Il nuovo 3DS, i soliti Mario e Zelda - La Bustina di Lakitu  123

Un nuovo portatile Nintendo in vista?

RUBRICA di Alessandro Bacchetta   —  9 mesi fa
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In questo articolo analizzeremo alcuni luoghi comuni riguardanti Nintendo: presenti, passati e sempreverdi. E faremo delle considerazioni che, con molta probabilità, irriteranno sia gli autoproclamatisi oracoli hardcore gamer, sia i fan storici dell'azienda kyotese. Iniziamo dall'argomento più caldo e trattato, e cioè il successore di Nintendo 3DS: permetteteci di definire straordinario il livore degli utenti non interessati al prodotto - vi avevamo detto che sarebbe stata una Bustina polemica - eppure felici che non ci sarà la "piattaforma unificata", sardonici col loro "è un altro Wii U". No, ragazzi: i vari dirigenti Nintendo non hanno detto questo, e per capirlo non serve un quoziente intellettivo particolarmente alto, ma la capacità di leggere in inglese l'incontro con gli azionisti, e una lieve perspicacia nel cogliere ciò che viene suggerito tra le righe.

Un piccolo preambolo: anni fa Iwata, proprio di fronte agli investitori, disse che la prossima piattaforma Nintendo sarebbe stata in linea coi prodotti Apple, quindi composta da varie periferiche, anche molto diverse tra loro, capaci di supportare lo stesso software (e gli stessi account, dettaglio non trascurabile considerati i precedenti). Vi ricordiamo inoltre che lo stesso Iwata, al lancio del primo DS, dichiarò che sarebbe stato il "terzo pilastro" dell'azienda, e non avrebbe intaccato il filone Game Boy (non c'è bisogno di ribadire com'è andata). Vi forniamo anche altri tre dettagli interessanti: il Game Boy Advance nel 2004 vendeva eccome, perciò venne supportato ancora un po', il Wii U nel 2017 non vende più, per questo ne è stata cessata la produzione, il Nintendo 3DS ancora è richiesto, e quindi continuerà a essere sostenuto per qualche mese/anno. Non vi fosse ancora chiaro, Kimishima, oltre a non aver escluso una nuova console unicamente portatile (considerazione poco interessante commentata da tutti), ha specificato che al momento non è in lavorazione (considerazione molto interessante sottolineata da pochi). Questo significa che dopo più di sei anni, il Nintendo 3DS non avrà un successore diretto; chiaramente ne avrà uno ufficioso, che si chiama Switch. Un ibrido che Nintendo propone come nuova home console tascabile, che venderà inizialmente come tale, che spera di diffondere in questo modo, che auspica abbia vita e successo autonomi (in stile DS, appunto). Non viene presentato come successore di Nintendo 3DS per due motivi: quest'ultima console ancora vende - costituisce una notevole fonte di guadagno - ed è altamente probabile che in futuro uscirà uno Switch Mini, a prezzo ridotto, pensato per essere solamente portato in giro. Chissà, non dovesse avere successo l'ibrido, magari quella stessa piattaforma verrà ribattezzata Nintendo Pocket. Una cosa però è quasi certa: fossero due, tre o quattro le console, quelle console supporteranno tutte, magari in modo diverso, il medesimo software. La stessa riorganizzazione aziendale, che ha comportato un investimento non inferiore a Switch, va verso questa direzione: sarebbe troppo folle, troppo folle anche per Nintendo, alterare i piani all'ultimo minuto.

Oggi trattiamo alcuni luoghi comuni: il nuovo Nintendo 3DS mai annunciato, ad esempio

Il solito Mario

E ora, fan Nintendo, è il vostro turno di procurarvi un antistress. Questa rubrica nacque anni fa, qui su Multiplayer, proprio per esternare un punto di vista poco condiviso: e cioè che il problema principale di Wii U non fosse la piattaforma, non fosse l'assenza delle terze parti, bensì la mancanza di un gioco Nintendo davvero epocale. Di quelli fuori parametro. Per intenderci: Super Mario 64, The Legend of Zelda: Ocarina of Time, Metroid Prime, Super Mario Galaxy - cose di questo calibro, insomma. Sia dagli appassionati di videogiochi che dai fan Nintendo si sente spesso dire "Zelda e Mario" e "Mario e Zelda", come se fossero una sacrosanta, inalterabile costante (nel bene e nel male).

