravely Default e Bravely Second) con riprese dinamiche durante il lancio degli incantesimi più spettacolari. Il risultato è un connubio molto piacevole, grazie anche al solito character design firmato Akira "Dragon Ball" Toriyama, che avvicina Dragon Quest VII ai suoi sequel moderni. A questo punto non ci resta altro da fare che attendere: nell'ultimo Nintendo Direct non si è menzionata una data di uscita precisa, il che ci ha un po' insospettito visto che in passato si era parlato di lanciare Dragon Quest VII nel primo semestre dell'anno e la conversione di Dragon Quest VIII nel semestre a seguire. Non è il caso di trattenere il respiro, insomma, ma magari possiamo cominciare a fare qualche congettura.

CERTEZZE

  • Molti lo considerano il migliore di tutti i Dragon Quest
  • Nuova veste grafica al passo coi tempi

DUBBI

  • Le prime ore saranno soporifere come nell'originale?
  • Bilanciamento di classi e difficoltà tutto da verificare