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Tra cartoni animati e film, Final Fantasy XV si prospetta un progetto multimediale ambizioso

L'evento Uncovered non ha soltanto confermato la data di uscita di Final Fantasy XV, ma spalancato una porta su un universo che Square Enix sta creando da parecchi anni. Per certi versi è anche inquietante che non si sia scoperto prima dell'esistenza di Kingsglaive e Brotherhood, considerando che viviamo in un'epoca in cui dominano i leak: basti pensare che il giorno del lancio di Final Fantasy XV è stato reso noto ore prima del costosissimo evento di cui avrebbe dovuto essere il culmine. In realtà, però, non sono stati gli annunci veri e propri a suscitare scalpore, quanto il loro significato: è evidente che Square Enix sta veramente scommettendo sul nuovo Final Fantasy, nonostante la lunghissima fase di gestazione che l'ha già fatto diventare il capitolo più controverso del franchise. I fan con qualche annetto in più sulle spalle, oltretutto, avranno inarcato un sopracciglio e guardato con una certa perplessità ai trailer di questa ambiziosa operazione multimediale dall'esito ancora tutto da vedere: se fallisse, per Square Enix sarebbe un disastro? In fondo, è già successo. Vediamo di ricapitolare la situazione, dunque, con un viaggio nel passato e uno sguardo al futuro del colosso nipponico...

Il punto della situazione

Le opere multimediali che anticiperanno il lancio di Final Fantasy XV saranno principalmente due. Brotherhood: Final Fantasy XV è una serie animata in cinque episodi da circa 15 minuti ciascuno che sarà proposta gratuitamente su YouTube nel corso dei prossimi mesi e che si concluderà con un sesto episodio che presumibilmente sarà incluso nella Ultimate Collector's Edition del gioco (e che ovviamente farà il giro della rete subito dopo l'uscita).

Animata dallo studio A-1 Pictures, la miniserie fa da prologo al gioco e si concentra sul legame instaurato tra Noctis e i suoi tre amici e compagni di viaggio Prompto, Ignis e Gladiolus. In teoria dovrebbe approfondire la loro storia e gettare luce sugli eventi che li hanno uniti, ma il primo episodio - già disponibile - ci racconta di come Noctis quasi perse la vita a causa di una creatura mostruosa e ci mostra il gruppo in azione contro i soldati robotici dell'Impero. Kingsglaive: Final Fantasy XV è un progetto molto più ambizioso, invece. Diretto da Takeshi Nozue, scritto da Takashi Hasegawa e prodotto da Hajime Tabata, il film in computer grafica servirà a introdurre il mondo del nuovo Final Fantasy ai giocatori che ancora non lo conoscono: il protagonista, la guardia del corpo Nyx, è stato concepito proprio per offre un punto di vista alternativo in cui potersi immedesimare. Il film è stato sviluppato dallo stesso staff che si occupò di Final Fantasy VII: Advent Children nel 2005 col contributo di alcune compagnie occidentali come la Digic Pictures, che ha già lavorato ad Assassin's Creed, e la Image Engine, che ha realizzato gli effetti speciali di Jurassic World e Il Trono di Spade. La colonna sonora sarà composta da John R. Graham, ma incorporerà anche i brani scritti da Yoko Shimomura per il gioco vero e proprio. Durante l'evento Uncovered, Square Enix ha svelato alcuni degli attori che presteranno la voce alla versione in inglese del film: Lena Headey, la Cersei Lannister de Il Trono di Spade, presterà la sua a Lunafreya, mentre Aaron Paul, il Jesse Pinkman di Breaking Bad, interpreterà Nyx. A doppiare re Regis sarà invece Sean Bean, famoso anche e soprattutto per aver recitato nelle parti di Eddard "Ned" Stark ne Il Trono di Spade e Boromir ne Il Signore degli Anelli; il padre di Noctis è stato praticamente ridisegnato rispetto ai primi trailer di Final Fantasy XV quando si chiamava ancora Final Fantasy Versus XIII per somigliare di più all'attore che ha prestato le sue fattezze in fase di motion capture, Jon Campling. Il film, in effetti, si concentrerà parecchio sulla figura di Regis e svelerà importanti retroscena sulla storia del gioco.

