L'altra metà del mondo dello sviluppo  31

Da tempo lo sviluppo di videogiochi non è più esclusiva di poche nazioni e gli equilibri stanno cambiando ancora una volta

Stando ai dati del 2015 negli Stati Uniti ci sono quasi 700 studi che si occupano di sviluppo di videogiochi, 178 sono in Inghilterra, 154 in Canada, in Giappone ce ne sono 94 e in Germania 93. I numeri includono anche realtà mobile o legate a specifiche nicchie, ma le quote complessive ci dicono molto. Ci dicono che il mercato nordamericano resta di gran lunga il più importante seguito dai soliti noti come quello inglese, quello giapponese, quello tedesco e quello francese, ma ci dicono anche che ci sono 58 team in Polonia, 56 in Svezia, 52 in Spagna e parecchi altri sparsi per il mondo come la Korea, inesauribile fucina di MMO. L'equilibrio globale è già cambiato anche se i numeri non tengono conto della dimensione dei team o delle dimensioni dei progetti e sono inevitabilmente viziati dalle acquisizioni dei grandi gruppi come Tencent in Cina e come Ubisoft, che ha una presenza determinante in numerosi mercati, tra cui il Canada, e consente alla Francia di essere un colosso finanziario nel mondo del videogioco nonostante i soli 55 team che sono decisamente meno di quelli sfoggiati dai paesi anglosassoni. Ma il numero di team attivi in un territorio resta un indicatore importante, soprattutto in quei paesi che non possono contare su grandi compagnie di bandiera.

Nuovi equilibri

Partiamo con la vicina Spagna che ha aumentato la conta dei team grazie al mobile, come molte altre nazioni, ma è anche la casa di Pendulo Studios, MercurySteam e Tequila Works che ci hanno regalato Runaway, Castelvania: Lords of Shadows e Deadlight. Parimenti il Belgio non è solo un posto pieno di case dalla forma improbabile e merita indubbiamente una menzione grazie alla scena indie e grazie a Larian Studios. La maggior parte dei team è ancora divisa tra social e browser game ma questo non toglie che la patria della defunta Appeal possa dire la propria in quanto a sviluppo di videogiochi. Lo stesso si può dire, con ancora più forza, per il paese che rappresenta il simbolo del cambiamento degli equilibri del mercato videoludico. Politicamente instabile fino ai primi anni novanta, la Polonia è partita di scatto, forte di una cultura PC di lunga data che si è concretizzata con la fondazione di Metropolis Software.

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Metro 2033

Parliamo di un'importante fucina da cui sono nati, sia in maniera indiretta che diretta, 11 bit Studios, People Can Fly e quella CD Project che tra GoG.com e The Witcher rappresenta un vero fenomeno della scena europea. Anche la Russia è partita con piglio deciso con la caduta del Muro sfornando un sacco di team dedicati allo sviluppo per PC. Tra strategici e simulatori sono spuntati fuori titoli interessanti come IL-2 Sturmovik, BlitzKrieg, Etherlords e via dicendo. Al momento è 1C Company, forte di oltre 800 dipendenti, che ci dà sotto con gli strategici, mentre il resto della scena russa ruota intorno a sparatutto e competitivi in generale. Lo stesso si può della Bielorussia dominata dal colosso Wargaming.net che di dipendenti ne ha ben 2800, quasi tutti impegnati su un singolo franchise. Un franchise fenomenale, partito alla grande con World of Tanks, che conta 80 milioni di giocatori e ha superato quota 500 milioni di dollari di introiti annuali. Dalla Bielorussia passiamo all'Ucraina, il tavolino da braccio di ferro preferito di Vladimir Putin, che ne ha passate di tutti i colori ma tra crisi, scontri e radiazioni è comunque riuscita a diventare una voce importante nel mondo dei videogiochi. Il merito è anche di Action Forms e di Frogwares, un'autorità nel campo delle avventure grafiche dedicate a Sherlock Holmes, ma i nomi più importanti sono quelli 4A Games e GSC Game World che con Metro e S.T.A.L.K.E.R. hanno saputo tradurre in videogioco l'angoscioso immaginario post-nucleare nato dal disastro di Cernobyl.

