Cappuccetto rosso nel deserto  42

Un protagonista silenzioso in un deserto sconfinato: ecco il nuovo gioco degli autori di Flow e Flower

Ebbene, thatgamecompany l'ha rifatto. Flow e Flower sono stati i loro primi progetti per il mercato digitale di PlayStation 3 e si sono distinti immediatamente per le loro peculiarità tra il marasma di prodotti disponibili per il download. Non sono giochi per tutti, attenzione, e il principio in voga negli uffici di thatgamecompany è proprio quello di pensare prima alle emozioni da suscitare nei giocatori e poi al gameplay vero e proprio. Journey, in un certo senso, è il culmine di questa filosofia.

Il gioco sarà disponibile soltanto a fine anno ma una breve "beta" ci ha permesso di cominciare a esplorare questo stranissimo universo e cercare di capirci qualcosa in più. Trecentocinquanta mega di download e mezzora di gameplay dopo possiamo affermare che l'atmosfera è incredibile, come previsto, ma che del gioco non ci abbiamo capito niente. E in effetti non c'è niente da capire.

Va' dove ti porta il vento

Journey scaraventa il giocatore senza tanti complimenti in uno sconfinato deserto, non vi sarà spiegato perché vi trovate lì nè tantomeno cosa dovete fare: il vostro unico indizio è quella montagna luminosa che si erge all'orizzonte, oltre un mare di dune scintillanti. Un'immagine translucida vi comunicherà silenziosamente la funzione del joypad: il sixaxis (chi si rivede!) consente di muovere l'inquadratura e la pressione del tasto cerchio permette di generare una sorta di suono o richiamo, la cui intensità dipende dal tempo di pressione del pulsante. Fine delle spiegazioni: a questo punto siete soli, avvolti in una tunica rossa, mentre il mare di sabbia intorno a voi oscilla accarezzato dal vento. Nel dubbio, cominciamo a marciare verso la montagna luminosa e ben presto notiamo i resti di antiche rovine che emergono tra le dune sabbiose. Journey adesso assume l'aspetto di uno strano ibrido tra un puzzle-game e un platform ma la verità è che il gioco di thatgamecompany non è nè una nè l'altra cosa. Gli "enigmi" sono di una semplicità disarmante, tant'è che chiamarli enigmi ci sembra perfino inappropriato: il nostro misterioso uomo in rosso può infatti interagire con i drappi di stoffa attaccati alle rovine, attivando un meccanismo che nei livelli provati in beta si limita a produrre dei frammenti di stoffa o un lungo e grande drappo che collega punti precedentemente irragiungibili come se fosse un ponte.

I frammenti di stoffa possono essere "assorbiti" per dare finalmente uno scopo anche al tasto X: premendolo potremo infatti effettuare un salto, la cui elevazione dipende dalla quantità di frammenti raccolti. Così comincia il nostro viaggio nel deserto, raccogliendo frammenti di stoffa e producendo ponti di seta che ci permettono di raggiungere l'aerea successiva. Le tre aree proposte in questa demo non si differenziano particolarmente, se non per la tonalità dei colori e la forma delle dune di sabbia: la sensazione è sempre quella di essere soli, lasciati a noi stessi, con una meta imprecisata e la curiosità di scoprire cosa c'è oltre la prossima duna di sabbia.

Un tè nel deserto

La nostra solitudine, comunque, potrebbe non durare a lungo. Un'altra particolarità di Journey è quella di poter essere giocato online. Una volta compiuto l'accesso al PlayStation Network, durante le vostre peregrinazioni potreste incontrare, ma non è detto, un altro giocatore, disperso come voi tra le sabbie desolate. Impossibile dialogare: Journey non prevede alcun sistema di comunicazione, testuale o vocale. L'unica cosa che potrete fare è attirare la sua attenzione con il richiamo sonoro prodotto dal tasto cerchio e poi magari continuare il viaggio assieme. Altrimenti, ognuno per la sua strada. Journey non richiede la cooperazione di più giocatori per essere completato e non è neanche chiaro il livello di interazione concesso, probabilmente limitato al caricamento reciproco del salto. Alienante e silenzioso, Journey è un gioco che punta tutto sull'atmosfera, ricordando i capolavori di Fumito Ueda, sopratutto Shadow of the Colossus.

Tra un livello e l'altro si interagisce con delle eteree figure ancestrali che ci raccontano una storia fatta di criptici disegni, lasciando alla nostra immaginazione le premesse e lo scopo del viaggio. Da questo punto di vista, la mancanza di un vero obiettivo o di un "significato" per le nostre peripezie può lasciare un po' interdetti e spiazzati: il gameplay di Journey nella demo appare forse fin troppo semplice ed elementare per incollare l'utente alla poltrona. A rapirlo ci pensa però un comparto tecnico veramente incantevole: il gioco di thatgamecompany sembra veramente una favola che prende vita in cel-shading, con una cura per le animazioni, che siano del nostro uomo incappucciato o dei drappi di stoffa mossi dal vento, che ha davvero dello straordinario. La vera protagonista è però la sabbia del deserto, che sembra viva grazie a un'attenta scelta dei cromatismi e dei giochi di luce. Incantevole a vedersi, forse un po' meno a giocarsi, Journey è una proposta bizzarra che potrebbero apprezzare sopratutto i giocatori in cerca di atmosfere particolari.

CERTEZZE

  • Puzzle e gameplay in crescente complessità
  • Maggior utilità per la componente multigiocatore
  • Atmosfera incredibile

DUBBI

  • L'ambientazione desertica alla lunga potrebbe stancare
  • Interesserà purtroppo una ristretta cerchia di videogiocatori