L'ombra di Gaia

Non è la prima volta che Square Enix si cimenta in un'operazione come questa. Tornando indietro nel tempo, inciampiamo innanzitutto sulla Compilation of Final Fantasy VII, un'imponente operazione cominciata nel 2003 con l'annuncio di Final Fantasy VII: Advent Children, il lungometraggio in computer grafica che avrebbe fatto da sequel vero e proprio all'indimenticabile e famosissimo JRPG del 1997.

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Final Fantasy Unlimited

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Final Fantasy VII: Advent Children

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Final Fantasy: The Spirits Within

A incorniciare il film, cardine dell'intero progetto, ci sarebbero state diverse opere, a cominciare da tre videogiochi. Before Crisis: Final Fantasy VII sarebbe uscito in ventiquattro "episodi" per sistemi mobile, ma non avrebbe mai visto la luce in Occidente. Dirge of Cerberus: Final Fantasy VII, un action game in terza persona con Vincent Valentine per protagonista, sarebbe uscito worldwide su PlayStation 2 nel 2006, seguito da uno spin-off per sistemi mobile sottotitolato Lost Episode. Crisis Core: Final Fantasy VII avrebbe raccontato la storia di Zack Fair, facendo da prologo al gioco originale, e sarebbe uscito nel 2007 per PSP. La Compilation of Final Fantasy VII includeva anche un altro lungometraggio, questa volta a cartoni animati, intitolato Last Order: Final Fantasy VII, che si concentrava sugli eventi cruciali accaduti a Nibelheim raccontati attraverso dei flashback nel gioco originale. L'OAV sarebbe stato incluso nella limited edition di Advent Children: Final Fantasy VII, ironicamente distribuita in 77.777 copie. A tutto ciò, Square Enix aggiunse una nutrita schiera di spin-off e merchandise a tema Final Fantasy VII: romanzi, cortometraggi animati, fumetti, persino un minigioco mobile ispirato alla corsa in moto di Cloud (Final Fantasy VII G-Bike). Nonostante la qualità altalenante delle produzioni, che non riscontrarono tutte il successo sperato, la Compilation of Final Fantasy VII andò molto bene, più che altro grazie alla sontuosa campagna di marketing e all'affetto che i fan nutrivano nei confronti della serie e del settimo capitolo, spingendo Square Enix a elaborare un progetto simile, e cioè la Fabula Nova Crystallis di Final Fantasy XIII. Se torniamo ancora più indietro nel tempo, però, ci imbattiamo in un incidente di percorso che segnò in modo indelebile la storia della compagnia nipponica. Intorno al 1997, infatti, Square aveva fondato Square Pictures con sede a Honolulu, nelle Hawaii: l'obiettivo era quello di introdursi a poco a poco nel campo del cinema in computer grafica. Un anno dopo, Hironobu Sakaguchi - il papà di Final Fantasy - stringeva un accordo con Sony/Columbia per la realizzazione di un lungometraggio che avrebbe visto la luce nel 2001, Final Fantasy: The Spirits Within. Ispirato a una sceneggiatura originale di Sakaguchi, intitolata Gaia, il copione fu rilavorato da Al Reinert e Jeff Vintar e diretto da Sakaguchi in persona col contributo di Motonori Sakakibara. Nonostante le ambizioni dello staff, che arrivò a paragonarlo a Biancaneve e i Sette Nani di Walt Disney per l'importanza che avrebbe avuto nello sviluppo dei film in computer grafica, le continue riscritture del copione e i trenta milioni spesi da Columbia per promuoverlo, The Spirits Within fu un flop al botteghino e dei 137 milioni spesi per produrlo ne incassò meno della metà. Le ragioni furono molteplici, ma quella che ci interessa all'atto pratico è che, benché si intitolasse Final Fantasy, di Final Fantasy quel The Spirits Within aveva molto poco. Paradossalmente, riscontrarono più consensi le serie animate Final Fantasy: Legend of the Crystals e Final Fantasy Unlimited prodotte da Madhouse e GONZO rispettivamente. A fronte di quel catastrofico salasso, Square fu costretta a chiudere Square Pictures, a licenziare moltissimi dipendenti e a siglare un accordo con la rivale di sempre Enix: contrariamente a quanto raccontano le leggende, la fusione era già nell'aria prima di The Spirits Within ma Enix fece un passo indietro quando Square si ritrovò improvvisamente in acque talmente cattive che Hironobu Sakaguchi si sentì in dovere di dimettersi da vicepresidente e, in seguito, andarsene. A convincere Enix a firmare, infatti, fu l'intervento di Sony, che aiutò Square a risollevarsi comprando il 18.6% delle sue azioni.

