The Witcher e i segreti di un successo miliardario  131

The Witcher è uno degli elementi chiave del successo di un'azienda che è arrivata a valere un miliardo di dollari

All'alba del 26 ottobre 2007 il nome CD Projekt RED era sconosciuto ai più, ma da lì a non molto le cose sarebbero cambiate in modo drastico. Il 26 ottobre 2007 è il giorno in cui è uscito The Witcher, un gioco di ruolo incentrato su un universo fantasy da fiaba oscura, europeo fino al midollo e di successo, capace di piazzare un milione di copie in un anno pur uscendo solo su PC. All'epoca un numero del genere non sarebbe dispiaciuto a publisher importanti e non ci stupisce che abbia avuto un impatto incredibile sul futuro di una compagnia semisconosciuta che per lanciarsi nel videogioco ha combinato una peculiare ambientazione tratteggiata dallo scrittore Andrzej Sapkowski e l'allora celebre Aurora Engine di BioWare. Sull'onda di questo successo gli sviluppatori hanno persino dato via al processo di conversione per Xbox 360 e PlayStation 3 ma l'operazione ha rischiato di mettere in crisi l'intero gruppo CD Projekt, prima impegnato esclusivamente come publisher e distributore, e così l'appuntamento di The Witcher con le console è stato rimandato al secondo capitolo. Ed è stato proprio questo che ha lanciato definitivamente la serie consentendo al gruppo CD Projekt di crescere e di arrivare a valere, anche grazie alla piattaforma di distribuzione GoG.com, un miliardo di dollari.

Questione di feeling

The Witcher deve buona parte del suo fascino al protagonista, Geralt di Rivia, un tipo torvo e pieno di cicatrici che può fare strage di cuori e di mostri senza preoccuparsi di essere simpatico. Indurito da una vita difficile, il travagliato eroe è un mutato, un essere forgiato geneticamente per poter fronteggiare terribili creature soprannaturali, e per questo viene visto da molti come segno di sventura e si trova spesso costretto a fronteggiare un miscuglio di paura popolana, intrighi di corte e vigliaccherie assortite che non mettono tanta voglia di fare gli eroi. Ma Geralt un eroe lo è nel profondo e lo è un po' perché lo hanno disegnato così e un po' perché non tutti gli uomini sono da buttare così come non lo sono tutti i mostri.

The Witcher e i segreti di un successo miliardario

Se molte anime meritano solo l'acciaio o l'argento di una lama tagliente, altre possono ambire anche alla redenzione, persino quando il destino li ha confinati nel ruolo di mostri e spiriti. E così, mentre il volgo punta il dito contro tutto quello che è diverso e gli Scoia'tael portano scompiglio, lo strigo affronta banshee, draghi, intere guerre e complotti degni di una saga russa, deciso a portare a termine il suo lavoro anche se non sempre con particolare tatto. Ma le azioni del Lupo Bianco non sono guidate solo dal denaro o dal senso del dovere. Il rude Geralt, lo scopriamo gradualmente superando le sfide e i flashback dei tre lunghi capitoli della serie, è un uomo passionale, un mentore premuroso e talvolta è un presuntuoso, uno che in giovane età ha rischiato di prendere il nome Geralt Roger Eric du Haute-Bellegarde per darsi delle arie. Parliamo, insomma, di un personaggio complesso circondato da figure altrettanto complesse come Yennefer che, per quanto non siano prive di caratterizzazioni stereotipate come il lato macho dello Strigo, riescono a sostenere il loro ruolo grazie alle sfaccettature e all'ironia. Tutto questo fa da ossatura a una serie che sin dal primo capitolo si è affidata con forza alla componente narrativa trascinandoci in mezzo a pezzi teatrali, balli nobiliari e intrighi politici. Ma potenza e ricchezza narrativa non sono gli unici pilastri della serie. La componente decisionale non si affida mai a scelte troppo nette, banali o poco credibili, accordandosi perfettamente con la natura del protagonista che a sua volta rispecchia il mondo che lo circonda. Inoltre non possiamo trascurare l'importanza del combattimento, evidente anche nel primo ingessato capitolo, che si basa sull'uso di armi d'argento o di acciaio a seconda del tipo di nemico, sull'alchimia che permette anche di creare bombe e sui poteri magici che completano un quadro che forse non brilla mai per pulizia e reattività ma si distingue grazie a un vero e proprio trionfo di sinergie.

Più della somma delle singole parti

Anche se l'evoluzione del personaggio permette di puntare su un singolo aspetto del combattimento, tutti i capitoli della serie sono pensati per esaltare l'efficacia delle sinergie tra scontro fisico, magia e alchimia. La combinazione di queste possibilità permette di sconfiggere creature apparentemente impossibili da affrontare, a patto di studiarne i punti deboli che collegano il gameplay del gioco con il background narrativo. Ed è proprio questo uno dei segreti di The Witcher 3 che riesce mantenere elevata l'intensità dell'esperienza nonostante la svolta open world. Ma prima di passare all'ultimo capitolo torniamo a quello di mezzo che rappresenta un tassello importante verso il terzo e più completo dei tre titoli della serie.

