Prezzi dei giochi nuovi: qualcosa si è rotto nel meccanismo?  195

Il 2016 è stato un anno ricco di uscite, ma tanti giocatori hanno saltato il day one

SPECIALE di Dario Rossi   —  11 mesi fa

Siamo ormai agli sgoccioli del 2016, un anno caratterizzato da un numero esorbitante di uscite, ma anche grandi e graditi ritorni. Abbiamo accolto Final Fantasy XV dopo un'attesa di dieci anni, il seguito di Titanfall, Watch Dogs 2, The Last Guardian, Uncharted 4: Fine di un Ladro, ma anche la revisione mid-gen della console Sony, PlayStation 4 Pro. Insomma, ci siamo trovati davanti un mercato mai così prosperoso, ma che al contempo non sembra aver incontrato pienamente il riscontro dell'acquirente. Si sta creando una curiosa discrepanza tra offerta e domanda forse non del tutto inaspettata, considerando la crisi economica e una serie di eventi politici che hanno profondamente inciso sui portafogli e la predisposizione d'acquisto degli utenti, ma i contorni di questa tendenza sono talmente sfaccettati da meritare un approfondimento. I giocatori hanno ancora voglia di giocare e investire nei videogiochi, eccome, ma sembra che si sia instaurata una rinnovata consapevolezza nel potere di acquisto. Esaminiamone i dettagli.

Sembra che si sia instaurata una rinnovata consapevolezza nel potere di acquisto

Day one sì o no?

La prima è più evidente modifica è quella relativa al day one, l'acquisto simbolicamente più esaltante, in quanto ci permette di giocare e vivere un gioco appena uscito, condividendone le impressioni con la comunità, ma anche il più oneroso sotto il profilo economico, richiedendo di affrontare il prezzo pieno in mancanza delle eventuali ammortizzazioni derivate dal ritiro dell'usato. I tempi sembrano sensibilmente cambiati e sono sempre meno coloro che si presentano al day one, un fenomeno che è stato analizzato anche dal nostro prode Pierpaolo Greco in una delle sue Pierpolemiche.

In tale occasione si è parlato di uno dei peggiori periodi natalizi di sempre riguardo i dati di vendita console, ipotizzando le cause su una scarsa propensione degli utenti verso la serializzazione sfrenata dei franchise, con uscite tutte concentrate nello stesso periodo. In parole più brusche, sembra che gli acquirenti si siano rotti le scatole di spendere ingenti budget su una quantità di titoli apparentemente eccessiva e malamente distribuita nell'arco annuale. Ciò che è certo è ce si vendono meno giochi rispetto alle console, e franchise importanti come Call of Duty hanno subito una brusca battuta d'arresto. Le conseguenze di questo fenomeno non sono tardate ad arrivare, con un crollo sensibile dei prezzi dei giochi nuovi avvenuto nel corso delle normali promozioni del Black Friday, il fine settimana dei saldi ispirato al Ringraziamento americano che è stato caratterizzato da offerte davvero sorprendenti. Abbiamo visto titoli come Watch Dogs 2, ma anche Titanfall 2, scontati anche del 30%, un fenomeno senza precedenti. Anche se si è trattato solo di un periodo limitato, uno sconto simile da parte dei publisher rischia di danneggiare il mercato a fronte di un momentaneo beneficio, oltre a corroborare la consapevolezza dell'acquirente che salta il day one del prodotto sapendo che questo verrà scontato poco dopo. Ultimo, ma non meno importante fattore, rappresenta davvero una scarsa percezione di investimento per coloro che acquistano con fiducia al lancio e che rappresentano, paradossalmente, la fascia di prima scelta per il supporto di un prodotto videoludico.

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I soliti noti

Ovviamente possiamo solo ipotizzare i motivi che hanno portato a una diminuzione nella vendita dei videogiochi, ma allontanandoci momentaneamente dalla questione del potere di acquisto e costi di un prodotto, ci sono altre potenziali motivazioni che portano a spostare il focus d'attenzione del giocatore dalle nuove uscite. Una di queste può essere rappresentata dei titoli multiplayer online, in grado di polarizzare una larga fetta dell'utenza e capaci di sostenersi, grazie alla loro stessa natura, per un esteso arco temporale.

Parliamo nello specifico di produzioni come Destiny, The Division e Overwatch, titoli che rappresentano un buon investimento per coloro interessati a condividere le proprie esperienze videoludiche con altri giocatori, ma che allo stesso modo rischiano di danneggiare le uscite a cadenza annuale o le nuove proprietà intellettuali, occupando tempo e risorse di nuovi potenziali acquirenti. E ancora, non dobbiamo escludere dall'equazione gli investimenti sul nuovo hardware. Le console stanno subendo profonde trasformazioni che sembrano sovrapporre il loro mercato a quello dei PC e smartphone, condividendone alcune caratteristiche: Sony ha lanciato da poco PlayStation 4 Pro, una versione potenziata della sua console concepita particolarmente nell'ottica dell'utilizzo con televisori 4K, mentre la risposta di Microsoft arriverà alla fine dell'anno prossimo con Scorpio, il successore di Xbox One. Il ciclo generazionale sembra quindi accorciarsi o essere caratterizzato da aggiornamenti hardware, con un conseguente investimento monetario che per forza di cose toglie qualcosa alle vendite software. È altrettanto vero che spesso viene preso come riferimento il mercato inglese per valutare le tendenze d'acquisto, senza considerare troppo gli avvenimenti politici che hanno coinvolto il Regno Unito, influenzandone l'economia.

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Le possibili soluzioni

L'esempio del Black Friday, che ha riscosso un ottimo successo di vendite, dimostra che l'utenza è ancora fortemente interessata all'acquisto di videogiochi, ma le tendenze d'acquisto stanno cambiando. Stiamo assistendo a un progressivo calo d'interesse verso il day one, non sappiamo se momentaneo o indicativo di profondi cambiamenti, solo il tempo potrà dircelo, ma sicuramente è un segno che dovrebbe servire come riferimento per modificare qualche parametro della politica di distribuzione dei publisher.

Dubitiamo fortemente che questi siano i prodromi del tramonto del mercato dei titoli tripla A, ma questo non toglie la possibilità di una trasformazione anche sensibile dello scenario, uno scenario che evidenzia un bacino di acquirenti che comincia a denunciare segni di riluttanza verso le grosse spese, risultando maggiormente coscienzioso e che non teme l'attesa aggiuntiva per godersi un nuovo titolo, agevolato anche dalla soverchiante e variegata offerta. Come fare quindi per cercare di risolvere la situazione ed evitare potenziali danni ai ricavi dei publisher? Le possibilità sono molte, sicuramente una distribuzione più equilibrata delle uscite nell'arco dell'anno, evitando l'eccesso tipico del mese di novembre a ridosso dei saldi prenatalizi, ma anche una rivalutazione su quei franchise che forse hanno perso la bussola, in primis Call of Duty, ma non solo lui. Quest'ultimo beneficerebbe di un ritorno verso una cadenza di uscita meno frenetica e una politica di sviluppo non più frammentaria, guardando magari l'esempio di Battlefield. Ultima ipotesi, nella fattispecie la più remota, indicherebbe la possibilità di un calo del prezzo di vendita al day one, magari agevolato dalla crescente popolarità del mercato digital, in modo da ridurre la discrepanza con i prezzi scontati.

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