I possibili futuri

Che cosa ci insegna tutto questo? È chiaro che sono passati tanti anni dal disastro di The Spirits Within e la situazione è cambiata, come ha dimostrato la gestione efficace della Compilation of Final Fantasy VII e della Fabula Nova Crystallis, che tra alti e bassi hanno comunque funzionato. Square Enix ha saputo gestire meglio il marketing e le spese, inoltre non ha fatto passi più lunghi delle sue gambe come lo era stato un film cinematografico senza un target ben preciso. Tuttavia, benché le situazioni possano sembrare molto diverse perché sono diversi i contesti, bisogna comunque tenere presente che lo scenario di Final Fantasy XV fa storia a sé.

Il gioco è in sviluppo da dieci anni e fino a poco tempo fa era considerato vero e proprio "vaporware". Ora che è uscito dal bozzolo - complice anche la sostituzione di Tetsuya Nomura con Hajime Tabata - Final Fantasy XV appare comunque una scommessa davvero coraggiosa proprio perché è molto diverso dai titoli che l'hanno preceduto e che hanno reso famosa la saga: non è un caso se le demo, specialmente l'ultima, hanno spaccato in due la community, riscontrando pareri non proprio positivi anche e soprattutto tra i fan storici del marchio. Insomma, nonostante la valanga di soldi che Square Enix sta investendo sul progetto, dovremo aspettare il 30 settembre per scoprire se la qualità sarà all'altezza delle enormi aspettative. Fermo restando che Final Fantasy XV venderà comunque, e tantissimo. Su questo non ci piove. Anzi, a questo punto basterà soltanto il nome, ancora più di prima, a piazzare un'infinità di copie. Durante la press conference successiva all'evento Uncovered, lo staff ha scherzato sul fatto che Square Enix dovrà vendere almeno dieci milioni di copie per potersi riprendere dalle spese. Era davvero una battuta? Perché solo solo Kingsglaive deve essere costato parecchio. Anche se Square Enix non ha divulgato la cifra ufficiale, considerando che Capitan Harlock della Toei è costato intorno ai trenta milioni di dollari nel 2013, potremmo stimare una cifra intorno ai quaranta o cinquanta milioni di dollari per il film di Final Fantasy XV. Insomma, stiamo parlando di un evento multimediale decisamente costoso che potrebbe evolversi in due modi. Nel primo, il gioco si rivela un capolavoro, vende ancora più copie del previsto, copre tutte le spese e spinge Square Enix a ritentare la manovra col suo prossimo Final Fantasy o qualche altro brand. Nel secondo caso, Final Fantasy XV vende meno del previsto, Square Enix incassa il colpo e... la vita continua. Pensavate che avremmo scritto che Square Enix fallirà, licenzierà tutti e venderà il marchio di Final Fantasy a qualche altra compagnia, vero? Invece no. Come dicevamo prima, i tempi sono cambiati, e Square Enix non si sarebbe mai imbarcata in un'operazione suicida del genere se non fosse stata sicura di riuscire a rientrare nelle spese e di non rimetterci la faccia. È ovvio che l'intero percorso è stato scrupolosamente deciso a tavolino da forze e menti che non hanno la benché minima intenzione di fallire. Possiamo stare tranquilli. Almeno, è quello che speriamo.