The Witcher 2 ha tenuto fede alle atmosfere e all'eredità narrativa del primo capitolo ma ha cambiato marcia dal punto di vista della cosmesi e del ritmo. Gli sviluppatori non hanno osato mettere piede nell'open world puro ma ci hanno regalato aree enormi, architetture memorabili, effetti mozzafiato e un livello di dettaglio che ancora oggi ha dell'incredibile, almeno per quanto riguarda la versione PC. L'importanza delle sinergie e i pilastri del combattimento sono rimasti gli stessi ma è entrata in campo la mobilità, grande assente del primo capitolo, ed è stata ritoccata l'intossicazione da pozioni con l'eliminazione della perdita di controllo e l'aggiunta di talenti che permettono di bilanciare i malus con potenti bonus. Infine è stato introdotto anche il crafting dell'equipaggiamento attraverso un semplice sistema di diagrammi e materiali. Tutto questo ci ha messo in mano un gran gioco ma la corona sulla testa CD Projekt RED è arrivata con The Witcher 3 nonostante le critiche al sistema di combattimento e alla qualità inferiore dei dettagli. Ma sono stati pochi quelli che si sono azzardati a bocciare quello che è a tutti gli effetti un capolavoro del genere RPG. I sacrifici hanno spalancato le finestre su un orizzonte immenso e zeppo di quest secondarie, di missioni che si mescolano l'una con l'altra, di trame contorte e di destini atroci che si fondono con la componente decisionale, magnificandola. Cosa fare di fronte all'anima di un feto dannato? Quale strada prendere quando le azioni di un alleato rischiano di causare morte e distruzione? Un'anima perduta merita la redenzione? Per le strade di Novigrad o nelle terre selvagge, tra giochi di potere e prostitute smarrite le decisioni abbondano e come nei precedenti capitoli molte di queste producono effetti sia nell'immediato che nel futuro.

Un'azienda da un miliardo di dollari

Oltre ad aver creato un team di talento, CD Projekt è riuscita a conquistare la fiducia di milioni di giocatori e questo fattore ha giocato un ruolo chiave nel successo di The Witcher. Il merito più grande della compagnia è quello di avere dato fondo alle proprie finanze per realizzare tre titoli longevi e mai banali, ma sarebbe sciocco sottovalutare l'effetto positivo dei DLC gratuiti, del rispetto per i giocatori PC, degli oggetti bonus per tutte le copie fisiche del gioco e delle valanghe di patch. Per avere le espansioni abbiamo dovuto pagare ma pochi hanno avuto di che lamentarsi di fronte a un rapporto tra quantità, qualità e prezzo che si è rivelato all'altezza di un titolo costato oltre ottanta milioni di dollari molti dei quali sono serviti per portare CD Projekt RED da 80 a 240 dipendenti.

A questo vanno inoltre aggiunti più di 1000 collaboratori esterni e ben 500 doppiatori che si sono occupati quindici adattamenti linguistici completi per un impegno complessivo a dir poco massiccio. Ma è stato proprio questo impegno che ha portato la serie da un milione di copie vendute in un anno fino a sei milioni di copie piazzate in sole sei settimane, garantendo allo Strigo una nutrita fanbase affamata di nuove avventure. Purtroppo per ora The Witcher 4 non rientra nei piani di CD Project RED e questo nonostante il successo e la capacità della serie di evolversi siano in grado di giustificare senza problemi un quarto capitolo. Ma gli sviluppatori si sono lanciati anima e corpo nello sviluppo Cyberpunk 2077 e hanno deciso di dedicare ogni stilla della loro forza a un progetto che promette città verticali, un sistema di personalizzazione del personaggio degno del gioco di ruolo cartaceo e persino lingue diverse per i personaggi non giocanti potenzialmente interpretabili con l'uso di chip neurali. Purtroppo i lavori veri e propri sono iniziati solo a fine 2015, con lo spostamento di gran parte del team di sviluppo sul nuovo progetto, e questo significa che il progetto è ancora in alto mare. Molti sperano che il lancio avvenga nel 2018, a tre anni dall'inizio effettivo della lavorazione, ma con un progetto così ambizioso e con l'annuncio fissato per il 2017, scommettere sul 2019 potrebbe rivelarsi tutt'altro che azzardato. Questo significa che gli estimatori del cyberpunk anni '80 dovranno aspettare ancora parecchio per raggiungere la loro terra promessa e significa anche che, tornando all'argomento principale del pezzo, i fan di Geralt dovranno attendere diverso tempo per avere notizie su un possibile The Witcher 4. Ma se non altro siamo pronti a scommettere che se ci sarà un nuovo capitolo, saprà stupirci per ricchezza e qualità.