Dov'è finita la frusta?  18

Dagli stessi autori dei Secret Files, arriva Lost Horizon, un'avventura punta e clicca che non stonerebbe come nuovo capitolo della saga di Indiana Jones

Lost Horizon inizia come il più classico film di Indiana Jones: dei soldati nazisti inseguono un militare inglese e un monaco tibetano che riescono a fuggire in una sala piena di strani simboli, un drago scolpito su una delle pareti e una colonna di pietra al centro. Il monaco fa appena in tempo a pronunciare delle frasi criptiche prima di spirare. Rimasto solo, l'inglese usa un medaglione in suo possesso con la colonna e sparisce in un turbinio di luci.

L'azione si sposta ad Hong Kong, dove Fenton Paddock, un ex soldato di sua maestà in servizio nella colonia, ormai caduto in disgrazia e dedito al trasporto di beni di prima necessità, deve vedersela con un gruppo di malviventi locali che lo vogliono morto. Fenton è il protagonista del gioco, ha la lingua lunga e un gran senso dell'umorismo, anche se ben presto si scoprono alcuni eventi del suo passato che nascondono una grossa tragedia (ma non ve li sveliamo perché siamo cattivi). Sarà proprio per i suoi drammatici trascorsi che il governatore di Hong Kong gli affiderà l'incarico di ritrovare suo figlio in Tibet, di cui non si hanno tracce da settimane.

Professione avventura

Il gioco sembra scritto davvero bene. Non possiamo mettere la mano sul fuoco su come si evolverà la trama (la versione che abbiamo testato per l'anteprima permette di giocare soltanto i primi due capitoli), ma possiamo dire che gli sviluppatori hanno curato moltissimo il lato narrativo. C'è tutto quello che serve per tenere incollati allo schermo: i nazisti a caccia di artefatti arcani, un potere insondabile custodito in un remoto nascondiglio, dei luoghi esotici da visitare, una compagna che battibecca con il protagonista e tanta ironia che intrattiene come i migliori capitoli di Indiana Jones. Ovviamente, in Lost Horizon, non mancano gli enigmi da risolvere e a differenza di altri giochi d'avventura, qui le sezioni interattive sembrano ben amalgamate con la storia che viene narrata.

Per fare un esempio, in una sequenza d'azione a Hong Kong il protagonista si trova in fuga su un camion guidato dalla sua compagna d'avventura, Kim, che è anche una sua cara amica (nonostante qualche incomprensione reciproca). Per seminare gli inseguitori, dei mafiosi locali, il giocatore deve intervenire direttamente nell'azione risolvendo una breve serie di puzzle, facendo collaborare i due alternandone le mosse.
In un altra situazione, Fenton e Kim si trovano in viaggio verso il Tibet sull'aereo da trasporto dell'ex militare. Finiti sotto l'attacco di un aereo nazista, dovranno cavarsela in modo improbabile, abbattendo l'inseguitore con una bomba improvvisata (anche qui non vi sveliamo nulla per non rovinarvi i colpi di scena).

Parla che ti passa

Quelle descritte sono delle micro sequenze d'avventura, piuttosto agili nello svolgimento, che tengono alta la tensione e non cozzano con la trama. Anzi, la completano interagendo con essa. Tutto starà a vedere se gli sviluppatori riusciranno a mantenere lo stesso livello dei primi due capitoli di gioco fino alla fine. Lo stesso discorso vale per i dialoghi. Fino a dove siamo potuti arrivare, le battute sono state di ottimo livello ed è stata evidente una certa ricercatezza nella sceneggiatura, cosa rara in ambito videoludico. Si vede che gli sviluppatori hanno visto parecchi film di genere.

Dov'è finita la frusta?
Parlavamo di complicazioni...

Essendo gli stessi che hanno realizzato i due Secret Files, contiamo che la qualità complessiva del testo sarà molto alta.
Tornando a parlare di enigmi, possiamo affermare che quelli con cui abbiamo avuto a che fare sono stati ben progettati: non troppo difficili, consentono di andare avanti nel gioco senza rimanere bloccati, ma impegnano abbastanza da richiedere un po' di riflessione o un po' di tentativi nell'associazione degli oggetti. Abbiamo potuto notare anche un graduale aumento della difficoltà dei puzzle, con la fine del secondo capitolo che si è dimostrata abbastanza impegnativa. Comunque, nei casi di maggiore difficoltà, si può contare su una descrizione sommaria, sempre richiamabile, del prossimo obiettivo di Fenton e sulla possibilità di visualizzare le zone d'interesse all'interno dello scenario, con le diverse icone che distinguono il tipo d'interazione possibile. Anche i minigiochi aumentano di difficoltà e, quando sono particolarmente ostici, viene chiesto al giocatore se vuole accedere a una versione semplificata degli stessi.

Calippo e bira ar tavolo 11

Dal punto di vista tecnico, Lost Horizon ha mostrato degli alti e bassi: a scenari dettagliati e ben disegnati, si accompagnano modelli tridimensionali non sempre all'altezza. Speriamo che i protagonisti del gioco ottengano un po' di espressività in più quando parlano, altrimenti per capire il tono delle battute il giocatore dovrà affidarsi al solo doppiaggio. La versione inglese pare abbastanza curata da questo punto di vista, anche se le voci dei tedeschi non sono granché, ma a preoccuparci è l'incarnazione italiana. Un doppiaggio mal fatto potrebbe essere castrante dal punto di vista dell'immedesimazione, difetto che un gioco come Lost Horizon, che punta tutto il suo fascino sulla capacità di narrare una storia in modo coinvolgente, non può permettersi.

Dov'è finita la frusta?
L'inseguimento di cui parliamo nell'articolo

CERTEZZE

  • Trama appassionante e ben scritta
  • Enigmi ben congegnati e integrati nella trama
  • Qualche spunto originale

DUBBI

  • Durata complessiva dell'avventura
  • Il doppiaggio italiano (se ci sarà)