Piccoli giganti e nuovi protagonisti

Scendiamo di qualche chilometro per mettere piede in quella che una volta era un'importante colonia romana. Fiaccata dagli sconquassi dell'est europeo, la Romania è più che altro una colonia tecnologica di compagnie estere, con MavenHut che risulta l'unico sviluppatore autoctono riconosciuto globalmente. Ma la forte presenza di Microsoft, Ubisoft, Electronic Arts, Gameloft e King Digital Entertainment non può che farci sperare in bene per il futuro. Poco più a sud c'è la Bulgaria che non può certo contare su un mercato da 84 milioni di euro ma può sfoggiare Haemimont Games che ha rilevato con successo la serie Tropico ed è conosciuta in tutto il mondo dagli amanti di strategici e gestionali.

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Limbo

A questo punto, di fronte a una Grecia ancora molto timida, non possiamo che tornare a nord passando per la Repubblica Ceca che oltre a essere stata protagonista di una delle poche scissioni pacifiche della storia è un importante polo di sviluppo di videogiochi dell'est europeo. Parliamo del paese in cui sono nati ARMA, Dayz, Hidden & Dangerous, Mafia, Space Engineer, Operation Flashpoint, Vietcong e Machinarium, figli di un mercato che non si fa mancare nemmeno la sperimentazione o Kickstarter ambiziosi come dimostrano Space Engineers e Kingdom Come: Deliverance. La produzione dei paesi vicini è imparagonabile, cosa che ci porta a puntare direttamente al nord Europa dove troviamo un poker di nazioni in pieno fermento, casa sia di software house storiche sia di nuovi fenomeni della scena videoludica. La Svezia è in testa con DICE, Frictional Game e Mojang ma la Finlandia segue a breve distanza con Rovio, Remedy e FrozenByte. A chiudere il trittico c'è l'Olanda che è la casa di Guerrilla Games ma anche il posto da cui sono arrivati Overlord, Age of Wonders, Awesomenauts e Toki Tori che ha lanciato Two Tribes B.V. dal cui ventre aspettiamo, ormai da parecchio tempo, l'interessante RIVE. La Danimarca è dietro ma non di molto grazie a Playdead e IO Interactive che ci hanno deliziato con LIMBO e Hitman.

In una galassia lontana

Ci allontaniamo dai mercati a noi più familiari per dedicare un paio di paragrafi alle realtà difficili che, nella maggior parte dei casi, come molti paesi del medio oriente e del sud del mondo, si muovono esclusivamente in campo mobile. Quella dei titoli casual per touch screen non è di certo la strada migliore per tirare fuori titoli di spessore ma è accessibile e fa parte di un percorso culturale che può portare cambiamenti radicali e rappresentare uno stimolo importante per la crescita. L'altra spinta è la propaganda, che passa per l'opposizione alle culture antitetiche. A questo proposito la Cina nel 2005 se n'è uscita fuori con Anti-Japan War Online mentre Hezbollah ci ha regalato perle indimenticabili come Under Ash e Special Force, risposta diretta ma debole a America's Army.

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1979 Revolution: Black Friday

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Mount & Blade II: Bannerlord

Invece la risposta a Quest for Saddam, voluto dall'affarista americano Jesse Petrilla e chiaramente votato alla propaganda più becera, è stata Quest for Bush ed è inutile specificare chi siano i boss finali dei due giochi. Di fronte a cotanta bassezza è meglio cambiare argomento per guardare a titoli che meritano attenzione per la qualità. Ripartiamo dall'Iran che è tornato ad aprire le comunicazioni con il resto del mondo dopo la travagliata polemica nucleare. In questi mesi dalla repubblica islamica è arrivata la pregevole avventura 1979 Revolution: Black Friday oltre a esperimenti dedicati alla realtà virtuale e servizi incentrati su donne di successo nell'ambito tecnologico. C'è il sospetto, come negli anni delle foto delle donne arabe in tailleur, che la censura mantenga saldamente il controllo di ogni espressione creativa ma se non altro il Ministero della Cultura spinge le nuove tecnologie e il tipo di propaganda che emerge riguarda cultura e internazionalismo, non estremismi o minacce nucleari. Torniamo verso l'Europa incontrando la contraddizione fatta a nazione. La Turchia è un paese laico a maggioranza musulmana, e qua già si nota qualche problema, ed è una Repubblica da quasi cent'anni ma resta un paese estremamente instabile. Di fronte a un caos del genere non ci sorprende che la modernità faccia un po' di fatica a emergere con gli unici nomi di spicco che sono Zoetrope Interactive e TaleWorlds Entertainment. In quest'ultimo caso, però, il rumore è stato talmente forte da far riecheggiare il nome della Turchia in giro per il mondo. Mount & Blade è uno dei pochi titoli che ci ha riportato ai tempi dei grandi videogiochi medievali e il sequel, sempre più vicino alla pubblicazione, è un titolo molto atteso. A questo punto facciamo un bel salto fino al Cile dove ACE Team, quella che con Zeno Clash ha celebrato anche l'amore per la street art del paese sudamericano, rappresenta l'unica vera eccellenza ma va detto che tra un disastro e l'altro, anche Behaviour Santiago ha pubblicato un paio di titoli meritevoli. Silenzioso invece il Brasile, nonostante sia un paese per molti versi avanzato ma praticamente sconosciuto per quanto riguarda lo sviluppo, come altri paesi che non mancano di potenziale ma sono appesantiti da una difficile situazione sociopolitica. In ogni caso la settima potenza economica del mondo sta cercando di fare qualche passo in avanti tra collaborazioni, manifestazioni e progetti indipendenti come Sonic: After the Sequel.

