Una collezione di poesia  73

Mentre continua l'attesa per l'ultimo guardiano, ci consoliamo con un pacchetto che comprende due tra i giochi più amati di sempre

All'Electronic Entertainment Expo 2011 non si è potuta non notare la grande assenza di uno dei titoli più attesi per PlayStation 3: in realtà sapevamo già da un po' che The Last Guardian non sarebbe stato mostrato sul palcoscenico di Los Angeles e questa amara notizia è stata un po' allietata dall'annuncio di un imminente pacchetto che contiene i due prequel spirituali partoriti dalla mente geniale di Fumito Ueda.

Con Ico prima e Shadow of the Colossus dopo, il talentuoso Team Ico ha fatto breccia nel cuore di milioni di possessori di PlayStation 2, conquistando fama e rispetto ed un incredibile successo da parte della critica e del pubblico che l'ha giocato. Un successo decretato dalla genialità del concept e l'atmosfera quasi eterea che caratterizza due dei titoli più importanti della scorsa generazione videoludica, che qualcuno ha perfino definito "poesia interattiva": c'è qualcosa di veramente speciale nei primi due titoli del Team Ico e ora anche le nuove generazioni potranno scoprirlo.

Ico

Tra i due giochi della nuova Collection proposta da Sony, che segue il trend delle recenti compilation contenenti i capitoli di God of War e Sly Cooper, Ico è forse quello che più sente il peso degli anni. Lo storico, primo progetto di Fumiko Ueda richiese quattro anni per essere realizzato e vide la luce nell'ormai lontano 2001: paradossalmente, il concetto basilare sul quale si fondava il gioco era l'incontro tra un ragazzo e una ragazza. Lui è Ico, un bambino nato con le corna e perciò rinchiuso e abbandonato in una fortezza; lei è Yorda, una fanciulla prigioniera come Ico e con un destino ancora più infelice. La storia è raccontata con un'incredibile delicatezza e dialoghi assolutamente ridotti al minimo, obiettivo di Ueda fin dall'inizio allo scopo di garantire la totale immersione del giocatore nel mondo di gioco, sostanzialmente limitato a un castello e i suoi dintorni.

Anche l'interfaccia è praticamente inesistente e il compito del giocatore, che controlla Ico, è prendere per mano la delicata Yorda e condurla verso la salvezza risolvendo numerosi enigmi e puzzle ambientali, abbandonandola quel tanto che basta a sbloccare il percorso, prima che le creature del buio riescano a rapirla. Si tratta dunque di un'esperienza ben lontana dalle avventure fracassone e melodrammatiche alle quali ci hanno abituato gli ultimi anni; forse anche per questo Ico non ebbe un soddisfacente successo di vendite, nonostante l'acclamazione della critica internazionale. La versione PlayStation 3 gode di alcune migliorie grafiche, come la nuova risoluzione e un frame-rate più stabile, ma nulla che salti veramente all'occhio: Ico è rimasto inalterato nella sua essenzialità, sia dal punto di vista estetico che da quello del gameplay. Una gradita aggiunta sarà un leggero effetto 3D, elaborato appositamente per questa edizione del gioco, e alcune aggiunte come un nuovo finale e una modalità per due giocatori, oltre agli immancabili, e ovviamente inediti, Trofei.

Shadow of the Colossus

L'amore è la forza che spinge anche Wander nella sua caccia ai sedici, immensi colossi che si aggirano per una landa senza nome: solo sconfiggendoli tutti sarà possibile riportare in vita la sua amata Mono. Anche in questo caso la storia è appena tratteggiata e lo scenario è a dir poco minimalista: non ci sono altri personaggi o nemici con cui interagire al di fuori dei colossi o del cavallo di Wander, Agro. E' un po' come sentirsi Atreyu alla ricerca del Nulla ne La Storia Infinita: il giocatore viene accolto immediatamente da un'ambientazione sconfinata e la sensazione di libertà è incredibile. In realtà, Shadow of the Colossus non è neanche classificabile come un vero e proprio gioco d'azione o avventura, poiché le battaglie con i colossi sono in realtà degli enormi, geniali puzzle ambientali.

I sedici boss sono infatti estremamente diversi sia per scenario che per forma, abilità e caratteristiche: in generale il giocatore, che non sempre può fare affidamento sul cavallo Agro, deve scoprire come sfruttare l'ambiente a proprio vantaggio per raggiungere il colosso, arrampicarsi sul suo corpo sfruttando alcune sporgenze, indebolirlo e infine sferrare il letale colpo di grazia. La semplicità del gameplay, unita a un game-design di alto livello e a un art-direction eccezionale hanno reso Shadow of the Colossus uno dei giochi più imitati delle ultime due generazioni e grazie anche a una campagna pubblicitaria più incisiva il secondo titolo del Team Ico riscosse un successo strepitoso sia di critica che di pubblico, consacrando la squadra di Fumito Ueda nel firmamento degli sviluppatori. La conversione per PlayStation 3 ha soltanto graziato un titolo che già alla sua prima apparizione si era dimostrato tecnicamente impressionante: uno dei principali problemi della versione per PlayStation 2, il frame-rate ballerino, è stato subito corretto e l'effetto 3D avrà il compito di rendere ancora più epiche delle sequenze veramente memorabili. L'alta risoluzione ha migliorato nettamente la resa visiva delle texture, sopratutto per quanto concerne le ambientazioni e gli stessi colossi, tant'è che Shadow of the Colossus sembra proprio il più curato tra i due giochi che compongono la collection. L'appuntamento con queste due pietre miliari del videogaming è previsto per fine settembre, una release imperdibile per chi non ha mai conosciuto il Team Ico e vuole colmare questa grave lacuna.

CERTEZZE

  • Potenziamento grafico notevole, soprattutto nel caso di Shadow of the Colossus
  • Piccole imperfezioni corrette nel passaggio a PlayStation 3
  • Capolavori senza tempo

DUBBI

  • Molti giocatori rischiano di snobbarlo per titoli autunnali di più forte richiamo