Mortal Kombat Combattimento vecchio stile 

Tornano le fatalities di Mortal Kombat con un titolo all'insegna della nostalgia e del fan service! Ma questa volta lo abbiamo provato.

Dopo aver inondato copiosamente di sangue gli spettatori nel chiuso del teatro di Warner a Los Angeles, questa volta abbiamo potuto provare pad alla mano il nuovo Mortal Kombat, un vero e proprio reboot del franchise che ci porta indietro ai tempi bidimensionali della saga più truculenta di sempre. A disposizione alcuni personaggi storici come Sub Zero, Liu Kang, Cyrax, Mileena, Johnny Cage e Sektor e la nostra opinione è che, oltre al raffinato vestito poligonale, sembra realmente si trovarsi di fronte al primissimo M.K. con tutti i pregi e i difetti che ne conseguono. Il ritmo è come al solito iper frenetico, e lo spazio di esecuzione delle mosse piuttosto ridotto, esaltato da animazioni discrete ma che danno l'impressione di essere fin troppo compresse in movimenti molto veloci e transizioni non sempre precise. Questa problematica sembra toccare anche il gameplay stesso visto che un paio di volte la rilevazione degli impatti, in special modo quella degli attacchi dalla distanza non ha dato l'impressione di essere senza difetti, visto che colpi apparentemene a vuoto sono stati incassati per bene nonostante un evidente scarto tra il proiettile e il busto del bersaglio. Combattimento vecchio stile Poco male visto che il gioco uscirà a fine anno, ma questa è una problematica che va assolutamente corretta. Quello che più conta però è il feeling del gioco, rimasto del tutto invariato dai primi storici capitoli della serie e che in ottica fan service, obiettivo dichiarato degli sviluppatori, ha tenuto poco conto degli ultimi capitoli 3D della serie. Ci troviamo insomma a giocare come se avessimo preso la macchina del tempo per tornare indietro nel 1992, confortati però da una cosmesi di alto livello, sia nei modelli dei lottatori sia nelle ottime arene animate. Le nuove addizioni, come la barra in basso che si carica con i colpi andati a segno e parando quegli avversari non sembra snaturare questa operazione nostalgia, e anzi eseguire la nuova mossa x-ray (premendo semplicemnete R1 e R2) è davvero appagante, visto che si vedono in un bel bianco e nero da lastra, ossa e organi vitali rompersi. L'unico difetto di questo colpo speciale è che forse è fin troppo potente, ma per eseguirlo correttamente bisogna avere un perfetto timing e mantenere la giusta distanza dall'avversario. Inutile citare la brutalità delle fatalities, che come per l'originale coinvolgono anche l'ambiente, per avere un dose extra di splatter e gore. In definitiva, questa prima prova del reboot di un franchise storico come Mortal Kombat ci ha convinto, vuoi per un comparto tecnico che nonostante omaggi il passato mostra i muscoli in più occasioni, vuoi perchè si lascia giocare da subito senza eccessivi tecnicismi, evitando il problema comunque di scadere in un poco ragionato button mashing. Tutto sta insomma nell'occhio dei giocatori, quelli più anziani da vecchi fan lo troveranno al passo coi tempi, ma rispettoso verso un passato glorioso, i più giovani ne apprezzeranno sicuramente l'immediatezza, ma soprattutto l'abbondante dose di sangue e frattaglie varie ad ogni attacco andato a buon fine.

Resoconto E3 2010

Annunciato a sorpresa, Mortal Kombat ha fatto la sua apparizione nello stand Warner Bros con tutta la sua carica retrò, ovvero riproponendo lo stesso feeling dei primi titoli dell'epoca 16 bit, aggiornando il tutto da un punto di vista tecnico, ma mantenendo inalterato tutto il feeling dei bei tempi andati. Gli stessi sviluppatori hanno usato il termine fan service, il nuovo Mortal Kombat ripropone circa trenta combattenti con le loro tenute classiche, in un ambiente di combattimento rigorosamente a due dimensioni. L'unica concessione alla next gen, sono i bei modelli poligonali 3D, una telecamera che segue l'azione, zoomando o allargando nei momenti topici delle sfide e il sangue che rimane sul corpo dei lottatori.