Sicuramente i due brand, quantomeno negli episodi principali, hanno una longevità, sommata alla media qualitativa, sostanzialmente senza precedenti. Tuttavia, e per prima trattiamo la saga di Super Mario, c'è una differenza esorbitante tra Super Mario 3D World e Super Mario Galaxy, ben più (perdonate la citazione) del 93 contro 97 espresso da Metacritic. Sono entrambi giochi eccezionali, ed è normale visto il tempo speso a svilupparli e il talento coinvolto, ma uno è un titolo di genere, pur bellissimo, l'altro un'opera sorprendente e geniale, capace di attirare anche chi a Nintendo è solo marginalmente interessato. Per quanto riguarda questa serie è impossibile non sottolineare l'atteggiamento meschino tenuto nei confronti della corrente bidimensionale, prima dimenticata e poi subordinata a vantaggio di quella tridimensionale. L'esito è stato controproducente, perché i due episodi per Wii U (New Super Mario Bros. U e Super Mario 3D World), pur avendo venduto - sommati - poco più di dieci milioni di copie, non hanno saputo attirare il pubblico esterno ai fan Nintendo. Cosa fare e come procedere, quindi? Be', un Mario tridimensionale potrebbe tornare a parlare a tutti attraverso la qualità (mai mancata, almeno quella), il prestigio e la magniloquenza. Insomma, abbracciando l'impostazione introdotta da Super Mario 64, proseguita - non eccezionalmente - da Super Mario Sunshine, e poi progressivamente abbandonata a partire da Super Mario Galaxy. Super Mario Odyssey sembra andare in questa direzione, e pare avere tutte le carte in regola per farcela; ma ne parleremo approfonditamente più in là. Il filone bidimensionale invece, volendo trattare Super Mario Maker come un semplice spin-off, non abbiamo idea di dove possa orientarsi, ma ovviamente abbiamo una speranza: che finalmente riceva i finanziamenti e i rinnovamenti che tanto meriterebbe. Un nuovo aspetto, un nuovo engine, un livello di produzione paragonabile a quello del fratello 3D. Viste le recenti parole di Tezuka, nonché la skin di New Super Mario Bros. presente in Super Mario Maker, non è detto che non succeda. Nintendo, dopo aver tentato di avvicinare le due saghe in epoca Wii U (dotando quella 3D di una Ferrari e l'altra di un motorino, tra l'altro), potrebbe aver capito che il loro potenziale emerge massimamente solo se polarmente separate. Stessa dedizione, stessi finanziamenti, ma una votata all'esplorazione e alla grandezza, l'altra alla linearità e all'immediatezza.

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Il solito Zel... no, dai

Un discorso simile a quello dell'idraulico si potrebbe fare per la saga di Zelda, con la naturale differenza che Wii U, remake a parte, un capitolo inedito non l'ha proprio avuto, se non in punto di morte e in condivisione con la nuova, emergente piattaforma. Discorsi futili in ogni caso per enucleare il potenziale commerciale di The Legend of Zelda: Breath of the Wild, il primo episodio tridimensionale davvero incentrato sull'esplorazione (open air, open world, chiamatelo come preferite).

Negli ultimi venti anni il capitolo più venduto è stato Ocarina of Time, con sette milioni e mezzo di copie, seguito a ruota dall'epigono (parossistico e meno ispirato) Twilight Princess, che ha piazzato una cifra simile. The Wind Waker è invecchiato alla grande, ma in quanto a vendite ed appeal non è comparabile ai due appena citati: a causa dello stile grafico meraviglioso ma divisivo, e anche per la pochezza di contenuti nell'ultima parte dell'avventura. Majora's Mask era semplicemente troppo strano per competere in questo terreno, e Skyward Sword eccessivamente atipico nell'impostazione e nei controlli. Vi facciamo infine notare come, nonostante l'inferiorità in termini prettamente numerici, il capitolo più influente sia stato proprio il primo per NES, con sei milioni e mezzo di unità vendute: non tanto per l'inflazione, quanto per il rapporto tra console esistenti (non solo Nintendo, chiaramente) e cartucce piazzate. È davvero arduo prevedere dove possa collocarsi il nascituro The Legend of Zelda: Breath of the Wild: la sensazione però è che possa in quale modo eguagliare Ocarina of Time. L'interesse per un episodio della saga non era mai stato così vivo, percepibile e concreto da anni: non parliamo tanto dei fan, quanto di chi fan non è. E proprio per questo è complicato capire fin dove possa spingersi l'ultima creatura di Fujibayashi e Aonuma: potrebbe davvero sorprendere in positivo, soprattutto se dovesse rivelarsi tanto bella quanto sembra. Una cosa comunque ci azzardiamo a pronosticarla: ammalierà tante persone che The Legend of Zelda non lo hanno mai giocato - o che non lo giocano da tempo - ma deluderà una piccola nicchia cresciuta con gli episodi tridimensionali. Scommettiamo?

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