Articoli della settimana - 36/2010  8

Diverse recensioni interessanti più un paio di anteprime da non perdere. Ecco il nostro riassunto di questa settimana appena trascorsa

In attesa di salire sull'aereo per Tokyo, siamo di nuovo qui per farvi il nostro consueto recap settimanale delle pubblicazioni di Multiplayer.it. Questi sette giorni ci hanno visto pubblicare un paio di recensioni molto importanti, ovvero Metroid: Other M e R.U.S.E., due titoli diversissimi tra loro ma accomunati dalla voglia di tentare qualcosa di nuovo a livello di scelte di design e gameplay ma soprattutto quella di Kingdom Hearts: Birth by Sleep, atteso ritorno della combo Square-Disney questa volta su PSP.

Chiudiamo con i nostri provati del nuovo FIFA, sia in versione console che PC, e rullo di tamburi, facciamo il punto della situazione su Duke Nukem Forever, che sembra (finalmente) aver trovato la strada dei negozi grazie agli sforzi di Gearbox Software per 2K Games.
La recensione di Andrea Palmisano ci spiega per filo e per segno cosa va e cosa non va in Metroid: Other M, il nuovo episodio della cacciatrice di taglie più bella dell'universo, che si fregia di un nuovo sviluppatore, Team Ninja, quelli dei vari Ninja Gaiden, e un nuovo gameplay, un vero e proprio ritorno alle origini bidimensionali della serie, anche se ovviamente in un contesto totalmente 3D. Moltissime e frequenti sono infatti le aree, più o meno ampie, da esplorare in tutte le direzioni sul piano quindi tridimensionale; in maniera analoga ci si può spesso imbattere in piattaforme su cui saltare, o zone da raggiungere con buona precisione. A corroborare questa commistione 2D/3D c'è anche una visuale in prima persona, gestita però malamente, puntando il Wiimote direttamente verso lo schermo, visto che che costringe alla totale immobilità, fattore ovviamente deleterio durante un combattimento o nelle sequenze più concitate. In definitiva un buon gioco, ma che paga lo scotto di essere troppo diverso dai capolavori FPS di Retro Studios che lo hanno preceduto e soffre per alcune criticità che minano la bontà del gameplay, al punto da costringere il Palmisano redazione ad affibbiargli un 7.5.

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Disney & Soccer

Con diverso ritardo rispetto all'uscita giapponese abbiamo finalmente provato e recensito Kingdom Hearts: Birth by Sleep. La giocabilità mantiene la struttura tradizionale del franchise che prevede l'esplorazione di varie locazioni che spaziano dal castello dei sogni di Cenerentola all'isola che non c'è di Peter Pan o al dominio incantato della Principessa Aurora, combattendo coadiuvati da personaggi famosi del mondo Disney come Pippo e Paperino. Grazie a un ripensamento del sistema di combattimento il gameplay appare ora più dinamico e veloce, pur rimanendo perfettamente inserito nei canoni della serie. Davvero ottimo poi il comparto grafico, guardando il gioco si fatica quasi a credere dal punto di vista visivo che questa sia una produzione per console portatile. La grafica di Kingdom Hearts: Birth By Sleep, infatti, per livello di dettaglio e bellezza non ha nulla da invidiare alle precedenti produzioni per PlayStation 2. In definitiva uno dei capolavori assoluti di questa stagione videoludica per PlayStation Portable, ma anche uno dei migliori giochi di sempre dell'intera saga Square Enix.

Ogni anno il duello si fa sempre più acceso, stiamo ovviamente parlando di quello tra FIFA e PES, quest'anno poi il titolo calcistico di Electronic Arts sembra aver voluto mettere sullo stesso piano la versione console e quella PC. Parlando della versione PlayStation 3/Xbox 360 Antonio Fucito nel suo esauriente provato ci ha detto veramente tutto sul gioco, sviscerando nel dettaglio ogni sua componente, con un occhio di riguardo alle novità di gamepla. In merito alla versione PC Tommaso Pugliese è stato entusiasta nel raccontare una produzione per home computer che finalmente non ha nulla da invidiare (o quasi) a quelle Sony e Microsoft, tanto nel comparto grafico, quanto in quello del gameplay, con diverse correzioni al metodo di controllo e dei passaggi, che finalmente fanno dimenticare le precedenti versioni "old gen" del gioco.

Il Duca della guerra

Pietro Quattrone ha recensito R.U.S.E., lo strategico in tempo reale di Ubisoft, che tenta di mediare tra innovazione e tradizione, riuscendoci per molti versi decisamente bene. Le meccaniche di gioco sono quelle tipiche di ogni RTS, ma grazie alla possibilità di zoomare la visuale a nostro piacimento, il gioco ci consente un diverso approccio alle battaglie, da un lato con lo zoom al massimo avremo il feedback continuo delle nostre truppe e le vedremo nei dettagli affrontare i nemici e le asperità del terreno, dall'altro lato con la visuale medio-lontana è possibile gestirle come pedine su di una scacchiera, cercando di anticipare le mosse dell'avversario. Sembra per molti versi di essere di fronte a un Risiko evoluto, dove posizionamento, linea di tiro e perfetta scelta dei mezzi e delle unità sono i fondamentali da mandare a memoria pena rovinose sconfitte.

Su tutto spicca poi la possibilità di ricorrere agli inganni, ovvero mezzi alternativi al combattimento vero e proprio, come l'intercettazione delle comunicazioni dell'avversario, il silenzio radio, l'invio di una spia oltre le linee nemiche per scoprire quali mezzi siano disposti sul campo di battaglia, o l'attacco con le esche, perfetto per far spostare il grosso delle unità avversarie per poi colpirlo in un'altra zona con i nostri veri mezzi.
Si è scritto tutto e il contrario di tutto sul Duca, questa volta sembra che finalmente ce la faremo, e l'anno prossimo potremo mettere le mani su Duke Nukem Forever. Duke Nukem è una vera e propria icona dei videogiochi e rappresenta quanto di più politicamente scorretto, Postal a parte, l'industria abbia mai prodotto, ma il tutto declinato in un'ottica volutamente trash e ironica. Il lavoro di Gearbox Software visto al recente PAX in versione Xbox 360 è nel solco della tradizione, con una grafica di ottima fattura, dagli effetti speciali dettagliati e ambientazioni affascinanti quanto giustamente caricaturali, con mostri e avversari che, se non fossero così volutamente grotteschi, farebbero quasi venire gli incubi a sognarli la notte, con il plus della totale interattività con l'ambiente. Si sta unendo, insomma, il vecchio Duke Nukem ad alcuni dogmi dell'odierno game design, con tanto di visuale dal mirino e salute rigenerante al posto degli steroidi, per far arrivare sugli scaffali un FPS di puro divertimento, "ignorantissimo" quasi da vecchia scuola, un genere apprezzatissimo ma che è andato scomparendo negli ultimi anni. Non vediamo insomma di tornare a impersonare il Duca, d'altronde sono tredici anni che aspettiamo!

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