Sangue a palate

L'impatto di questa scelta "vintage" è azzeccato, sembra proprio di trovarsi di fronte al gioco del 1992 solo con un look al passo coi tempi. Tutto è rispettoso di quanto fatto all'epoca, sin troppo visto che le animazioni, per quanto fluide sembrano essere a volte piuttosto parche di frame, ma soprattutto da un punto di vista stilistico e coreografico il design dei personaggi, senza dubbio "storicamente perfetto", tradisce i quasi venti anni che si porta appresso. Combattimento vecchio stile Non che questo sia un male, ma fa specie giocare oggi in alta risoluzione con personaggi dal look estremamente figlio dei tempi di allora. Si rimane insomma a bocca aperta nel guardare il robot Sektor lanciare missili dal petto, con tanto di mirino quando vengono esplosi in modalità a ricerca automatica! Meritevole sotto questo punto di vista l'inserimento degli stage classici: nei due incontri mostrati hanno fatto bella mostra di se The Pit e The Living Forest, con l'ovvio revamping grafico a dipingere ambienti vasti, ben dettagliati e con un discreto numero di modelli animati. Chiuso l'angolo delle dissertazioni estetiche, gli sviluppatori hanno mostrato due match, un classico come Scorpion contro Sub Zero e Reptile contro il già citato Sektor. Le mosse originali sono ovviamente presenti, mentre inedita è l'inclusione della barra Super Meter a tre tacche, che si riempie parando gli attacchi dell'avversario o colpendolo a colpi di chilometriche combo. La barra ci permette di effettuare una mossa speciale, sia essa difensiva, la breaker che spezza la parata avversaria al costo di due terzi di quanto accumulato sin ora, o svuotandola del tutto si esegue un attacco praticamente imparabile che vira in bianco e nero lo schermo, mentre la zona di impatto viene lasciata a colori, mettendo in bell'evidenza ossa rotte e organi spappolati come in una sorta di raggi x. Lo svecchiamento, o meglio l'ampliamento delle meccaniche d'epoca continua con l'implementazione di di un sistema di creazione di combo, di facile utilizzo visto che il timing delle sequenze di colpi sembra essere piuttosto ampio, per nulla punitivo, a discapito ovviamente di un certo tecnicismo del gameplay. Ma Mortal Kombat non sarebbe Mortal Kombat senza le fatality. Dopo la parentesi "allegra" della scampagnata con gli eroi DC, i lottatori tornano al loro peggio. Combattimento vecchio stile Mileena dal bacio mortale, strappa la testa a morsi degli avversari, mentre Kung Lao si produce in un uso creativo del suo cappello dalla lama rotante al limite del demenziale(o del cattivo gusto), come quando con l'avversario a terra, lo ha usato come una sega a nastro per affettarlo a metà. In chiusura è stato mostrato un breve filmato alla modalità tag, che ci permette di combattere due contro due. Come in un tipico gioco di wrestling, possiamo combinare l'entrata del compagno nel ring per concertare attacchi speciali, o eseguire rapidi dentro-fuori per colpire a tradimento l'avversario. Mortal Kombat è insomma un bel ritorno alle origini del franchise, in tutti i sensi visto che l'operazione nostalgia sembra essere andata a segno. Il pericolo è proprio questo, ovvero che il gameplay, con la sola sostanziosa introduzione della Super Meter, sia troppo ancorato ai primi capitoli della serie. Una scelta rischiosa, ma che rende il gioco accessibile e immediato senza lunghi tempi di apprendimento, ma che sembra porlo su un livello diverso rispetto ad altri blasonati concorrenti.

Certezze

  • Facile e immediato
  • Look storicamente azzeccatto...

Dubbi

  • ...Ma fin troppo nostalgico

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