Multimediale è bello?

Sì ma, a conti fatti, che cosa significa l'universo di Final Fantasy XV per i videogiocatori? Facciamo finta che non ve ne freghi niente di vedere il film o il cartone animato: che cosa ne sarà di voi? In teoria, dovreste riuscire a godervi il gioco lo stesso, poiché Square Enix ha progettato Brotherhood e Kingsglaive come "approfondimenti". Probabilmente il primo aggiungerà poco alla sceneggiatura del gioco, mentre il secondo, a differenza di un film come Advent Children: Final Fantasy VII, non è stato concepito pensando solo ai fan, ma è stato pensato anche per trasformare uno spettatore comune in un potenziale videogiocatore.

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Dragon Age: Inquisition

In ogni caso, bisogna ammettere che sarebbe seccante doversi staccare dalla console di turno per approfondire un passaggio della storia che nel gioco è poco chiaro, ricorrendo a Google per sapere che cosa è successo nel film o nella webseries animata. Non si tratta di una politica nuova, per il mercato dei videogames. Esistono tantissime serie che si sono sviluppate fuori dai giochi, offrendo ai fan e non solo uno spiraglio diverso sui loro universi. Prendiamo il recente Dragon Age: Inquisition, per esempio. Nel gioco reclutiamo nell'Inquisizione un personaggio di nome Cole e dialogando con lui veniamo a sapere del suo triste passato e dei suoi tormenti. Non tutti sanno che esiste un romanzo, intitolato Asunder, che racconta nel dettaglio cos'è successo a Cole e parla di personaggi che nel gioco lui stesso cita più volte. Sempre in Dragon Age: Inquisition, l'intrigo al palazzo di Orlais si appoggia a un altro romanzo, L'Impero delle Maschere, attraverso il quale BioWare getta ancora più luce sui conflitti a corte e sul potere degli specchi Eluvian. Tuttavia, non serve leggere quei romanzi per capire la trama del gioco, che risulta chiara e godibile lo stesso. Prendiamo invece Blizzard, il colosso di Irvine che nel corso di vent'anni ha concepito l'immenso universo di Warcraft. Ebbene, una delle sue peggiori abitudini, a lungo criticata dai giocatori di World of Warcraft, è quella di aggiornare il gioco con eventi e situazioni che si verificano fuori da esso, nei romanzi e nei fumetti.

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World of Warcraft

E così, all'uscita dell'espansione Cataclysm i giocatori aggiornavano il client e scoprivano che il re Magni di Forgiardente si era trasformato in una statua di diamante nelle viscere della capitale nanica. Com'è successo? Per saperlo dovete leggere il romanzo La Distruzione. E cosa ne è stato di Jaina Marefiero dopo che ha perso il senno? C'è un romanzo anche per quello. Volete sapere com'è tornata in scena Garona Mezzorco? Cercate il fumetto. Vi state domandando qual è la storia dei Signori della Guerra di Draenor che hanno dato il titolo all'ultima espansione uscita? Prego, c'è una webseries da scaricare. Lo stesso andazzo lo sta prendendo Overwatch coi suoi corti animati che spiegano le ragioni per cui i protagonisti si batteranno nel nuovo sparatutto competitivo. Se l'idea di espandere un universo oltre i suoi confini videoludici non è niente male, l'esecuzione deve essere gestita con una certa eleganza. Che cosa succederebbe se Final Fantasy XV cominciasse in medias res e per conoscere l'antefatto bisognasse guardarsi prima un'ora e mezza di film? Peggio ancora, e se per gustarci il finale dovessimo andare al cinema per vedere un ipotetico film che mette un punto fermo al viaggio di Noctis e soci? Un conto è approfondire la storia, l'altro è fornire i tasselli cruciali del mosaico attraverso un altro media. L'unica domanda è: da che parte starà Square Enix?