Poli opposti, obiettivo comune

La piccola voce degli Inuit si mescola a quella di tante altre che provano a farsi sentire dai confini del mondo. Never Alone c'è riuscito mescolando la tradizione con una qualità discreta con cui ha ottenuto maggior visibilità dell'intera scena videoludica indonesiana, più ampia ma votata quasi interamente al mobile. Una recente eccezione è DreadOut, un horror pieno di difetti ma anche pieno di potenziale proprio come Nightfall che invece è stato sviluppato nelle Filippine. Ed è horror anche Phantasmal, terzo interessante titolo arrivato dal bel mezzo del Pacifico grazie agli sforzi di un piccolo team neozelandese. L'ultima visita in quest'area la riserviamo a Singapore la cui produzione videoludica è sorprendente bassa considerando che parliamo di un paese ricco e tecnologicamente avanzato.

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Never Alone

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Aurion: Legacy of the Kori-Odan

Gli abitanti di Singapore sono solo 5 milioni ma di questi ben 2.5 milioni sono videogiocatori che possono contare su redditi molto elevati e vivono da sempre a contatto con la tecnologia. Quello che manca è un contesto adatto allo sviluppo tra publishing, supporto e marketing ma anche qui, e sarebbe strano vedere il contrario, le cose stanno cambiando. L'industria videoludica è uno dei settori in maggiore crescita del ricco paese del sud est asiatico, i team dedicati al mobile non mancano e non manca nemmeno una massiccia sussidiaria Ubisoft da circa 300 impiegati. A questo punto, trovandoci da queste parti, è inevitabile fare una capatina in Australia che può contare su una buona scena PC/mobile e ha avuto un sussulto grazie a politiche economiche che hanno attirato l'attenzione di alcuni grossi publisher. Purtroppo la chiusura di Irrational Games, THQ Studio Australia e Team Bondi rappresenta un brutto colpo per l'intero emisfero australe che deve ancora fare parecchia strada prima di emanciparsi. Il Sudafrica è il centro tecnologico dell'Africa e non ci stupisce che sia così viste le ricchezze che serba ma è uscito da poco dall'apartheid e le cose ancora non vanno per il verso giusto frenando inevitabilmente la verve creativa del paese. Le cose, comunque, si stanno muovendo anche se per ora siamo ancora nel delicato limbo dei progetti educativi e dei piccoli titoli mobile. Per trovare una realtà organizzata bisogna guardare più a nord, in quel Cameroon pluralista che ci ha sorpreso più volte nel corso degli anni. Questa volta lo fa con Kiro'o Games, una realtà in crescita che si è fatta portatrice dell'evoluzione dello sviluppo di videogiochi nell'Africa subsahariana. Le ambizioni della compagnia ci hanno già portato un titolo meritevole di attenzione, un action RPG di buona fattura pubblicato da qualche giorno su Steam che si chiama Aurion: Legacy of the Kori-Odan. Chiudiamo il nostro lungo tour con l'India, un paese immenso che vanta numerose eccellenze tecnologiche ma è ancora segnato da profonde disuguaglianze sociali e culturali. Anche se non figura tra le nazioni più ricche di software house può vantare un team mobile EA, una sussidiaria Ubisoft ed è piena zeppa di studi che si occupano di aiutare altre software house sparse per il mondo. A mancare sono i team autosufficienti e una delle poche realtà conosciute in occidente, BlueGiant Software, è ancora incapace di farsi notare nonostante le buone idee mostrate con l'RTS fantascientifico Tryst. Anche in questo caso, peró, le prospettive future sono tutt'altro che negative e come per altri paesi emergenti ci aspettiamo sorprese in un futuro prossimo che si prospetta sempre più globale e variegato.